Beirut – “Artifacts” (Pompeii Records, 2022).

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Ah la banda, la banda. All’inizio era solo Zach Condon e la sua folle pazzia di portare le sue defezioni, il suo malessere ormonale fischiato dentro un ottone, su disco. Poi si sono aggiunti i pattern elettronici e abbiamo tutti gridato “allo scandalo” nelle memorabili sovraincisioni techno di “March of the Zapotec” del 2008.  Tornare alla depressione è stato facile, più complicato tramare fitte e complicate reti musicali che potessero ancora una volta stupire l’ascoltatore attento. E adesso, a pochi anni dal fortunato  album “Gallipoli” (4AD, 2019), “ci scialiamo” letteralmente con questo “Artifacts”, che, come dice lo stesso titolo, è una raccolta di ep, demo, outtakes, b-sides e lavori vari, scartati finora dalle precedenti session. La lingua inglese e quella portoghese dominano un disco che non solo scava nella carriera dell’artista statunitense ma anche i luoghi, le esperienze e i paesaggi meravigliosi che ne hanno fatto, finora, la sua fortuna. L’aggiunta di arpeggi delicati alternati ad immobili tasti di pianoforte fanno di “Artifacts” un disco solido, compatto… con la banda sempre al centro. Un viaggio insonne nelle influenze, balcaniche, messicane, francesi e mediterranee presenti nella sua musica,… e anche un po’ nella nostra. Magico e avvolgente. Bellissimo.

Beirut – “Artifacts” (Pompeii Records, 2022).ultima modifica: 2022-05-24T11:56:38+02:00da clfanzine