22ottobre2019

La morte sembra non riguardarmi,vado ai funerali e sto lontano per evitare lacrime e fastidi. Non mi importa nemmeno la vita con le sue fiere di vanità e ingordige ,non mi importano le cancrene universali che trasformano gli uomini in lupi.Una tabula rasa è l’esistenza,non c’è in essa un punto comprensibile .Sono riuscite a comprendermi solo persone inverosimili per le quali non ho nessun rimpianto.E’ stato breve questo lungo viaggio in questo dolce e orrendo vuoto nel quale c’è una realtà che non è quella che si vede. Non sono certo di essere al mondo,tento di mordicchiarlo in dosi omeopatiche.Mi piace la vita fatta a pezzi ,quella dove accade un niente che è tutto,quella dove si verificano eventi di una realtà incredibile mai creduta;ho chiesto in prestito il tuo coraggio,non me l’hai ceduto.Il mio crepuscolo è cominciato ma è un errore perchè gli inizi sono sempre inconoscibili:quando si accerta qualcosa quello è già trafitto da uno spillo.Il crepuscolo è nato quando l’uomo quando l’uomo si è creduto più degno di una talpa o di un grillo: l’inferno che si ripete ogni giorno è l’anteprova di una prima assoluta continuamente rimandata.

16ottobre2019

Avevo studiato per l’aldilà un segno di riconoscimento:tutti siamo già morti senza saperlo.Ogni furbo è un ingenuo che lascia tracce.Il mio terrore è avere nausea di me ,infinita pena e angoscia di chi adora il quaggiù e spera e dispera di un altro.La tua parola è la sola di cui mi appago,ascolatare è il solo tuo modo di vedere.L’autunno sbuca col suo passo di talpa,avanza con le sue nebbie grasse ,con le sue luci lunghe e le sue ore insopportabili.Non lotterò più col rigurgito del tempo:è solo possibile amare ombre,ombra io stesso.Inappartenenza alla vita:questo è il mio modo di stare al mondo,non sono forma ma essenza,magnifico il Tutto in fuga dal Reale ,nego che il fulmine sia più veloce della tartaruga,il moto non è diverso dalla stasi,il vuoto è il pieno e il sereno è la più diffusa delle nubi.

15ottobre2019

Io tra questi tetri cipressi penso che sia l’ora di sospendere ogni inganno,penso che sia l’ora di spiegare le vele;la stagione è nera,vivere di memorie non posso più,meglio il morso del ghiaccio che questo torpore di sonnanbulo.Cammino male e il respiro mi manca ,di giorno in giorno crescono muggiti umani ,di anno in anno non si contano più le stagioni in questo buio,qualche mano si tende ad invisibili spiragli ,un grillo in gabbia è l’ultimo traccia del tuo passaggio,infine è il tonfo:l’icredibile.Comincio a respirare altre zaffate,vortico sopra zattere di sterco,ora conosci la mia prigionia e hai imparato che non può nascere l’aquila dal topo.Senza luccichio non posso riconoscerti in questa foschia,poi il nero della notte,te n’eri andata senza parlare ma è ridicolo pensare che avessi ancora labbra,il desiderio di riaverti è un gesto d’abitudine.

10ottobre2019

Un essere ammorba il mondo: l’uomo.

Impulso verso qualcosa di terribilmente ignoto che si manifesta attraverso un bisogno,un disagio,un vuoto che cerca di riempirsi e non sa come.

E’impossibile identificare una vita degna di essere vissuta e quindi l’unica strada da prendere è quella dell’inappagabile nostalgia della propria assenza,del desiderio dell’indeterminata fusione col Tutto (che è la morte).

Vivere è incontrare il pensiero.

I nodi che incontriamo nel corso della vita non vanno sciolti ma tagliati.

Annihilatio mundi.

Natura e Spirito sono inconciliabili:l’una o l’altro devono dominare.

Contemplator terrae.

Il vero è fare se stessi,così si allargano a dismisura nuovi orizzonti di senso.

Il destino è il risvolto immaginario della passività degli uomini.

Il conoscere e l’oggetto del conoscere sono la stessa cosa.

Il desiderio ignoto viene soddisfatto dagli ideali della ragione,ma gli ideali non si lasciano rappresentare nel mondo reale.

L’uomo è il destino di ciò che è singolo.

La vecchiaia è il residuo di un pasto orrendo.

L’uomo è l’essere razionalmente condannato alla pena di vivere.

La libertà può svilupparsi solo all’interno di un sistema di costrizioni.

Tutta la nostra esistenza è ricoperta dalle ceneri della necessità.

