Nirvana – “Nevermind” (Geffen Records, 1991).

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Gli anni 90, il grunge, la rivoluzione: “Nevermind” con i suoi suoni distorti è un disco dalla forza dirompente. E’ rock duro, punk e persino pop. La voce di Kurt Cobain incute paura e persino disperazione autentica. E’ lo spirito di quella generazione X indefinita, nata dalla polvere degli anni 60 e dallo spirito disincantato che ne raccoglie tutte le angosce. Cobain ne diventa un emblema anche se non lo accetterà mai; troppo scontato, troppo realistico. I ritmi quasi ossessivi, la rabbia, le intuizioni melodiche geniali contro quelle convenzioni tornate ad imbavagliare la società più di prima. La violenza e la solitudine: la conosceva Cobain, aveva tentato di sconfiggerla distruggendo una parete di casa dopo il divorzio dei genitori. Ispirazione ed eccessi sarebbero nati da lì; mai annientata nonostante il successo difficile da accettare per uno controcorrente che stava riscrivendo il rock anni 90. “Hello, I’m Kurt Cobain!”: sconosciuto tra gli sconosciuti, e poi emblema di eccesso, rockstar mondiale. Universale, perchè no!? Come il dramma della sua morte per overdose. Un pezzo questo di Caterina Proietti del Tg1 della Sera, per un disco iconico del grunge rock ma che resta ancora (per me) troppo pietra di scandalo del genere e che non dà il giusto tributo ad Alice in Chains, R.E.M., Soundgarden e Pearl Jam: quelle band che avrebbero saputo riscriverne le lodi con dovuta speranza. Ma che comunque, resta nel tempo, sta là. C’erano una volta, 30 anni fa, i Nirvana.

Nirvana – “Nevermind” (Geffen Records, 1991).ultima modifica: 2021-09-25T16:31:29+02:00da clfanzine

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