L’uomo Solo Al Comando Non Va

Politically correct vs. libertà d'espressione?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gualtieri: “L’uomo Solo Al Comando Non Va, Perciò Calenda…” | The Freak

Intervista al candidato sindaco della Capitale per il centrosinistra
“Calenda ha lavorato bene, ma per governare servono più anime”

8 minuti di lettura
Occhiali da vista rettangolari, sguardo sereno o poco nuvoloso. Camicia a volte bianca a volte azzurra, cravatta e voce grossa quando serve, una chitarra per i giorni di pioggia e di passione.
Monteverdino come i Måneskin, che apprezza molto – ma nato a Porta Metronia, come Francesco Totti – Roberto Gualtieri, cinquantacinque anni, è il candidato sindaco della Capitale per il centrosinistra.
Storico e accademico presso l’Università La Sapienza, Gualtieri è attualmente deputato per il Partito Democratico – eletto alle suppletive di marzo 2020 nel collegio Roma 1 con il 62,2% dei voti per la Camera dei Deputati – e già Presidente della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo e Ministro dell’Economia e delle Finanze nel secondo Governo Conte.
Deve la sua popolarità all’incarico ricoperto nel governo giallorosso, dove a fianco del premier Giuseppe Conte ha giocato un ruolo importante nel contrasto alla crisi economica generata dall’epidemia da Covid-19 e nel negoziato europeo che ha permesso all’Italia di ottenere i 191 miliardi finali del Recovery Plan.
Deve ancora – e ancor prima – parte della sua popolarità in Italia a una personalissima esibizione alla chitarra, con tanto di virtuosismi e accenni alla Bossa Nova brasiliana – oltre alla politica, altra sua grande passione – del più popolare canto partigiano, “Bella Ciao”, eseguito in diretta streaming – quando era ancora parlamentare a Bruxelles – durante una puntata di “Alta Fedeltà”, il web talk dedicato agli europarlamentari dem.
16 novembre 2018
Benvenuto su The Freak a Roberto Gualtieri. Dicono tutti che fare il sindaco della Capitale sia un’impresa impossibile. E allora ci perdoni per la franchezza, la prima domanda non può che essere questa: ma chi glielo fa fare?
“La politica contiene anche la passione. Far rinascere Roma è una sfida difficile e proprio per questo affascinante. Voglio dimostrare che Roma può diventare efficiente e vivibile come le grandi capitali europee: Roma è molto più bella e carica di storia”.
I cittadini romani appaiono rassegnati. E allora come si relazionerà con la loro rassegnazione?
“Voglio combattere proprio la rassegnazione: l’idea che qui si esce la mattina pronti soltanto ad affrontare difficoltà e si torna a casa la sera pieni di frustrazioni. Voglio convincere i cittadini romani che la qualità della vita può migliorare in tutti i quartieri della città”.
Ma Roma è davvero così ingovernabile?
“Sono assolutamente convinto di no. Sono anche convinto che governarla non è impresa da uomo solo. Noi siamo una grande coalizione con sette liste: due di sinistra, Pd, cattolici solidali, verdi, socialisti, lista civica di imprenditori e commercianti. Ma abbiamo bisogno anche della collaborazione attiva delle cittadine e dei cittadini”.
Ha pensato agli assessori in caso di vittoria? Può farci qualche nome?
“Il vicesindaco sarà una donna. Gli assessori saranno scelti all’interno della coalizione, ma anche fra i tecnici più brillanti con cui ho lavorato in Europa e al ministero dell’Economia”.
La Capitale rinunciò alle Olimpiadi. Fu una scelta azzeccata? E ora può puntare a ospitare grandi eventi? Si parla di Expo 2030…
“Fu un grave errore. La sindaca disse che era sbagliato ‘indebitarsi per ospitare una grande manifestazione di cui avrebbero beneficiato in pochi, togliendo inoltre soldi per servizi essenziali’. Secondo Raggi, sarebbe stato da irresponsabili dire di sì. In realtà, abbiamo perso gli investimenti delle Olimpiadi e sono stati tolti soldi ai servizi essenziali. Roma deve ospitare grandi eventi internazionali. Ho firmato in Campidoglio, con gli altri tre candidati principali, per Expo 2030 a Roma….”.
In cosa davvero Roma è indietro rispetto a Milano? È un gap colmabile?
“Negli scorsi 15 anni Milano è stata governata con politiche attente a valorizzare le sue vocazioni: prima l’industria, poi finanza, moda e ricerca. Così è successo a Barcellona, Parigi, Chicago, Seattle, dove la politica locale ha identificato e poi fatto esprimere al meglio le potenzialità di ciascuna comunità. Il gap è assolutamente colmabile con una politica che riporti Roma al livello delle altre grandi capitali: manutenzione più visione sul suo ruolo nel mondo. Oggi molte aziende romane sono costrette ad aprire sedi a Milano: se la politica sarà in grado di capire e rilanciare le vocazioni di Roma – cultura e ricerca nella loro interazione con industria e finanza- ciò non accadrà più”.
Da varie fazioni politiche, ma anche da diversi livelli dell’amministrazione, si è spesso spinto a favore dell’attribuzione a Roma di “super competenze” per gestire rifiuti, trasporti, acqua e infrastrutture. Ma davvero la soluzione è solo normativa? Basta questo per incidere sulla qualità della vita della nostra Capitale?
