CURSILLOS E CEB, NELLA PARROCCHIA DI MALISETI

CURSILLOS E CEB, NELLA PARROCCHIA DI  MALISETI

(Attraverso la quarantennale storia personale di un parrocchiano)

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Ci avevano riunito tutti in una sala dove il “rettore” un giovane basso e tarchiato, quello che ci aveva accolto e consegnato le chiavi della camera, cominciò a parlare lentamente leggendo da un quaderno. L’esordio non fu esaltante, il rettore dagli occhi un po’ tristi e con la barba, fece una lungagnata molto serio, raccomandandoci di collaborare e di non giudicare prima del tempo ed io cominciai a pensare tra me che forse stavo sprecando un buon fine settimana che potevo dedicare a qualcos’altro.

Ma aveva ragione lui. Fu un crescendo; il terzo giorno eravamo molto felici. L’esposizione sapientemente intervallata dal racconto di esperienze semplici ma autentiche di alcuni laici bolognesi, colpì al cuore, a tratti commovendo tutti, ma specialmente chi era più a digiuno.

Eravamo arrivati fin lì perché un giorno di dicembre del settantasei, don Santino prese quasi in senso fisico alcuni di noi giovani e meno giovani, convincendoci con il suo stile tra il burbero e lo scherzoso e ci condusse a Tossignano in Emilia.

Io, Riccardo Rossetti detto baffino e altri malisetani, tra cui Antonio Barberio, il Giacomelli Lorenzo e ilPapini Uliprando ci trovammo così quel giovedì sera a fare Il “Cursillo di Cristianità”, una nuova esperienza di tre giorni per approfondire la fede cristiana, così ci aveva spiegato.

 

Il giorno dopo tornati a casa, non ricordo bene se era festa lavorativa o meno, ma ricordo bene che io e Riccardo, raccontammo con entusiasmo tutto quanto  alle nostre mogli attente ed attonite.

Carla e Bruna, come altri amici di Maliseti e non, partirono anche loro successivammente per Tossignano. Alcuni da Mercatale di Vernio erano andati ancora prima di noi, ma tutti più o meno, raccontavano al ritorno dello stessa impressione ricevuta, cioè una felicità serena ma prorompente, da non tenere per sé, ma con il desiderio incorporato di trasmetterla ad altri.

 

Il Messaggio principale che restava nel cuore tornando dal corso, era che Dio fosse un Padre non solo rispettoso della libertà dell’uomo, tanto da lasciarlo libero di sbagliare, ma esageratamente tenero, tanto da aspettarlo ansioso tutti i giorni, sulla soglia della sua casa. Questo Padre, che, immagino ancora come mi successe in quei tre giorni, con la mano tesa sopra gli occhi, sperando di scorgere da lontano la figura del figlio sulla via del ritorno, quando lo vede, lo abbraccia forte, non lo fa neppure parlare, né pronunciare le scuse umanissime che aveva preparato, che come ogni uomo, come ognuno di noi, nella fatica della propria esistenza ha quasi il diritto di avere.

Poi gli prepara una grande festa. Questo è il nostro Dio che Gesù, sicuramente e umanamente commosso mentre lo faceva, ci racconta nel suo Vangelo.

 

All’epoca del nostro primo Cursillo la famiglia Paoli si era trasferita a Maliseti da poco e  Maria Teresa aveva già più di un anno. Qui avevamo cominciato a frequentare la parrocchia, un po’ per forza d’inerzia dovuta alla nostra formazione ricevuta su cui però cominciavamo a vivere di rendita, un po’ perché il don era una novità;  don Santino anche lui all’inizio della sua carriera di pastore d’anime, era un lodigiano simpatico, molto dinamico e con tante idee.

Ma la mia fede cristiana aveva già preso il verso dell’abitudinarietà; inoltre il lavoro nuovo, i bambini, la casa erano veramente tanta roba verso cui indirizzare il tempo, la mente e il cuore.

Ecco, don Santino, riuscì attraverso lo strumento pastorale di cui ho finora già parlato, a coinvolgere e appassionare tante persone di Maliseti e non.

 

Nel marzo dell’anno successivo al nostro corso, con l’aiuto determinante degli amici di Bologna e in modo particolare di padre Carminati, un prete dehoniano non solo fisicamente imponente, ma enorme per la sua generosità, oltre che grande per la sua cultura biblica, partì il primo Cursillo targato Prato, a cui ne sono seguiti fino ad oggi ben altri ottantadue.

Molti altri corsi sono stati fatti successivamente nelle diocesi sorelle di Firenze e poi di Pistoia, dove il Cursillo, che vuol dire “piccolo corso” in castigliano, fiorì per contagio, proprio come a Prato eravamo stati contagiati da Bologna.

