La musica nel cuore

Jenny Gandolfi "come L'acqua"


Un disco che rende bene l’idea della passione per il canto, di cui Jenny è peraltro insegnante. Canto che continua a perfezionare nel tempo, grazie a numerose esibizioni live, nonché alla partecipazione ad un prestigioso contest in Svizzera dove ha l’occasione di cantare “Left Outside Alone” di Anastacia, classificandosi tra le prime quattro posizioni a livello europeo. Una tecnica quella di Jenny, affinata con il tempo attraverso brani di altri artisti, soprattutto internazionali, che le hanno permesso una formazione ad ampio raggio e una flessibilità vocale notevole, che si estende anche nella lirica. Sennonché ad un certo punto, Jenny avverte come l’esigenza di esprimere se stessa attraverso le canzoni; ha termine quindi la fase puramente interpretativa e subentra quella creativa, nella quale Jenny è sì interprete, ma anche autrice. Ecco allora che Jenny pubblica il suo primo disco che porta un titolo rappresentativo quale “Crescere” e, a luglio 2017, su etichetta Cat Sound Records il suo nuovo album COME L’ACQUA: otto tracce nelle quali spiccano le doti canore di Jenny, in melodie che, se il suo approccio al canto richiamano lo stile più classico italiano, il genere musicale che le ispirano, denotano un retroterra culturale tipicamente americano: Folk, country, generi dal sapore così autentico, che rendono la limpidezza della voce di Jenny, perfettamente in armonia con il violino e il contrabbasso (il primo suonato da Alessandra Carra, il secondo da Mario Marcassa e Giuseppe Chiodi) assieme al pizzicato grezzo del banjo e del mandolino (entrambi suonati da Lorenzo Guadagni). Si manifesta nei testi un desiderio d’autenticità, che emerge non soltanto dalla scelta degli strumenti, ma anche da quella delle parole, la cui semplicità, appare come i colori di un dipinto i quali, ravvivando il quadro, lo fanno proprio apparire più vero.. Perché vere sono le sensazioni che percepite dalla sue canzoni e vero, è anche l’approccio di Jenny alla musica, senza fronzoli e artifici, per essere spontaneo più che mai; spontaneità che però, nel suo accostarsi alle cose in maniera così autentica, non resta mai in superficie, in quanto tematiche sviluppate e approfondite, grazie a anche ad un sapiente uso delle immagini concrete, rendono testi di un’elevata profondità. La traccia che apre l’album è OGGI CHE COS’HO, un testo che riflette sul senso della vita, e di cosa essa ci proponga di nuovo nel ripetersi identico delle nostre giornate; è efficace la serie di immagini accostante nel descrivere la routine di ogni mattina: l’alzarsi dal letto, l’aprire il frigo, il sentire lo squillare del telefono. Jenny si pone domande e riflessioni che forse sono quelle di ognuno di noi: “Oggi il mondo è storto, oggi che cos’ho, è un giorno più di ieri, allora cosa c’è? C’è che forse sta cambiando qualcosa dentro me, non ho voglia di giocare, a rincorrere i miei sogni.. mi alzo ed apro il frigo, anche quello vuoto ormai, il telefono che squilla, c’è qualcuno con i suoi guai, la mia corsa inizia qui, più frenetica che mai, oggi un giorno nuovo ma che ormai conosco già”. La frenesia quotidiana, un identico perpetuarsi della vita che rende ogni giorno uguale a se stesso, tuttavia se spesso è l’amore, ad incanalarci nel vicolo dell’abitudine, in questa canzone, è proprio l’amore invece, a rompere la routine, a distoglierci dalla frenesia, a sviarci dalle acque stagnanti, per riportarci al largo dove-riprendendo il titolo dell’album- l’acqua scorre libera, senza una direzione precisa, in un flusso costante di vitalità: “Apri le tue braccia amore mio, oggi voglio correre da te, sentire il tuo profumo, fermare il tempo e il mondo, dimenticare anche che giorno è tienimi ancora un po’ con te, cancella i pensieri che assillano la mente, non lasciano respirare, voglio solo il tuo calore dentro me”. E quando invece la vita non si accontenta di imprigionarci nell’abitudine, quando “la vita è dura, è nemica” quando diventa “una trappola, un inganno,” il cuore di un amico sincero può diventare il nostro sostegno morale, la spalla su cui piangere, e allora diventa più che mai consolante poter dichiarare tutta la gratitudine come fa per avere: “Finalmente un amico al mio fianco che non tradisce lungo il cammino, per tutta la mia vita mi ha dato il coraggio e la forza di credere ad un sogno, soltanto tu mi hai difesa davvero dai veri cattivi, dall’incubo del mio mondo”. Un canto disteso nel ritornello, in cui il banjo, nel suo richiamo all’autenticità che permea tutto l’album, sembra un richiamo all’età della fanciullezza, nella quale si serba quell’innocenza, che l’amico sembra mantenere intatta. Nel singolo come l’acqua, la melodia tradizionale italiana, contaminata dal folk, crea una ballata popolare d’altri tempi, in cui il risuonare del banjo nella strofa fa quasi percepire lo scorrere dell’acqua che travolge tutto quanto in un’ondata di romanticismo che invade tutta la natura intorno- il brano è infatti una dichiarazione d’amore strutturato nella similitudine di immagini naturali- dando un respiro diverso anche all’aria che sembra di sentire attraverso gli strumenti: “come l’acqua che scorre sui fiumi, come il vento che soffia sui prati, tu sei l’onda che mi travolge”… La quarta traccia s’ intitola LA LOTTERIA dove