102. date ricorrenze e voragini

In inglese li chiamano “sinkhole”. Sono voragini -di diverse grandezze-  che si aprono all’improvviso e inghiottono quello che c’era prima, portando nel sottosuolo ciò che era sopra: palazzi macchine, strade, persone …
Sembra siano causati da fenomeni naturali di carsismo, o da fenomeni artificiali, cioè provocate da comportamenti umani errati di sfruttamento del sottosuolo.

Ci sono anche date che sono voragini.
Alcuni ci cadono dentro per sempre, ma forse proprio perché erano date in cui avevano pronunciato qualcosa come “per sempre”.
Sbagliando, certo: che ne sappiamo del “per sempre”. Però in quel momento ci credevano e avevano gettato una così grande ipoteca  sul futuro da diventare bancari della propria vita, bloccando la propria esistenza e trasformandola in un investimento fruttifero da cui aspettarsi notevoli interessi .
Buffo … dire “per sempre” è un po’come dire “porto in banca la mia vita, la metto al sicuro, qualcuno la gestisce e ne trarrò dei frutti”. Buffo, però funziona; per esempio poteri e istituzioni di ogni tipo si reggono proprio su questa convinzione-illusione.
Ci sono scelte che hanno questo rumore di sottofondo, sono fondate nel piano inferiore della coscienza e sono considerate giustissime, finché non salgono al piano superiore della chiarezza dove viene smascherato l’inganno “economico”.
Per questo smascheramento è necessaria almeno una crisi, a volte più di una, ed un passo in più nel cammino della consapevolezza.
Dopo le crisi, dal “per sempre” si passa al “sempre”, scoprendo che è qualcosa di meravigliosamente consapevole e responsabile  poiché fondato sul presente, cosa di cui non ci illudiamo di sapere perfettamente cosa sia, ma della cui gestione siamo un pochino più capaci rispetto al futuro infinito.
Certo, vuoi mettere dire “per sempre” in abito bianco -o in qualsiasi altro abito cerimonioso-, dire tutte le altre belle parole dettate da qualcosa che, in varie forme, in quel momento chiamiamo amore, fedeltà, sigillo ecc.
Però è così, sono espressioni potenti, e piacciono in quei momenti.
Il punto è che a quei momenti non tutti arrivano con una chiarezza al massimo livello. Quindi poi ci sono frane, inondazioni, esondazioni, terremoti, black-out, di tutto un po’, come nei peggiori film di fantascienza.
E dopo le frane c’è chi rimane e insiste nella via sbagliata e c’è chi, pur in mezzo a mille difficoltà, prende altre strade. Perché hai voglia a dire scusa, ho sbagliato, adesso cambio; c’è solo da riconoscere che non sei sulla tua strada e c’è da comportarsi da “persona” e  andare a trovare la tua strada: questo cammino è più facilmente permesso e sostenuto dal “sempre”, che non ti inganna se lo collochi fra le strutture portanti del tuo stare al mondo e ti lascia in quella libertà di scelta -drammatica tenera straziante dolce potente- che il “per sempre” non sa fare, perché ingannevole.
Queste scelte vengono spesso definite irresponsabili o impossibili, e argomentate anche con argomenti forti (nel caso della rottura di un matrimonio la presenza di figli è una argomento giustamente forte, oppure si evidenzia la delusione che si dà a chi ci conosce (???), oppure l’essere di “cattivo esempio”, come se vivere una vita falsa e in termini ‘bancari’ fosse un buon esempio), ma questo succede quando una struttura portante è il “per sempre”.
E succede spesso, il nostro mondo è tanto tanto fondato su  “investimenti” di ogni tipo e quando accade un ‘crollo in borsa’ ci troviamo spiazzati senza niente tra le mani e -incredibilmente- spesso torniamo in quella stessa ‘banca’, magari a chiedere un prestito, cosa che ci lega e sottomette ancora di più. E così via, totalmente immersi radicati ipnotizzati nella convinzione del “per sempre”.
Per questo, poi, anche se siamo riusciti ad andar via dalla “banca del per sempre”, accade che ne portiamo gli effetti a lungo, perché i momenti dei grandi investimenti sono momenti belli, ci piacciono ci sentiamo energetici, colmi di progetti, di forza … insomma non sempre valutiamo tutto in quei momenti e perciò dopo falliamo, ma tendiamo a ricordare solo il bello dell’illusione.

Ed ecco allora certe date – quelle in cui hai messo quelle firme, quelle in cui hai detto sì “davanti al mondo”, quelle in cui ti sentivi sulla cima del mondo –  arrivano puntuali ogni anno, e ti guardi intorno e vedi che sei solo invece di essere insieme, e arriva quel pizzico di nostalgia, quel ri-chiamo (oh, quanti pericoli in quel prefisso) e fai confronti con chi è riuscito perché è stato bravo davvero o perché è bravo a coltivare l’inganno e l’illusione.

Vorresti altro in quelle date.
Un abbraccio. O l’oblio totale, ventiquattro ore di smemoramento, o il salto veloce al giorno dopo. Qualsiasi cosa, ma non il ricordo e la caduta nella voragine del “ri-“.
Pur capendo che non hai fatto la scelta giusta e devi cambiare, che devi uscire dalla ‘banca’, non è facile uscire da una banca senza un centesimo in tasca, non è facile lasciare una vita costruita a lungo. E se lo fai, l’abitudine a pensare nel vecchio modo riporta nel cuore suggerimenti maligni, attacca con le armi della debolezza e della tristezza.
Beh, allora, sei hai una data-voragine, una lacrima te la puoi permettere, un bisogno di tenerezza, l’attesa di un conforto, sì te li puoi permettere se li collochi dentro un cuore che non sì è voluto illudere, che non ha voluto “fare male” (e non fare “del”male, qui si sta parlando di altra cosa), dentro un cuore di cui gli altri possono adesso sì fidarsi perché non si racconta e non racconta più menzogne.

Oggi è il 13 maggio, una data voragine, una di quelle che nella mia vita sono passate per  il “per sempre”. Vero è che io gli dicevo “sempre” prima di dire “per sempre”, fin da quando ci eravamo conosciuti. E che se dovevamo perdere qualcosa, era meglio perdere il “per sempre” invece del “sempre”, ma a quanto pare a lui non interessava né il sempre né il per sempre.
Ma -molto dopo, troppo dopo – non mi feci fermare dalla certezza che non avrei più avuto abbracci, perché di “quegli” abbracci non ne volevo più.
E sapevo anche che -dopo, in futuro- avrei continuato a sentire il bisogno di abbracci, ma di quelli giusti, quelli veri, sinceri, quelli del “sempre” e che quel bisogno non doveva rendermi debole, anche se per arrivare a questa meta ci ho messo un po’ di tempo, passando per altre voragini.

13 maggio. Anche gli amici non ricordano più questa data, o la ricordano e tacciono. D’altronde si è intrecciata con quella di un giorno di fine giugno, inizio e fine, così.
C’è una stretta al cuore quando arriva questa data-voragine, lo sinkhole che fu causato da fenomeni naturali di carsismo e da immaturi comportamenti.
Mi permetto la stretta al cuore, un po’ di mancanza, il briciolo di tristezza, a volte la lacrima, il bisogno di tenerezza, insomma di tutto un po’, quello che ancora viene richiesto di dare in pasto alla ‘banca’, ma entro la misura del cuore ora disegnato dal “sempre”.

 

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102. date ricorrenze e voraginiultima modifica: 2019-05-13T12:36:34+02:00da mara.alunni

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