A quelli che vogliono demolire la Religione Cristiana

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«Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» ([1]). Non disse Gesù che lo Spirito Santo vi insegnerà a usare il discernimento per abbattere la parola di Dio e i suoi principi per fare un altro Vangelo, ma «vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» e che voi dovete trasmettere integralmente. Attenti! Perché sta anche scritto: «chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli» ([2]). Implicitamente Gesù ci fa comprendere di non essere ipocriti come i farisei, che avevano aggiunto tutta una serie di prescrizioni alla legge di Mosè, rendendo quasi impossibile alle persone osservarle tutte. Il Signore vuole che osserviamo il nuovo comandamento dell’amore nel quale non sono abolite le leggi, i Dieci Comandamenti, ma sono compresi in quello dell’amore, che Gesù ci ha dato. Di fatti Gesù nei versetti precedenti del Vangelo di Matteo disse che non è venuto ad abolire quanto è scritto nell’Antico Testamento (La legge e i Profeti): «non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento» ([3]). Se Voi che siete sacerdoti e alti dignitari della Chiesa e vi ritenete sotto l’influsso del dogma dell’ecumenismo, che dogma non è, di abbracciare altri insegnamenti, di trasgredire la Legge e i Profeti, il Vangelo di Gesù Cristo, per sposare la causa eretica di Lutero, già condannata dal Concilio di Trento, dirò apertamente che siete eretici e lo farò nel nome di Gesù Cristo e del suo Vangelo, che io difendo mentre voi no. Mi sono spiegato? Se poi ancora insistete nel avere ragione riporto ancora il passo in S. Paolo che vale anche per il Papa e i suoi alti dignitari, perché S. Paolo parla di “noi stessi” intendendo gli apostoli e i suoi successori: «Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema (maledetto)! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema. Infatti, è forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo» ([4]). Non vado io a predicare o difendere un’altra Parola di Dio, perché solo questa Egli ha insegnato. Perciò se non siete fedeli alla Parola di Dio, aspettatevi che io vi appelli come apostati o eretici, poiché voi adesso non volete servire Dio, ma voi stessi e gli uomini, per compiacere loro o voi stessi, forse come Giuda tradì Gesù Cristo per trenta denari o per ricevere favori o regali in cambio della morte della sua divina parola.

Giosuè

Pubblicato in: Gloria.tv
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[1] Gv 14, 26
[2] Mt 5, 19
[3] Mt 5, 17
[4] Galati 1, 8-10

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Padre nostro – “fa’ che non cadiamo in tentazione”.

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Questa mia riflessione sul passo del Padre nostro «non c’indurre in tentazione» ([1]) è stata bene ponderata e nasce dal amore alla Parola di Dio, e quindi dal amore verso Dio, e alla sua verità. Si parla molto questo periodo e forse si forza la difesa del testo sacro, quando chi l’ha tradotto a suo tempo ha impostato delle regole che non rispettano la bontà e il significato del testo stesso in tutte le sue parti, e che la Santa Chiesa ha adottato. La traduzione che ne da la CEI di questo passo è “non abbandonarci alla tentazione”([2]), in realtà essa non concorda con le parole di Gesù nella notte della Passione durante la quale Gesù affermava: «pregate, per non cadere in tentazione» ([3]). Infatti Gesù non ci chiede di pregarlo perché Lui ci abbandonerebbe alla tentazione, ma ci esorta nel passo di Matteo a chiedere il suo aiuto perché non cadiamo nella tentazione. La traduzione che ne ho ricavato è «fà che non cadiamo in tentazione», la quale si accorda con l’esortazione di Gesù ed è una richiesta di intercessione perché siamo sostenuti nella tentazione. Cari miei Dio non induce in tentazione e io sono fedele al Vangelo e io accordo la Parola di Dio a quanto espresso nel Vangelo in altre parti della Parola sacra e anche con chi ha esaminato accuratamente le scritture sacre e mi dà ragione. Del resto anche il Padre nostro nel passo successivo il testo sacro originario della Parola di Dio, come ci è trasmessa può essere tradotta «ma liberaci dal male» e può essere anche tradotta «ma liberaci dal maligno» (satana) «από τύο πονερου».

