15luglio2019

Fumate morbide intorbidano i vetri,ti scrivo da questo tavolo remoto,da questa cellula di miele lanciata nello spazio.La vita ti racconta ed è troppo breve se ti contiene.Seguo le fragili architetture annerite dal tempo,seguo il volo infagottato degli uccelli notturni,guardo l’alluciolio della galassia che fascia ogni tormento.Il passo che risuona nel buio è di colui che non vede altro che ombre e pieghe.Le stelle hanno trapunti sottili,il campanile ha il suo orologio fermo sulle due,i rampicanti sul muro hanno un profumo che duole amaro.Un vento freddo spezza le mani ,tutto è prigione del senso ma si aprono le spore del possibile.Sono troppo strette queste strade,un gocciolio scende lento sulle case:il tempo è fatto d’acqua.Inizio un lento colloquio con i morti,la cenere e il vento:solo la morte vive! Questa vita non ha che parole d’ombra e di lamento.Un vecchio tronco è il confine ultimo del mondo che si disfa in un cumulo di strame .E’ tardi esco ad unire la mia veglia al tuo profondo sonno,non c’è che abbeverarsi ad un filo di pietà.

10luglio2019

Al primo soffio la vita sparisce,s’apre la finestra sul mondo ,s’agita l’anima.Una tregenda di uomini sa le mie illusioni disposte su una scacchiera di cui io solo posso comporre il senso.Il mio dubbio è se tu ignori il gioco che si svolge sul quadrato :ora sono nuvole sulla mia porta ,follia di morte non si placa a poco prezzo.Il lampo del tuo sguardo supera fitte cortine fomentate dal tuo dio del caso (se esiste).Oggi so ciò che vuoi e m’impauro in questa luce spettrale di nevaio che m’accieca come uno specchio ustorio a cui si oppongono i tuoi occhi d’acciaio.Libeccio sulle dune,un odoroso va-e-vieni  delle spume ,vecchie scale m’ascoltano ,pensieri ventano via e sulle rive una bufera di strida s’allontana .Il sole chiude la sua corsa ,sono pronto al morso oscuro della tarantola ,troppa vampa ha consumato l’inizio in cui sono nato in un odore di tempesta in un tiepido stillare di nubi strappate che salutano la sorte che sfugge anche al destino.Dalla torre cade un suono di bronzo ,guardo la sommossa quantità di mattoni incupiti.Lo stupore invade anche la conchiglia ,una luce opaca si diffonde sulle teste e le sbianca ,un eco mi rammenta una preghiera che dal buio mi giungeva ogni mattina .Ora grava un sonno di sasso ,nessuno ascolta più la voce della cantina.La croce non indica più la via a chi si è smarrito ,la morte non ha altra voce di quella che si spande durante la vita:la vita è un volo durante il quale non dimentare la morte;non c’è per me posto nella vita ,per tutti c’è posto nella morte.C’era il giorno dei viventi,l’ho visto nell’acqua che si popola di immagini.Il presente s’allontana e il tramonto è là :vivere è la dannazione più grande ,morire è varcare lo scampanio del cielo oltre lo sguardo dell’uomo che fissa il punto in cui il perno della trottola del tempo si spunta ma il solco resta inciso sulla tua anima ,poi nient’altro.

6luglio2019

Un miraggio di vapori vacilla e si disperde,altro annuncia la squilla di questo sole.Un pensiero trapunge  la trama del cuore e matura incubi d’oro.Torno per sedermi sullo syesso sasso ,sulle toppe arse di questi colli. Non mi riconosco e lo chiedo invano al piano dove esita la bruma che fuma sulla costa.Il colore dell’alba resiste in pieno giorno come uno spruzzo di metallo velenoso.Il plenilunio pallido del sole stempra i miei ricordi in questa estate che cola tra le chiome dei noci : non so dare un nome al vuoto che m’invade.Questo vasto,interminato giorno , è un sogno ,il domani velato non fa più orrore.Un silenzio aereo e inaccessibile è come un altissimo grido,il mattino è una sera più lunga ,il fermento un gran riposo:tutto è il suo contrario,il sereno è la piùdiffusa delle nubi.Un altro giorno si ripete e non so il perchè.Tutto pare un macero anche se pietre di spugna ritornano alla vita. Vento e distanza rompono le voci dell’anima ,la vita è numerare i giorni,i mesi e gli anni che restano per finire.L’esistenza s’apre a oscurità animate ,si svolge a stento il canto delle foglie dei pioppi:tutta la vita è in questo sepolcro verde.Una pigra illusione s’attarda in questo amore ,in questo vano farneticare,in questo sentimento accigliato.Veglio al trapasso d’orde di uomini,parole di cera stillano nelle loro esistenze.Il teatro dell’infanzia è abbandonato da anni,un segno ci conduce alla radura brulla della fine dove qualcuno per noi fa festa,lì appare inudibile ogni soccorso,il giorno non chiede più la sua chiave ,il lampo dell’esistenza è sciolto entro l’umore di questo mattino che rifrange il suo cristallo di colori.

