Analisi – Sulla Ripresa Post Covid

I mercati temono una diffusione pandemica globale del coronavirus - Janus  Henderson Investors

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Analisi – Sulla Ripresa Post Covid Una Tempesta Perfetta – Sulla Ripresa Post Covid Rischia Di Abbattersi Una Tempesta Perfetta

10 minuti di lettura.

ANALISI
SULLA RIPRESA POST COVID UNA TEMPESTA PERFETTA

Sulla ripresa post Covid rischia di abbattersi una tempesta perfetta
Scenari macrocconomici
I PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO SONO TRE: IL CLIMA CHE CAMBIA, I PAESI POVERI SENZA VACCINI E LE CATENE DI FORNITURA DA RIDISEGNARE
Appena quattro mesi fa, l’economia globale sembrava essere sulla buona strada per una ripresa relativamente robusta. La fornitura di vaccini Covid-19 si era diffusa nei Paesi sviluppati, facendo sperare che si sarebbe estesa a quelli in via di sviluppo nella seconda metà del 2021 e nel 2022. Molte economie registravano numeri di crescita impressionanti con la riapertura dei settori soppressi dalla pandemia. Sebbene il blocco delle catene di fornitura abbia prodotto una serie di carenze e prezzi elevati per gli input fondamentali, questi problemi sono stati considerati meramente transitori. Il mondo adesso sembra molto diverso. In estate la variante Delta si è diffusa rapidamente, anche nei Paesi sviluppati e tra quelli che finora sono stati meno vulnerabili al virus. Le parti del mondo non vaccinate – per lo più Paesi a reddito basso e medio-basso – sono oggi più a rischio che mai. Inoltre, la filiera dei vaccini sta fallendo. La ragione principale è che i Paesi sviluppati hanno contratti di opzione per acquistare molte più dosi di vaccino di quelle di cui hanno bisogno (anche dopo aver tenuto conto dell’espansione dei loro programmi per vaccinare i giovani e somministrare dosi di richiamo). Ciò allunga la coda per i vaccini, ritardandone l’arrivo in gran parte del mondo in via di sviluppo. È necessario che gli “ordini in eccesso” del mondo ricco siano svincolati e resi disponibili per l’acquisto da parte di altri Paesi. Un programma per finanziare tali acquisti non sarebbe molto costoso
in termini globali (dell’ordine di 60-70 miliardi di dollari) e produrrebbe benefici immediati e a lungo termine nel controllo del virus e nella prevenzione dell’emergere di nuove varianti pericolose. Un altro problema è che le catene di approvvigionamento globali sono state interrotte più gravemente di quanto si pensasse in precedenza. È ora evidente che le carenze che ne derivano – in manodopera, semiconduttori (utilizzati in innumerevoli industrie), materiali da costruzione, container, e capacità di spedizione – non scompariranno presto. I sondaggi indicano che gli effetti inflazionistici sono diffusi in tutti i settori e Paesi, e probabilmente agiranno come persistenti “venti contrari” alla ripresa e alla crescita. In aggiunta all’incertezza, ci sono stati cambiamenti indotti dalla pandemia nelle catene di fornitura nazionali e globali che non sono ancora ben noti e molto probabilmente saranno difficilmente reversibili. In effetti, gli sconvolgimenti derivanti dalla pandemia sono più ampi, e sembrano esercitare sull’economia attriti più forti di quelli provocati dalla recente guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Ma gli sviluppi che negli ultimi tre mesi ci hanno maggiormente aperto gli occhi sono stati i drammatici incrementi in frequenza, gravità e portata globale di condizioni meteorologiche estreme: tempeste, siccità, ondate di calore, temperature medie più elevate, incendi e inondazioni. All’inizio di questo mese, l’Iptergovgrnmental panel on climate change ha presentato un nuovo report che è stato definito

