“La perdita dei valori cardini in questa società ha prodotto dei risultati devastanti. I giovani non sanno più confrontarsi...”.
Negli ultimi giorni una serie di gravi fatti di cronaca che coinvolgono adolescenti e scuole ha riacceso il dibattito pubblico sul rapporto tra giovani, violenza e società, spingendo diversi esperti a intervenire per provare a leggere un fenomeno sempre più diffuso e preoccupante.
In particolare dopo Roberta Bruzzone, Vincenzo Schettini è la volta dell’esperto sociologo e psichiatra Paolo Crepet, che in un suo intervento ha dichiarato che i giovani sono quasi affascinati dalla violenza, uscire di sera con il coltello è moda ormai, queste le sue parole: “C’è un fascino nei confronti della violenza è evidentissimo. È molto ‘cool’ la violenza. Ma perché non lo diciamo? Ma perché una ragazza è fidanzata con un ragazzo che ha il coltello in tasca? Ma voi veramente pensate che questo avvenga solo in una scuola? Ma ho visto male io o ci sono le piazze piene di ragazzi con i coltelli?”.
La perdita dei valori cardini in questa società ha prodotto dei risultati devastanti. I giovani non sanno più confrontarsi con i conflitti, con le delusioni, con i rifiuti e hanno trovato delle strategie pericolosissime per fronteggiarli. In questo scenario chi dovrebbe intervenire osserva da comodo spettatore. E tutto questo, secondo Crepet, non si limita al contesto scolastico ma fa parte di una dannosissima rivoluzione culturale, a tal proposito aggiunge: “Ho visto male io o si regolano i conflitti d’amore in quel modo lì? Ma vogliamo contare le coltellate fuori da una discoteca, in un bar di una qualsiasi piazza di una qualsiasi città italiana?”. “Se – i social – sono strumenti che replicano il male, mettiamoci mano. Nessuno lo vuol fare. La nostra società è disfunzionale. Lo dico da trent’anni. Le stesse identiche armi di Crans-Montana le usiamo per protestare fuori la scuola di La Spezia. Ma cosa deve fare un insegnante? Dare un tema?”..-Crepet, nel suo intervento, prima ancora di dare la colpa ai social, attribuisce parte di queste responsabilità alla società tutta. A chi dovrebbe governare, fare da guida, incoraggiare alla vita, all’amore e invece assiste silenziosamente ad una distruzione di massa. Continua l’esperto: “L’altro giorno a La Spezia mi hanno detto che non si assegnano più i temi di italiano. Non lo sapevo. Come si fa a elaborare un lutto di questo genere? Con la psicologia? Il liceo è diventato una clinica di malattie mentali?”.
Secondo Crepet, dunque, niente è più al suo posto, la famiglia non educa e la scuola non insegna. Gli istituti scolastici sono al centro di questa frattura e gli insegnanti, anziché ricoprire il ruolo che gli spetta, si ritrovano costretti ad intervenire sotto il profilo psicologico.
Natalia Sessa__da__ascuolaoggiblog
La violenza c’è sempre stata e la televisione, internet. Non hanno fatto altro che amplificarla all’infinito. Però ci piace indignarsi. Ciao