Crediti d’imposta, stop alla compensazione con i debiti contributivi: l’allarme di CNA Lombardia

La nuova norma prevista dal Disegno di Legge di Bilancio 2026 estende a tutti i contribuenti il divieto di compensazione dei crediti d’imposta con debiti previdenziali e contributivi

 CNA Lombardia esprime forte preoccupazione per le misure previste dal Disegno di Legge di Bilancio 2026 che modificano in modo sostanziale la disciplina delle compensazioni dei crediti d’imposta. Dopo anni in cui i crediti d’imposta – dai bonus edilizi alle agevolazioni per gli investimenti innovativi – hanno rappresentato uno strumento fondamentale per sostenere la liquidità e la competitività delle imprese, il nuovo intervento legislativo rischia di bloccare meccanismi virtuosi di gestione finanziaria, penalizzando in particolare le piccole e medie imprese già esposte agli effetti combinati del caro materiali, dell’aumento dei tassi e della contrazione della domanda interna.

La norma, infatti, estende a tutti i soggetti – e non più soltanto a banche e intermediari finanziari – il divieto di compensare i crediti d’imposta derivanti dai bonus edilizi con i propri debiti previdenziali e contributivi.

In base al testo della bozza, dal 1° luglio 2026 la compensazione dei debiti contributivi e previdenziali sarà consentita esclusivamente in relazione ai crediti d’imposta emergenti dalla liquidazione delle imposte da Dichiarazioni annuali.

Una modifica che, di fatto, riduce la possibilità di utilizzo dei crediti maturati e rischia di determinare seri problemi di liquidità per un numero elevatissimo di imprese, in particolare nei settori della casa, dell’edilizia e dell’impiantistica, che hanno sinora fatto legittimo ricorso alla compensazione per gestire in equilibrio i propri flussi finanziari.

“Si tratta di un’ennesima ghigliottina che agisce in modo illegittimamente retroattivo cambiando le regole del gioco in corsa: ci sono migliaia di imprese con crediti fiscali acquisiti in seno alla politica dei bonus edilizi, che non abbiamo voluto noi, da smaltire – sottolinea Giovanni Bozzini, Presidente di CNA Lombardia -. Ci sono soggetti che hanno aiutato queste imprese acquistandone i crediti. In questo modo si crea un danno diffuso alla filiera, non solo dell’edilizia e degli impianti. Pensiamo anche agli effetti di tale restrizione sui crediti di imposta concessi a fronte di investimenti in Industria 4.0 e Transizione 5.0”.

Riducendo l’ammontare dei debiti compensabili, la norma potrebbe determinare un significativo mancato utilizzo delle rate dei crediti d’imposta derivanti dai bonus edilizi, determinandone la perdita e un danno economico e finanziario a moltissimi soggetti imprenditoriali e privati.

Tra i tanti, ad essere colpiti da un provvedimento di tale natura sono, ad esempio, due settori come quello dell’autotrasporto e quello del cinema.

Secondo Riccardo Gervasoni, Presidente CNA FITA Lombardia “Il provvedimento avrebbe un impatto devastante sulle imprese di autotrasporto, andando a minare la reale possibilità di utilizzo del beneficio fiscale legato al recupero delle accise, che rappresenta uno delle principali misure di sostegno alle imprese del settore. L’effetto, fra l’altro, è ancora peggiore, perché va a sommarsi ad un’altra misura contenuta nel Disegno di legge, ovvero l’aumento di 4,05 centesimi di euro al litro dell’accisa sul gasolio, previsto dal 2026. Come si dice in questi casi, oltre al danno, la beffa”.

Anche il Presidente di CNA Cinema Audiovisivo Lombardia, Franco Bocca Gelsi, commenta: “Rendere inutilizzabili i crediti di imposta per compensare i contributi INPS e INAIL delle imprese comporta una forte riduzione dell’efficacia del Tax credit Cinema, con importanti negative conseguenze sulle produzioni, sulle imprese e sui lavoratori, in un segmento in difficoltà da anni”.

“L’articolo 26 della bozza di Disegno di legge di bilancio 2026 rischia, nelle sue pieghe, di incrinare ancora di più la fiducia tra chi deve fare investimenti e lo Stato – aggiunge Stefano Binda, Segretario di CNA Lombardia -. Così il Paese rallenta in una fase in cui stabilità, rilancio e fiducia si tengono insieme anche a partire dal fatto, doveroso, di non continuare a cambiare le regole in corso d’opera”.

Tasse in Lombardia: Sondrio guida i capoluoghi virtuosi, Cremona ultima in classifica

La classifica dei capoluoghi lombardi relativa al livello di tassazione.

Giovanni Bozzini, Presidente di CNA Lombardia: “Vi è un leggero miglioramento, ma bisogna fare ancora molta strada. Più la PA funziona, meno forte è il carico fiscale per i contribuenti.”

 Nel 2024 la pressione fiscale sulle imprese individuali registra un lieve calo, passando dal 52,8% al 52,3%, pur continuando a evidenziare ampi squilibri tra i diversi territori. In particolare, in Lombardia, i capoluoghi più virtuosi sono Sondrio, Milano e Brescia, mentre fanalini di coda sono Mantova, Pavia e Cremona. È quanto emerge dalla settima edizione dell’Osservatorio fiscale della CNA Nazionale denominato “Comune che vai fisco che trovi”, che ha analizzato 114 comuni italiani.

Secondo l’analisi, mediamente le imprese italiane nel 2024 hanno lavorato per il fisco fino al 9 luglio, due giorni in meno rispetto all’anno precedente. Dalla fotografia nazionale scattata dall’Osservatorio, Bolzano si conferma il territorio più favorevole con un livello di tassazione pari al 46,3%, mentre Agrigento chiude la classifica dei 114 capoluoghi con una pressione complessiva che raggiunge il 57,4%.

