James Senese – “James Is Back” (Ala Bianca, 2021).

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“James is Back” è un album completo, maturo di questo ormai leggendario artista che decide di occuparsi personalmente, oltre che della scrittura e composizione di tutti i brani dell’album (eccetto “Je sone”, scritto e composto con Nicola Di Battista), anche della produzione artistica di questo nuovo lavoro coinvolgendo pochi talentuosi amici musicisti: Lorenzo Campese (keyboards), Rino Calabritto (bass), Fredy Malfi (drums). “James is Back” è un disco che dichiara in ogni modo possibile la necessità di libertà, la ricerca della luce del sole e del “fuori”, in senso metaforico e non. Il ritorno di Senese coincide con questo, con la ribellione alle costrizioni mentali e a quelle fisiche – anche dovute alla complicata situazione dell’Italia ai tempi del virus. La tracklist è un prezioso susseguirsi groovy di strofe e fraseggi vitali, ricolmi di energia pronta ad esplodere ad ogni soffio di sax. E nonostante sia questo il leitmotiv dell’album, non mancano atmosfere sognanti e riflessive, lontane col pensiero dal qui e ora. Un album che racchiude il savoir fair di James e della sua band di grandi musicisti, anche amici, protagonisti della storia del funk in Italia, e ricco di arrangiamenti raffinati sempre sostenuti da quell’inconfondibile ritmo che tiene tutt’altro che incollati alla sedia.

Dan Deacon – “Mystic Familiar” (Domino, 2020).

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Se il frastuono nell’acufene non mi confonde, questo è un disco emozionale, fitto di trame e trascendentale: insomma, un disco che chiede soltanto di farsi ascoltare. Naturalista q.b., il compositore statunitense, ha una spiccata ansia comunicativa che non si fa tradire dall’Artwork di copertina ma si traduce in smania di musica contemplativa, esplosiva e divertente. Improvvisazioni che stanno a metà strada tra una piano session dei Badbadnotgood, e la disco-trance anni 70 di Giorgio Moroder – piccoli camei di vita raccontati manco fosse Disneyland alla caccia di un luogo intimo e familiare – questo e molto di più nella musica “d’eccezione” di Baltimora. Vagamente ipnagogico (prima) e catatonico (poi) è questo un piccolo mondo antico trasformato in saga fantasy degli anni 2000.

Danko Jones – “Live at Wacken” (UDR, 2016).

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Canadian rocker, Danko Jones, is set to release “Live At Wacken”, which captures the band playing at the infamous Wacken Open Air Festival in 2015. “Live At Wacken” will be available on CD & DVD, Blu-Ray & CD, 2LP & download card, 2LP Special Edition incl. download card & hand signed 7” photo card, and Digital audio / digital video on January 29, 2016.

Tosca – “Morabeza” (Leave Music, 2019).

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Questo album completa il lungo viaggio che l’artista ha intrapreso più di due anni fa: al termine del tour mondiale, in occasione del quale ha ideato anche il documentario “Il Suono della Voce”, Tosca ha scelto di raccogliere le esperienze musicali più significative avute con alcuni degli artisti che ha incontrato nel suo cammino, attraverso la creazione di un disco intimo, contaminato e molto contemporaneo. Al suo interno brani della tradizione e rivisitazioni in chiave attuale di grandi classici della musica da tutto il mondo, permettono a Tosca di giocare con la sua voce in 4 lingue molto distanti tra loro, e di intrecciarla con quella di grandi artisti che ha avuto il piacere di conoscere o di ritrovare in questo lungo viaggio. La voce di Tosca s’incontra infatti con quella di ospiti internazionali del calibro di Arnaldo Antunes (Tribalistas), Ivan Lins, Luisa Sobral, Cyrille Aiméee, Awa Ly, Lenine, Lotfi Bouchnak e in alcuni brani viene accompagnata dal violoncello di Vincent Ségal, dal sax di Gabriele Mirabassi e dal piano di Nicola Stino. Il disco uscirà in concomitanza con il documentario, e saranno presentati insieme in anteprima nell’ambito della Festa Internazionale del Cinema di Roma a fine ottobre.

Shannon Lay – “August” (Sub Pop, 2019).

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La differenza tra un album di successo e un prodotto puramente complicato sta tutta qua. Capelli color del sole, voce melliflua e scudetto degli Stati Uniti d’America sul petto, Shannon Lay è una 30enne a caccia di novità e successo. Qua, per chi ci conosce ormai di tanto tempo, non si seguono le mode, i trend di una sola stagione. Non aspettatevi señorite o despaciti; noi siamo già proiettati ad agosto. E questa, già lo so, sarà un’altra estate difficile. Ad un folk locale che non si avvale solo di chitarra e batteria ma anche fiati e ritmi tropicali sincopati, riconosciamo il tentativo di un accompagnamento alle tastiere non sempre riuscito (purtroppo). E il bello di tutta questa (apparente) “tristezza a palate” sta nel fatto che la celebre Sub Pop ha investito la sua celebre fama di etichetta alternativa in un album che facesse il botto al primo colpo. Ansia, ritrosia, follia e un pizzico di magia sono il segreto del successo di queste apparenti laudi amorose. Senza nemmeno perdersi in altre chiacchiere, tuffiamoci perciò con piacere nell’ascolto di “Sea Came To Shore”. Per la serie: “Chi mi ama mi segua”: …e fu cosi che rimase solo…