Chi trasgredisce rischia di essere lapidato, ma non dai cristiani. Riflessioni sul caso Signorini .

Oggi la mentalità socialmente dominante spinge a credere nella totale libertà sessuale che però non esiste, non è mai esistita né mai esisterà. E dunque se la pratichi per davvero devi aspettarti un conto salato. Perfino gli omosessuali devono starci attenti

Essere cristiano per me è piuttosto comodo, è anche un modo per vivere meglio. Sono rari i casi in cui mi costa veramente qualcosa. Ad esempio quando l’evangelica solidarietà alle vittime di linciaggi mi avvicina a persone che ho sempre detestato (del resto è Cristo a chiederci di amare i nemici, i non amici). Mi è successo con Sangiuliano e adesso rieccoci con Signorini. Proprio lui mi è venuto in mente rileggendo l’altro giorno un vecchio libro del cardinale Biffi: “La mentalità socialmente dominante prima spinge in tutti i modi a prevaricare; poi si scandalizza ipocritamente di chi è caduto e si è lasciato cogliere in fallo; infine condanna ed esclude senza pietà e senza comprensione”.

Oggi la mentalità socialmente dominante spinge a credere nella totale libertà sessuale che però non esiste, non è mai esistita né mai esisterà, e dunque se la pratichi per davvero devi aspettarti un conto salato. Perfino gli omosessuali, all’apparenza così favoriti in questa società infeconda, devono starci attenti. Sodoma si autopromuove come luogo della sfrenatezza: chiacchiere a cui è pericoloso dare ascolto. Non c’è contesto senza conformismo, non c’è ambiente in cui non esista una qualche regola relazionale a cui attenersi, e chi trasgredisce rischia di essere lapidato. Non dai cristiani.

Camillo Langone__da___IL FOGLIO

Sia benedetta la povertà (della Coop)..

Ci volevano i fatturati in calo, i margini in discesa, la difficoltà a pagare il lavoro domenicale per far partorire al politburo cooperativo la proposta non dico di santificare ma almeno di rispettare le feste

Sia benedetta la povertà. La povertà della Coop, non quella dell’amico lettore né tantomeno la mia, perché io non ho bisogno di essere povero per rammentare la volontà di Dio: “Ricordati di santificare le feste”. La Coop invece ne ha bisogno, ci volevano i fatturati in calo, i margini in discesa, la difficoltà a pagare il lavoro domenicale (giustamente più costoso di quello feriale) per far partorire al politburo cooperativo la proposta non dico di santificare ma almeno di rispettare le feste. E insieme alle feste i lavoratori, immagini di Cristo. Non so se la proposta di chiudere i supermercati la domenica, tutti i supermercati, tutte le domeniche, verrà accolta: prego di sì, anche se la vedo dura. La chiusura domenicale è qualcosa di profondamente cristiano e profondamente umano e pertanto ha nemici innumerevoli, essendo innumerevoli i nemici della nostra civiltà che è cristiana e umana oppure non è. Sono una legione (“il mio nome è Legione”) i fanatici del lavoro perpetuo, un ideale cinese che nel breve-medio periodo potrebbe anche prevalere. E però la proposta Coop ha svelato che l’anticristianesimo è antieconomico.

 
Camillo Langone__da___IL  FOGLIO

 

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L’imam da un lato. Tutto il resto dall’altro.

Dal presepe al prosciutto, dal Natale ai capelli al vento delle donne. Invece del termine islamogoscista meglio usarne uno più preciso: collaborazionista