In Lombardia, invece, il capoluogo con il minor livello di tassazione è Sondrio, che si assesta all’8° posto della classifica nazionale con un Total Tax Rate pari al 49,8%. Sul podio lombardo salgono Milano, 16° e con un Total Tax Rate pari al 50,5%, e Brescia 25° e con un Total Tax Rate pari a 50,9%.

Seguono nella graduatoria regionale Bergamo 37° con un livello di tassazione pari a 51,3%, Lodi 38° con una Total Tax Rate di 51,3%, Monza 55° con un livello di tassazione pari a 52%, Como 61° con un Total Tax rate di 52,1%, Lecco 70° con un livello di tassazione al 52,5% e Varese 71° con un Total Tax Rate di 52,5%.

Chiudono la classifica lombarda i capoluoghi di Mantova 78° con livello di tassazione pari a 52,8%, Pavia 82° con un Total Tax rate di 53% e Cremona fanalino di coda al 105° con un livello di tassazione di 55,7%.

Solo 10 comuni italiani dei 114 analizzati dall’Osservatorio presentano un Total Tax Rate inferiore al 50%, tra questi è presente solo un comune lombardo ovvero Sondrio. Per quanto concerne il Tax Free Day, Sondrio può festeggiare il 30 giugno, Milano il 3 luglio, Brescia il 4 luglio, Bergamo e Lodi il 6 luglio, Monza l’8 luglio, Como il 9 luglio, Lecco e Varese il 10 luglio, Mantova l’11 luglio, Pavia il 12 luglio e Cremona il 22 luglio.

“L’Osservatorio sul fisco di Cna Nazionale è uno strumento decisivo per monitorare l’andamento del Total Taxi Rate città per città, territorio per territorio – spiega Giovanni Bozzini, Presidente di CNA Lombardia -. Per noi piccolissimi, piccoli e medi imprenditori è discriminante lavorare fino a giugno, luglio o agosto per un socio chiamato Stato. Più questo socio è virtuoso, efficiente, prudente, capace, più noi possiamo contare su un carico fiscale sostenibile e fare al meglio il nostro lavoro. Cogliamo un leggero miglioramento, ma molta strada è ancora da fare. Ciò che emerge è che più la Pubblica Amministrazione funziona, meno forte è il carico fiscale per i contribuenti. E non è casuale”.

Il rapporto prende come riferimento un’impresa tipo: una ditta individuale che dispone di un laboratorio artigiano di 350 mq e di un negozio di proprietà di 175 mq destinato alla vendita, entrambi con valori immobiliari pari a 500mila euro in ciascun comune. I ricavi considerati ammontano a 431mila euro, con un reddito d’impresa di 50mila.

Le differenze tra i vari territori sono riconducibili soprattutto alle addizionali comunali e regionali sul reddito, all’Imu e ai tributi legati alla raccolta e gestione dei rifiuti. L’Osservatorio evidenzia inoltre che i livelli di imposizione risultano più alti nelle province dove l’efficienza amministrativa e la qualità dei servizi offerti a cittadini e imprese sono generalmente inferiori. In linea generale, il carico fiscale risulta meno gravoso al Nord rispetto al Mezzogiorno.

 

Giovanni Bozzini rieletto Presidente di CNA Lombardia. Guiderà la Confederazione Regionale per i prossimi 4 anni

Giovanni Bozzini è stato rieletto Presidente di CNA Lombardia e guiderà la Confederazione Regionale per i prossimi 4 anni. Il neo Presidente dell’organizzazione di rappresentanza sindacale che conta più di 20 mila soci in Lombardia è stato eletto dal Consiglio Regionale di CNA, con un voto che ha coinvolto 69 delegati di tutte le province e di 35 categorie (tra Presidenti di Associazione, Mestieri e Delegati delle Territoriali) nella cornice del Relais Convento di Persico Dosimo (CR).

Imprenditore cremonese del settore socio-sanitario, Giovanni Bozzini ha già guidato CNA Lombardia nel quadriennio precedente, consolidando il ruolo dell’associazione come interlocutore delle istituzioni e come punto di riferimento per le micro e piccole imprese.

“Prima di tutto ringrazio per la fiducia che il Consiglio di Cna Lombardia mi ha rinnovato – afferma il Presidente di CNA Lombardia -. Affronteremo il secondo mandato nella consapevolezza dei continui cambiamenti, dei rischi che la crescita delle imprese ha corso e, purtroppo, correrà ancora in un quadro geopolitico di grave incertezza. Abbiamo superato il Covid 19 e sappiamo di poter dare il nostro contributo anche sugli accidentati terreni di questa fase. Su questo clima di continuo cambiamenti intendiamo proseguire nella nostra attività di analisi e di monitoraggio al servizio della rappresentanza sindacale e delle istituzioni lombarde. Per noi fare lobby è inserire la rappresentanza degli interessi delle micro e piccole imprese nel quadro di un interesse generale del territorio e di un miglioramento della qualità delle politiche.”

Nel fare un bilancio del mandato appena concluso, Giovanni Bozzini ha aggiunto: “Dal 2021 ad oggi abbiamo cercato soprattutto di arricchire le capacità di accreditamento istituzionale e di lobby a favore delle micro e piccole imprese presso le istituzioni regionali lombarde, il sistema delle autonomie locali e gli eletti espressi dal territorio a Roma e a Bruxelles. In questo percorso intendo valorizzare il contributo importante delle Cna Territoriali nell’ascolto dei fabbisogni delle Pmi, verso le quali terremo puntato il nostro sguardo. Su questo vorremmo potenziare la lobby legata alla singola categoria merceologica, aderendo ai fabbisogni espressi dalle singole filiere di mercato e portandole all’attenzione del decisore. Puntiamo inoltre – prosegue – a dare forza e credibilità alla CNA in Lombardia nella logica di una forza sociale larga, in cui possano trovare voce e ascolto le donne imprenditrici, i giovani imprenditori e anche CNA Pensionati, attiva soprattutto su tematiche legate al sociale.”

