154. la biografia è il luogo irriducibile a ogni omologazione

Che c’entrano i post autobiografici – e saranno veramente autobiografici? – in un blog che si diverte a dire di narrazioni, di selezioni, di ordini del discorso ecc?

La prima selezione-narrazione che viene fatta è quella su di noi dai genitori, dall’ambiente famigliare parentale e sociale, dalla storia che ci ha preceduto e poi la facciamo noi di noi stessi a partire dalle precedenti basi narrative. Le narrazioni vengono anche chiamate educazione, a un certo punto. E anche educazione ufficiale, omologata, istituzionalizzata quando entriamo fiduciosi timorosi speranzosi nella programmazione dell’istituzione scolastica.
Per dire, all’inizio degli anni Novanta mi rifiutai di partecipare a un concorso per insegnante elementare perché nel testo della Premessa ai programmi specifici, che avrebbero guidato le mie attività di maestra, la parola “fanciullo” compariva dopo circa quindici righe, preceduta da “cittadino”, e questo per la prima volta rispetto a tutti i Programmi precedenti.. La Premessa costituiva la base che ispirava poi i programmi dettagliati per materie; era l’impianto ideale; il fondamento gettato da pedagogisti, psicologi, giuristi, filosofi, specialisti delle varie materie e sul quale costruire ogni gesto delle didassi.
A me  sarebbe piaciuto lavorare in modo che la prima attenzione fosse data al “fanciullo”, all’essere umano e non a uno degli aspetti che quell’essere umano avrebbe agito nella sua vita. Così salutai il mio Direttore Didattico, che gentilmente si  era offerto per seguirmi nella preparazione al concorso (se non fai l’insegnante tu, chi la può fare? mi disse mentre mi pregava di continuare a studiare con lui) e, tutta colma di una serie di ideali su cui ancora mi interrogo, mi avviai convinta di trovare altri lidi dove costruire la famosa “vita migliore”.
Ho il dubbio che il passaggio da fanciullo a cittadino, come un perfetto Cavallo di Troia, già delineasse la strada attraverso la quale , con ulteriori passaggi concettuali, si sia arrivati a “consumatore, fruitore, spettatore, imitatore”, definizioni  che, se non espresse nei testi dei programmi scolastici, costituiscono però le tristi realtà con cui adesso ci troviamo a far conto come “esseri umani”, disumanizzati.

Ecco quanto sopra, per dire come un apparente innocuo spostamento di finalità definisce e seleziona e narra un essere umano tra le pareti delle aule scolastiche.
E per dire anche come la biografia sia un elemento fondamentale delle relazioni e come l’autobiografia possa essere una via maestra nel cammino del raggiungimento della chimerica araba fenice –ormai sembra –  della consapevolezza.

La biografia è il luogo irriducibile a ogni omologazione.
Per quanto tutti possano vestire secondo le proposte della moda, mangiare lo stesso cibo consigliato da programmi televisivi e pubblicità, orientarsi nelle scelte disorientati da ciò che viene sottilmente – e nemmeno più tanto sottilmente- imposto da un sistema che vive, anzi sta morendo, di economia; per quanto ci sentiamo di esistere solo se inseriti dentro qualcosa, indirizzati e uniformati; per quanto la singolarità possa essere guardata con sospetto e diventata quasi sinonimo di follia o di qualcosa appartenente alla sfera semantica della dicotomia “perdente/vincente”; per quanto possiamo esserci ridotti così, ridotti proprio anche nel senso di rimpiccoliti, rimane però la biografia come dispiegamento di dettagli irriducibili, ineguagliabili e ineguagliati.
Quei dettagli sono momenti preziosissimi per scorgere in se stessi quei semi di un’identità dinamica intesa anche come spazio di continua proposta di un’ulteriorità, luogo dove si rende possibile il cambiamento, la maturazione, la crescita.
Pur se la nostra biografia è inserita da subito in narrazioni altrui, è proprio dal multidimensionalizzarsi delle narrazioni che può aprirsi la finestra da cui scorgere il seme che ci rende unici e irripetibili e, come tali, responsabili ad altissimo livello della nostra e delle altrui vite, intese proprio come singolarità impareggiabili, da salvaguardare da ogni massificazione, da far riemergere nella loro potente capacità di costruttiva, collaborativa, partecipativa originalità non consumistica ma creativa.
Se proviamo, come tenero divertimento, a raccontare di noi, vediamo pattern che tendono a ripetersi; allora facciamo il gioco di raccontarci in modi diversi, ‘alterando’ lo sguardo, cambiando prospettiva, giocando su memoria e oblio, per esempio; o con i luoghi, o da qualsiasi punto di vista.
Ci accorgiamo così di dettagli che potrebbero essere sfuggiti o dimenticati; accade un arricchimento; scopriamo ‘noi stessi’ come fossimo altre persone, emerge quella nostra unicità di ‘esseri’ e di esperienze che ci riporta nella posizione di umani originali unici, e perciò connessi e relazionati.

Autobiografia e diario sono strumenti utilissimi per questa via del tornare a conoscerci irripetibili e contemporaneamente rapportati.
E’ anche per questo che, come già scritto in un altro post, ho consigliato a una classe di quarta elementare di comporre un diario, a partire da un diario di fine Quattrocento e inizio Cinquecento scritto da un notaio orvietano e conservato nella Sezione di Archivio di Stato di Orvieto. Insieme a questo testo ho fatto vedere cronache e documenti comunali composti come racconti.
In che modo narriamo gli eventi e ci narriamo? Cosa scegliamo di narrare-selezionare, di noi e degli altri e dei fatti? I bambini e le bambine lo stanno facendo, sostenuti da insegnanti entusiaste del suggerimento.
Con loro, andiamo a “scoprirci”, come fossimo un continente nuovo a noi stessi, pronti alla meraviglia e all’accoglienza di ciò che in noi scorgiamo fiorire fuori da ogni omologazione e, invece, dentro le relazioni.

Ecco il perché dei post autobiografici: l’autobiografia narra dettagli unici, sfugge agli ordini dei discorsi, è una selezione-narrazione preziosa sulla via dell’identità che non si fa identificazione, l’identità unica e necessaria perché la storia del mondo e dell’universo-multiversi sia completa.

http://lua.it/

http://archiviodiari.org/

cq5dam.web.1600.9600 (1)

 

come-scrivere-un-diario-di-viaggio-cartina-geografica-cucire-filo-rosso-ago-itinerario-incollare-idea-originale

 

https://www.doppiozero.com/materiali/europa-violata-e-diabolico-mar-mediterraneo

https://www.hoepli.it/libro/volando-sul-mondo-opicino-de-canistris/9788877687029.html

PAESAGGI DI ME. MAPPE E AROMI PER UNA BIOGRAFIA MIGRANTE.

https://www.doppiozero.com/materiali/lambiguo-charme-della-mappa

https://www.varesenews.it/2019/09/lautobiografia-del-lago-varese-pesci-acque-pescatori-si-raccontano/855868/

https://www.giuntitvp.it/blog/geoblog/le-mappe-e-il-mistero-delle-citta-di-carta/

 

 

 

Progetto-senza-titolo-7-1

https://www.einaudi.it/catalogo-libri/storia/storia-moderna/la-mappa-della-cina-del-signor-selden-timothy-brook-9788806230678/

https://www.lindiceonline.com/focus/storia/timothy-brook-mappa-cina-selden/

 

154. la biografia è il luogo irriducibile a ogni omologazioneultima modifica: 2019-11-20T16:33:58+01:00da mara.alunni

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