Il matrimonio funziona solo quando è indissolubile..

 

Nella buona e nella cattiva sorte (e ci sono sorti peggiori di un marito farfallone). Per migliaia di anni il matrimonio ha funzionato così.

Truffa aggravata? No, danneggiamento aggravato. Dell’istituto del matrimonio. E’ questa la vera colpa di Chiara Ferragni, di questo bisognerebbe parlare (ovviamente non in tribunale perché un cristiano, credente in Matteo 5,25, non vuole vedere nessuno trascinato in tribunale). “L’ho cacciato di casa quando mi ha confessato il tradimento”. Un po’ di colpa chiaramente ce l’ha pure lui: un uomo se proprio ci tiene a confessare qualcosa va dal prete, non dalla moglie (a questo rapper mancano proprio le basi…). Ma ad avere cacciato di casa è lei e quindi è femminile il tacco che ha calpestato il matrimonio suo e il matrimonio di tutti, l’idea stessa di matrimonio. Il matrimonio funziona solo quando è indissolubile e solo quando è nella buona e nella cattiva sorte (e ci sono sorti peggiori di un marito farfallone). Per migliaia di anni il matrimonio ha funzionato così. Da quando non è più così ha smesso di funzionare. Da quando si è capito che le mogli possono cacciare di casa i mariti, i matrimoni sono crollati. Con i matrimoni è crollata la natalità. Con la natalità sta crollando tutto. Il discorso di Chiara Ferragni sembra orgoglioso ma è rovinoso: pura estinzione. Altro che pandori.

Camillo Langone__da__IL  FOGLIO

fedez

Tra lazzi e ammicchi, questi spiritosoni ci chiudono lo stomaco…

 

Gli spiritosi sono pericolosi. Massimo Bottura, per dire, il cuoco modenese che in epoca ormai remota lanciò la moda dei menù ironici, vorrebbe sbattere in galera Carlo Giovanardi e me. Lui è un partigiano del ddl Zan e noi invece crediamo nella Bibbia tutta e perciò anche in quel libro del Nuovo Testamento (Lettera ai Romani) in cui San Paolo definisce “ignominiosi” gli atti di uomini con uomini, aggettivo che in futuro ci potrebbe procurare 18 mesi di reclusione. Com’è possibile? E’ possibile perché, come annotò Friedrich Schlegel, “ogni arguzia tende al nichilismo”.

L’aspirante censore dei testi sacri non si è autocensurato mai, convinto di essere spassosissimo continua a imporre ai poveri clienti, intimoriti dalle tre stelle Michelin, piatti dai nomi ridicoli che rendono l’ordinazione imbarazzante. All’Osteria Francescana, che non è un’osteria e non ha nulla di francescano, in questo periodo propone un secondo ghignante: “Stiamo ancora decidendo che pesce servire!”. Chissà se in tavola arriverà una cernia o un cavedano, l’unica certezza è il prezzo, quello lo ha già deciso, 110 euri. Ma il vertice lo raggiunse nel 2010 quando battezzò “Oops! Mi è caduta la crostatina al limone” un dolcetto spiaccicato su un piatto fintamente rotto. Puro decostruzionismo derridiano, cucinato con oltre quarant’anni di ritardo. Il problema è che nella disastrata ristorazione italiana i ritardi non si riducono ma si accumulano, e Bottura continua a produrre imitatori. Tutti terribilmente spiritosi. L’altro giorno meditavo di cenare in un bellissimo e nuovissimo ristorante tranese quando scorrendo il menù su internet ho letto “Polpo di fulmine”. Mi è venuto da piangere e ho cenato a casa. C’è qualcosa di più triste di una barzelletta vecchia? Qualcosa di più patetico di un gioco di parole seriale? Nella stessa lista c’era inoltre una “Zuppa d’amare” e sarà stato il milionesimo parto dello straconsumato connubio mare-terra. Agli spiritosoni il bisticcio mare/amare risulta irresistibile, come fino a poco tempo fa il calembour vino/divino.Due esempi fra mille: il Capriccio di Vieste con la “Parmigiana d’(a)mare”, insomma melanzane e gamberi, e Da Vittorio a Brusaporto col “Crudo “D’Amare”, ovvero pesci e crostacei. Dilaga un frasario similfaceto, stucchevole, che travolge anche i migliori e dunque Errico Recanati all’Andreina di Loreto invece di scrivere “Ostrica alla brace” (l’avrei presa) scrive “L’ostrica si dà le arie di brace” (l’ho lasciata lì). Figuriamoci se si tirava indietro quel ridanciano di Alessandro Borghese: “Ho trovato una seppia a Capri” (seppia, fior di latte, pomodoro e basilico). A qualcuno diverte? A me fa venire il fior di latte alle ginocchia. Un amico mi parla bene del ristorante Manna di Milano che però è tutto un lazzo e un ammicco: un piatto di paccheri al pomodoro si chiama “Banalissimo”, un dolce a base d’uva si chiama “Senza volpe”… Anziché farmi ridere, Manna mi allarma: siccome ogni arguzia tende al nichilismo, non sarà che anche lì brigano per sbattermi in galera?

