“BACIO D’AUTORE”

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Una campagna sociale per permettere agli amanti della cultura di manifestare il proprio amore per la cultura attraverso opere d’arte, fotografie d’autore, libri e scene cinematografiche. Parte su Facebook, Twitter ed Instagram “Bacio d’autore”, l’iniziativa inedita rivolta agli utenti dei celebri social network, chiamati a scegliere il loro bacio d’autore preferito, accompagnato da un aforisma romantico, e postarlo poi pubblicarle sulle pagine Facebook, Twitter ed Instagram di Libreriamo. Il tutto per un fine sociale molto importante, promuovere le “arti” a San Valentino, festa degli innamorati…anche della cultura.

LETTORI COME CUPIDO – “Con questa campagna – afferma Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo – vogliamo rendere protagonisti tutti coloro che nutrono la propria passione per la cultura, permettendo loro di manifestare questo amore per i libri, l’arte, la fotografia, il cinema e qualsiasi altra espressione artistica e di trasformarsi in veri e propri Cupido, capaci con il loro “arco” di contagiare nuovi amanti della cultura lanciando foto e frasi adatte sui diversi canali social, sfruttandone la viralità”.

COME PARTECIPARE – Per essere protagonisti basterà postare baci iconici ed immagini che esprimono amore sulle pagine Facebook di Libreriamo, su Twitter e su Instagram. Per partecipare, basta scegliere un’immagine che esprima l’amore attraverso una fotografia, un libro, la scena di un film, un’opera d’arte ed accompagnarla con un aforisma romantico scelto per l’occasione che ben si accompagni. Oltre a pubblicare le immagini sui diversi canali social, occorrerà inserire sui diversi canali social l’hashtag #BaciodAutore e la mention @Libreriamo.

L’AMORE PER LA CULTURA – Un’iniziativa che vuole celebrare l’amore per la cultura attraverso uno dei suoi simboli, il bacio, in occasione del San Valentino, festa non solo delle coppie che si amano, ma di tutti coloro che nutrono una passione ed un sentimento verso qualcosa o qualcuno: un artista, un opera, un quadro, una fotografia. L’obiettivo della campagna è quello di stimolare alla condivisione e promuovere la cultura e celebrare l’amore per tutto ciò che è espressione artistica in occasione del 14 febbraio, San Valentino, giorno in cui si festeggia non solo la passione tra innamorati, ma si celebra anche l’amore di coloro che vogliono condividere il proprio sentimento per qualcosa capace di dare emozioni altrettanto valide e forti: la cultura.

Fonte: www.libreriamo.it

“CULTURA DA TUTTO ESAURITO NELLE PIRAMIDI FELTRINELLI”

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La folla vista lo scorso 13 dicembre all’inaugurazione, seimila persone almeno in coda, faceva ben sperare. Rimaneva il dubbio che potesse trattarsi di un pellegrinaggio effimero, di un sorpreso omaggio popolare di fronte all’ultima novità di Milano. Invece la libreria della Fondazione Feltrinelli in viale Pasubio ha incassato in poco meno di un mese e mezzo qualcosa come 90mila ingressi, cifra che si riferisce al 25 gennaio e che non tiene conto della vernice. Fatti due calcoli, circa duemila persone al giorno. Della futuristica cascina culturale di vetro e cemento firmata da Herzog & De Meuron funziona però anche l’anima non commerciale. Quella che scorre sottoterra tra le centinaia di migliaia di volumi dell’archivio e che riaffiora all’ultimo piano, dove le 50 postazioni per la consultazione gratuita sono piene dal lunedì al venerdì.

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Al di là dei numeri, basta passare un pomeriggio presto, dopo pranzo, per vedere che è tutto occupato, nessun posto libero. Non al piano terra ai tavoli del Bar Babitonga, esotico bancone anarchico dove decine di persone inventano postazioni attaccate al wi-fi (molto affidabile) circondate dagli scaffali. Non in cima sotto la volta dello spazio lettura, tra chi sfoglia un prezioso documento del ‘900 e chi studia altro ma con vista Porta Nuova. “Tutti però ci chiedono se è originale la bandiera”, racconta Vittore Armanni riferendosi al vessillo della Comune di Parigi appeso come un totem in quota a sfidare i grattacieli bancari.

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Da due anni direttore dell’archivio, Armanni ha seguito il passaggio dagli spazi occulti di via Romagnosi, la sede storica, a quelli parecchio vistosi in zona corso Como. “È ovvio che ci sia stata una crescita di pubblico ma è un incremento che abbiamo voluto e costruito già in vista del trasloco, coinvolgendo le università e intensificando la collaborazione con laureandi e dottorandi, invitati a studiare il nostro immenso patrimonio anche attraverso stage”. In Pasubio come in Romagnosi, uno dei generi più frequentati rimane quello dei periodici del ‘900. Lo storico quotidiano socialista Avanti! o Il popolo d’Italia. “E anche l’Unità che purtroppo temo vada meglio da noi che in edicola”. Tra i documenti consultati di recente ci sono la prima edizione del 1848 del Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels e la sua (quasi) nemesi, ovvero una delle prime edizioni de La ricchezza delle nazioni di Adam Smith, testo sacro del liberismo pubblicato nel 1776. E poi ancora l’Encyclopédie di Diderot e d’Alambert, in particolare gli ultimi libri decorati con le tavole illustrate, le famose planches.

Letture che non somigliano al solito romanzo. Però che l’intero progetto della Fondazione abbia obbiettivi più alti e in qualche modo radicali lo si capisce anche in libreria. L’unica forse in Italia dove Odio gli indifferenti di Antonio Gramsci vale il decimo posto in classifica. Qui le proposte sono ordinate in isole tematiche, ci sono “Gli anni ’80 e ’90”, “Le famiglie disfunzionali”, le “Coppie letterarie”. Una strategia che finisce col premiare la saggistica di un certo peso. Vende Noam Chomsky con Chi sono i padroni del mondo, Simone Weil con Il libro del potere, Zygmunt Bauman con Stranieri alle porte.

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Va bene anche la narrativa, certo, ci sono Saviano e D’Avenia, ve a gonfie vele Le otto montagne di Cognetti. Ma non occupa il centro della scena. Anche gli intellettuali bevono e mangiano e si è pur sempre nei pressi di corso Como, così al traino dei libri anche il bar si è guadagnato un bel seguito. Aperto fino alle 23, sta al passo con i gusti dell’aperitivo locale. Ci sono così i cocktail della casa che, nonostante il prezzo tutt’altro che anarchico di 10 euro, pare vadano bene. Uno si chiama Babitonga, miscela complicata: due tipi di rum, sherbet campari e agrumi, succo di guava, spremuta di pompelmo rosa. L’altro è nientemeno che una variante del Negroni Sbagliato, che qui è detto Sbagliatissimo. Più seria da segnalare è venerdì alle 18,30 la serata Voices, con letture dedicate alla memoria di Giulio Regeni recitate da ricecatori. Se fosse vivo potrebbe chiamarli colleghi.

Fonte: www.milano.repubblica.it