“La soluzione non è solo normativa: lo dimostra il fatto che la Roma di Virginia Raggi non ha saputo ricevere i poteri che la Regione voleva trasferire nel 2016, poteri in tema di urbanistica, mobilità, servizi sociali. Un governo ben organizzato, come noi spieghiamo nel programma , avrà bisogno di poteri maggiori sia da parte della Regione, sia grazie ad iniziative legislative che sono in discussione in questi giorni. Dopodiché i poteri bisogna saperli usare…”.
“Time out”, la nota rivista newyorkese specializzata in viaggi , ha intervistato oltre 25 mila turisti in tutto il mondo. Il sondaggio appare eloquente: Roma è la Capitale più sporca al mondo. Cosa farà per invertire la rotta?
“Nell’immediato, occorre affrontare l’emergenza con un piano straordinario di pulizia della città e la riorganizzazione dell’attuale servizio di spazzamento e raccolta stradale, i cui effetti saranno visibili già nei primi sei mesi. Entro fine legislatura, va realizzata una dotazione impiantistica di trattamento e riciclo dei rifiuti che sia autosufficiente, tecnologicamente avanzata e basata sui principi dell’economia circolare. Questa duplice strategia vuole raggiungere 3 obiettivi: 1. aumentare la percentuale di raccolta differenziata al 50% dopo i primi due anni, e tra il 65 e il 70% entro la fine della consiliatura; 2. raggiungere l’autonomia industriale e la chiusura del ciclo dei rifiuti al 95%, grazie alla realizzazione di due impianti di compostaggio con digestione anaerobica e una bioraffineria, un impianto Tvb di nuova generazione, nonché l’individuazione – di concerto con la Regione Lazio – di due discariche di servizio e l’avvio di collaborazioni strategiche tra Ama, Enea e Acea; 3. ridurre la TARI del 20% nell’arco dei 5 anni, grazie anche alla lotta all’evasione”.
I sondaggi la proiettano al ballottaggio con il candidato di centrodestra Enrico Michetti: crede davvero che andrà così?
“I sondaggi segnalano ancora un elevato numero di indecisi: il nostro obiettivo resta comunque quello di arrivare in testa anche al primo turno”.
Se andrà così, quale sarà il suo comportamento nei confronti di Virginia Raggi e del M5S? Lei è stato un uomo chiave del governo giallorosso e insieme ai grillini il Partito Democratico governa la Regione. Eppure Roma è uno di quei tavoli sui quali sarebbe inverosimile riuscire ad andare d’accordo, almeno immaginando voi e Virginia Raggi seduti dalla stessa parte…
“Non farò apparentamenti, al ballottaggio. Mi rivolgerò agli elettori di Calenda e Raggi con la forza del mio programma, e in nome dell’incubo del ritorno al governo della destra, dopo gli anni di Alemanno. Con il M5S di Conte ho collaborato al governo e conservo stima per l’attuale presidente del Movimento. Ma gli anni della sindaca Raggi sono imperdonabili, per l’incuria e per l’immobilismo”.
Con lei sindaco il Partito democratico riprenderebbe il filo di un discorso politico e amministrativo interrotto con la sfiducia al sindaco Ignazio Marino. Il Pd si rese protagonista, in quel caso, di una delle pagine più tristi della sua stessa storia. Non crede che quell’esperienza traumatica abbia reso il Partito democratico a Roma meno credibile che altrove?
“La sfiducia a Marino fu un errore. Ma si trattò di un errore di un altro PD: il segretario era Renzi, che dettò quel passaggio e dopodiché le strutture locali dovettero seguire. Oggi però Renzi è uscito dal PD, ha fondato un altro partito…”.
L’elettorato suo e quello di Carlo Calenda appaiono essere molto affini e – potendo scegliere fra entrambi – a tratti finanche disorientati: in base a quali elementi decisivi l’elettore di centrosinistra dovrebbe risolversi a votare per lei?
“Calenda ha rinunciato a partecipare alle primarie del centrosinistra e ha deciso di correre da solo. E’ partito con grande anticipo e ha preparato un programma dettagliato, anche se diverso dal nostro. Ma “l’uomo solo al comando”, di fronte a problemi come quelli di Roma, non può funzionare. Noi siamo una coalizione con tante anime, tutte collocate nel riformismo di centrosinistra. Abbiamo partecipato tutti alle primarie, abbiamo tutti firmato lo stesso programma. Mettiamo in campo una forza capace di risollevare la città e di farla rinascere”.
Che città ha in mente per i “più giovani”?
“Oggi da Roma i giovani fuggono, vogliamo invece che ragazze e ragazzi diventino protagonisti dello sviluppo economico, sociale e culturale della città. In ogni Municipio riapriamo uno spazio pubblico chiuso per darlo in gestione a giovani e apriamo 50 scuole il pomeriggio. Non ci sarà nessun costo per l’occupazione di suolo pubblico in caso di manifestazioni culturali organizzate dai più giovani. Ci sarà, invece, sostegno all’accesso ai mutui prima casa per i giovani e sostegno alle start up e alle migliori idee degli under 35 in progetti per Roma. Prevediamo abbonamenti mensili Atac scontati e ostelli pubblici della gioventù gestiti da under 35. Infine, oltre alla nomina del ‘sindaco della notte’ per gestire la movida capitolina, proponiamo l’istituzione del Consiglio dei giovani di Roma capitale”.
E per i “meno giovani” cos’ha in mente?
“Dobbiamo valorizzare e promuovere una “terza età attiva” attraverso il rafforzamento dei servizi municipali di assistenza domiciliare e lo sviluppo di progetti di co-housing. Dall’altra parte lavoreremo per prevenire l’isolamento degli anziani attraverso forme di aggregazione sociale e attività culturali e ricreative coordinate dalle associazioni”.

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