Il nuovo mandato si apre in un contesto economico regionale le cui prospettive di tenuta e di crescita devono vincere le difficoltà legate alle incertezze globali. Secondo quanto emerso dal Terzo Focus sull’economia lombarda realizzato dal Centro Studi Sintesi per CNA Lombardia, nella Regione è previsto un incremento del PIL dello 0,7%, accompagnato da una crescita dei consumi dello 0,7% e degli investimenti dell’1,2%; il tutto grazie anche alla fase conclusiva del PNRR che continua a sostenere la spesa per la riqualificazione green e l’innovazione. Il valore dell’export regionale è atteso in aumento dell’1,5% rispetto all’anno precedente, trainato dai comparti agroalimentare, sistema moda, chimica e meccanica. Il numero complessivo delle imprese attive in Lombardia si mantiene stabile, mentre il settore artigiano registra un calo moderato, confermando però una quota significativa sul tessuto produttivo con circa 230 mila imprese artigiane che rappresentano oltre il 28% del totale.

“Alcune battaglie resteranno fondamentali – sottolinea il Presidente di CNA Lombardia -: il rapporto con le politiche della sostenibilità, il green, il mercato dell’abitare, il rilancio di una mobilità in cui l’Automotive e la nostra industria ritrovino una funzione centrale, il rapporto tra economia della conoscenza e produzioni del territorio, un sistema del credito più vicino alle filiere e alle comunità imprenditoriali. Il territorio deve ritrovare voce, forza, e restare protagonista nella produzione di beni. Abbiamo bisogno di difendere una vocazione manifatturiera lombarda aggiornata ed innovata, mettendo anche a frutto la qualità del terziario e dei servizi digitali e connessi all’economia della conoscenza. Il nostro auspicio – conclude – è di lavorare con efficacia al servizio della rappresentanza sociale ed economica in una società e in un’epoca in cui prevalgono la disintermediazione e il disincanto individuali; tutto ciò che è politico e collettivo sembra essere in forte crisi e noi abbiamo bisogno di dare forza a chi cerca soluzioni condivise e sostenibili ai problemi di tutti. Infine le nostre imprese desiderano la pace, sia per ragioni di umanità sia per un interesse a generare prosperità nella concordia tra gli Stati.”

PNRR: alla Lombardia 18,7 miliardi, il 13% del totale nazionale. Transizione ecologica e Istruzione trainano gli investimenti con il 53% delle risorse

CNA Lombardia: “Indispensabile realizzare un tagliando dello stato di avanzamento dei cantieri PNRR. Regione Lombardia deve inoltre mantenere la gestione dei Fondi di Coesione Europei, no a una governance nazionale”

 Il PNRR si conferma un pilastro fondamentale per il rilancio economico e la trasformazione della Lombardia, all’insegna di innovazione e sostenibilità. A maggio 2025, infatti, le risorse del PNRR assegnate a progetti nel territorio lombardo sfiorano i 18,7 miliardi di euro, rappresentando il 13,1% del totale nazionale.

Secondo i dati elaborati dal Centro Studi Sintesi per CNA Lombardia, da un’analisi approfondita delle risorse emerge un chiaro orientamento verso la “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica” (Missione 2), che rappresenta il principale capitolo di investimento con il 34,3% delle risorse totali assegnate alla regione. Questo si traduce in un ammontare significativo di 6.405 milioni di euro destinati a progetti che mirano a promuovere la sostenibilità ambientale e l’efficienza energetica sul territorio lombardo.

Altrettanto strategica è la Missione 4 “Istruzione e Ricerca”, che si posiziona al secondo posto con il 19% delle risorse, corrispondente a 3.543 milioni di euro. Questo sottolinea un forte impegno nel potenziamento del capitale umano e nella promozione dell’innovazione, fattori chiave per la competitività della regione. Complessivamente, queste due missioni (Transizione Ecologica e Istruzione) assorbono oltre la metà degli investimenti PNRR in Lombardia, ovvero il 53%.

“L’Europa deve continuare a tenere un canale di relazione privilegiato con le economie reali, per questo in questa fase di incertezza geopolitica, è quanto mai indispensabile realizzare un “tagliando” dello stato di avanzamento dei cantieri PNRRGiovanni Bozzini, Presidente CNA Lombardia -. Dobbiamo infatti sfruttare ogni opportunità di volàno per gli investimenti e connettere i fondi europei alle infrastrutture, ai servizi, all’economia dei territori. Tutto si tiene insieme: anche il monitoraggio dei cantieri Milano – Cortina depone a favore di un territorio lombardo e di un sistema lombardo pronto a cogliere le opportunità, privilegiando il concetto di una “legacy”, di una eredità da far restare come ricchezza sostenibile per le generazioni future.”

Per quanto riguarda la ripartizione tra gli altri ambiti di intervento, le risorse sono così distribuite:

Missione 3 “Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile”: 13,6% del totale, pari a 2.537 mio di euro.

Missione 6 “Salute”: 13,5% del totale, corrispondente a 2.516 mio di euro, a conferma dell’attenzione al potenziamento del servizio sanitario regionale.

Missione 5 “Inclusione e Coesione”: 10,5% delle risorse, ovvero 1.969 mio di euro.

Missione 1 “Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura e Turismo”: 8,5% delle risorse, pari a 1.594 mio di euro.

Missione 7 “REPower-EU”: 0,6% del totale, con 117 mio di euro.

Relativamente ai soggetti attuatori, la gestione delle risorse è prevalentemente pubblica. Il 73,4% delle risorse assegnate in Lombardia risulta in capo alle istituzioni pubbliche. Tra queste, gli Enti Nazionali (come RFI, ANAS, scuole, agenzie statali) detengono la quota maggiore con il 23,8% (4.440 milioni di euro), seguiti dalla Regione con il 20,4% (3.820 milioni di euro) e dai Comuni con il 15,8% (2.959 milioni di euro). Le altre amministrazioni locali gestiscono il 10,3% delle risorse (1.920 milioni di euro). Il restante 26,6% degli investimenti è in capo al settore privato, includendo imprese, università private e fondazioni, per un valore di 4.966 milioni di euro.

