Rage Against The Machine – “Renegades” (Sony Music, 2000).

rage

Sono gli anni 2000 e questo è il quarto album in studio dei Rage Against the Machine, band losangelina capitanata dal bassista Tom Morello. Il cantante Zach de La Rocha è andato via dal gruppo, e Tom ha carta bianca dai RATM per fondare l’ennesima rivoluzione contro ogni sistema. Da sempre, la rabbia ha ispirato (la musica, in generale) un certo genere artistico, men che meno questo che si autodefinisce rap metal. Nuovo metallo o alternative rock, fate un po’ voi, è veramente un album tutto incazzato. “Si uccide in nome di…” (come citava un vecchio adagio delle loro canzoni) e “il funk non sarebbe mai morto“. Le canzoni? 12 per l’esattezza, di cui 2 cover, dalle work-songs più ispirate del repertorio di Bruce Springsteen (“The Ghost of Tom Joad”) e Bob Dylan, nella rutilante “Maggie’s Farm” che, in chiusura, inasprisce i toni di un album, che in alcune edizioni, contiene anche due brani estratti live dalle loro primissime esibizioni negli Stati Uniti. Un progetto multiforme e controverso, il loro: un lento degradare dal rapping-clown di “Microphone Fiend” (in apertura) allo stoner doom di “I’m Housin'”, che taglia a metà un disco che, in quegli anni, avrebbero chiamato crossover, appunto, per l’incrociarsi, assurdo e pericolo, di due generi musicali lontani, distanti anni luce tra loro. I Ratm sono i rappresentanti di una nuova wave, quella della rivincita di classe: la diversità ispira le loro canzoni, ed una nuova civiltà sembra nascere, dai grattacieli Usa, e dai pestoni in piazza degli “Street Fighting Man”.

Rage Against The Machine – “Renegades” (Sony Music, 2000).ultima modifica: 2022-08-11T09:17:22+02:00da clfanzine