133. cos’è “la vita”? quando si dice “è vita”? e “le” vite?

luci
no non erano piccole
erano lontane
erano da raggiungere
(2 settembre 2014)

https://www.lifegate.it/persone/news/e-stata-stilata-la-piu-completa-mappa-della-vita-mai-realizzata

LA VITA: SPAZI O PERIMETRO
Ero piccola e nella casa accanto alla mia veniva a passare l’intera estate una famiglia proveniente da Roma, ma originaria del mio paesino. Di questa famiglia faceva parte una splendida donna immobilizzata sulla sedia a rotelle dall’età di 16 anni, ed era accudita dai suoi genitori. Io, piccola e poi ragazza, andavo come tanti altri a trovarla oppure sostavo nella piazzola dove veniva portata da qualche amico di buona volontà, circondata da tante persone in un clima di allegria. Dopo aver preso la patente, la portavo qualche volta in pizzeria, al lago di Bolsena, alcune volte anche con i suoi vecchi genitori.
Lei si chiama Luigia. Mio padre, ogni volta che ne parlava in sua assenza, aveva le lacrime agli occhi, perché l’aveva conosciuta bella e splendida, di quella bellezza fatta anche di come ci si muove, di cosa si fa e di chi si è e ci si impegna ad essere. Mio padre, come tanti, concludeva quei ricordi dicendo “eh, la vita; cos’è la vita” e non aveva punti conclusivi la sua frase, né interrogativi, ne esclamativi, né di sospensione; aveva un tono che sembrava aprire una strada di nuovi sensi, nuovi forse per la bambina che ero, o nuovi in assoluto, non lo so ancora.
Fu già nella mia prima manciatina di anni che mi si pose una domanda a cui ancora non so dare risposta, e cioè “cos’è la vita? come può essere definita?”. E, frequentando Luigina, la domanda mi si rafforzò, sostenuta dagli slanci ideali dell’adolescenza. Vedevo Luigina immobilizzata e vivissima della sua specialissima vita e mi dicevo “questa è la vita”; e poi vedevo gli astronauti danzare nell’assenza di gravità, forti e superaddestrati fisicamente ed emotivamente e mi dicevo “questa è la vita”.
Mano a mano scoprii il plurale, cercai di allontanarmi dalle astrazioni e dalle generalizzazioni, ma mi rimaneva il desiderio di cogliere punti in comune, dei nessi tra una vita in un letto d’ospedale e una vita che vinceva le Olimpiadi.
Mi chiedevo cosa avrei mai insegnato ai miei figli, cosa avrei potuto dir loro: alberi, prati, animali, esseri umani di fronte ai quali stendere il braccio e dire “questa è la vita”. Quali convinzioni avrei loro trasferito? Tali che li avrebbero resi capaci di essere vita, oppure tali da renderli solo capaci di giudicarla? Li avrei aiutati a essere creativi inclusivi o avrei marcato perimetri entro cui avrebbero però sperimentato le debolezze di convinzioni limitanti? Non ho figli, non ho esercitato momenti di tale bellezza e che forse mi avrebbero aiutato nel trovare risposta.
Risposta che più passa il tempo e meno trovo. Forse la risposta può darla ognuno di noi, ma con la consapevolezza che è già narrazione e che include convinzioni profonde e radicate, spesso a livello inconscio.
Io ho una formazione cattolica che ha dato un perimetro vastissimo al concetto di vita, che mi ha reso profondamente collegata con quello che veniva chiamato “Il Creato”, e quindi il perimetro corrispondeva con lo spazio, con l’infinito: tutte le forme di vita dentro cui trovo il respiro l’appartenenza il rispetto. Lontana da ogni senso utilitaristico, trovo significati in ogni vita; ma mi chiedo se li trova anche chi certe forme di vita sofferenti e limitanti è costretto a sperimentare, e così sofferenti da chiedere la morte. E mi chiedo anche perché altri, in condizioni simili,  non chiedono di morire. Luigina era un esempio di splendore per tutti, con lei si sorrideva, si cantava, si rifletteva e, volendolo, si pregava.
Cos’è la vita, allora? Un sistema di convinzioni che ci mettono in spazi infiniti e ci rendono capaci di tanto, o convinzioni che ci mettono dentro un perimetro in cui ovunque ci si volti troviamo confini che ci rendono invece incapaci su molti fronti?
Ed è possibile conoscere la vita fuori dalle convinzioni?
La bambina che ero guardava incantata le forme di vita che conosceva, ed era immersa in un sistema in cui le forme di vita, anche le più sofferenti e limitate, avevano un senso di per sé e un senso nella collettività. L’adulta che sono, in mezzo a tanti dibattiti, rimane smarrita. Vedo istituzionalizzarsi realtà prima impensabili, irrigidirsi flussi, vedo sempre più perimetri e sempre meno spazi. Luigina, tra i limiti ricevuti dalla sua malattia, aveva avuto anche la perdita dell’udito e, ciò nonostante, riconosceva musiche da come si muovevano le persone, lei, che era stata bravissima a ballare -“volava”, diceva mio padre-.
Per certi esempi spaziosi che ho ricevuto non posso che dire grazie e mi chiedo se altrettanto esempio ho saputo dare, non a figli che non ho, ma a chi incontro. Chissà. Vivo la mia epoca, e vedo perimetri e li vivo pur non volendo, perché, altrimenti, una risposta ce l’avrei alla domanda “cos’è la vita”. Una frase che non dovrebbe essere né domanda né risposta, e cioè confini e perimetri, ma dovrebbe semplicemente essere, e cioè spazi.
(4 luglio 2017)

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https://notizie.tiscali.it/scienza/articoli/prima-mappa-HD-del-genoma-umano/

Oh me! Oh vita! di queste domande che ricorrono,
degli infiniti cortei di senza fede, di città piene di sciocchi,
di me stesso che sempre mi rimprovero
(perché chi più sciocco di me, e chi di più senza fede),
di occhi che invano bramano la luce, di meschini scopi,
della battaglia sempre rinnovata,
dei poveri risultati di tutto, della folla che vedo sordida
camminare a fatica attorno a me,
dei vuoti ed inutili anni degli altri,
io con gli altri legato in tanti nodi,
la domanda, ahimè, la domanda così triste che ricorre –
Che cosa c’è di buono in tutto questo, oh me, oh vita?

Risposta

Che tu sei qui – che esiste la vita e l’individuo,
che il potente spettacolo continua,
e tu puoi contribuirvi con un tuo verso.
Walt Withman

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Mappa della costa spagnola da Huelva a Cadice. Dal libro La vita di Cristoforo Colombo da R. Clements Markham pubblicato nel 1892.Mappa della costa spagnola da Huelva a Cadice.
Dal libro La vita di Cristoforo Colombo da R. Clements Markham
pubblicato nel 1892

133. cos’è “la vita”? quando si dice “è vita”? e “le” vite?ultima modifica: 2019-10-11T13:21:16+02:00da mara.alunni

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