L’autore dell’articolo “SENECIO” (Direttore Andrea Piccolo e Lorenzo Fort) che cito (pag.2) spiega il perché «le traduzioni antiche hanno preferito seguire il testo greco parola per parola, una soluzione di comodo che rinuncia a correre rischi e perciò pone il credente di fronte a oscurità e ambiguità che non si riscontrano nel testo originale. La traduzione dal greco del Padre nostro fatta dai Settanta è essenzialmente letterale e quindi si presta, nella traduzione italiana, a molti fraintendimenti». Vedasi per riferimento il testo citato al link:
www.senecio.it/sag/Giolo_padre_nostro.pdf
Ma ritorniamo alla questione sollevata, nella lettera di Giacomo della Sacra Scrittura ([4]) è scritto: «Nessuno, quand’è tentato, dica: “Sono tentato da Dio”; perché Dio non può essere tentato dal male, ed Egli stesso non tenta nessuno; invece ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce». In questo modo comprendiamo che la traduzione ufficiale non rispetta il significato della Sacra Scrittura in altre parti, perché in quanto ispirata da Dio non può avere in sé contradizioni, ma deve essere un tutto coerente.
Perciò «Non c’indurre in tentazione» secondo il testo dell’autore di Senecio (pag.12) «non significa che Dio introduca o faccia entrare l’uomo nella tentazione, come in una trappola che lo prenda, ma che egli possa condurre qualcuno in una situazione critica di tentazione», così come lo Spirito Santo condusse Gesù nel deserto affinché possa essere tentato da Satana ([5]). Perciò non è Dio che tenta, ma permette la tentazione per un fine spirituale più alto. Del resto i grandi santi hanno resistito alle tentazioni, che satana ha provocato nell’uomo.
«Un’altra interpretazione s’appoggia su un semitismo che, nel caso di un verbo causativo, permette di tradurre “fa’ che noi non entriamo in tentazione”» (pag. 13). Di fatto il verbo latino che traduce dal greco dei Settanta scrive «Et ne nos inducas in tentationem dove il termine “indurre” in italiano non ha il significato del verbo latino “inducere” che significa introdurre, come “inducere milites in pugnam”, introdurre (condurre) i soldati in battaglia. La traduzione dovrebbe essere perciò: o Dio, fà in modo che noi non cediamo alla tentazione»(pag. 13).
L’autore conclude (pag. 15) con la traduzione «fà che noi non cadiamo in tentazione», che risulta la più congruente con la richiesta che fa Gesù nella Passione ai suoi discepoli che trova addormentati: «pregate, per non cadere in tentazione» ([6]).

Giosuè

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[1] Mt 6, 13
[2] Mt Ibidem
[3] Mt 26, 41
[4] Gc 1, 13-14
[5] Luca 4, 1
[6] Mt 26, 41


 

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La fine dei tempi e l’orribile sacrilegio

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Così la Madonna parla a Don Gobbi circa questo segno nel messaggio a Rubbio 31 Dicembre 1992.
Dice la Madonna:

«Il sacrificio della Messa rinnova quello compiuto da Gesù sul Calvario. Accogliendo la dottrina protestante si dirà la Messa non è un sacrificio, ma solo la sacra cena e così verrà soppressa la celebrazione della santa Messa. In questa abolizione del sacrificio quotidiano consiste l’orribile sacrilegio compiuto dall’anticristo, la cui durata sarà di circa tre anni e mezzo».
In qualche modo ritengo sia già iniziato: alcuni sacerdoti non celebrano più la S. Messa quotidiana, si riservano un giorno per il riposo dalla loro missione di sacerdoti, un giorno durante la settimana. Qualcuno di loro si spinge anche oltre, celebra la S. Messa solo in alcuni giorni della settimana. In ogni caso alcuni sacerdoti ritengono la S. Messa un banchetto, un convivio fraterno tra persone. Mentre i miracoli eucaristici di Lanciano, di Ferrara e non ultimo uno proprio a Buenos Aires stanno indicare invece la presenza del vero uomo e vero Dio: Gesù Cristo.

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Centenario di Fatima – 13 Ottobre 2017 – TUTTO SI STA AVVERANDO