“Troviamo quanto mai necessario appoggiare in pieno l’azione di Regione Lombardia e degli stakeholders sociali ed economici lombardi nel pretendere il mantenimento di una governance regionale dei Fondi di coesione europei – afferma Stefano Binda, Segretario di CNA Lombardia -. Un cambio di paradigma a favore di una governance nazionale costituirebbe un elemento di semplificazione, ma di impoverimento della capacità delle comunità locali e territoriali di influire sulla finalizzazione progettuale di un pacchetto rilevantissimo, per non dire maggioritario, delle risorse a disposizione per la competitività.”

Lombardia, economia al bivio tra crescita e stagnazione. Proiezioni 2025: PIL +0,7%, Investimenti +0,4%, Consumi +1%. 37mila occupati in più nel 2024, mentre in due anni il credito alle imprese è diminuito di quasi 14 miliardi

L’economia della Lombardia si trova di fronte a un bivio: intraprendere la strada della crescita consolidata oppure rimanere in un limbo di stagnazione, che alimenta l’incertezza tra imprenditori e imprese. La situazione internazionale non aiuta, ma resta il fatto che, ad aprile, le proiezioni per il 2025 indicano un PIL in crescita al di sotto delle attese, fermandosi a +0,7%. Gli investimenti, contrariamente alle previsioni, tornano a crescere, seppur lievemente al +0,4%, mentre i consumi restano tiepidi, ma comunque positivi al +1%. Sono questi alcuni dei dati forniti da CNA Lombardia nel Secondo Focus 2025 sull’andamento dell’economia regionale, realizzato dal Centro Studi Sintesi.

PIL, investimenti e consumi

Le prospettive incerte sul piano globale condizionano inevitabilmente le previsioni di crescita del PIL per l’anno in corso, riviste al ribasso dal +1,1% di gennaio all’attuale +0,7%. Secondo le ultime proiezioni, nel 2025 il PIL dovrebbe attestarsi a un livello superiore dell’8,8% rispetto al 2019.

Per quanto riguarda gli investimenti, dopo un triennio ampiamente positivo, nel 2024 la crescita si è fermata al +0,5%. Le previsioni per il 2025 indicano una sostanziale conferma di questa tendenza, con una crescita stimata del +0,4%. È evidente che si tratta di proiezioni da interpretare alla luce dell’elevato grado di incertezza geopolitica.

Sul fronte dei consumi, dopo un biennio di stagnazione, si prevede un leggero rafforzamento nel 2025, con una crescita del +1%. Su un orizzonte temporale più ampio, la dinamica appare moderata: i consumi del 2025 dovrebbero essere a +2,2% rispetto ai livelli del 2019.

“L’economia lombarda si trova ad un bivio, con l’incertezza che pesa sulle dinamiche di investimento – afferma Giovanni Bozzini, Presidente di CNA Lombardia -. E’ come se gli operatori economici volessero capire bene il prossimo futuro per decidere cosa fare, in che direzione muoversi.”

Occupazione e Prestiti alle imprese

Uno degli aspetti positivi del 2024 è rappresentato dall’occupazione: in Lombardia il numero degli occupati è leggermente superiore a quello dell’anno precedente (+0,8%). Questa crescita è trainata dai settori dell’agricoltura (+3,4%), del commercio (+2,0%) e degli altri servizi (+1,4%), che compensano la perdita di posti di lavoro nelle costruzioni (-2,9%) e nell’industria (-0,4%).

A livello territoriale, l’occupazione cresce a Milano (+1,9%), Cremona (+1,8%), Bergamo (+1,3%), Brescia (+1%), Mantova (+0,9%), Pavia (+0,3%) e Varese (+0,3%). Segno negativo, invece, per Monza e Brianza (-0,6%), Como (-0,9%), Lecco (-1,1%), Lodi (-1,2%) e Sondrio (-2,2%). Il confronto con il 2019 mostra un trend estremamente positivo, con un incremento del +28%.

Preoccupante, invece, è la contrazione dei prestiti alle imprese: in due anni si sono ridotti di quasi 14 miliardi di euro. Solo nel 2024, il valore complessivo è diminuito del 2,2%, colpendo soprattutto le piccole imprese (-7,7%). I settori più penalizzati sono le costruzioni (-6,2%) e i servizi (-2,3%). A livello provinciale, l’unica eccezione positiva è Lodi, con un +16,8%. Tutte le altre province registrano cali: Pavia (-9%), Sondrio (-6,8%), Varese (-6,4%), Como (-5,4%), Bergamo (-4,8%), Lecco (-4,7%), Cremona (-3,7%), Monza e Brianza (-3,6%), Milano (-1,6%), Mantova (-1,3%) e Brescia (-0,1%).

“Dopo il Covid abbiamo avuto un momento di ripresa robusta, diffusa, euforica – commenta Stefano Binda, Segretario di CNA Lombardia -. Poi una lunga fase di incertezza, che stiamo vivendo tuttora: prima per i prezzi dell’energia e delle materie prime, poi per ragioni prettamente geopolitiche e legate alle tensioni di un mondo frammentato e multipolare alla ricerca di nuovi equilibri di potenza. Le nostre imprese pompano sangue nel cuore dell’Europa, ma stiamo aspettando che l’Europa diventi un attore in questo scenario.”

Inflazione ed export

A incidere negativamente sui consumi è anche l’inflazione: dopo una fase di stabilità, nel primo trimestre 2025 i prezzi in Lombardia sono aumentati del +1,4%, in crescita rispetto allo stesso periodo del 2023 (+0,8%). Gli aumenti più significativi si registrano nell’istruzione (+3%), nei servizi ricettivi e di ristorazione (+2,4%) e nei costi di abitazione, acqua ed energia (+2,9%).