Chi non sfida l’ignoto mai ne conoscerà l’estensione,mai diventerà più grande della realtà che gli impone dei limiti.

Non esiste chi non ha la potenza di esistere.

La Natura ci spinge alla vita ma il destino è un destino di morte.

Realizzare se stessi significa nominarsi eredi del comune patrimonio di esperienza della specie.

Die granzen der menscheit.

Attivare i germi del possibile significa permettere all’individuo di universalizzarsi.

La noia e la pigrizia apre il mondo della realizzazione del proprio esserci.

Il dolore educa e fa crescere.

L’uomo ha bisogno di quello che non sa,mentre quello che sa non gli serve a nulla.

Mi consacro all’odio amoroso,al disgusto salubre,accolgo nella mia mente la sommità degli abissi e alla fine mi schianto.

3ottobre2019

Una traccia balugina nella calotta del mio pensiero come una scia madreperlacea di lumaca.Posso lasciarti a testimonianza solo quest’iride,una speranza brucia lenta come un duro ceppo nel focolare.Un ombroso lucifero scuote le sue ali di bitume semimozze dalla fatica e dice: “E’ l’ora”. Il fil di ragno della memoria non può reggere all’urto dei monsoni,nella cenere non è solo estinzione ma anche persistenza.Il segno è giusto e chi l’ha visto non può fallire nel ritrovarti.Il tenue bagliore non è quello di un fiammifero,albe e notti variano per pochi segni.Un filo d’aria polare ,crac di noci schiacciate,chi abiura può salvarsi dallo sterminio.Piagato dal pungente giaciglio mi sono fuso col volo della trama,ho annusato nel vento l’odore dei forni,mi sono guardato attorno,mi sono alzato e ricaduto nel fondo dove il secolo è il minuto:l’attesa è lunga ma il mio sogno di te non è finito.

1ottobre2019

Lampi d’afa in quest’ora livida e annebbiata ,appari in un istante di sempre sotto nubi color magenta che s’addensano oltrecosta,poi si piegano a occupare l’orizzonte come biancane rugginose.Io,vinto,volli vincerti,morire,vivere è un punto solo,un groppo inzuppato di dolore ,in un caldo respiro appena udibile.Ho cominciato a buttar l’amo prima del giorno ma nessun vento veniva col tuo indizio e sparisti in un orizzonte incerto.Nessun pensiero può imprigionare il fulmine ma chi ha veduto la luce non se ne priva.Ansioso invocavo la fine su quel fondo segno della tua vita aperta,amara,atrocemente fragile.Sei tu che brilli al buio? Mi faccio strada per bruciarmi,dal giorno della tua nascita sono in ginocchio,è dal quel giorno che sento vinto il male ,espiate le mie colpe.

26settembre2019

Il non-Essere è onnipresente sta dietro la nostra esperienza di essere spinti dal passato verso il futuro.

La vita felice è nell’ozio e nell’isolamento.

La pienezza della vita coincide con la sospensione dell’agire,l’esistenza sembra,a questo punto,toccare la non-esistenza.

Il sentimento della vita può descriversi più per negazioni che per affermazioni.

Dove c’è sovrabbondanza di vita c’è dolore,dove c’è carenza di vita c’è un’esistenza più acuta e sensibile.

Si sprofonda nella vita come in un abisso dal quale si riemerge solo con la morte.

Il “sè” indiviso,la pura unità di sè con se stesso si ottiene nella assoluta solitudine: “beata solitudo, o sola beatitudo”.

Dimenticare se stessi,cancellare le determinatezze stabilite dall’azione significa rivelarsi a sè.L’oblio dell’azione intensifica il sentimento della propria esistenza ,si è risucchiati nel gorgo della propria interiorità.Si crea così un pulsare,un oscillare lento e continuo del sentimento di sè,si spegne così la fame di realtà,si fa tacere per sembre la brama di ignoto.

Il vero sentimento d’esistenza nasce dal puro,semplice,fisiologico vivere,così possiamo ricongiungerci a noi stessi.Il vero esistere non nasce dal porsi degli scopi o dal superare gli ostacoli:il Nulla è indispensabile alla felicità e alla vita.

La vita più alta e perfetta non è che un puro vegetare.

Si perde il senso della vita se ci si rapporta alla natura in termini di pura utilità: l’ozio ristabilisce l’equilibrio turbato,il clamore dei nostri intessi pratici non è tutto.

Essere e nient’altro,farsi coprire dalla polvere del tempo per sfociare così nella propria origine :siamo emersi dal Nulla.

Un essere ammorba il mondo: l’uomo!