2 luglio 2019

S’appanna la bruma di un ricordo,lacrima il pensiero sordo preme sulla mia esistenza che si disfa,la nuda speranza suda come nell’afa di una serra ,il destino rimorde la vita.Un vortice mi riconduce al passato chiuso alle mie spalle:c’è poca vita nel presente tra sbattere d’ombra e luce.Mi è cara la maschera che mi copre il volto,mi nasconde al mulinello della sorte ,un sobbalzo mi riporta al mio sentiero.Seguo le lucide nubi,lo sguardo punta sullo squarcio d’azzurro,intendo così cosa osa il falco quando sfreccia nel nebbioso vuoto del cielo ;il cielo dell’alba è rigato dal suo volo capovolto da silenziose e rapide spume:è tutto uguale ,tutto si scancella. L’eco degli scrosci s’arrovella sulla ghiaia bagnata ,il sole brilla umido ,brancolo nel fumo e rivedo i tuoi gesti e il tuo viso ,mi torna la mia infanzia impolverata dalla strada ,l’ombra intorno sfarfalla e risponde un’altra luce .Lunghi anni sono fuggiti,resta un gelo fosforico,un velo scialbo sulla luna.Sono qui sbranato ,tendo le mie braccia alle stelle ,il buio mi cancella lo sguardo.Tutto si riforma in un magico falò,non c’è respiro,nulla vale in questo stridere di anni sui cardini del tempo,una pendola che rintocca porta il suo tonfo in questo stupido mattino.Guardo una nube ma la nube che vede? Il guizzo momentaneo della mia esistenza ,qualcosa che va ma non passerà la cruna :occorono troppe vite per farne una! M’investe un vento freddo,l’onda lunga della mi vita presa di striscio scende l’arida china del tempo,forse domani tutto parrà un sogno ,una voce di sangue è restituita alla mia sera,non riconosco nessun respiro,il giorno che avanza è troppo folto:tutto apparirà vano anche la forza che aggrega i vivi e i morti,gli alberi e gli scogli.La festa non ha pietà,vince il male ,la ruota non s’arresta,luce e tenebra sono la stessa cosa.

28\06\2019

La memoria si sfolla e il tuo viso diventa la mia nebbia di sempre.L’acacia ferita scrolla un guscio di cicala ,la canna dispiuma il suo rosso,un cane trafelato rincasa col suo fardello in bocca.La vita che sembrava vasta è più breve di questo volo di farfalla.Il brusio della sera si assotiglia ,vedo grandi salti di lupi nei giardini:questa vita non è più posseduta dal mio respiro.E’ triste questa luce che si ricrea  ogni giorno per gli uomini,la pace illumina a spiragli le loro esistenze,tutto ruota con rari guizzi,nessun desiderio trova le sue parole.Ogni foglia che oscilla ha il suo perchè,solo le derelitte fronde dei vivi si smarriscono nel prisma di un minuto,il sudore che pulsa è sudore di morte che sfaccetta il sole e la fugace esistenza degli uomini s’altalena tra vita che passa e vita che sta,qui non c’è scampo:si muore sapendo o si sceglie una vita che ignora la morte. Lapidi commosse misurano il vuoto,sondano il confine,il gesto ignoto che esprime se stesso altro non è che passione.Un’aria dilatata s’incrina ,s’inclina il pioppo, sono il segno della vita che asseconda il marmo e diffida dello slancio solitario.La clessidra misura volti non la sua sabbia. Desolata m’attende la sera col suo sciame di pensieri. Il ticchettare del tuo buonumore non mi è più lieto.Il tempo frastorna la mia memoria,respiro nell’oscurità.Un oscuro vapore vela la mia vita,la discesa di tutto non s’arresta ,tutto si confonde.Il soffio della primavera è un lugubre risucchio che assorbe la mia esistenza .Ricerco invano il punto ove si mosse il sangue che mi nutre oltre lo spazio breve dei giorni umani che finiscono in uno strazio d’agonie ,inabissate esistenze putrefatte.Una linfa disegna le tue mani,ti scopro gli occhi consumati da un passaggio turbinoso di spuma ,l’urto delle leve del mondo appare da uno strappo del cielo.Sei circondata da una corolla di cenere leggera che non dura,così tocchi il segno:la dannazione è questa amara oscurità che scende su chi resta.