Straordinaria la Parola di Dio della Prima Lettura di venerdì che ci introduceva ai tempi che stiamo vivendo. Il Profeta Gioele (cap. 1 v. 13) esorta i sacerdoti a far penitenza, «perché priva d’offerta e libagione è la casa del vostro Dio». In pratica viene a mancare il corpo (l’offerta) e la libagione (il sangue) di Cristo dalla casa di Dio, la Chiesa, perché si sta aprendo in Vaticano a un nuovo messale liturgico senza formula di consacrazione del corpo e sangue di Cristo. Si rinnovano in questi tempi lo stesso male, gli stessi contesti, che hanno preceduto la venuta di Gesù. Come allora il male era a un livello talmente diffuso, la corruzione, ma soprattutto l’ipocrisia dei farisei che nascondeva la Parola di Dio alle persone, e perciò anche allora come oggi la confusione era grande. Ma cos’è che oggi rende il nostro mondo ancora più immerso nella tenebra? E’ la mancanza della direzione morale, che viene da una mistificazione della Parola di Dio. Molti pastori al comando hanno creduto di sorpassare per orgoglio personale come fece Lutero, la Parola di Dio, declassandola invece di darne il giusto risalto, svuotandola di significato e ipocritamente annunciando che il significato che loro attribuivano si basava su di essa. I farisei all’epoca di Gesù facevano lo stesso: insegnavano sulla legge, ma avevano messo una serie di prescrizioni aggiuntive formali, che la svuotavano di significato, al punto che della stessa Parola di Dio non rimaneva in piedi neanche la forma. Ora che operazioni si fanno sulla Parola di Dio? Con il falso pretesto della misericordia, si accompagnano i fedeli a trasgredire ai precetti di Dio, i dieci Comandamenti, e in più si tradisce ancor di più l’insegnamento di Cristo aprendoci a religioni eretiche. L’orgoglio che ha accompagnato Lutero allora e che ora accompagna alcuni pastori a guida della nostra Chiesa è quello di rifare un’altra Chiesa, con un altro vangelo, che con il velo della misericordia acconsente ad ogni perversione. Da i frutti riconoscerete l’albero affermava Gesù per distinguere i veri dai falsi profeti. I falsi profeti ora vogliono condurci a un sacrificio di Gesù senza consacrazione e quindi senza la sua reale presenza, per compiacere i protestanti che vengono considerati cristiani al pari della religione cattolica, l’unica vera. Ora l’ipocrisia di alcuni nostri pastori dilaga e hanno acconsentito in cuor loro ogni sorta di innovazione pur di distruggere la Parola di Dio come fece Lutero, con la sua libera interpretazione. Interpretazione che poi si apre anche ai sacramenti di cui non si riconosce la presenza e l’azione di Cristo prima nella Santissima Eucaristia e poi nel sacramento della Santa Confessione, nel quale i luterani che si ritengono credenti sono peggio degli atei, perché ritengono di essere assolti confessandosi davanti a Dio; ma è Gesù Cristo stesso a smentirli nel mandato che Egli diede agli apostoli:  «a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv 20,23).  In realtà i luterani pensano di confessarsi davanti a Dio, di fatto confermano lo stato del loro peccato davanti al loro padrone: satana. Ora l’azione del maligno, satana, è diventata devastante. Molti pastori alla guida della Chiesa si sono fatti persecutori della Chiesa stessa e marciano tra le file del demonio, che sicuramente si compiace del loro operato. Sì, perché la loro azione è sottile: sembrano difendere la Chiesa, ma piano piano, a partire dalla demolizione dell’insegnamento della Chiesa prima, in special modo con il documento  “Letizia d’amore” e in seguito della Parola di Dio oggi e con la sparizione dei sacramenti tra breve, verrà introdotto il nuovo messale liturgico e daranno vita all’orribile sacrilegio: l’abolizione del sacrificio del corpo e sangue di Cristo, il quale senza formula di consacrazione non esiste più. L’abominio della desolazione sta giungendo al suo culmine. L’ipocrisia dei falsi sorrisi, delle false richieste di preghiera, della falsa pietà sveleranno il volto dell’anticristo e del suo precursore.

Giosuè

 

Dal libro del profeta Gioèle cap. 1 v. 13

«Cingete il cilicio e piangete, o sacerdoti, urlate, ministri dell’altare, venite, vegliate vestiti di sacco, ministri del mio Dio, perché priva d’offerta e libagione è la casa del vostro Dio. Proclamate un solenne digiuno, convocate una riunione sacra, radunate gli anziani e tutti gli abitanti della regione nella casa del Signore, vostro Dio, e gridate al Signore: «Ahimè, quel giorno! È infatti vicino il giorno del Signore e viene come una devastazione dall’Onnipotente». Suonate il corno in Sion e date l’allarme sul mio santo monte! Tremino tutti gli abitanti della regione perché viene il giorno del Signore, perché è vicino, giorno di tenebra e di oscurità, giorno di nube e di caligine. Come l’aurora, un popolo grande e forte si spande sui monti: come questo non ce n’è stato mai e non ce ne sarà dopo, per gli anni futuri, di età in età».