 

Camillo Langone_da _Il FOGLIO

cibo

Non c’è speranza, ma non smetterò di scrivere contro l’umanizzazione degli animali.

Accade persino che le spese veterinarie si possono almeno in parte detrarre. Tali detrazioni andrebbero abolite e il risparmio andrebbe utilizzato per aumentare le detrazioni riguardanti i figli. Ma so che non accadrà.

cani

No, non mi rassegno a queste città piene di italiane coi cagnini e di arabe coi bambini. Non taccio. Continuo a scrivere contro gli animali domestici e l’umanizzazione dei medesimi. Ho scoperto che Diaco ha un cane di nome Ugo, che Fedez ha un cane di nome Silvio e questo Silvio veste camicie Versace. Non c’è speranza, chiaro.

Poi ho scoperto che i proprietari di bovari bernesi non mettono gli impermeabili ai loro bestioni per proteggerli dalla pioggia ma per proteggersi dalla puzza che emanerebbe, una volta rientrati a casa, dal pelo bagnato. Ho dunque capito che i cani devono puzzare, in caso contrario è la società a puzzare. Di rovesciamento e decomposizione. Infine ho scoperto che le spese veterinarie si possono almeno in parte detrarre. Tali detrazioni andrebbero abolite e il risparmio andrebbe utilizzato per aumentare le detrazioni riguardanti i figli. So perfettamente che non accadrà, che perfino La Russa ama gli animali, che la mia è vox clamantis in deserto. Non è un mio problema, sono un misantropo, ci sto bene nel deserto.

Camillo Langone__da__IL FOGLIO                                                                   

Ho scritto su Instagram “gelato al finocchio” e mi hanno tolto l’accesso al profilo…

Alcune foto pubblicate, normalissimi primi piani, di piatti gustati al ristorante Lemelae di Gallio, altopiano di Asiago: “Riso al porro bruciato”, “Lumache alla brace”, “Pecora”, “Gelato al finocchio”. Chissà quali erano le parole offensive.

“Gelato al finocchio”. Finocchio non si può dire nemmeno parlando di ortaggi o almeno non posso dirlo io, attenzionato come omofobo, suppongo. Ho pubblicato su Instagram alcune foto, normalissimi primi piani, di piatti gustati al ristorante Lemelae di Gallio, altopiano di Asiago: “Riso al porro bruciato”, “Lumache alla brace”, “Pecora”, “Gelato al finocchio”.  Prima mi è arrivato un messaggio esortante a modificare il post o a fare ricorso. Una comunicazione estremamente vaga dalla quale non si capiva se il problema fossero le parole “bruciato” e “brace” (troppo ustionanti?) o la parola “pecora” (troppo porno?) o la parola “finocchio” (troppo discriminante?). Io non ho modificato nulla (avrei dovuto scrivere “gelato al Foeniculum vulgare?”) e ho fatto ricorso: per tutta risposta mi hanno tolto l’accesso al profilo. Poi dicono la libertà di espressione. Sia lodato Elon Musk.

Camillo Langone __da___Il Foglio
finocchio

Tante conquiste, ma mai come oggi le donne sono impotenti…

Sono avverso alle donne di potere, ma non misogino: oggi le donne sono impotenti.  Le Sodomiadi di Parigi hanno sancito il sorpasso di omosessualismo e genderismo nei confronti del femminismo. E del femminile, tristemente passato di moda. Se aggiungiamo immigrazionismo e islamismo, la donna risulta indifesa.