20\06\2019

Con un segno della mano additavi l’altra sponda dove una primavera inerte affondava nella memoria.Qui dove la vita si screzia di dolore sale un’ansia da oriente:è una tempesta anche la tua dolcezza che turbima ma non appare.Stremata resisti in questo lago d’indifferenza che è il tuo cuore:così esisti! La sera si protende sulle tue parole ,uno specchio annerito racconta una storia d’errori ,distilla veleno la tua fede feroce che non cede al destino.Il fiume è un freddo balsamo dove un cigno crudele si liscia e si contorce ,il sole si bilancia a stento nella prim’aria dell’alba.Le nocche delle tue mani s’inaspriscono cercando il vuoto.Fu così,con un brivido pungente che sollevò la cenere del giorno e ruppe qualche foro d’azzurro nella dura oscurità della notte,rifluì così il tuo destino dai cieli dell’infanzia oltre il futuro.Poi mutò il vento,nuovi nidi turbarono le gronde.Lo so,debbo riperderti ,il soffio salino che straripa dal mare fa oscura la primavera nella polvere del tramonto: l’inferno è certo.Ardono i tramonti e si imprimono sul cuore ,scendere nel gorgo è fedeltà immortale.Questo pensiero che mi chiude ogni senso di te ha i segni della morte e dal passato si fa labile il tuo barbaglio.Il saliscendi dei balestrucci dal palo non conforta i miei crucci,il sambuco già profuma,il chiarore dell’alba è una tregua alla tua chiare minaccia ,il tuo sangue scorre nelle mie vene ,è ancora tua la mia vita.Il cannone di mezzogiorno è più fioco dei battiti del mio cuore .La luce entra nel fumo e lo ferisce ,nulla finisce nemmeno la folgore che scende dalla nube .L’anima si alimenta di una chiusa passione ,la tua voce è quest’anima diffusa che ritorna lieta e triste .Hai le penne lacerate da cicloni,s’ostina in cielo un sole freddoloso .La vita scivola in un forte bagliore di catrame e di papaveri,una sera fra mille è la mia notte.Uno smorto groviglio è la mia esistenza che s’avviva a tratti;non so se infuria sale o grandine , i miei pensieri salgono a sfere di gelo ,scorgo il mondo al chiaro di luna  e vedo il fiore che ripete:non ti scordar di me.Poi un cigolio ci discosta ,l’azzurro non ricompare ,un’afa quasi visibile mi riporta a te che non so scordare.Con un soffio quest’ora s’estingue,il sole si prepara a tromontare su questo cielo di lavagna,scarne scintille sono i miei pensieri.

15\06\2019

La mia vita s’impiglia in un groviglio di stelle filanti;mi nevica sui capelli e sulle mani.Flebili ocarine salutano il mio viaggio ,opachi echi si sfaldano sul fiume ,sono condotto in un mondo soffiato entro una tremula bolla d’aria :forse ho ritrovato la mia strada.Spogli suoni ed acri fumi compongono il mio domani.Cerco il paese ove da alberi spuntano miracolosi germogli per il becco di pavoni.Ho con me doni per assenti fantocci,nel silenzio si schiude il sortilegio o inducia ancora?Penso che muoverò la lancetta dell’orologio così tutto il disfatto arretrerà di colpo come in un babelico prisma di forme e colori.C’è un giorno dell’anno che sfolla lecase e riporta il pensiero agli amici persi,tornerà il tempo che ora ci sfugge:chiedo di fermare il tempo sul paese che attorno si dilata.Grandi ali screziate mi sfiorano,chiedo di trattenere le campane del borgo ma tutto si fa strano e difficile,tutto è impossibile in questi trepidi mattini.La mia vita rimbomba quaggiù dove nulla torna se non i disguidi del possibile.Ritorno tra i morti lontano dal gorgo degli affaticati umani.Il tempo batte al polso la mia esistenza e ridona speranza alla tomba che non s’apre,ma torno alla vita e con te intristisco,un piombo raggelato addita le mie sere:torneranno primavere che non fioriscono.