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senza mezzi termini come l’annuncio di un «codice rosso per l’umanità». II giudizio collettivo della comunità scientifica suggerisce che l’esperienza brutale di quest’anno non è un’anomalia; è la nuova normalità climatica. Possiamo quindi aspettarci ulteriori esperienze del genere (e probabilmente molto peggiori) per i prossimi 20-30 anni. La finestra per prevenire ciò che abbiamo visto quest’estate è chiusa. La sfida ora è accelerare il ritmo di riduzione delle emissioni di gas serra per evitare risultati ancora più gravi e potenzialmente pericolosi per la vita nei prossimi decenni. Dati i “venti contrari”, economici e climatici, che il mondo deve affrontare, e considerando che essi soffieranno a lungo, la crescita e lo sviluppo futuri sono in pericolo. Oltre a essere un evidente freno alla crescita, le interruzioni attuali delle catene di fornitura possono contribuire a pressioni inflazionistiche che richiederanno risposte di politica monetaria. Allo stesso modo, un virus in continua trasformazione che diventa una caratteristica semipermanente della vita ritarderà crescita e specializzazioni globali. I viaggi internazionali continueranno a lottare per riprendersi E mentre le piattaforme digitali possono fungere da sostituti parziali, gli ostacoli alla mobilità alla fine colpiranno tutti gli ecosistemi economici e finanziari globali che supportano l’innovazione. In passato, gli eventi meteorologici estremi erano rari e abbastanza localizzati, cosicché i rischi non influivano realmente sulle prospettive macroeconomiche globali. Ma il nuovo pattern sembra già diverso. È difficile pensare a una regione che non sia soggetta a elevati rischi legati al clima. Un recente documento della Federal Reserve statunitense avverte che il cambiamento climatico potrebbe aumentare la frequenza e gravità delle contrazioni economiche, riducendo così la crescita. A parte le risorse dedicate a guidare la ripresa, questa nuova realtà deve alla fine riflettersi sui prezzi di attività e assicurazioni.
Il punto è che il cambiamento climatico sta rapidamente diventando un fattore notevole delle prestazioni macroeconomiche. Sebbene manchino misure precise della resilienza di fronte agli shock, è difficile non concludere che l’economia globale, e specialmente alcune delle sue parti più vulnerabili, stiano diventando più fragili. I Paesi in via di sviluppo a basso reddito affrontano già sfide significative: trend demografici, adattamento dei modelli di crescita al digitale, e risoluzione di problemi di governane localizzati. Si aggiungano I vincoli fiscali, la volatilità e pressione legate al clima, e la lunga coda peri vaccini, e si hanno le premesse per una tempesta perfetta. Molto di questo è già presente nel nostro futuro immediato. Ma non tutto. I mercati dei capitali, ad esempio, sembrano adattarsi alla nuova realtà, e la risoluzione della sfida della fornitura globale di vaccini non è né incredibilmente complessa né proibitivamente costosa. Tutto ciò che serve è attenzione ed impegno multilaterali. La conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop26) di Glasgow, questo novembre, sarà cruciale e persino più difficile delle precedenti conferenze sui cambiamenti climatici. L’obiettivo è rafforzare gli impegni nazionali di decarbonizzazione presi a Parigi alla Copa1, in modo che l’aggregato globale sia coerente con un budget di carbonio che limiti il riscaldamento globale a 1,5°C rispetto al livello preindustriale. Infine, poiché gli eventi climatici estremi si verificheranno più frequentemente e globalmente – colpendo in modo casuale quasi ovunque – sarà necessario che i sistemi di assicurazione privata e sociale realizzino importanti aggiornamenti per diventare di portata multinazionale. Potremmo aver bisogno di nuove istituzioni finanziarie internazionali che se ne occupino lavorando a stretto contatto con il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale.
Premio Nobel per l’Economiazool
t PROJECT SYNDICATE. 2021
APPUNTAMENTO CRUCIALE Cop26, la conferenza Onu sul clima di Glasgow (dal 31/10 al 12/11), riunirà oltre 30mila delegati tra cui Capi di Stato, esperti e attivisti.
Ingorgo globale. Navi cargo alla fonda nel sud della California

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