Occhio all’aglio cinese: come riconoscerlo e perchè fa male

Basta col riso ai pesticidi cambogiano, l’olio tunisino, le arance marocchine e altre schifezze provenienti da altri Paesi stranieri…” dice Matteo Salvini da tempo e ancora oggi. Dato che lui è in campagna elettorale permanente, anche quando svolge il ruolo di Ministro degli interni. Che impone un atteggiamento austero, taciturno, poco incline ai Social e ai riflettori. Ma lui partecipa ancora a comizi e comparsate televisive.

In realtà, basta farsi un giro sul web per confusare queste invasioni barbariche nelle cucine degli italiani di cui parla Salvini. In quanto le importazioni di questi prodotti fanno parte di accordi commerciali presi con tutti i Paesi europei, pertanto vanno ad incidere solo in minima parte sul bilancio agricolo del nostro Paese. Finendo solo per integrare la domanda.

Certo, un altro conto è quello relativo alla qualità di questi prodotti. Ovvero, come vengono realizzati e se nuocciono alla salute di chi li ingerisce. Salvini ad esempio non parla mai dell’aglio cinese. Eppure, ha piazzato un suo uomo al Ministero delle politiche agricole. Si suppone proprio per combattere queste presunte invasioni ai fornelli italiani: Gian Marco Centinaio.

Che in questi giorni ha peraltro ricevuto anche la delega al Turismo. Alquanto inspiegabile, visto che questo settore economico è tra i principali del nostro Paese e meriterebbe un Dicastero a parte.

Ma a parte quest’ultimo punto che merita un post a parte, vediamo perché l’aglio cinese deve destare preoccupazioni e come riconoscerlo.

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Occhio all’aglio cinese: come riconoscerlo e perchè fa maleultima modifica: 2019-03-30T15:54:54+01:00da LucaScialo
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