13\06\2019

La necessità dell’esistenza non è comprensibile ,il sole risplende sul nulla ,la sua luce va sprecata.Al termine della carriera terrestre c’è l’eternità per l’uomo?Il divenire si strascica dietro l’essere stato.E’ facile mutare in nulla lo spazio che mi fu aperto,trasformare in tedio un incerto fuoco.Ora ho congiunto ogni mio pensiero al vuoto,l’ansia di attendermi vivo si spegne nel nulla.Mi sporgo dalla vita e scorgo il vero in rari barlumi.Il trascorrere iroso del tempo fa spumeggiare i miei pensieri;si muove l’aria fumida del crepuscolo.Una impalpabile traccia divide acqua e terra ,il punto atono del faro balugina sul nulla. Sono già sbandato dal sonno ,schiocca nel cielo una nuvola impetuosa,inizia un diluvio rugginoso.Ora è oscurità piena ,gonfia ondulante .Il breve vano della mia stanza ha i muri segnati di riflessi ombrati eguali come fregi.I vetri della mia finestra li hachiusi il vento,i miei pensieri si perdono nelle tenebre nel fondo della notte e sono per sempre e vivono una vita senza noia pronti ad attraversare il varco di un dolce inferno.Un fascio luminoso taglia la tenebra della notte :l’approdo non c’è ,semplicemente precipitano in un limbo dove assordano voci e guizzi incendiano la vista.E’ sceso un pomeriggio limpido ,una cicala canta nel suo nido,da una piega della mia memoria emerge un grido,qualcuno non vuole che la vita passi ma anche l’acqua morta logora i sassi.Tra i tonfi e i gemiti dell’esistenza esita il cuore ,non sa se battere ancora.M’affaccio sul ciglio della vita e rabbrividisco ,il fiato dell’esistenza nasconde ogni cosa.Una primavera lunare frastaglia l’abbaglio del mondo,una ciurma feroce ci saccheggia giorno dopo giorno,la bontà di una mano scioglie il velo sui vetri,si intravede così un azzurro sonnolento su cui galleggia una piuma,sospiro e vola via.

23\05\2019

Vedere una montagna mi rimescola;oggi non vedo più nulla e la montagna è soltanto fatica .Ogni cosa che faccio è destino.Nè gli anni nè gli acciacchi mi spaventano ,vorrei cadere più in basso e perdere tutto:è la sorte comune.Val la pena di fare una cosa ch’era già come fatta quando ancora non c’ero? Quel che mi tocca nella vita è più crudele di un dio.Cercavo,come tutti,di far bene,di trovare nei giorni un bene ignoto che mi desse la sera un sollievo,la speranza che domani avrei fatto di più.Osai credere soltanto ai miei pensieri ,agli istanti di tregua ,ai risvegli improvvisi.Non scampai a nessun agguato e così il destino si compiva.Vorrei essere l’uomo più vile purchè quello che ho fatto l’avessi voluto,non subìto,non compiuto volendo fare altro.Ho vissuto la vita di tutti,sono stato giovane,ho veduto il mondo,riso,giocato,parlato,ora mi rimane soltanto l’orrore perenne di compiere proprio la cosa saputa:ho saputo sempre di agire come lo scoiattolo che crede d’inerpicarsi e fa soltanto ruotare la gabbia. Che dovrà dire un uomo vissuto sempre in un paese,che fa col proprio mestiere sempre lo stesso gesto e ha i soliti figli,le solite feste e muore all’età di suo padre dello stesso male? So che anche il servo e l’idiota se conoscessero i loro giorni schiferebbero anche quel povero piacere checi si trova. I disgraziati che hanno cercato il mio destino sono forse scampati al proprio?Mendicare o regnare che importa? Vivi come vuoi la tua vita e lascia il resto a Dio.Non saprò mai se ciò che ho fatto l’ho voluto,ma certo la libera strada ha qualcosa di umano,di unicamente umano. Nella mia solitudine tortuosa sono l’immagine di un dolore che mi scava,un dolore che è come un sollievo,come la pioggia dopo l’afa,un dolre silenzioso e tranquillo che pare sgorghi dal fondo del cuore.Questa stanchezza e questa pace ,dopo i clamori del destino,sono forse l’unica cosa che è mia davvero.Un giorno non c’ero dunque anche le voglie del cuore,anche il sangue,anche i risvegli sono usciti dal nulla.Anche il desiderio di scampare al destino è destino esso stesso.Il destino ci ha fatti quel che siamo ,non siamo noi che abbiamo fatto il nostro sangue .Parlare placa il dolore,parlare è come andare per le strade giorno e notte senza meta:si cerca una cosa e si trova tutt’altro.Strana cosa che per capire il prossimo ci tocchi fuggirlo:i discorsi più veri sono quelli che facciamo per caso tra sconosciuti.