 

 

 

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Voi costruttori avete scartato la pietra angolare Domenica 8.10.2017

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Commento al Vangelo Domenica XXVII

Il Vangelo di questa domenica bene si ricollega alla prima lettura dove al versetto di Isaia cap. 5, 7 il Signore Dio si dice rattristato per il suo popolo verso il quale ha dato tutto, ogni bene, ogni frutto non perché ne facesse un bene solo per sé. Mentre, su ogni cosa che Dio ha concesso ai suoi figli, questi hanno vantato ogni diritto verso i propri fratelli e per far questo hanno esercitato verso di loro la violenza, hanno calpestato la giustizia di chi gridava loro per ottenere giustizia. Ed ecco che Dio Padre manda pure il suo figlio l’Unigenito per raccogliere i frutti della fede e delle buone opere dai suoi figli, ma pure Lui il Cristo viene maltrattato, perseguitato e alla fine ucciso. Per questo il Regno di Dio verrà consegnato a un altro popolo che lo farà crescere e vivrà secondo gli insegnamenti di Dio. Siamo noi i cristiani, i discepoli di Gesù questo nuovo popolo, ma come i farisei e i dottori della legge di allora, che non misero in pratica le leggi di Dio, i dieci Comandamenti, così noi ora non dovremo “scartare” Gesù Cristo dalla nostra vita con un altro Vangelo, con una Parola di Dio che sia contro Dio e il suo Vangelo. Perché come allora Gesù Cristo, che è stato scartato dai farisei e dai dottori della legge, come  pietra angolare su cui si regge il Regno di Dio e ogni sua opera, così ora noi non vogliamo essere come loro, quei costruttori del Regno di Dio, che scartano Gesù Cristo e la sua divina Parola, tralasciando parti del suo annuncio o camuffandone il contenuto. Perciò in un altro passo del Vangelo di Matteo cap. 23 vv. 37-38, Gesù ebbe a dire: «Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco: la vostra casa vi sarà lasciata deserta»!

 

Vangelo Mt 21,33-43

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
By Giosuè

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L’immagine è stata presa da questo link:

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I pubblicani e le prostitute – convertiti – Vangelo XXVI settimana

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Commento

In parte il Vangelo di questa settimana si ricollega a quello della precedente Si parla della chiamata di noi uomini da Dio come figli a lavorare nella vigna del Signore, per dare attuazione al Regno di Dio. Rammentiamoci che nel Vangelo della scorsa settimana Dio chiama noi figli anche servi, non nel senso di schiavi o di persone obbligate a lavorare per il Regno di Dio, perché Dio non forza nessuno, ma servi, perché il servo si dispone al servizio di una determinata missione o iniziativa, ben sapendo che è opera di Dio. Non è come quel servo ingrato che una volta chiamato non va a fare ciò per il quale è stato scelto. E perché questo? Perchè gli anziani del popolo assieme ai farisei, che dovevano svolgere per primi la missione di servitori di Dio in mezzo al popolo, anziché fare ciò per il quale si sentivano chiamati, non fanno nulla. La risposta a questo comportamento assurdo di questi che dovevano essere i primi servitori di Dio, è che non si sono convertiti prima alla predicazione di Giovanni il Battista e ora a quella di Cristo. Questo è avvenuto per la loro durezza di cuore e per la loro superbia nel ritenersi giusti davanti a Dio. Mentre alla predicazione di Giovanni il Battista, precursore di Cristo, perfino i pubblicani e le prostitute si erano convertiti. Ora, per convertirsi occorre pentirsi del male fatto e della propria condotta, perché se non c’è vero pentimento non c’è la disposizione necessaria a cambiare vita.

 

Vangelo di Matteo 21, 28-32

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

 

By Giosuè

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Perdona, come Dio ha perdonato a te – Domenica 15 Settembre XXIV