20settembre2019

So che un raggio di sole(di Dio?) mi sveglierà domattina,getterai il tuo volto contro il mio qui al buio che trasforma la rondine in falco.Hai dato il mio nome ad un albero,non è poco ma non mi rassegno a restare ombra di un abbandono.E’ crudo il gioco della sorte ,è sovrumana la fiducia con cui parlasti al rospo uscito dalla fogna senza orrore,pietà o tripudio.Il respiro del tuo labbro riesce a creare un fiore o uno scoglio mentre la pioggia spollina i carnosi petali del trifoglio.Il volo del tuo passo unisce e divide ,sconvolge e rinfranca ,fai vibrare chi ti è vicino felice e vinto.Diffondi un’onda luminosa dalle mandorle degli occhi,i tuoi pronti stupori sono astuzia,sono uno strazio di piume lacerate.Ti hanno assomigliato a un carnivoro biondo ,al genio perfido delle fratte ,cichi non videro sulle tue scapole gracili ali,non videro il presagio della tua fronte incandescente ,non videro il solco che graffi a sangue,ogni tua parola vale perdizione e salvezza,ma dove seppellirò l’oro e la brace che in me porto se lasciandomi ti volgi alle scale?

19settembre2019

Non è più il tempo della cicala,l’ombra degli alberi si sfoltisce.Il tempo divora gli uomini,si muore ad ogni batter d’ali così ogni nemico è un trastullo.Comincia la via più dura,gli altri arretrano e si piegano,la vuota scorza di chi cantava sarà presto polvere di vetro sotto i piedi; l’ombra si fa livida ,è l’autunno,è l’oltrecielo in cui mi getto e salto al novilunio.Una vove ribolle ,io brucio nel fosso. E’ più dolce morire che affondare in questo magma,è più facile disfarsi al vento.Ho nel petto una piaga,di me non rimarrà che qualche goccia di brina.Le gemme delle piante luccicano al buio,una sirena sale dal profondo e penetra sempre più nel cuore del macigno finchè un giorno una luce scoccata dai castagni accenderà un guizzo:è l’anima che cerca la vita là dove morde l’arsura e la desolazione ,questa scintilla dice che tutto comincia quando tutto pare incarbonirsi.

15settembre2019

L’Essere abbraccia se stesso e il non-Essere.L’Essere ha all’interno di se il non-Essere ma anche il non-Essere ha all’interno di sè l’Essere:Essere e non-Essere esternamente si superano.Il fondamento di tutto ciò che è si fonda su ciò che non-è per mezzo di una eterna creatività:il non-Essere crea l’Essere e l’Essere crea il non-Essere.Il non.Essere vince l’Essere e l’Essere vince il non-Essere.

Il coraggio è il potere che ha la mente di superare la paura.

L’angoscia è lo stato in cui un essere è consapevole del suo possibile non-essere.L’angoscia è la consapevolezza esistenziale del non-essere cioè è la consapevolezza che il non-essere è la parte esenziale del nostro essere: c’è un solo destino,un destino di morte.

L’angoscia è la finitezza sperimentata come propria.

Nulla mi parla se non il Nulla.

L’oggetto dell’angoscia è la negazione di ogni oggetto.

E’ un certo tipo di ignoto che viene affrontato con l’angoscia ,è l’ignoto che non può essere conosciuto perchè è il non-Essere.

L’angoscia pura e semplice è l’angoscia della situazione umana come tale cioè l’angoscia del non-Essere,tale angoscia non può essere superata perchè appartiene all’esistenza stessa.

Il non-Essere dipende dall’Essere che esso stesso nega;l’Essere dipende dal non-Essere che esso stesso afferma.

Si può descrivere l’Essere in termini di non-Essere e si può giustificare una simile descrizione che c’è qualcosa e non il Nulla.

Il primitivo Nulla non è Nulla nè qualcosa,esso diventa Nulla solo in contrasto con qualcosa cioè lo stato ontologico del non-Essere dipende dall’Essere.Ma lo stesso discorso si può fare per l’Essere:l’Essere diventa qualcosa in contrasto con il non-Essere cioè lo stato ontologico dell’Essere dipende dal non-Essere.

La qualità dell’Essere dipende da ciò che in esso viene negato cioè dal non-Essere.

Il non-Essere minaccia l’autoaffermazione ontica dell’uomo,relativamente in termini di fato,assolutamente in termini di morte,relativamente in termini di vuotezza,assolutamente in termini di mancanza di significato.

Le cause determinanti della nostra esistenza non hanno necessità assoluta.

La morte sta dietro ogni attimo dell’esistenza cosicchè la condizione esistenziale dell’uomo non può essere che quella dell’angoscia.