Per quanto riguarda l’export, nel 2024 la Lombardia mantiene sostanzialmente i livelli dell’anno precedente (+0,6%). Si evidenziano cali in alcuni settori chiave: sistema moda (-6,2%), metallurgia (-3,8%) e sistema casa (-2,6%). Al contrario, registrano crescite l’agroalimentare (+6,2%), la meccanica (+1,7%) e la chimica-gomma-plastica (+1,4%). A livello provinciale, spicca la performance di Lodi (+21%). Segnali positivi anche da Monza e Brianza (+5,8%), Sondrio (+5%), Como (+3,1%), Pavia (+3%), Mantova (+1,6%) e Lecco (+0,5%). In calo invece Varese (-7,2%), Brescia (-2,1%), Cremona (-1,3%), Bergamo (-0,4%) e Milano (-0,2%).

“Bisogna osservare attentamente i fenomeni e rinnovare con le istituzioni un Patto per la competitività e la crescita sostenibile orientato a valorizzare la vocazione produttiva della Lombardia in una strategia europea – spiega il Bozzini -. Il dialogo dell’Assessorato allo Sviluppo Economico e di Regione Lombardia con le altre Regioni europee è un’opportunità da non perdere.”

Imprese attive e imprese artigiane

A marzo 2025 le imprese attive in Lombardia superano le 811.000 unità, in lieve aumento rispetto al trimestre precedente (+1.152, pari a +0,1%). Il confronto con dicembre 2019 mostra un calo contenuto (-0,4%), corrispondente a circa 2.900 imprese in meno. In controtendenza risultano i servizi alle imprese, i servizi alla persona, il settore comunicazione-cultura e le costruzioni, che mostrano segnali di crescita. Nel dettaglio provinciale, rispetto a dicembre 2024: Varese (+313, +0,5%), Milano (+1.500, +0,4%), Brescia (+326, +0,3%), Monza e Brianza (+172, +0,2%), Bergamo (+109, +0,1%), Como (+49, +0,1%), Lecco (+14, +0,1%). In calo invece Cremona (-32, -0,1%), Lodi (-26, -0,2%), Mantova (-99, -0,3%), Pavia (-137, -0,3%) e Sondrio (-37, -0,3%).

La situazione dell’artigianato resta invece difficile. A marzo 2025 le imprese artigiane attive sono 229.896, in calo di 1153 unità (-0,5%) rispetto al precedente trimestre (dicembre 2024) e quasi 11.700 in meno rispetto a dicembre 2019 (-4,8%). Negli ultimi cinque anni si registra una flessione soprattutto nei settori della produzione e della logistica, mentre i servizi alla persona e alcune attività non tradizionalmente artigiane mostrano un andamento positivo. Anche qui, la flessione è generalizzata a livello provinciale: Varese è la più colpita (-460, -2,3%), seguita da Lecco (-48, -0,6%), Pavia (-69, -0,5%), Mantova (-47, -0,5%), Lodi (-27, -0,5%), Bergamo (-121, -0,4%), Milano (-202, -0,3%), Monza e Brianza (-75, -0,3%), Como (-55, -0,3%), Cremona (-17, -0,2%), Brescia (-28, -0,1%) e Sondrio (-4, -0,1%).

“La situazione oggettivamente è migliore di quanto pensassimo nel 2024 rispetto al 2025, ma suggerirei prudenza nelle previsioni – sottolinea il Presidente di CNA Lombardia -. E indubbiamente una tendenza merita una valutazione attenta: la vocazione manifatturiera della Lombardia vive un periodo di parziale indebolimento, mentre avanzano i servizi, alle persone e alle imprese. Questo nuovo terziario che nasce, con dentro anche molto turismo, merita una valutazione: il fatto è in sé positivo, ma occorre capire quanto sia il valore aggiunto di queste nuove componenti imprenditoriali.”

CNA Lombardia e UniCredit siglano un accordo a sostegno delle imprese della Regione

La collaborazione consiste nella creazione di un canale di relazione tra il sistema del credito e quello delle PMI, valorizzando l’approccio di prossimità e favorendo l’educazione finanziaria e la conoscenza delle opportunità offerte dal mercato bancario

 

CNA Lombardia e UniCredit hanno sottoscritto un importante accordo di collaborazione con l’obiettivo di rafforzare l’accesso al credito e ai servizi finanziari da parte delle micro, piccole e medie imprese lombarde, associate al sistema CNA regionale che conta circa 22mila aziende. L’intesa nasce in un contesto economico complesso, caratterizzato da grandi trasformazioni e incertezze, in cui si avverte l’esigenza di costruire nuove alleanze strategiche tra soggetti del territorio, per sostenere in maniera efficace il tessuto produttivo locale.

L’accordo, promosso da CNA Lombardia con il coinvolgimento delle CNA territoriali e dei loro associati, si propone di creare un canale stabile di relazione tra il sistema del credito e il sistema delle PMI, valorizzando l’approccio di prossimità e favorendo la circolazione delle informazioni, l’educazione finanziaria e la conoscenza delle opportunità offerte dal mercato bancario.

Grazie alla partnership, le imprese associate potranno beneficiare di una maggiore facilità di accesso a servizi consulenziali, percorsi formativi, iniziative congiunte e soluzioni finanziarie dedicate, sviluppate in coerenza con i principali driver della trasformazione economica contemporanea: sostenibilità, digitalizzazione, internazionalizzazione, innovazione e resilienza.

Tra i principali ambiti di collaborazione previsti l’organizzazione di webinar o percorsi formativi per accrescere le competenze imprenditoriali su temi strategici come digitalizzazione, export, governance, passaggi generazionali, imprenditoria femminile, educazione finanziaria e start-up.