Meloni sull’antisemitismo: “Nessuna reticenza. Grati al gesto eroico di Ahmed al-Ahmad a Sydney”
Non ti piace il presepe? Non ti piace il prosciutto? Non ti piace il prosecco? Di sicuro ti piace l’imam. Non ti piace il Natale? Preferisci l’attentato mortale che piace all’imam? Non ti piace la quaresima, prediligi il ramadam se ti piace l’imam. Non ti piacciono i capelli al vento delle donne? Visto che ti piace la barba dell’imam… Non ti piace la Venere Callipigia? Meglio le terga dell’imam? Non ti piacciono i bikini? Vuoi mettere la palandrana dell’imam?
Non ti piacciono i Muse e i Maneskin? Nemmeno a me, solo che a te piacciono i muezzin. Non ti piace Israele, ovvio: meglio l’Iran e l’imam (anche se egiziano). Non ti piacciono trentamila ebrei, troppi Abram, ti entusiasmano tre milioni di maomettani e i loro imam. Io non ti chiamerò, con una parola che comincia a circolare, islamogoscista, ti chiamerò con una vecchia parola, più precisa e severa: collaborazionista.
Camillo Langone__da___IL FOGLIO

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Sgarbi è tornato

Il suo “Il cielo più vicino. La montagna nell’arte” illumina sette secoli di pittura alpestre ed è una fonte incredibile di scoperte novecentesche

“Il tema della montagna reca con sé il pensiero di Dio”. Sgarbi è tornato, è di nuovo in libreria con “Il cielo più vicino. La montagna nell’arte” (La nave di Teseo), illuminante sette secoli di pittura alpestre, a partire da Giotto e dalle sue rocce francescane. Sono pagine di descrizioni e di riflessioni: “Nulla è più vicino all’eterno della montagna”, “Stare con la testa nel cielo ci rende divini”…

Per quanto mi riguarda è soprattutto una fonte di scoperte novecentesche, quadri come la “Madonna della pace” del misconosciuto pittore cattolico Tullio Garbari (urge un viaggio a Trento per ammirare dal vero) e “Ragazza cadorina” del sottovalutato Ubaldo Oppi. Quest’ultima, “languida e insinuante”, viene accostata alla “Sera romagnola” in cui una bellissima giovane, simile a statua “ma viva, parlante, vibrante”, è ritratta da Oppi sullo sfondo degli Appennini. Anche il tema delle montanare reca con sé il pensiero di Dio. E questo non lo dice Sgarbi bensì (con altri termini) Sant’Agostino.

Camillo Langone___da___IL FOGLIO

 

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Contro tutti i qualunquismi.

 

Degli atei, degli ipocredenti e dei cattolici da campagna elettorale. Tutti vengono a galla con l’elezione del comunista a New York .

Il qualunquismo degli atei. Il qualunquismo dei politicisti per cui a New York hanno eletto il solito comunista, il solito socialista, il solito progressista. Politics as usual… Il qualunquismo delle plebi occidentali deculturate per le quali “Allah o Gesù chi promette di più”. Il qualunquismo dei cattolici da campagna elettorale tipo Salvini preoccupato per il “primo sindaco islamico nella città ferita l’11 settembre” e dimentico del primo sindaco maomettano italiano che è della Lega (e non nella Calabria Saudita delle moschee universitarie: in Veneto). Un bell’esempio di “Cristo o Maometto purché venga eletto”…

Il qualunquismo dei turisti, di coloro che come se niente fosse accaduto prenotano il Capodanno a New York invece che, più opportunamente, a Lepanto o a Belgrado. Il qualunquismo degli ipocredenti che scrivono su Avvenire, nient’affatto dispiaciuti per il successo sciita. Il qualunquismo di chi non ha letto il Corano e si è scordato il Vangelo. Il qualunquismo di chi crede nel cibo biologico, nel motore ecologico, nell’oroscopo, nel fitness, nella cremazione e pertanto non ha idea di cosa sia una religione. Il qualunquismo degli atei che, essendo maggioranza, rendono democratica la sottomissione.

Camillo Langone

sindaco

Essere reazionari oggi, ovvero rimpiangere la Dc.

Nostalgia delle correnti (e quindi della democrazia interna), dei congressi combattuti, della “grazia grigia” dei democristiani.

