Lo psichiatra l’11 luglio a Villafranca (Verona): «Non mettiamo l’ideologia nell’educazione»
Pensare non è un reato. Invece il prossimo 11 luglio alle 21,15 Paolo Crepet, al Castello Scaligero di Villafranca (Verona), nell’ambito dell’omonimo festival in scena dal 10 al 26 luglio, con la sua nuova conferenza «Il reato di pensare», confuterà questo dogma. Nel corso della serata tratterà di civiltà e libertà di espressione, troppo spesso limitate da ideologie dogmatiche, nuovi vocaboli e schemi che non contemplano contraddittorio.
Nell’intervista che Crepet ha rilasciato al Corriere non sono mancati gli argomenti che hanno portato Verona sulle pagine della cronaca nazionale, in particolare l’episodio del ragazzino che si è rifiutato di percorrere la scala arcobaleno, le sempre più frequenti scorribande delle baby gang che assalgono la città e i veronesi.
«No all’ideologia nell’educazione»
«Un bambino deve essere creativo – ha commentato Crepet in merito alla vicenda della scala arcobaleno – se quel bambino si è rifiutato di salirla era un suo diritto, purché l’abbia pensato lui e non sia stato spinto dai genitori» e ha aggiunto «non mettiamo ideologia dentro l’educazione». Il sociologo ha poi caldamente consigliato alla scuola, teatro della vicenda che conosce e rispetta, di preoccuparsi dell’educazione al tempo dell’intelligenza artificiale «perché sarà la fine della pedagogia». Sul versante «baby gang» l’opinionista ha le idee chiare: «I ragazzi vivaci sono sempre esistiti. Il bullo è tale perché è stato creato da qualcuno e banalizzare una bravata o rimanere inermi dimostra che quella di oggi è una generazione perduta».
«L’idea di comunità è venuta meno»
La soluzione per questa «generazione perduta», secondo Crepet, è «l’autoregolazione» perché per chi va a spasso con un coltello di 22 centimetri in borsa o un teaser – entrambi minorenni i ragazzi noti alle cronache per girare armati – è libero di fare il bello e il cattivo tempo perché sa che non andrà incontro a conseguenze. Con una buona dose di realismo lo psichiatra sentenzia: «l’idea stessa di comunità è venuta meno» anche se «esistono due realtà contrapposte: ci sono i ”figli di papà” come ci sono giovani che hanno conquistato con impegno e fatica ogni esame superato e ogni successo ottenuto. Peccato che questi ultimi, spesso, scelgano di lasciare l’Italia perché – spiega Crepet – l’Italia è un paese morto». Imbeccato sul concetto di mondo liquido – coniato da Bauman nel secolo scorso – lo psichiatra ha risposto secco: «Molto liquido», il che significa essere schiavi del consumismo e mercificare ogni aspetto della vita, sentimenti compresi.
