Parole su parole…

Come chiodo su chiodo. Mi raccolgo e annodo il mio tormento, e sento strofinare, nella morsa, parti di me lontane, quasi inconciliabili. Si sovrappongono, come le parole di una storia. Malinconica e lontana in cui la fine affonda lentamente nella terra. Dolce il tormento, come se fosse nettare prezioso e purissimo. Proprio come quella storia antica e profonda. E un braccialetto di lacrime sul polso.  Ho sempre sognato, nel mio profondo, di potermi perdere in un bosco, e di saperlo attraversare, senza paure. Con la consapevolezza di saperne percepire ogni piccolo movimento, ogni vibrazione, per raccogliere quella bellezza indecente del primo contatto  e tutta la forza  che, sola e vera, l’esperienzasa donare. Oggi, ieri, domani e qualunque giorno, si sovrappongono, come quelle parole, e tutto infilza l’animo, portandolo all’unità. Pericolosamente. Il ramo della solitudine. Ho dimenticato. E non smetto di sognare, senza sogni.  Buchi nella notte. Nastri lisci che tagliano. Una, due, tre, ed altre, gocce di sangue. E poi la voce del bosco.

La mia mente non trattiene nulla.

Non vuole.

Non voglio.

Nessun pasto nel mio dolore.

Io non esisto.

Sono sempre stata altrove.

 

Stelle mescolate al profumo della notte

Notti vuote, o piene, troppo piene. Senza tormento. Al margine di assenze. Fuck the fear. Non chiedo onestà. Non mi interessa. Spesso la ho sopravvaluta. Estorta come  una falsa promessa. Come sentimenti che, ai bivi di strade, vengono consumati in maniera frugale e famelica. Ma fame di cosa poi? Fiera delle occasioni. Convenzioni e spesse interrotte. La essenza si infila nell’anima. A ridosso delle ossa e delle vene. Come una bolla pronta ad esplodere. Quasi un boato. Una parola d’ordine. E spesso è orrore. E la voglia di spingerlo lontano, oltre la memoria. Oltre la pelle. Oltre ogni traccia. E del senso di colpa.  Morbide onde per affondare un mare intero. Un mare gigantesco che ingoia tutto. E copre. M trovo e non ricordo neanche di essermi persa. Scrivo e poi cancello. Notti inesatte, tra le parole, mentre scorre la calma. Segnali di attrazione. Mente su mente. Deliziose apnee. A schiacciare battiti.

Nuovo giro.

Nuova corsa.

Una menzogna che si piega come una domanda.

Quasi un arco senza freccia.

La sento sul collo, come una goccia che scivola dal mento.

E tutto sarà cambiato e tornerà, senza accorgersene.

Non ho bisogno di difendermi se sono innocente.

“Nessuno può impedirmi di diventare saggio durante la notte”.

*

Ogni volta che inciampo nel silenzio lo riempio di senso con l’odore del mare. Lo infilo in tutti i miei sogni. All’improvviso tutto diventa chiaro. E non ho più la pretesa di conoscere la verità, ma il bisogno di sentire il mio cuore. E di trovare le risposte dentro di me. Nella mia terra, la salsedine compre i segni del tempo, le sue  crepe.  Come se fossero vene che si sgranano sul divenire. E io non sento altro che il respiro del mare.

Smettila di guardarmi, sono solo una donna. E ogni donna é un contenitore di sogni.

Tanti, tantissimi.

Napoli ..

