Dalla politica all’amministrazione. Dalle bandiere ai disegni di legge. Sarà dura per la Destra se Giorgia Meloni dovesse perdere la grinta.

 

È dura per Giorgia Meloni e i suoi fratelli d’Italia passare dalla politica all’amministrazione .Chi ha fatto politica all’opposizione per una vita, e trent’anni sono una vita, sa che quando raggiunge l’apice della politica, deve guidare un Paese, occuparsi di governance, mediare tra poteri, partecipare a vertici internazionali su tutt’altre questioni. Far politica significa adottare provvedimenti tecnici e amministrativi, imbarcarsi nella burocrazia e nella selva di leggi, negoziare direttive in cui la politica è solo come residuo, cornice, o vago orientamento di fondo, che diventa sempre più di sottofondo. Le idee vengono bandite per far posto ai fondi, il terreno è quello dei tecnici; si entra nella dragosfera. È questa la Mutazione in corso per Fratelli d’Italia. Dopo anni di politica, si trova a dover lavorare coi fascicoli, l’alta burocrazia e le sue insidie, patteggiare con i poteri forti, rapportarsi alle istituzioni sovranazionali e alle loro direttive. C’è da perdere smalto, c’è da spegnersi e mutarsi in Merkel; anche se dall’altra parte, il comando, il piacere di decidere e dettare l’agenda del paese, compensa la frustrazione politica di chi passa delle saghe eroiche alla realtà ingrata delle carte bollate. Non ci si deve squilibrare tra due spinte contrarie, ma queste devono essere  sempre  in discussione, essere prudenti e coraggiosi quando serve ,ma capire qual’è  il momento giusto in entrambi i casi. C’è da augurarsi che il premier non si lasci intimidire dalla pressione mediatica, che continua a improvvisare spettacoli miserandi tra ridicolaggini sul fascismo alle disquisizioni boldriniane sulla grammatica, dalle frasi più ridicole di un femminismo esausto all’avvelenamento del political correct. Letta si mette in ridicolo minacciando prima che il governo agisca, Conte sembra un rivoluzionario napoletano, mentre Calenda pare essere l’unico a fare un’opposizione sensata, degna di quel nome, fatti e non pregiudizi, come pure Renzi e i centristi. Tutto sommato sono avversari allo sbando o di poco conto questi, che non dovrebbero spaventare la Meloni più delle contrapposizioni interne e soprattutto i” padroni esterni”. Qualcosa non va nei suoi programmi, rivedibili spero, spaventa la sua inesperienza di governo, bisognerebbe che avesse sempre qualcuno alle spalle a ricordarle quanto sia sempre stata battagliera, fiera e limpida come i suoi occhi azzurri, uno sguardo niente male sul quadro cupo della nostra politica.

meloni1

 

Oggi al Parlamento Italiano.

Ho ascoltato tutto il discorso, un discorso che solo una donna avrebbe potuto fare. Ha detto tutto, niente di meno, niente di piu ;intenzioni , volontà ,aspettative di critiche, anticipandole. Non ha dimenticato niente e nessuno, del passato e del presente, nel bene e nel male. Ha esposto il suo programma prudentemente, visto i tempi correnti e la congiuntura economica. Ha parlato di lavoro , come fonte di ricchezza, non di finanza, ha parlato di una nazione e di cittadini dai quali ha avuto mandato e ai quali soltanto dovrà rendere conto. Ha parlato di donne, di donne che si sono impegnate per questa Italia, ha parlato di diritti, mettendo sempre in evidenza la parola libertà, coniugata nei modi e e nei tempi giusti, ma ha parlato anche di doveri
ponendo l’accento in particolare sulla libertà di compier e il proprio dovere. IL presidente del consiglio, signora Giorgia Meloni, mi è piaciuta, sicuramente sarà un buon capo di governo. Le dichiarazioni che si stanno ascoltando in parlamento da parte delle sinistre non sono altro che l’espressione rancorosa , al limite della ineducazione- Esse tutte pongono l’accento su quanto non fa parte dell’interesse del nuovo governo, cosa non vera, auspicando ironicamente il fallimento degli intenti. E queste parole di armonioso progresso ambito dalla sinistra sono le stesse che  hanno mostrato agli italiani per undici anni tutta la loro incapacità a realizzarle. Diversamente non sarebbero in quell’aula a dar fiato a tutta la loro rabbia, mettendo i puntini sulle i, dove ci sono già, non evidenzierebbero l’astensionismo, ben sapendo che chi non ha votato non era dalla loro parte. Facciano la loro opposizione, si mettano il cuore in pace, gli Italiani non li hanno più voluti. Dopo tanto tempo abbiamo un governo eletto da applaudire a fine legislatura o da mandare a quel paese, come è nella logica della Democrazia-