Francesco De Gregori mi dice che sono perfino più reazionario di lui. Ma come! Quasi mi offendo: sono un conservatore, non un reazionario! E però, ripensandoci, se sono un casiniano, e lo sono, sono anche almeno in parte un reazionario. In quanto nostalgico della Democrazia Cristiana. Ci sono i nostalgici di Mussolini, e dovrebbero vergognarsi, e ci sono io che sono nostalgico di Martinazzoli, e me ne vanto. Innanzitutto rimpiango il buon tempo andato in cui i politici non querelavano i giornalisti. Rimpiango le correnti, senza le quali difficile che ci sia democrazia interna. Rimpiango i congressi combattuti. Non che dei democristiani mi piacesse così tanto la politica: mi piaceva il loro stile, ciò che Pietro Citati definì “grigia grazia”. E poi Andreatta mi insegnò l’importanza dell’elitismo, Andreotti l’importanza della sprezzatura, Colombo l’importanza della cravatta, Cossiga l’importanza della libertà, De Mita l’importanza di Aristotele, Martinazzoli (ovviamente insieme a Sciascia) l’importanza di Manzoni, Scotti l’importanza del realismo… Grande scuola, la Democrazia Cristiana. E allora sì, ha ragione De Gregori, sono più reazionario di lui che non credo rimpianga i dorotei.

 
Camillo Langone__da__IL FOGLIO

 

DC

Elogio del minestrone…

 

La guida Osterie d’Italia di Slow Food ha decretato un minestrone piatto dell’anno. Solo pochi giorni fa un amico mi aveva proposto di aprire un locale specializzato in zuppe e minestre, una proposta romanticamente inattuale e ineconomica, fuori dal mondo e fuori dal tempo. E dunque bellissima

Soltanto l’altro giorno Giovanni Gregoletto, vignaiolo e sognatore, mi proponeva di aprire insieme un locale da chiamare “Minestrone”, specializzato in zuppe e minestre, contro la spaghettizzazione dei centri storici, contro le carbonare e le amatriciane ma pure contro noodles e ramen (sempre spaghetti sono), ed ecco che un minestrone viene decretato piatto dell’anno dalla guida Osterie d’Italia di Slow Food. Come gli sarà venuto in mente ai guidaroli? Che senso ha?

La proposta di Gregoletto era romanticamente inattuale e ineconomica, un buon modo per perdere soldi. Perché il minestrone non attira: troppo tradizionale, troppo familiare, né straniero né romano ma italiano. Tuttavia per la guida è il piatto dell’anno. Hanno premiato, per la precisione, il minestrone alla genovese di Caccia C’a Bugge di Campo Ligure, osteria che, per giunta, pone un mucchio di difficoltà linguistiche e logistiche: come si scrive? Come si pronuncia? Cosa significa? Dove si trova esattamente? E inoltre: esiste ancora la Liguria? Non si era estinta? Leggo che a Campo Ligure “sembra di essere fuori dal mondo” e non ne dubito, se fanno il minestrone. Fuori dal mondo e fuori dal tempo. Dunque il posto dove stare ora.

Camillo Langone__da__IL FOGLIO

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Quelli della flotilla non sono affatto “ragazzi”

 

La portavoce Maria Elena Delia ha 55 anni, il senatore Croatti ne ha 53. Molti sostenitori ne hanno più di 60 e a bordo c’è persino un ottantaseienne. Quelli più giovani si chiamino piuttosto “giovinastri”, perché chiamarli ragazzi è dargli ragione, che non hanno, e comprensione, che non si meritano

Non si chiamino ragazzi, non sono ragazzi. La portavoce della flottilla, Maria Elena Delia, ha 55 anni, il senatore della flottilla, Marco Croatti, di anni ne ha 53a bordo c’era perfino un ottantaseienne, erano tutti adulti i crocieristi per Gaza e dunque tutti pienamente responsabili e pienamente perseguibili. Magari sono giovani rispetto alle loro idee e alle loro canzoni, vecchissime… Fra i vip sostenitori, Elisa e Francesca Albanese sono quasi cinquantenni, Alessandro Barbero ha 66 anni, Fiorella Mannoia 71.