Ho avuto la fortuna di visitare tante città, davvero tante, ma una città resta dentro il mio cuore.  Ed è Napoli. Eppure ho provato a respingerla, ad accantonare, a dimenticare, ad infilarla in cantucci segreti. Strade che sanno di storia, di famiglia e di tanta passione. Di baci dolcissimi ed ora selvaggi. Di passi incerti, di cadute e di lacrime. Di amicizia e di confidenze. Di abbracci forti, fortissimi. La sento vibrare ancora nei ricordi dove i profumi sono così vivi e la bellezza sfacciata e prepotente. E poi sua maestà il mare nel cui abbraccio mi perdo sempre, disperatamente. Luci nella notte e quella parte di me che per un attimo é stata felice ed assente e femmina. E terribilmente viva, come non mai. E nessuna parola, giusta o crudele, potrà cancellarlo. Nessuna. Questa è una dedica feroce per te, cuore mio, pazzo ma sincero. Solo per te che sbagli ma non smetti mai di voler essere innocente. E di provarci. E per le tue impronte, esatte o meno. Hai ragione tu, la innocenza é la cosa che rende tutto speciale. E io conosco la tua, ma tu non puoi saperlo. Non vuoi. Non vuoi che te la racconti. Eppure lo faccio di continuo.

In un altro luogo, in una altra vita…

Alcune verità possono sembrare menzogne, se non si guarda con gli occhi giusti.  Quelli che ti dona il tempo. Oltre le parole. Basterebbe inclinare la visuale. La bellezza delle piccole cose sorprende sempre. Come un bel respiro. E un fiato dolce addosso. E spesso è solo la sorpresa che tutto quello che credevamo di temere non ci fa paura.  Aprire gli occhi sulla evidenza del silenzio,  pregno, dignitoso. Senza ostentazione. Nella sostanza. Nel profondo della purezza. Quasi la innocenza di chi ha solo un cuore e non sa proteggerlo. Troppe parole, come foglie e polvere.  Briciole sulle confidenze, che si perdono nel vento, come una intimità sfrangiata in mille rivoli. Carnefici che si riflettono nel manto delle vittime. Mille espedienti, sempre gli stessi. Inutili orpelli. E poi quella veste si colora di passato. Eppure ci sono errori imperdonabili che come una macchia segnano. Indelebili.

In un altro luogo, in una altra vita.

Esattamente là.

Non dimenticate di cercare di essere felici.

Se ci riuscite.

Oltre le apparenze.

Oltre voi stessi.

Assolutamente nessuno scrupolo, di fronte alla bellezza.

Tutto esiste nella misura in cui glielo consentiamo.

Sulla soglia…

Sentivo la pioggia mescolarsi al vento, e fare a pugni con la luce buona della notte. E mi ritrovavo infilata in una strana solitudine, quasi confortevole, comoda, dove potevo raggiungermi e perdermi. Pregna di una nuova voglia di vivere. Non conservo mai quello che non conta. Medito prima di strapparlo dall’anima, ma poi dimentico. Dopo lo strappo resta il nulla. Riemerge talvolta solo una sottile rabbia per gli errori, ma si chiama vita quell’errare errando. E custodisco sempre quello che importa, in un segreto cassetto del cuore.  O forse è altro? E segno i momenti in cui mi sono sentita davvero io, al centro del mio sangue. Il cuore ha una sua logica ed una sua memoria, che si intreccia a quella della carne, senza mai sovrapporsi. Se non in alcuni istanti, in cui ti senti meravigliosamente persa, avvolta nel fiato e finalmente libera,  piena.  Come una stella  o di ebbra.Ho smesso di amare le favole e ascolto il soffio del divenire, la voce della pelle. Così ho iniziato ad essere felice, poco a poco. Afferro la vita con la mia voglia cruda e sincera. E il resto non mi interessa. Corsi e ricorsi storici, in cui i giochi sono sempre gli stessi, nodi che si aprono e sciolgono e poi si stringono ancora. Non mi tocca nulla, io voglio solo respirare aria pulita e tanta. E mordere sorrisi. E mi perdo nell’osservare la crudeltà per cercarvi una logica, come a rovistare nella cioccolata.

E poi voglio i tuoi baci, ancora, pieni di sole.