Prego di riuscire a smettere di definirmi misogino. Non perché debba sfuggire alla nuova severissima censura inglese (non frequento la perfida Albione). Ma perché oggi la mia avversione riguarda soltanto le donne di potere. E se il mio problema si riduce al potere femminile la definizione di misogino, che tanto mi piaceva, che ancora un po’ mi piace, non mi descrive più: quasi tutte le donne sono impotenti. Le Sodomiadi di Parigi – “un salto di qualità nell’attacco alle donne” (Eugenia Roccella) – hanno sancito il sorpasso di omosessualismo e genderismo nei confronti del femminismo. E del femminile, apparso tristemente passato di moda… Se a ciò aggiungiamo immigrazionismo e islamismo ecco uno spaventoso ircocervo ideologico davanti al quale la donna, peggio se giovane donna, peggissimo se giovane donna bianca, risulta indifesa. Oggi una ragazza non può vestirsi liberamente, non può frequentare tranquillamente stazioni e metropolitane. Può accedere a tutti i mestieri? Sì, ma non a tutti i quartieri. Se è bella viene criticata. Se non lo è viene criticata. Se è famosa può essere lapidata in qualsiasi momento per qualsiasi minimo disallineamento. Se è ignota è una sfigata. Ovvio che in un mondo così disgraziato al posto della misoginia serva cavalleria ossia gentilezza e rispetto nei confronti della donna.

Camillo Langone __da__IL FOGLIO

 

misoginia

Il Gps iraniano disturbato da Israele e le carte che tornano utili…

Le carte che si chiamano carte appunto perché sono di carta. Quelle che nessuno può disturbare e che non si spengono mai. Mentre Israele impedisce ai missili iraniani di volare (e ci salva), il cervello impigrito dal digitale ricomincia a orientarsi.

Dagli Ebrei la salvezza. Non sono particolarmente filosemita, sono particolarmente interessato alla salvezza e dunque considero perennemente attuale Giovanni 4,22: “Salus ex Iudaeis est”. Osservo Israele e vedo che laggiù disturbano il sistema Gps per confondere gli incombenti missili iraniani. Quindi anche i navigatori satellitari sono una tecnologia fragile, buona quando le cose vanno bene. In Israele sanno meglio che altrove che le cose vanno tendenzialmente male e così dimostrano la perenne attualità delle carte stradali. Le carte che si chiamano carte appunto perché sono di carta. Quelle che nessuno può disturbare e che non si spengono mai. Ne avevo tantissime, quasi tutte del Touring Club, tante le ho buttate imprevidentemente (ipotizzando come un qualsiasi sciocco europeo un futuro di pace), qualcuna grazie a Dio l’ho tenuta e quando voglio capire davvero dove mi trovo o dove devo andare (non solo il percorso ma il contesto) le riguardo. Ogni volta sento la mente che mi si riapre, il cervello impigrito dal digitale che ricomincia a orientarsi. Si seguano le carte e gli Ebrei, per non perdersi.

 Camillo Langone__da __IL FOGLIO                                                                             

gps

Che bello vedere ammainate le bandiere dei politici ambientalisti e abortisti!

 

Mi piacciono le non elezioni: come quella di Federico Pizzarotti, che a Parma mi impone la raccolta differenziata, e quella di Emma Bonino, che mi ha sottratto innumerevoli connazionali con mezzo secolo di impegno pro aborto.

Non sono un elettore, non mi piacciono le elezioni: mi piacciono le non elezioni. Mi piace la non elezione di Federico Pizzarotti, l’uomo che mi ha rubato il cassonetto: da sindaco di Parma mi tolse il prezioso contenitore per impormi la raccolta differenziata, un sistema da colonia di insetti, bene, oggi il mio cassonetto è vendicato. Mi piace la non elezione di Emma Bonino, la donna che mi ha sottratto innumerevoli connazionali, con mezzo secolo di impegno pro aborto: in confronto l’elezione di Ilaria Salis appartiene all’ambito del meno peggio perché fra le varie accuse che pendono su quest’ultima non c’è quella di aver soppresso creature inermi. So perfettamente che i politici sono conformisti per statuto e perciò quasi tutti ambientalisti e abortisti, e che fra destra e sinistra, su questi come su altri temi, le differenze sono semplici sfumature, ma un conto sono i gregari e un conto sono le bandiere, e mi piace vederle ammainate simili bandiere.

