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I love Degrado: l’intervista

About

Diamo il benvenuto ai I Love Degrado. In poche righe Vi presentate ai nostri lettori?

Ciao siamo Riccardo Frisari e Andrea Guerrini, insieme abbiamo dato luce a questo progetto mischiando le nostre influenze musicali senza troppo preoccuparci del risultato.

Andrea Guerrini: Siamo due amici a cui piace molto suonare insieme, con gusti musicali a tratti molto simili e a tratti diametralmente opposti. Abbiamo iniziato a suonare insieme nel 2013 e da quel momento siamo alla ricerca di un sound il più possibile personale e sincero.

Come vi siete conosciuti?

Andrea: Ero a un pub da solo. Faceva freddo. Fuori, ma soprattutto dentro di me. Ho sentito Riccardo suonare Hallogallo dei Neu! e lì ho capito che sarebbe stato il batterista ideale per me.

Riccardo: siamo amici da molti anni ed è stato semplice unire le forze per giocare con la musica di I Love Degrado.

Contaminazioni e ispirazioni. I Love Degrado ascoltano molto la musica di….?

Riccardo: tutta la musica, dal jazz al rock. Vado a periodi e non mi pongo limitazioni.

L’ importante è che quel che ascolto deve essere ispirato e avere cuore.

Andrea: Di un sacco di gente! I miei punti fermi sono Beatles, Einsturzende Neubaten, Kraftwerk e tutta la scena tedesca degli anni ’70, Neu! LA Dusseldorf, Can… ma ultimamente ascolto molto anche Trans AM, Tortoise e simili.

Essere emergenti ora. Essere una band ora. Che Italia discografica vi trovate davanti?

Riccardo: Credo che in Italia ci sia un ottima ed ampia proposta ma poco interesse nel pubblico. Questa realtà ormai sta diventando globale. La musica, come l’arte in genere, sta prendendo la funzione di far pensare le persone. Ci si basa sempre più sull’intrattenimento, i contenuti stanno sullo sfondo e la nostra soglia d’attenzione si sta abbassando.

Andrea: Quello che posso dire è che, per la mia esperienza, portare avanti un progetto di inediti in Italia (tanto più se è musica strumentale) non è facile. Bisogna essere molto motivati e investirci molte energie e molto tempo, però le soddisfazioni piano piano possono arrivare. Sarebbe bello se si riuscisse a creare una vera e propria rete di piccoli progetti, piccole realtà veramente indipendenti, puntare alla collaborazione fra band invece che alla competizione.

L’inesorabile declino della civilta occidentale –

L’esotismo a buon marcato dei bazar” è il vostro album d’esordio. Ce ne parlate?

Andrea: Il disco è un invito a farsi una camminata nel nostro mondo, un riassunto di quello che ci piace suonare. Abbiamo cercato di esplorare la possibilità di costruire un sound minimale e al tempo stesso avvolgente, in cui potessero coesistere i vari aspetti delle nostre personalità, musicali e umane. In questo disco ci muoviamo cercando un equilibrio fra aggressività e atmosfera, fra rumore e melodia. O almeno ci proviamo!

Riccardo: è un album che contiene brani ed una suite, improvvisazione, elettronica, loop, sintetizzatori, poesie…

Tutto quello che ci piaceva è stato messo dentro con grande rispetto delle nostre diversità espressive senza limiti o paletti su generi o sonorità ben definite.

Ora che “L’inesorabile declino della civiltà occidentale –

L’esotismo a buon marcato dei bazar”è finito avete qualche rimpianto? Qualcosa che potevate fare e non è stato fatto?

Riccardo: no, nulla. Sono molto soddisfatto del nostro primo lavoro. L’album ha avuto una lunga lavorazione tra scrittura, prove e registrazione. Quello che non c’è in questo disco lo tengo per il prossimo.

Andrea: Nessun rimpianto, anzi siamo molto soddisfatti e orgogliosi del nostro lavoro.

Parlateci delle sonorità musicali di “L’inesorabile declino della civiltà occidentale -
L’esotismo a buon marcato dei bazar” Che strumentazione utilizzate? C’è un suono particolare che ricercate e che volete trasmettere?

Andrea: Io suono il basso, un fender precision, e i sintetizzatori (fra cui uno dei miei preferiti è il korg ms20). L’idea è quella di trovare un equilibrio non solo a livello compositivo, ma anche (a volte soprattutto!) a livello timbrico. Personalmente, mi piace molto giocare sugli equilibri più o meno controllabili che creano i rumori calati in un contesto più melodico e sull’utilizzo smodato di bordoni e droni vari. Per fare questo trovo che il sintetizzatore sia uno strumento meraviglioso che offre un oceano di possibilità. Mi piacerebbe ricordare che per riuscire a realizzare il sound che avevamo in mente per il disco è stato fondamentale il lavoro svolto al Bunker Studio di Rubiera con Andrea Rovacchi e Gabriele Riccioni.

Riccardo: Mi appassiona lavorare sul suono della batteria. Ricercare le accordature, i timbri, piatti, diversi rullanti e percussioni multi strato.

Per I love Degrado tratto lo strumento con microfoni a contatto sui tamburi che poi passano dentro a pedali effetti da chitarra ed una looper.

Cosi posso trattare il suono in pre- produzione e dal vivo costruendo anche loop a più strati sui quali suonare.

I prossimi impegni dei I Love Degrado?

Stiamo lavorando sui live per i prossimi concerti e nel frattempo non ci fermiamo con le produzioni per il prossimo disco…E poi c’è il progetto We Love Degrado, ovvero I love Degrado e Alessandro Betti, chitarrista che ha suonato insieme a noi su “Cosmonauti”, con il quale siamo alla ricerca di un sound a metà fra gli ambienti spaziali e il più terreno rock’n’roll.

Grazie per aver trascorso un po’ di tempo con noi. Buona Musica.

copertina degrado copia 3Grazie a voi!

I love Degrado: l’intervistaultima modifica: 2017-12-06T12:26:06+01:00da musicomio

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