18\05\2019

Sono bruciato come un tizzo,ora sono meno del fumo che si è staccato dal fuoco e sono quasi il nulla così come lo sono le cose del mondo :il mattino,la sera,i paesi… Nasciamo al nostro destino,il mio era chiuso nel tizzone.Conobbi solo belve e mia madre,gli incontri furono con mostri e dei,solo la morte mi attendeva,mai fui signore di me stesso.Nessuno sa cosa significhi la propria vita bruciare ,sapere che il destino è incenerirsi misura quanto siamo cresciuti.Dovevo crescere cioè piangere e giocare,andare a caccia, vedere l’inverno e tutte le altre stagioni,esser uomo cioè sapere portare nel cuore il peso della sorte ,sapere che lì sta la pena e che nessuno è un nemico.Siamo stranezze noi mortali ,ci stupiamo di ciò che sappiamo:sappiamo che è inaccettabile avere in mano la propria vita.Guardo fissi gli occhi di mia madre ,so che invecchiano e muoiono così so d’essere diventato uomo.Non si sfugge al destino che ci ha segnati alla nascita ,tutti attende la morte:far nascere non è che destinare a morire.Ti parlo come a un ‘ombra, finchè l’uomo non sa è coraggioso.Non sono vile se mi guardo intorno.Nessun uomo riesce a pensare sua madre ragazza che visse a sazietà senza che avesse in pugno i suoi giorni.Qualcuno è riuscito,vilmente,a nascondere il capo e l’odio e la passione sono divampati nel suo cuore,in qualche sera della vita si è sentito riardere.Tutti conducete una vita di morti e sperate di avere fortuna :i vostri figli non nasceranno ,il vostro letto è deserto,sare un’ombra e il nulla.Ora la casa è vuota come quando annottava,guardo il focolare dove anch’io mi sono fatto cenere;vi conosco troppo per odiare e continuo a chiedermi perchè sono nato.Il peggio verrà,verrà il giorno che saremo cadaveri.Per tutti c’è un peggio e questo peggio viene per ultimo,viene dopo ogni cosa e tappa la bocca con un pugno di terra: non si può giocare il destino.La notte si beve,la giornata è stata breve e gli anni non passano mai,così so cos’è la morte,viene un giorno che d’un tratto si capisce,si è dentro la morte:da allora si è uomini fatti.Non è buon guerriero chi non teme la morte.A che serve passare dei giorni se non si ricordano?Quando si è ragazzi non si ricorda niente,non si pensa da ragazzi.Ci sono giorni che devono ancora nascere e non vedremo,ma ne abbiamo veduti già molti e sono sufficienti per dire d’aver vissuto.Verrà il giorno che saremo cadaveri,che avremo tappata la bocca con un pugno di terra; da ragazzi si è come immortali,si guarda e si ride,non si sa la fatica e il rimpianto,ma un destini ci aspetta.Viviamo per finire la vita magari domani:lascia dire domani  a Dio,solo per Dio quello che è stato sarà.Quello che è stato sarà ancora e tutto è ricordo.La ricchezza è uno straccio che si butta,l’ombra accompagna la nube ,nessuno lo sa ma siamo solo ricordo per tutta la vita: solo Dio sa il destino e vive,noi non sappiamo il nostro destino e viviamo per morire.