Qualche ragazzo in senso anagrafico potrebbe trovarsi fra chi mette a ferro e fuoco stazioni e strade ma chiamarli in tal modo è giustificazionista per non dire complice: si chiamino piuttosto giovinastri. Chiamarli ragazzi è come chiamare pro-Pal i pro-Hamas, attivisti gli agitatori, missione umanitaria una provocazione politica… Chiamarli ragazzi è dargli ragione (non ce l’hanno) e comprensione (non se la meritano). Per i prepotenti voce grossa & bandiera rossa, per i violenti ipopensanti, per coloro che soddisfano la propria vanità virtuista ostacolando chi ha bisogno di lavorare o di curarsi ci si avvalga delle numerose possibilità offerte dalla ricchissima lingua italiana: marmaglia, canaglia, feccia, teppa… Parole già desuete ora di nuovo attuali e indispensabili.

Camillo Langone__da ___IL FOGLIO

 

flottilla
 

S’introduca l’educazione dannunziana..

Il suo noto “fare la propria vita come si fa un’opera d’arte” trova oggi nuova linfa. E’ un antidoto al gregarismo dilagante, che invita a fare della vita qualcosa di unico e prezioso

“Bisogna fare la propria vita come si fa un’opera d’arte”. Edoardo Sylos Labini ripete più volte questa frase del Vate in “Gabriele D’Annunzio. Una vita inimitabile” che mi sono visto su RaiPlay non essendo riuscito ad applaudirlo dal vivo ossia al Vittoriale, sulla nave Puglia (scenografia suprema) dove lo spettacolo è stato registrato. “Bisogna fare la propria vita come si fa un’opera d’arte”: esortazione che ovviamente conoscevo ma che fa bene risentire e merita diffusione universale. E’ la nuova attualità di D’Annunzio.

Ci fu un tempo in cui l’egotismo dannunziano poteva suonare, e così effettivamente suonava a molti, antipatico e anacronistico. Oggi invece appare un antidoto, un contravveleno estetico-filosofico al gregarismo dilagante e violento. Che cos’è un’opera d’arte? Qualcosa di unico e prezioso. D’Annunzio insegna a essere unici e preziosi, a non conformarsi, ad avere rispetto per sé stessi. Invece dell’educazione sessuale, dell’educazione ambientale, dell’educazione non-so-cosa, si introduca nelle scuole l’ora di educazione dannunziana.

Camillo Langone   

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Il neocolonialismo degli ambientalisti.

A coloro che attaccano gli allevatori perché dicono che i lupi vanno abbattuti per permettere la sopravvivenza di mandrie e greggi, dico: nessuna ingerenza senza residenza!

Siano considerati neocolonialisti gli ambientalisti che vogliono imporre il loro insulso stile di vita ai montanari. Siano riconosciuti eredi degli antichi imperialisti coloro che attaccano Messner per aver detto che i lupi sono uno dei grandi problemi della montagna italiana, e che vanno abbattuti per riportarli a numeri compatibili con la sopravvivenza di mandrie e greggi. Gli ambientalisti, forti del potere economico e mediatico, pretendono di spadroneggiare in territori non loro e somigliano a quei colonizzatori che in Canada proibivano ai pellerossa la caccia al bisonte e a Tahiti vietavano alle polinesiane il seno nudo…

Fatevi le tradizioni vostre! Lasciate che i popoli si autogovernino! Nessuna ingerenza senza residenza! Altrimenti, fra poco, niente più asiago di malga e ovviamente niente più malgari. Un ambientalista milanese avanzi pure proposte sui grattacieli che infestano la sua città, lasci perdere i problemi di Alpi e Appennini dove al massimo può fare il turista la domenica. Soltanto i montanari, e in particolar modo gli allevatori, sanno che il lupo cattivo non è soltanto una vecchia favola, è anche cronaca, e che il fucile è il lieto fine.

 Camillo Langone                                                                                                            

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