L’accordo intende anche favorire una maggiore interazione tra le reti territoriali di CNA e UniCredit, promuovendo eventi congiunti, rafforzando i rapporti a livello locale per generare impatti concreti sulla quotidianità delle imprese associate e supportando la conoscenza presso la platea delle CNA territoriali e delle imprese loro associate delle seguenti tematiche di interesse:

  • ESG: prodotti e servizi bancari orientati alla sostenibilità, con particolare attenzione alle imprese che intraprendono percorsi di miglioramento in ambito ambientale, sociale e di governance. Previsti anche strumenti finanziari specifici legati al raggiungimento di obiettivi ESG;
  • Rincari energetici e materie prime: interventi dedicati alle imprese colpite dall’aumento dei costi di produzione, attraverso linee di credito a breve termine e interventi informativi per affrontare lo scenario macroeconomico;
  • Sostegno alla crescita: misure destinate a supporto della crescita delle imprese, quali finanziamenti agevolati destinati ad investimenti, capitale circolante e liquidità, con attenzione agli strumenti di garanzia pubblica e alle opportunità presenti;
  • Settore turismo: soluzioni specifiche per le imprese del comparto turistico, tra cui mutui chirografari per ristrutturazione, acquisto o ampliamento delle strutture;
  • PNRR Solutions: strumenti digitali per le imprese quali la piattaforma “Bandi e Incentivi”, predisposta per orientarsi tra le agevolazioni pubbliche comprese quelle del PNRR, oltre a consulenze professionali personalizzate.

“I nostri dati ci dicono che purtroppo negli ultimi due anni il volume di credito erogato alle imprese in Lombardia è fortemente calato – afferma Giovanni Bozzini, Presidente di CNA Lombardia -. Parliamo di 21 miliardi in meno nel biennio 2023-2024. Lo spirito di questa convenzione tra CNA Lombardia e UniCredit è quello di riproporre un rapporto di vicinanza, di prossimità, tra banche e territorio, tra sistema del credito e PMI. La tempesta perfetta che l’Europa e la sua economia stanno vivendo ci preoccupa: se tra Washington, Pechino, Mosca e Bruxelles non tornerà il sereno, a guadagnarci saranno solo l’industria delle armi e la speculazione finanziaria – prosegue Bozzini -. Ringraziamo quindi UniCredit per aver ‘colto l’attimo’ e per aver costruito con noi, proprio in questa fase, un canale di relazione prezioso, in cui vorremmo mettere a tema anche un più condiviso monitoraggio di ciò che accadrà sul terreno dei criteri ESG per l’accesso al credito, nella logica di perseguire, sì, gli obiettivi di sostenibilità, ma anche di rendere ‘sostenibile’ il passaggio a una logica di finanza sostenibile.”.

UniCredit è un partner affidabile e di lungo corso delle aziende lombarde, alle quali forniamo un costante supporto in termini finanziari, consulenziali e strategici. Questo accordo va proprio in questa direzione in quanto ci permette di sostenere le pmi, che rappresentano il cuore pulsante dell’economia italiana, offrendo loro consulenza e soluzioni ad hoc per temi cruciali nella vita di un’azienda quali crescita dimensionale e innovazione sostenibile”, dichiara Marco Bortoletti, Regional Manager Lombardia di UniCredit.

L’intesa si inserisce così in un percorso di valorizzazione delle PMI lombarde che rappresentano una componente fondamentale del sistema produttivo regionale e nazionale, confermando la volontà delle due realtà firmatarie di contribuire alla costruzione di un’economia più solida, equa e sostenibile.

Economia lombarda, i dazi americani rischiano di frenare la crescita

I dazi imposti dall’amministrazione di Donald Trump sono destinati a colpire l’economia europea, quella italiana e, di conseguenza, anche quella lombarda. Settori chiave, dall’Automotive all’agroalimentare, fino alla moda, potrebbero subire gravi ripercussioni nei prossimi mesi, con conseguenze ancora difficili da prevedere.

Nel 2024, secondo gli ultimi dati di Confindustria Lombardia, l’export lombardo verso gli Stati Uniti ha raggiunto i 13,72 miliardi di euro, registrando una diminuzione del 3,5% rispetto al 2023. A livello provinciale, Milano si conferma leader con il 46,4% del totale lombardo, seguita da Bergamo (13,8%), Brescia (11,5%), Monza e Brianza (8,2%) e Varese (6,3%).

Secondo una ricerca condotta da CNA Lombardia e realizzata dal Centro Studi Sintesi, rielaborando i dati del Fondo Monetario Internazionale, sono stati formulati scenari relativi agli effetti di una guerra commerciale regionale provocata dall’applicazione di nuovi dazi da parte degli Stati Uniti, accompagnati da risposte simili da altre nazioni. I dati suggeriscono una riduzione del PIL globale, con effetti particolarmente gravi negli Stati Uniti e nell’area Euro.

Probabilmente, questo scenario potrebbe avere conseguenze negative anche per la Lombardia, data la forte incidenza dell’export verso gli USA sul PIL regionale. Le previsioni indicano una contrazione del PIL lombardo dello 0,3% nel 2025, dello 0,6% nel 2026 e un ulteriore calo dello 0,6% nel 2027.

Si tratta di percentuali comunque rilevanti che, con l’introduzione dei dazi previsti dal governo Trump, rischiano di avere impatti negativi, in particolare sui settori che vantano elevate quote di export verso gli Stati Uniti. In Lombardia, i comparti più colpiti sarebbero: Bevande (29,9% di quota export), Pelletteria (15%), Farmaceutica (14,3%), Mobili (12,5%) e Abbigliamento (10,9%).

Il Mondo sembra dentro si stia infilando in una tempesta perfetta – afferma Giovanni Bozzini, Presidente di CNA Lombardia -. La tensione reciproca sale e bisogna controllarla con estrema razionalità. Le imprese rischiano danni duraturi al proprio posizionamento competitivo. Per questo motivo il nostro territorio non deve perdere canali relazionali internazionali e una vocazione all’export che qualifica molta della nostra produzione.”

L’inasprimento delle politiche commerciali statunitensi potrebbe costringere molte imprese lombarde a rivedere le proprie strategie di internazionalizzazione. Da un lato, alcune aziende potrebbero cercare di diversificare i mercati di riferimento per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti, ma dall’altro si teme che il rallentamento delle esportazioni possa portare a una diminuzione della produzione e, di conseguenza, dell’occupazione in settori cruciali per l’economia regionale.

