La Mobilità Va Rivoluzionata

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Intervista A Enrico Giovannini –
Giovannini Ai Taxisti:
Tuteleremo La Concorrenza –
“Sui Taxi Troveremo Una Soluzione
Però La Mobilità Va Rivoluzionata”

 

Giovannini ai taxisti: tuteleremo la concorrenza
BARONI, LOMBARDO, MONTICELLI- PP. 2 E 3
ENRICO GIOVANNINI II ministro delle Infrastrutture: dieci anni per cambiare l’Italia, Regioni e Comuni investano sul green
“Sui taxi troveremo una soluzione
però la mobilità va rivoluzionata”
ENRICO GIOVANNINI MINISTRO INFRASTRUTTURE 0 E MOBILITA SOSTENIBI LI
Decine di Paesi in uscita dal carbone aprono possibilità di business per le nostre imprese
Affidiamo 30 miliardi del Pnrr alle Ferrovie Procedura accelerata per le dieci opere più complesse
Per i trasporti urbani integrazione ineludibile. Aprire alla concorrenza è inevitabile
L’INTERVISTA
PAOLO BARONI ROMA
Sulla polemica del giorno, quella dei tassisti che minacciano fuoco e fiamme contro la nuova legge sulla concorrenza, il l ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, getta acqua sul fuoco e spiega che «in Parlamento ci sarà tutto il tempo per trovare una soluzione equilibrata», ma anche «che l’integrazione tra le diverse forme di mobilità oggi è un fatto ineludibile». Come ineludibile è pure la trasformazione del Paese nella direzione delle sviluppo sostenibile. «Si stanno saldando tutte le condizioni perché i prossimi dieci anni siano davvero anni trasformativi» spiega. Tra Pnrr, fondo complementare e legge di bilancio il governo ha infatti stanziato ben 94 miliardi,
che si aggiungono ad altre risorse europee a disposizione di Regioni e comuni chiamati a concorrere allo sviluppo di tutti i progetti. Dopo il vertice di Roma la Cop26 di Glasgow avanza a fatica sui tempi della conversione ambientale. Che ne pensa? «Avanza a fatica perché sono temi complessi e articolati. Però avanza. Peraltro, le prese di posizione di questi giorni, non solo del settore pubblico ma anche di quello privato, sono la testimonianza di un impegno crescente nella direzione indicata dagli accordi di Parigi e poi dal G20. E un processo difficile, ma ci sono ancora diversi giorni di negoziazione e prese di posizione come quella sull’uscita dal carbone sono significative soprattutto per il settore privato: il fatto che decine di paesi, compresi quelli in via di sviluppo, decidano di uscire dal carbone apre grandi opportunità per le imprese che producono energia da fonti rinnovabili. E dunque, sempre di più, diventa vero quello che in tanti diciamo da tempo, e cioè che la decarbonizzazione per chi è sulla frontiera tecnologica è una grande opportunità di business. Visto che tutto il mondo dovrà andare in questa direzione, se saranno pronte le imprese impegnate per la sostenibilità avranno grandi opportunità, con ricadute positive sull’occupazione e i redditi». E l’Italia che vantaggi avrà? «Rapporti come quello di Symbola e Unioncamere negli anni hanno mostrato come una parte significativa della nostra manifattura, ma anche dell’agricoltura, ha investito sulla sostenibilità e ha visto aumentare competitività, produzione, occupazione e profitti. E anche le start up nascono oggi con questa dimensione già nel proprio Dna, non solo per una
questione generazionale di chi le avvia, ma perché per il business del futuro l’elemento ambientale non può essere proprio ignorato». Dunque, va tutto bene? «No, naturalmente. Perché il tempo disponibile per la transizione è molto breve e non abbiamo soluzioni semplici. Inoltre, sappiamo che alcuni settori saranno soggetti a una profonda ristrutturazione, l’automobile in primis. Ed è certo che in questo ambito ci saranno problemi nella riconversione perché i motori elettrici hanno bisogno di un numero minore di componenti. Però, se solo pensiamo alla totale riconversione del parco autobus nazionale, che conta circa 40 mila mezzi, possiamo immaginare di sviluppare una nuova filiera che riassorba parti consistenti di quella dell’automobile. Ovviamente servono investimenti in tecnologia, in nuove competenze, in sostegno alle imprese per la transizione ecologica e digitale». Il Pnrr assegna moltissimi fondi alla transizione ecologica. Avete introdotto tante semplificazioni: adesso tutti questi miliardi possono davvero essere messi a terra? «Sì, ma bisogna distinguere tre differenti livelli. Il primo è quello dell’attribuzione dei fondi ai soggetti attuatori. Da questo punto di vista il nostro lavoro è parzialmente più semplice perché abbiamo Rete ferroviaria italiana (Rfi), un soggetto eccellente, che dovrà curare circa 30 miliardi di investi