Camillo Langone__da IL FOGLIO                        

                         bandiere ammainate                                       

Mai la messa con le chitarre e coi bonghi…

 

Meglio quella in rito ambrosiano, con devozione vibrante e preghiere in latino, canti in latino e brevi omelie in italiano

tetto chiesa

Ma vacci tu, Diotallevi, alla messa coi bonghi. Il sociologo Luca Diotallevi, Dio lo illumini, è convinto che la crisi del cattolicesimo si risolverebbe se tutti i cattolici confluissero nelle parrocchie. Basta distinguo! Basta movimenti! Basta messe in latino! Tutti dal parroco amico di Zuppi! Bene, domenica scorsa sono stato alla messa in rito ambrosiano antico a Santa Maria della Consolazione, Milano. Arrivato in anticipo immaginavo di trovare una chiesa semideserta e invece, pur non piccola, era strapiena. Nessuna possibilità di sedersi se non per terra. Una messa incredibilmente giovane, tanti ragazzi, tantissime ragazze (sedute per l’appunto anche per terra), parecchie donne velate. Devozione vibrante. Preghiere in latino, canti in latino, in italiano solo la breve omelia. Frequenti inginocchiamenti, sforzo minimo per chi dispone di inginocchiatoio, medio per chi disponendo di sedia deve inginocchiarsi sul pavimento ma può appoggiarsi allo schienale davanti, notevole per chi come me pone le rotule sulla pietra senza attenuante alcuna. Organo a canne. Comunione alla balaustra (sulla lingua). Chi frequenta una messa così (la consiglio per domani) mai frequenterebbe quel pezzo di modernariato anni 60-70 che è la messa cattoprotestante, stile Cei, con le chitarre e i bonghi. Mai.

 

Camillo Langone

da IL FOGLIO                                                                                         

Giù le mani dalla favolosa cucina italiana-

 

Alberto Grandi e Daniele Soffiati scrivono della non esistenza della gastronomia nostrana. Ma anche fosse un’invenzione recente, non sarebbe geniale?

Italiani popolo di mitopoieti. Non più di poeti, come si diceva, ma di inventori di miti. Di miti gastronomici per la precisione. Questo si evince leggendo “La cucina italiana non esiste” di Alberto Grandi e Daniele Soffiati, due” nemici”della patria che si divertono tantissimo a raccontare che il ricettario nazionale è quasi tutto allogeno e postbellico. Se prima di Grandi e Soffiati non hai letto l’Artusi potresti pure pensare che in Italia, negli anni Trenta, si mangiasse cucina tipica scandinava, o forse indiana… Meno male che io ho letto perfino Orazio e che ancora mangio come lui làgane e ceci e addirittura fave e cicoria, suppergiù la puls fabata considerata antichissima già da Plinio il Vecchio…
Ma anche se fosse, anche se i due autori (antinazionalisti e molto ovviamente antigovernativi) avessero ragione, anche se davvero gli italiani si fossero inventati di recente la loro cucina, non sarebbe fantastico? Non sarebbe geniale? L’Italia fondata sulla pizza, sulla carbonara, sul tiramisù… Se la cucina italiana è una favola è una favola bella ed è una favola buona. Giù le mani dalla favolosa cucina italiana!

 Camillo Langone__da il FOGLIO

carbonara

Un eroe della cultura al cospetto della natura…

 

Manuel Escribano, il matador andaluso che a Siviglia, dopo essere stato incornato, ha preteso di essere operato in anestesia locale per tornare subito nella plaza de toros.

Leggo nomi di candidati alle elezioni europee, non leggo nomi di persone che ammiro. Forse è soltanto matematica: ammirando poche persone è improbabile che un ammirato finisca in lista. Ma io, poi, chi ammiro? Avendo poca ammirazione a disposizione non vorrei sprecarla con un politico. Meglio un torero. Meglio Manuel Escribano, il matador andaluso che a Siviglia, durante la Feria de Abril, dopo essere stato incornato ha preteso di essere operato in anestesia locale per tornare dopo sole due ore nella plaza de toros. Con la divisa de oro distrutta e i pantaloni rimediati. Nuovamente inginocchiato davanti alla buia porta dei tori, soltanto il mantello rosso fra il corpo martoriato e le corna affilate. Un eroe della cultura al cospetto della natura. La tauromachia come opposto della democrazia: non numero, valore. Manuel Escribano come grande uomo e dunque uomo che non andrà a Bruxelles. Resterà in Andalusia a insegnare lo stile e il coraggio e l’importanza di farsi il segno della croce nei momenti cruciali.

Camillo Langone __da IL FOGLIO

 

torero