30.09.22 JoyCut Live @ Teatro Francesco Stabile, Potenza

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Nell’ambito della “Notte Europea dei Ricercatori”, voluta dalle Università di Basilicata e Calabria, per parlare della geologia italiana che va cambiando e dei recenti disastri provocati dalle nostre falde acquifere, e in una domenica giustificata, più o meno, dalla catastrofica musica new-wave di Editors e Placebo, come questa, non potevo non parlarvi dell’ effetto wow del recente concerto dei Joycut. La band potentino-bolognese, a quattro ma anche a sei membri, nel buio di una sala illuminata solo da piccole torce ha acceso la serata (giunta al tramonto del rondò di un capoluogo in festa) con la sua musica strumentale ed ecologica. Due gli album all’attivo ed una serie di ep art-rock sull’urgenza terrestre, ha letteralmente “spaccato” un auditorium pieno in ogni ordine di posto, per oltre 2 ore di suite musicali e riflessioni panarmoniche. Al check la formazione consisteva in un pianoforte, una consolle per gli effetti e due batterie: una classica e una più grande, tipo Otto & Barnelli, con tanto di grancassa e tools per il rumore fracassoso. A questa si è aggiunta una chitarra elettrica e un paio di microfoni per le loro poche parole, più che altro le grida di disperazione verso un mondo andato a rotoli. Molto suggestivo per l’appunto, “The smile of the sun” con tanto di megafono e videowall impazzito.

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Il sole brucia nella via Lattea, qui sulla terra un set (probabilmente improvvisato per la serata) apre il concerto con una serie di semitoni e immagini che mostrano le correnti fluviali italiane ridotte in secca, e poi solo fango e detriti per noi. Il blu è il rosso di tanto in tanto illuminano i ferri dei mestieri dei nostri capelloni: impossibile o quasi, scattare una foto che sia una che si possa vedere; infatti, fasci di luci laser partono dalle lucine al neon di cui prima, sulla folla, ed è magia sulla pelle. L’ascensione dell’impiegato nella clip di “The blue wave” e la narrazione artistica di “Shirakaba”, nel fitto intrecciarsi di storie e di alberi, sono rock sensoriale che mi porterò dentro a lungo. Bravi, ma che dico: bravissimi. Un concerto di cuore il loro: alla fine di live divenuto techno party,  scroscia tra gli applausi  di una platea innamorata e non di “plastica”. “Lisantrope” e “Antropocene”. Il mare chiama. La Terra non è solo la nostra. La ricerca continua con il suo lavoro, mentre su Instagram è possibile trovare tra le stories della band i video amatoriali della serata; il rock ha avuto dalla natura una missione da compiere. A noi, soltanto, il gioco di raccontarla.

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30.09.22 JoyCut Live @ Teatro Francesco Stabile, Potenzaultima modifica: 2022-10-02T11:28:47+02:00da clfanzine