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Commento

Nel Vangelo di questa domenica, Gesù ci propone il tema del perdono. Come Dio perdona a noi attraverso il Sacramento della riconciliazione (confessione), altrettanto noi dobbiamo esercitare la facoltà di perdonare verso i nostri fratelli. Se guardiamo al risvolto sociale del perdono, sappiamo che è una delle espressioni più alte di civiltà, e di convivenza civile. Ebbene, questa è anche una delle caratteristiche principali dell’amore. Non si può amare se si è feriti dentro e non si sana questa ferita accordando il perdono a coloro che ci hanno offeso, perché questa ferita interiore invece di rimarginarsi potrebbe rischiare di allargarsi e non tenerci nella pace interiore. E’ duro e difficile perdonare, ma se consegniamo a Gesù il nostro spirito perché sia Lui a guidarci in questa intenzione, che poi si concretizza in gesti esterni, ci riusciremo senz’altro. Quando nella preghiera del “Padre nostro” chiediamo a Dio di rimettere a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo a i nostri debitori, da una parte chiediamo a Dio di perdonare e cancellare i nostri peccati, e dall’altra noi ci impegniamo a fare lo stesso con i nostri fratelli. Se riportiamo questa parabola alla vita eterna, quella futura, è chiaro che se non avremo perdonato in vita, dopo la nostra vita dovremo scontare tutti i nostri peccati e siccome il perdono è una delle forme più alte ed espressive dell’amore, se noi non avremo perdonato, pregiudicheremo anche la nostra salvezza, in quanto avremo poco amato. Gesù ce lo conferma in questo passo: «per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco» (Lc 7, 47).

 

Vangelo secondo Matteo (18, 21-35)

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.  Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

By Giosuè

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Riprendere il nostro fratello che sbaglia con carità, ma con verità.

Commento
Il Vangelo di questa domenica ci fa riflettere sulle situazioni nelle quali viene commessa un’ingiustizia nei nostri confronti. Qui non ci si dice di subire passivamente, ma di cercare la giustizia, per amore della verità e a far conoscere il problema alla persona che lo ha cagionato a noi. Se questa poi non ascolta la nostra difesa, perché non ci crede, occorrerà metterla di fronte al male commesso e sarà opportuno far intervenire successivamente dei testimoni per far un discernimento del male causato. Se non ascolterà neanche costoro, riferiamolo alla comunità ecclesiale. Se tale persona non ascolterà neppure la comunità ecclesiale e chi la presiede, sia questa persona considerata come una fuori della comunità cristiana, proprio perché avendoci cagionato del male, non ascolta neanche la Chiesa, la quale, lo si è visto nel mandato di Gesù dato a Pietro, ha il potere di risolvere qualsiasi controversia sulla terra, al punto da essere tale controversia considerata risolta anche nella patria celeste. Inoltre, se più persone riunite in preghiera si mettono d’accordo per chiedere qualcosa a Dio, Egli concederà a loro ciò che chiedono.

VANGELO (Mt 18, 15-20)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

By Giosuè
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“Non pensi secondo Dio”  – Commento al Vangelo XXII Domenica

Peace in the hearts

Commento al Vangelo

Nel Vangelo di questa domenica Gesù riprende molto duramente l’apostolo Pietro, perché l’argomento è trattato da Gesù è molto importante, riguarda la salvezza della propria anima. Nonostante che Gesù più volte avesse affermato ai suoi apostoli, che Egli doveva morire, venire ucciso dai Sommi Sacerdoti e risorgere, Pietro si oppone a questo progetto. Eppure lo stesso Pietro, pervaso dallo Spirito Santo aveva riconosciuto in Gesù  il Messia, l’inviato da Dio, ma non  vuole sottostare alla sua autorità, gli si pone addirittura contro, al punto che Gesù lo ammonisce: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Il rischio ancor oggi è importante ed è quello di contare sulle proprie facoltà intellettive e umane per comprendere i progetti di Dio, senza inserirsi nel pensiero di Dio, per fare la propria volontà e non quella di Dio Padre. E’ un atto di presunzione per tutti noi, quello di non accettare soprattutto la propria croce nella nostra vita come fece Gesù per la salvezza delle anime,  completando come afferma S. Paolo  ciò che manca alla passione di Cristo [1]. Inoltre, è una tentazione presente in tutti noi quella di fare delle buone iniziative, di testa nostra, senza cercare di scoprire il progetto di Dio per noi, sapendo sfruttare i nostri talenti. Ecco che si fa sempre attuale la frase di Gesù che chi non è unito a Lui non può fare nulla e chi non raccoglie con Lui disperde[2], vale a dire le sue opere non s’inseriscono nel progetto di Dio per la costruzione del Regno di Dio su questa terra. Per fare un esempio le tante opere di solidarietà che istituti ecclesiali mettono in piedi alle volte non danno i risultati sperati, ma addirittura contrari a quello che il Vangelo e la morale cristiana richiamano.

