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Mutilazioni genitali femminili, tolleranza zero contro questa forma di violenza di genere


La mutilazione genitale femminile è una pratica che comporta l'alterazione o il ferimento dei genitali femminili esterni per ragioni non mediche. E' una forma di violenza di genere e ha effetti negativi sui processi di sviluppo compromettendo le capacità delle donne di autodeterminarsi. Riconosciuta a livello internazionale come violazione dei diritti umani, si stima che circa 200 milioni di ragazze e donne in tutto il mondo abbiano subito qualche forma di mutilazione genitale femminile. Sebbene la pratica sia in declino nella maggior parte dei paesi in cui è prevalente, la maggior parte di questi sta registrando anche un alto tasso di crescita della popolazione, il che significa che il numero di ragazze che subiscono mutilazioni genitali femminili continuerà a crescere se la pratica continua ai livelli attuali . L'UNFPA, Fondo delle Nazioni unite per la popolazione, stima che 68 milioni di ragazze siano a rischio di mutilazione tra il 2015 e il 2030. Uno studio più recente stima che altri due milioni di ragazze siano a rischio di questa pratica dannosa a causa del COVID-19. Proteggere le ragazze richiederà una spinta significativa per accelerare l'eliminazione di questa pratica dannosa, spesso mortale. Sono necessari sforzi coordinati e sistematici per porre fine alle mutilazioni genitali femminili, coinvolgendo intere comunità e concentrandosi sui diritti umani e sulla parità di genere. Le esigenze di salute sessuale e riproduttiva delle donne e delle ragazze che sono sottoposte alla pratica e le sue conseguenze devono essere affrontate con urgenza.
Le mutilazioni genitali femminili (mgf) hanno conseguenze gravissime sulla salute fisica e psichica delle bambine e delle ragazze che le subiscono. La Giornata mondiale della tolleranza zero contro le mutilazioni genitali femminili, che ricorre il 6 febbraio, è stata istituita dalle Nazioni Unite proprio per diffondere una sempre maggiore consapevolezza su questa pratica lesiva dei diritti umani, che coinvolge milioni di bambine, ragazze e donne, in tutto il mondo.
«Sebbene sia concentrato soprattutto in 30 paesi in Africa e Medio Oriente – sottolineano alle Nazioni Unite -, il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili è un problema universale, diffuso anche in alcuni paesi in Asia e America Latina. Le mutilazioni genitali femminili continuano a essere presenti fra le popolazioni immigrate che vivono in Europa occidentale, America del Nord, Australia e Nuova Zelanda. Negli ultimi 25 anni, la diffusione delle mgf è diminuita a livello globale. Al giorno d’oggi, le probabilità che una ragazza subisca mgf sono diminuite di un terzo rispetto a 30 anni fa. Nonostante questi dati rappresentino un risultato positivo, le attuali crisi umanitarie come epidemie, cambiamenti climatici e conflitti armati potrebbero causare un rallentamento verso il raggiungimento della parità di genere e l’eliminazione delle mgf entro il 2030».
In diverse aree del mondo le conseguenze del Covid 19 e della crisi climatica stanno facendo aumentare il numero di vittime di matrimoni precoci e mutilazioni genitali. A rischio anche la frequentazione della scuola, uno dei principali strumenti per l’emancipazione delle giovani donne. La fotografia nel dossier InDifesa 2022 di Terre des hommes.  Le conseguenze della pandemia continuano a erodere i diritti e minacciare la salute delle bambine e delle ragazze in tutto il mondo. Il Covid-19 e le misure adottate per contenerne la diffusione rischiano infatti di annullare decenni di progressi conseguiti per contrastare le mutilazioni genitali femminili: nei Paesi dell’Africa subsahariana l’incidenza del fenomeno ha registrato un calo significativo negli ultimi trent’anni, passando dal 49% delle ragazze tra i 15 e i 19 anni nel 1990 al 34% del 2021. Ma le difficoltà a spostarsi e le restrizioni alla circolazione imposte da molti governi tra il 2020 e il 2021 hanno impedito per mesi ad attivisti e operatori delle Ong di raggiungere i villaggi. Inoltre molte famiglie hanno approfittato della chiusura forzata delle scuole per sottoporre le figlie -bambine o appena adolescenti- al taglio dei genitali, un rito che in molti Paesi precede il matrimonio. Se prima del Covid-19 le Nazioni Unite avevano previsto che la pratica del “taglio” avrebbe interessato circa 68 milioni di bambine nei successivi dieci anni, l’inizio della pandemia ha fatto aumentare questa stima di ulteriori due milioni.
Con il fenomeno migratorio le MGF hanno assunto una dimensione globale e oggi sono una realtà rilevante per le politiche pertinenti dell'UE. Si stima che in Italia risiedono circa 60/80.000 donne e bambine che vivono con le conseguenze delle MGF. In Italia esistono specifiche disposizioni del Ministero della Salute : dal 2006, vi è una specifica disposizione penale relativa alle MGF: Legge n. 7/2006 Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile (chiamata Legge Consolo):  chiunque pratichi l'infibulazione è punito con la reclusione da 4 a 12 anni, pena aumentata di 1/3 se la mutilazione viene compiuta su una minorenne, nonché in tutti i casi in cui viene eseguita per fini di lucro.
Amref Health Africa, una realtà storica da tempo segue il tema e da qualche anno ha proposto dei 'riti di passaggio' alternativi alle comunità africane per avviare un cambiamento culturale prima di tutto. E in Italia? Ha un progetto per prevenire e contrastare la violenza di genere rappresentata dalle mutilazioni attraverso l'attuazione di una strategia integrata che sia in grado di coinvolgere la diaspora interessata e il sistema istituzionale. "In questo modo - dicono - vogliamo dare voce alle comunità africane affinché abbiano possibilità di intervenire direttamente nelle decisioni che le riguardano, formulando e presentando raccomandazioni a livello locale. Verranno realizzati corsi di formazione sulle mutilazioni genitali femminili e sulla normativa della protezione internazionale: il diritto europeo sull'asilo e la normativa italiana stabiliscono infatti che sono ammissibili alla protezione internazionale le donne che hanno il timore fondato di essere perseguitate o che sono esposte al rischio di subire MGF"..