Banche e investitori, un rapporto complesso con tanti errori

Il rapporto tra banche e risparmiatori è complesso e tutt’altro che scorrevole. Soprattutto quando si parla di risparmi, le ricette proposte dagli istituti non sono sempre quelle migliori per il cliente. Spesso quest’ultimo si trova a sottoscrivere un prodotto finanziario senza che sia stato fatto prima un suo identikit come investitore.

Cosa dovrebbero fare le Banche

bancaQuando le banche propongono degli impieghi ai loro clienti, non devono soltanto sottoporgli le scartoffie e farsele firmare. Questo è il modo sicuro che mettere a rischio al salute del portafogli del cliente. Bisogna invece seguire alcune regole d’oro per gestire i risparmi evitando sgradite sorprese (come il crollo del valore di azioni o bond acquistati senza consapevolezza dei rischi).

Rischio che si è disposti a correre

Anzitutto un buon consulente della banca dovrebbe indagare su quando il cliente vuole rischiare. Regola che oltre che logica sembra all’apparenza anche molto banale. Eppure secondo una ricerca della Consob, il 50% delle famiglie italiane non sa il grado di rischio delle proprie scelte finanziarie. Cosa gravissima, visto che il rischio di un investimento aumenta al salire del suo potenziale rendimento. Per esempio, una obbligazione subordinata con cedola superiore al 4% non può essere sicura come un titolo di Stato che rende l’1%. Sotto questo aspetto bisogna quindi identificare se il cliente chiede alla banca solo la conservazione del capitale investito, oppure anche farlo fruttare.

Fattori di rischio e orizzonte temporale

Il cliente deve poi conoscere i fattori di rischio connessi all’investimento, cioè quali tipi di fattori potrebbero compromettere il buon esito dell’investimento? Ne esistono quattro tipi: rischio liquidità, rischio di credito, rischio operativo e rischio valutativo. Valutati i rischi, bisogna poi identificare l’orizzonte temporale dell’investimento, perché un conto è voler guadagnare X in un anno, tutt’altra storia è voler guadagnare X in 10 anni. In generale, chi ha un orizzonte di breve periodo dovrebbe optare per prodotti con rischi contenuti.

Costi e correlazioni

Infine ci sono altri due fattori importanti: i costi e le correlazioni. Oltre all’impatto dell’investimento sul capitale, ci sono i costi della banca. Se mi fa pagare il 2% l’anno, significa che il mio capitale si riduce del 2% ogni anno e questo costo si capitalizza. Le commissioni possono così arrivare ad azzerare un rendimento atteso positivo. Altro aspetto cruciale è che bisogna evitare di investire tutto il capitale in un unico strumento. Possibilmente non si deve solo diversificare (ad esempio azioni A e azioni B), ma anche decorrelare, ovvero con andamento dei prezzi indipendente (azioni e oro).

Banche e investitori, un rapporto complesso con tanti erroriultima modifica: 2019-12-27T09:17:15+01:00da nonsparei

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