“Ci poniamo alcune domande – sottolinea Stefano Binda, segretario di CNA Lombardia -. La durezza di queste misure neo-protezionistiche troverà un momento di moderazione? Gli Stati Uniti hanno valutato appieno gli effetti di questa politica sul proprio PIL e sul proprio posizionamento globale? Non vogliamo che sulle nostre imprese si abbatta un nuovo tsunami economico, dopo quelli causati dalla pandemia di Covid e dalla guerra russo-ucraina.”

Autoproduzione energia, CNA Lombardia: “Tempi troppo stretti per accedere ai 320 milioni”.

 

La piattaforma online, gestita da Invitalia, per ottenere il beneficio sarà infatti attiva dal 4 aprile al 5 maggio

 

Grazie al decreto direttoriale del Mimit, le piccole imprese possono beneficiare di 320 milioni di euro per sviluppare impianti di energia rinnovabile destinati all’autoconsumo, in linea con il piano RepowerEU. Tuttavia, il breve lasso di tempo concesso per presentare le domande rischia di ridurne l’impatto, mettendo a repentaglio l’efficacia di un’iniziativa tanto attesa dal mondo produttivo.

Secondo CNA Lombardia, il recente provvedimento che stabilisce le modalità di accesso ai contributi presenta criticità legate ai tempi concessi per la presentazione delle domande. Il decreto prevede infatti un sistema a sportello, gestito da Invitalia, con una finestra temporale estremamente ridotta: la piattaforma online sarà attiva solo dal 4 aprile al 5 maggio. Una volta ricevute le richieste, Invitalia avrà 120 giorni per valutarle. Tuttavia, la complessità burocratica necessaria per ottenere il beneficio si scontra con scadenze così ravvicinate, rischiando di limitare l’efficacia della misura e di penalizzare molte piccole e medie imprese potenzialmente interessate al finanziamento.

“Anche su questo terreno la burocrazia rischia di tradursi in una situazione di vincolo eccessivo: tempi troppo stringenti in fase di presentazione delle domande, ventaglio troppo rigido di tecnologie utilizzabili – afferma Giovanni Bozzini, Presidente di CNA Lombardia -. Mentre dobbiamo renderci conto che le micro e piccole imprese hanno necessità di flessibilità per essere realmente agevolate e stimolate nella giusta direzione, con un autentico riconoscimento della vocazione green che per definizione hanno. Chiediamo dunque un’estensione dei termini per la presentazione delle domande fino a fine luglio, in modo da dare alle imprese il tempo necessario per progettare gli impianti e predisporre tutta la documentazione richiesta. Un prolungamento dei tempi sarebbe in linea con il piano della misura, che prevede l’utilizzo dei 320 milioni entro la fine del 2025.”

Inoltre, il decreto direttoriale ripropone alcune problematiche già riscontrate nelle prime normative di attuazione di Transizione 5.0. In particolare, l’obbligo di fare riferimento al Registro ENEA per le tecnologie fotovoltaiche consentite potrebbe complicare la disponibilità delle soluzioni tecnologiche richieste per l’installazione degli impianti.

“Ci auguriamo che il Ministero adotti modalità più flessibili anche per l’autoproduzione – spiega Bozzini -. Per questo confidiamo in una pronta revisione di alcuni aspetti dello strumento, fondamentale per ridurre i costi energetici e incentivare gli investimenti, evitando così di ripetere gli stessi limiti che hanno caratterizzato Transizione 5.0.”

Polizze assicurative rischi catastrofali, CNA Lombardia: “Il nuovo onere investe 800mila imprese lombarde. Chiediamo al Governo una proroga ad almeno il 31 dicembre 2025 per la messa in regola”

Entro il 31 marzo, oltre 4 milioni di aziende italiane, piccole, medie e grandi, avranno l’obbligo di stipulare contratti assicurativi a copertura di danni materiali causati da calamità naturali ed eventi catastrofali

 

La deadline è il 31 marzo 2025. Entro quella data, oltre 4 milioni di imprese italiane, circa 800mila in Lombardia, saranno obbligate a stipulare contratti assicurativi a copertura di danni materiali direttamente causati da calamità naturali ed eventi catastrofali. Questa la decisione del Governo che, causa ritardo nella definizione del quadro normativo, rischia di mettere in seria difficoltà un numero enorme di aziende che avrebbero a disposizione meno di un mese di tempo per sottoscrivere la polizza assicurativa.

“La conferma del termine del 31 marzo per l’entrata in vigore dell’obbligo di stipulare contratti assicurativi a copertura di danni materiali direttamente causati da calamità naturali ed eventi catastrofali ci ha purtroppo fortemente contrariato – afferma Giovanni Bozzini, Presidente di CNA Lombardia -. Si tratta di un obbligo, lo dico sinceramente, che suona come un ulteriore gravoso balzello: ancora una volta, in questo Paese non si mette in sicurezza il territorio, non si rafforzano tempi e modalità di soccorso, ma si scarica tutto sulle spalle dei contribuenti, e specialmente delle micro e piccole imprese.”

“Questo obbligo investe oltre 4 milioni di imprese italiane, circa 800mila in Lombardia, che avrebbero a disposizione pochissime settimane per sottoscrivere contratti assai articolati e complessi – spiega Stefano Binda, Segretario di CNA Lombardia -. Queste imprese hanno a disposizione solo dal 27 febbraio il decreto contenente il regolamento attuativo. Alle imprese servirebbero tempi e modi per valutare e comparare le offerte, secondo un criterio di vera e propria libertà di mercato.”

Secondo CNA Lombardia si tratta di una disposizione a tutto vantaggio delle compagnie assicurative, che non tiene conto delle tempistiche limitate e dei fardelli burocratici che inevitabilmente ne conseguono, tutto a discapito delle imprese e degli imprenditori.

