Anche la Cina sta entrando in crisi: i numeri che lo provano

Dopo la morte di Mao, la Cina ha archiviato il comunismo per abbracciare il capitalismo. Un capitalismo di Stato, per essere precisi. Ovvero, via all’industrializzazione selvaggia del paese organizzata sempre da un potere centralizzato. Rispetto per l’ambiente, diritti dei lavoratori, civili e sociali, sono stati messi da parte. Sacrificati sull’altare della crescita economica senza freni. Così come sacrificate sono state le zone rurali, in favore di una urbanizzazione senza limiti.

Dunque, se è vero che l’aria è irrespirabile, non c’è democrazia, la corruzione è alle stelle, è anche vero che il Paese è diventato la prima potenza economica mondiale. Superando gli Stati Uniti. Padroni indiscussi per quasi un ventennio dopo il crollo del muro di Berlino. I quali con Donald Trump hanno deciso però di dichiarargli guerra a colpi di dazi. Ponendo fine a quel collaborazionismo in chiave anti-sovietica durato tutta la Guerra fredda.

Ma la Cina in questi decenni ha pure messo da parte quell’isolazionismo che l’ha contraddistinta negli anni maoisti. Invadendo di fatto l’economia mondiale. L’Europa prima e l’Africa poi. Acquistando marchi importanti in vari settori, aprendo negozi che stanno costringendo alla chiusura quelli nostrani, facendo comparire ristoranti cinesi ormai diventati familiari e non più curiose alternative al cibo di casa nostra. Del post-colonialismo in Africa, mi sono invece occupato più approfonditamente qui.

Tuttavia, la crescita infelice della Cina (contrapposta alla decrescita felice dell’Occidente) sembra mostrare i primi segni di cedimento.

CONTINUA A LEGGERE

Anche la Cina sta entrando in crisi: i numeri che lo provanoultima modifica: 2019-03-11T09:28:29+01:00da LucaScialo
Share via emailSubmit to redditShare on Tumblr

Lascia un commento

Se possiedi già una registrazione clicca su entra, oppure lascia un commento come anonimo (Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog).