Il marchese de Sade

 

Archivio fotografico | Fondazione Torino Musei

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il marchese de Sade è rientrato nel vulcano in eruzione da
dove era venuto
Con le sue belle mani ancora adornate di frange I
suoi occhi di fanciulla
E quel ragionamento permanente di chi può salvarsi
Così esclusivamente suo
Ma dalla stanza fosforescente illuminata da lampade di interiora
Non ha mai ha smesso di lanciare i misteriosi ordini
Che aprono una breccia nella notte morale
Attraverso quella breccia vedo
Le grandi ombre nitide la vecchia corteccia consumata
Che svanisce
Per permettermi di amarti
Come il primo uomo ha amato la prima donna
Con tutta la libertà
Quella libertà
Per il il quale il fuoco stesso è diventato uomo
Per cui il marchese de Sade ha sfidato i secoli con i suoi grandi alberi astratti
e tragici acrobati
aggrappati al filo della Vergine del Desiderio

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