Solo così…quasi per caso…

A volte ritrovarsi così pericolosamente vicini alle parole altrui e sentirsele circolare dentro, come un venticello lieve ma intenso.  Sentirsi pieni mentre ci attraversano e l’istante dopo infilzati dal dardo dell’assenza. Così incautamente percepire senza voler comprendere. E comunque sentire. Ed accorgersi che quello spazio non fa poi tanto male, come credevi. Proprio in quel punto tutto sembra immobile, ma non lo è mai. Come un semino dimenticato che piano, pianissimo, pulsa nella terra e si fa strada in quella culla cruda ma terribilmente autentica. Imparare ad accettare che non si può piacere a tutti. E raccogliersi, in un abbraccio tra cuore e anima, con gli occhi chiusi, mentre tra le ciglia scivola fugace un soffio di speranza. O è una lacrima? Imparare ad accettare quello che non si può cambiare, perché è così che impariamo a cambiare noi stessi.  Una e mille volte. A volte solo un poco, altre bruscamente. Sentirsi diversi, senza esserlo poi tanto. Ed è quella la distanza inesatta tra un respiro ed il successivo. La carezza della vita, fiato dopo fiato. E saper sorridere sempre ai giorni che arrivano, fino a mescolare sogni e lacrime, per renderli inaspettatamente gravidi di futuro.

Un palloncino rosso macchia il cielo, come se fosse un bacio incontro a ciò che arriva.

Buon anno.

E che sia ricco di desideri e della voglia di non smettere mai.

 

B.N.

Le stelle più belle le ho viste negli occhi dei bimbi e nella meraviglia che sanno farvi esplodere e lasciarvi risplendere. Vi auguro, e mi auguro, frammenti di stelle, sincere, autentiche. Piccoli bacini sul cuore. Ne abbiamo un gran bisogno. E un silenzio autentico e sereno, in cui potersi ritrovare e sentire, come quando ci si riesce ad immergere nel profondo e a ritrovare quello che davvero conta, perché si è adagiato, nella sua apparente inutilità. Proprio laggiù. E come per incanto é rimasto integro e prezioso.

Tanti cari auguri.

P.

Ed era come se…

In un punto impreciso mi sono fermata per raccogliere il mio cuore. Papavero inverecondo ed impudico accarezzava il cammino, impregnato di sogni. E le ombre lo sfioravano. E nelle ombre precipitava. Un pizzico buio e un bel respiro e il cuore lanciato lontano. Oltre il bordo di ogni possibilità. Afferra quel lembo di pudore e straccialo ,senza pietà. La mia traccia é il desiderio crudo e lento che lascio vagare nella mente. Mia, tua, corridoi verso l’indefinito. Ormai il mio cuore è maledettamente lontano. La terra la sua culla. E io rifugiata nella mia  carne che ti accoglie, solo per dimenticare e dimenticarmi. Una volta di troppo. Mentre ardo nel mio tormento.Il rammarico di non poter tornare indietro. Come una goccia di veleno.

Solo un puntino

E quel puntino si dilata e si contrae, e poi si perde, per ritornare. Povero puntolino, cuore smarrito di una margherita. Destinato a vagare, nella sterminata distesa di erba di prati sconosciuti. Ogni filo d’erba, virgole o tagli, su pensieri che si snodano senza speranza. E senza petali, con il suo cuore nudo. Come una macchia. A volte si dimena, poi si calma. E si racconta una favola. Astratto come un frammento di nuvola, non sa piovere. Ma trema. A ridosso di un brandello di terra cruda e vorace.

Dentro di me le mie verità.

Segmenti di me.

Le vene come crepe.

Ed il loro intimo sentire.

Credo si chiami pudore.

Una rete.

Il resto lontano ed indifferente.

Vorrei tanto non fosse così.

Ma è successo.

Come per incanto.

Impronta dopo impronta.

Ho visto appena al di là del mio respiro.

Ricordi quel fiato che ti ho rovesciato addosso insieme al mio piacere?

La luce delle lanterne di Hoi An vibrava stemperandosi una immagine che restava deforme sulla superficie.

Come il mio respiro, prima di precipitare.

Enough is enough…

Forse quella che chiamiamo fortuna é solo la mano di un angelo.