“Oltre che un onere gravoso sulle spalle delle imprese italiane, la percezione generale è che si tratti di una disposizione che costruisce per le compagnie assicurative i presupposti per ulteriori grandi profitti, ma anche una partita di non poco conto a vantaggio dell’erario – sottolinea Bozzini -. Mi chiedo se gli ingenti introiti fiscali dell’operazione, in primis il gettito IVA dei premi, verranno impiegati per mettere in sicurezza il territorio, le nostre comunità, i nostri territori. Per questo chiediamo al Governo una proroga ad almeno il 31 dicembre 2025 e la messa a disposizione di strumenti utili al controllo e alla comparazione delle offerte assicurative. In altre parole: contestiamo l’obbligo e contestiamo il modo in cui quest’obbligo viene calato dall’alto sulla testa delle nostre imprese.”

La Confederazione nazionale dell’Artigianato sottolinea anche come l’obbligo assicurativo previsto dal Governo non assicuri al momento condizioni di effettiva equità e concorrenza tra le compagnie del ramo “incendi ed elementi naturali”, nel quale si realizza una vera e propria concentrazione, con le prime 4 compagnie che incassano il 62% dei premi in Italia.

Lombardia, nel 2025 crescita economica tra rischi e opportunità. CNA Lombardia: “Serve politica di fronte alle incognite geopolitiche per tutelare le imprese artigiane”

Per il 2025 l’artigianato lombardo evidenzia un sentimento misto tra preoccupazione e fiducia, ma ciò che emerge maggiormente in queste prime settimane del nuovo anno, come evidenzia CNA Lombardia, è l’esigenza di ritrovare quanto prima una bussola, una gerarchia di priorità, una sequenza di azioni da intraprendere.

Uno dei segnali che più preoccupa il mondo degli artigiani è infatti quello dell’export, che secondo dati Istat vale in Italia 626 miliardi di euro, e i rapporti con i diversi Paesi dell’Unione Europea e non solo. Un documento del Centro Studi di CNA Nazionale stima in 6,5 miliardi complessivi il calo di fatturato export registrato nel 2024 dall’Italia verso Cina, Stati Uniti, Francia, Germania, che insieme rappresentano il 35% delle intere esportazioni del Paese.

Anche la Lombardia, che rappresenta più del 25% dell’export dell’Italia, segue inevitabilmente questo trend negativo, tanto che secondo i dati di Unioncamere nei primi tre trimestri del 2024 il valore fa registrare 120 miliardi di euro, rispetto ai 122 miliardi dello stesso periodo del 2023 (-1,6%). In particolare nel 2024 la Lombardia ha fatto registrare un calo delle esportazioni del 2,6% con la Cina, del 5,7% con gli Stati Uniti, del 3,1% con la Germania e del 3,3% con la Francia.

“Lo scorso anno il mondo ci ha messo di fronte a scenari nuovi ma senza dubbio opportunità e minacce appaiono, una volta di più, profondamente intrecciate nella loro genesi e nella loro evoluzione – afferma Giovanni Bozzini, Presidente di CNA Lombardia -. In un quadro complessivo di incertezza geopolitica, con il consolidarsi prolungato della crisi in Medioriente e della guerra tra Russia e Ucraina, la crescita è stata fortemente frenata. Ci domandiamo quali effetti avranno il protezionismo e il “bilateralismo” di Trump sull’economia della nostra Regione.”

“La recessione tedesca ha coinvolto direttamente le catene di fornitura lombarde, specialmente nel settore meccanico – spiega Bozzini -. L’Automotive è l’unico settore in calo di volumi anche rispetto al 2019: segno di una crisi strutturale, certamente influenzata in negativo dal fatto di aver puntato solo sull’elettrico, preparando molto più il mercato della e per la Cina che non tutelando i numeri dell’Europa. La voce di Regione Lombardia si è levata su questo punto critico anche a Bruxelles e ha fornito indispensabili raccomandazioni a tutela della neutralità tecnologica del Continente. In compenso, – prosegue – vola il turismo lombardo. Vola a tal punto da impattare sulla fisionomia economica dei territori, sulla composizione dei redditi, sul mercato immobiliare, sul mercato del lavoro: opportunità e interrogativi si legano anche in questo caso. Dobbiamo essere preparati. Purtroppo la politica e le sue risposte sono state fragili: negli ultimi anni la legge di stabilità è spesso stata di galleggiamento, senza una precisa direzione di marcia. Il fenomeno è, temiamo, trasversale sul piano degli orientamenti politici”.

“C’è un tema di crisi della finanza pubblica e di sfiducia nella concreta capacità della politica di incidere sulla direzione di marcia delle cose, che appaiono sempre più governate dai soggetti portatori di grandi innovazioni tecnologiche – sottolinea Stefano Binda, Segretario di CNA Lombardia -. C’è un enorme problema di responsabilità nel gestire le ricadute dell’innovazione, che non deve escludere le micro imprese e deve restare uno strumento al servizio delle libertà e dell’economia reale. Nella debolezza delle politiche economiche, appare prezioso mettere a segno buoni risultati nella spesa delle quote di PNRR assegnate all’Italia e non far scivolare l’Europa ai margini delle dinamiche globali. La società ormai è già cambiata e, tra di noi, lievitano energie imprenditoriali nuove, sia tra i giovani che innestano le nuove conoscenze sui processi produttivi sia tra i nuovi italiani che reclamano integrazione e cittadinanza. La sfida dei corpi intermedi è sempre legata alla tutela delle libertà ed è anche quella di creare percorsi di integrazione e di rappresentanza dei nuovi interessi emergenti, di tutto ciò che rende ancora vitali i ceti produttivi.”

“Infine è indispensabile non gravare sulla libertà di impresa con nuovi balzelli – chiarisce Bozzini -. Purtroppo l’esempio del nuovo obbligo di sottoscrivere un’assicurazione contro i rischi catastrofali non va nella giusta direzione: CNA Lombardia non nega la bontà del fine dichiarato, ma sicuramente bisognerebbe sedersi intorno ad un tavolo per stabilire regole di ingaggio condivise tra Governo, categorie economiche, assicurazioni. C’è ancora un po’ di tempo per farlo.”