se il risuonare del violino d’ascendenza medievale fanno pensare al menestrello Angelo Branduardi, il cantato ha un evidente richiamo al grande Fabrizio De Andrè. Anche qui si ripongono scenari quotidiani, con le supposizioni fatte nel caso di una improvvisa ricchezza, “di corsa in tabaccheria compriamo un po’ di fortuna… e sta a vedere che proprio quella sera, i nostri sogni diventano realtà”…Se la ricchezza non dà la felicità, alcune persone scommetono su questa il loro benessere, ma ecco che alla fine del brano, si intuisce quanto, la tanto agognata serenità-instabile più di un investimento in borsa, e più rara del primo premio alla lotteria-sia in realtà una fonte di guadagno interiore inesauribile. In “LA VITA VA” i toni gioiosi sprigionati dal violino di “LA LOTTERIA” si fanno cupi, avvolgendo l’atmosfera d’ angoscia, mentre le corde della chitarra sembra dare il ritmo all’avanzare lento del destino. Un destino che talvolta imperversa furioso su di noi, senza che darci il tempo di spiegarcene il motivo, travolge la nostra vita, talvolta ponendone anche fine. E all’andarsene della vita, ecco il terribile sopraggiungere della morte: una parola così priva di senso, perché “priva di vita” nel suo stesso essere tale che, nemmeno Jenny riesce a pronunciare, per tutta la durata della canzone, lasciando che siano solo le nostre sensazioni e il risuonare della musica a farci capire di cosa si parla: “In questi casi forse non sai cosa dire…e nella mente qualcosa poi si blocca; non riesci a ragionare, fa troppo male... Non accetta la sconfitta di una vita strappata. La vita va senza darti una ragione ti prende e si libera di te. Senza darti spiegazioni, con le sue buone intenzioni, lei se ne va”…nel nostro quotidiano essere siamo a volte così presi che, non ci rendiamo conto di come la nostra vita a volte è appesa ad un filo, così ci limitiamo a pensare: :”Tanto c’è temp , parole vane al vento perchè il tempo non ha tempo, di promesse senza senso rubate al mondo lacrime e speranza, gioia vita e amore, strappate dal tuo cuore”. Forti richiami ai cantastorie delle origini, anche per un testo costruito ironicamente sulla rima baciata, è presente in “LE MALELINGUE”,un testo che è quasi un invettiva contro i pettegolezzi che la gente, un po’ per gioco, un po’ per ripicca, o magari semplicemente perché puntando il dito contro gli altri, riescono a sentirsi migliori, si ostina perpetuare. Dicerie spesso inutili e che, il più delle volte, non rispecchiano affatto la realtà, e come un elastico, che più e teso più rischia di sfaldarsi, così anche queste “malelingue”più passano da una bocca ad un’altra, più deformano la finta realtà che vogliono descrivere. “Le malelingue vincono sempre, l’ignoranza è più potente più dell’amore, più della pace, come Gesù le han messe in croce, così la rabbia acceca gli occhi, e non dà a tutti parole sagge”. Come il titolo preannuncia, il tema di “LA GUERRA” è quello sociale, non solo perché è una denuncia a questa infame attività umana, ma anche perché travolge la società nel suo insieme: la guerra non è solo di chi la compie, degli eserciti schierati da una parte e all’altra, travolge ogni cosa e ogni sentimento, ogni persona. Come in LA VITA VA, la musica, sempre in perfetta armonia con le tematiche e adegua il tono mesto con il grido spaurito di un violino che emerge nella cupezza del suono del contrabbasso, mentre il mandolino,così gracile sembra frantumarsi nel disprezzo per qualcosa che l’uomo si affanna perpetuare, distruggendo vite, speranze e sogni: Io che ho lasciato la mia terra per scappare dalla guerra, mi ritrovo come un cane a non poter scegliere…La storia in questa vita, ha ucciso un uomo e la sua dignità…La guerra non da scampo, forse mai finirà frutto di questa cattiveria dell’uomo e della sua stupidità”. Oggi il tempo si è fermato qui, silenzio e nebbia regnano per me”…Sono i primi versi della traccia che chiude l’album LA MIA STELLA, versi che poeticamente fanno riferimento ad uno stato d’animo triste in cerca di luce e di calore, proprio come una stella: Oggi l’aria che respiro dà luce e pace a quest’anima che come d’incanto volerà tra le stelle che dipingono il ciel; Un vento freddo assale l’anima è la vita che di noi non ha pietà”…Ma poi ci accorge che questa stella è lassù, lontana, e noi rimaniamo soltanto con la nostalgia per qualcosa che ormai ha solo il sapore del ricordo, “un ricordo ormai scolpito.”Ancora una volta la musica, appare offuscata dalla nebbia e anche il violino nel suo proporre un suono cadenzante, è immerso anch’esso in questa opacità. Tutti brani, quelli contenuti in COME L’ACQUA, i quali proprio perché si rifanno a quel genere, oltre che a quello spirito- il Country folk- un genere che non tramonta e soprattutto non invecchia mai, assumono le sembianze di canzoni senza tempo, dove vecchio e nuovo si incontrano: freschezza e sapore di antico proprio com’è l’acqua, com’è la semplicità, la voglia di essere più autentici che mai, “come l’acqua” che scorre e che non cambia mai la sua natura, rimane uguale a se stessa, ma prende forma nell’accostarsi a ciò che la circonda. Così come le canzoni di Jenny Gandolfi che, accostandosi alle cose, ne tratteggiano la loro fisionomia, ma senza comprometterle: rimangono così come sono nella loro perfezione naturale. Sonia Bellin.