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menti. Ma anche gli altri soggetti attuatori, Regioni, Province e Comuni e autorità portuali hanno già contezza di quello che arriverà loro, perché in Conferenza unificata e in conferenza Stato-Regioni sono già state ripartite – in tempi record – quasi tutte le risorse del Pnrr e del Fondo complementare. Peraltro, i fondi sono andati a progetti già identificati anche perché per realizzare il Piano entro il 2026 non era pensabile partire da zero». Secondo elemento? «Alla recente assemblea dell’Ance, l’amministratore delegato di Rfi, la dottoressa Fiorani, ha annunciato che tra dicembre e l’inizio del nuovo anno gran parte dei progetti di fattibilità tecnico-economica per le opere del Pnrr sarà pronta e quindi potrà essere messa a gara e assegnata nel 2022. Sono tempi molto stretti, ma le procedure attraverso cui i progetti verranno valutati dal punto di vista ambientale, della sicurezza e della tutela del paesaggio sono molto più rapide, anche perché le linee-guida che abbiamo emanato obbligano ad incorporare già nei progetti gli elementi di valutazione ambientale e sociale. Non solo. Per le 10 opere più complesse, tra cui la linea ad alta velocità Salerno-Reggio Calabria e la diga foranea di Genova, è stata introdotta una procedura super accelerata: nel Comitato speciale del Consiglio superiore dei lavori pubblici in tempi molto rapidi si concentrano tutti i pareri e, in caso di conflitto tra le amministrazioni, la decisione viene presa dal Consiglio dei ministri». Infine, il terzo? «Torno agli autobus e all’acquisto dei mezzi ecologici. Consip ha già pronti i bandi standard per acquistare nuovi mezzi non inquinanti e questo semplifica l’operazione. Ma c’è un “ma”. Perché per passare da un autobus diesel a uno elettrico occorrono depositi elettrificati per la ricarica. Insomma, c’è una complessità che non riguarda tanto l’acquisto dei mezzi, quanto la loro messa in esercizio. In questo ambito si pone una questione importante di orientamento anche degli investimenti di Regioni e Comuni. Per questo sto incontrando tutti i presidenti di Regione, i quali a loro volta devono programmare l’utilizzo del Fondo sviluppo e coesione, che l’ultima legge di bilancio aumenta da 15 a 23 miliardi. È necessario fare in modo che la loro programmazione degli investimenti sia coerente col Pnrr per rafforzarne l’impatto. Per restare all’esempio che ho fatto, poiché il Pnrr non finanzia la riconversione ecologica di tutti i bus, una parte di questi può essere acquistata con i fondi regionali o comunali». A proposito di città, il decreto Infrastrutture introduce nuove regole sui monopattini. Non sono un poco blande?
IL CRONOPROGRAMMA
Entro il 2021 Secondo la tabella di marcia vanno completate la riforma del processo civile, della giustizia tributaria, la riforma degli istituti tecnici e ilvia libera alle semplificazioni ambientali.
Nel 2022 Previsto il potenziamento della tax comnpliance. Nel giugno va rivista la legge sulla concorrenza. In agenda la riforma del pubblico impiego e il contrasto al dissesto idrogeologico.
«Governo e Parlamento hanno lavorato a una soluzione equilibrata tra la necessità di migliorare la sicurezza e quella di mantenere la vivacità di un settore in crescita, che sta svolgendo un ruolo importante nel campo delle nuove forme di mobilità. La legge stessa dice che tra 6 mesi il ministero valuterà l’introduzione di ulteriori elementi, se necessari. Segnalo che l’idea che le norme siano risolutive una volta per tutte, soprattutto in settori sperimentali ad alta dinamicità, non è necessariamente la più giusta». Un’ultima cosa: il solo aver riproposto nella legge sulla concorrenza la questione dei taxi fa scattare la mobilitazione di questo settore. Un messaggio ai tassisti, che minacciano di farci passare un Natale terribile… «Ai tassisti dico che questo è un disegno di legge, non un decreto immediatamente esecutivo. La scelta di fare un ddl serve proprio a dare spazio alla discussione democratica parlamentare, per trovare i punti di equilibrio migliori. Ma è chiaro che l’integrazione tra le diverse forme di mobilità oggi è un fatto ineludibile. La mobilità urbana sarà soggetta a grandi cambiamenti, anche tecnologici: si tratta, quindi, sia di tutelare la concorrenza sia di prevedere un approccio inclusivo allo sviluppo delle diverse forme di trasporto». —
Nel 2023 Previste modifiche al codice di insolvenza, la liberalizzazione dell’energia elettrica e va affrontato il nodo del settore idrico. Previsto il reclutamento di nuovi insegnanti.

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