 

By Giosuè

(www.pacenelcuore.com/commento-al-vangelo-della-domenica)

 

 

Vangelo (Mt 16, 21-27)

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».
[1] Colossesi 1, 24

[2]  Matteo 12, 30

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Voi, chi dite che io sia? – Domenica 27 agosto, XXI tempo ordinario

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Commento al Vangelo

Gesù in questa domenica ci interroga sul comprendere che cosa pensa il mondo di Gesù, perché quello che pensano gli uomini di Gesù dovrebbe interrogarci sull’immagine che loro hanno del Messia, l’inviato di Dio e come noi come cristiani dovremmo rendergli testimonianza, anche per correggere le storpiature formatesi dalle persone sulla persona e divinità di Gesù. Subito dopo Gesù interroga anche noi. Ma in fondo noi che affermiamo di essere i suoi discepoli, proprio noi che crediamo in Lui, che cosa riteniamo che Egli sia? Noi riprendendo la risposta di Pietro diremmo che è il «Cristo, il Figlio del Dio vivente», ma sappiamo che Pietro nel fornire questa risposta è stato ispirato da Dio, lo dice Gesù stesso che la risposta che Egli diede non venne dalla sua persona. Perciò questo c’insegna che per vivere il Vangelo e dare testimonianza a Gesù occorre essere ispirati dallo Spirito Santo. Dopo che Pietro diede la risposta su Gesù, Gesù lo pone a capo della sua Chiesa, dandogli il mandato di essere il suo Vicario sulla terra, oltre a un compito importante: quello di legare, di unire l’uomo e la donna in matrimonio, la cui celebrazione o scioglimento sono in potere solo alla Santa Chiesa e non agli uomini, in quanto il matrimonio è un’istituzione di natura divina. E così pure dicasi per altre realtà di vita, il cui fondamento ha anche una natura spirituale. Ecco perciò un potere grande dato alla Chiesa, i cui uomini che hanno chiesto di servirla, devono operare con dedizione per il bene delle anime loro affidate, perché essendo servi devono rendere un servizio efficace da buoni amministratori e non da padroni, seguendo i principi evangelici lasciati da Gesù e dall’insegnamento della Chiesa di duemila anni.

 

Vangelo (Mt 16, 13-20)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

 

 

Giosuè

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Quanto è grande la nostra fede in Dio? – Vangelo della XX Domenica

cananea

Il brano di questa  domenica ci fa notare una supplica rivolta a Gesù da parte di una Cananea, una straniera non appartenente alla Casa di Davide. Gesù vedendo che la richiesta affinchè sua figlia fosse liberata da un demonio, era insistente, non mette solo alla prova la sua fede in Lui, ma anche ci rivela che Lui non è venuto solo a portare la salvezza per il popolo eletto, ma a partire dal popolo d’Israele a tutti gli uomini della terra. Non si trattava di fare il miracolo a tutti gli uomini del mondo, in qualunque stato di necessità di salute fisica si trovassero, ma di un annuncio portato a tutti, la cui messa in pratica avrebbe costituito la salvezza spirituale di tutti. Perché lo sappiamo vero? Se Gesù non avesse offerto in sacrificio la sua vita a Dio Padre non esisterebbe la Ss. Eucaristia, e neppure la S. Confessione, ma anche il Battesimo, mediante il quale abbiamo ricevuto l’adozione a figli di Dio. Ritornando al brano del Vangelo, notiamo come Gesù abbia lodato la fede di quella donna. Quest’aspetto noi cristiani dovremmo considerarlo come un monito a non abituarci alle grazie che Dio ci fa continuamente nella nostra vita di credenti, quando preghiamo, quando accediamo ai sacramenti e via di seguito. A questo punto dovremmo chiederci, quanto è grande la nostra fede? Ma poi dovremmo anche chiederci ma la nostra, è vera fede, o una forma di appartenenza a qualcosa per sentirci in pace? Dio miei cari desidera essere ricambiato nel suo amore, anche perché solo così Egli può donarci le grazie che ci servono  per vivere nella fedeltà a Lui. Perché è solo se amiamo Dio veramente, che dimostriamo di aver fede in Lui. Se non amiamo Dio attraverso l’osservanza dei suoi Comandamenti, se non ricerchiamo la sua volontà ogni giorno, come potremmo definirci veri discepoli e quindi cristiani? L’amore dato a Dio non va dato con il “contagocce”, ma con grande slancio, perché solo così dimostreremo la sua fede in Lui. La sua fede in Lui attira grazie spirituali, che sono sempre dei piccoli o grandi miracoli di cui dovremmo accorgerci almeno nella nostra vita, per poter ringraziare Dio.

 

 

Vangelo (Mt 15, 21-28)

In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».  Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.
By Giosuè

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