 

 

L’esperienza del Cursillo a Prato, nel 2007 compì trenta anni di vita. Quell’anno io assunsi il compito di coordinatore diocesano, che ho portato avanti per dieci anni, compito peraltro che avevo già assolto in passato nei primi tempi del movimento per la durata di tre anni.

Dieci anni fa, insieme al gruppo di coordinamento, proponemmo quattro incontri organizzati bene, diluiti nel corso di vari mesi, per fare con calma il punto della situazione di questo strumento pastorale.

 

Il Cursillo a Prato, anche se spesso la sua strada l’ha fatta zoppicando specialmente negli ultimi anni, di strada comunque ne ha fatta molta lo stesso.

Questo umile strumento, che padre Carminati paragonava al fango che insieme allo sputo di Gesù guariva i ciechi e i sordi, ha fatto incontrare tante persone, si calcola ad oggi più di mille soltanto nella diocesi di Prato, non solo con Gesù Cristo e con il prossimo, ma anche con se stesse, condizione necessaria preliminare per conoscere questo Dio della cui immagine e somiglianza siamo stati creati. Infatti, non a caso, la prima meditazione dei tre giorni ha per tema:

“Conosci te stesso”.

 

Non che esista una sorta di automatismo, per fortuna esiste la libertà delle persone nel bene o nel male; ma la quasi totalità delle persone che hanno fatto i tre giorni può dire di aver vissuto in embrione l’esperienza interiore dell’amicizia di Dio e con gli uomini; fermo restando che tale esperienza costituisce quasi soltanto un un assaggio, una fiammata che se non alimentata sufficientemente, rischia di spengersi.

 

Io sono contento personalmente di essere stato perseverante in tutti questi anni, perché in questo modo mi sono sentito accompagnato e sostenuto nel cammino cristiano. Sostenuto dal nostro appuntamento periodico che è un incontro di catecumenato permanente come lo definiva padre Carminati, cioè l’Ultreya, che vuol dire: Avanti! …Ultreya era il grido di incoraggiamento che si facevano reciprocamente i pellegrini che andavano verso Santiago de Compostela e che potrebbe essere il grido di tutti, il grido di un’umanità in cammino.

 

Siamo arrivati oggi a quarantue anni di vita del Movimento a Maliseti e quindi a Prato .

Ne abbiamo celebrato il quarantesimo-quarantunesimo insieme al Movimento di Firenze che di anni ne ha uno di meno, l’undici di febbraio  dell’anno passato, nel salone del seminario di Fiesole, insieme al vescovo emerito di Prato ma fiesolano, Gastone Simoni, alla presenza di tantissimi amici.

Non abbiamo fatto una inutile autocelebrazione per guardare indietro nostalgicamente.

Invece proprio non dimenticando le nostre vere radici, la nostra identità, abbiamo guardato in avanti per riconsiderare bene il carisma originario che è quello dell’evangelizzazione e valorizzando di più certi aspetti come per esempio le Riunioni di Gruppo.

Ci sono alcuni che come me  e altri non demordono in questo impegno, anche se è sempre più difficile, molto più che in passato, portare delle persone a spendere tre giorni per fermarsi, per fare un pit-stop della propria vita.

Siamo convinti che il Cursillo sia uno strumento più che prezioso, che può fare ancora tanto bene e contribuire con il Signore nella conversione di un cuore, nel convertire una vita da vuota a piena.

 

Si affacciano numerosi nel ricordo di tutti questi anni, i tanti che sono presenti ancora con noi ma in altro modo, in quella dimensione soprannaturale nella quale anche la nostra umanità un giorno ritornerà, cioè a quella origine di amore che è Dio, da cui è stata pensata da sempre.

Padre Alfredo, padre Cisco, padre Lino, Luciano Lotti, la Bruna Rossetti, la Gabriella Zanaschi, la Rosanna Vannucchi, la Teresa e Giovanni Collotto, l’Assunta Zanardi, Onorio di Migliana, come tanti altri ugualmente importanti e più recentemente padre Martino, don Vannucchi, la Iolanda, il mio caro amico Giancarlo Desideri, Don Riva, Alfredo Maccarrone così fedele e attivo nel lavoro teatrale a Maliseti, quanto animatore geniale delle serate e dei desinari corsillisti e non, che ancora stento a pensare che non sia più con noi; infine Pietro Bianchi mancato da poco più di un anno. Mancherà sicuramente il suo eccezionale impegno, l’amore che aveva per la sua comunità parrocchiale, la sua testardaggine, le sue idee coerenti con se stesso e con il Vangelo.

Loro che ce l’hanno già fatta, sono riuniti in ultreya permanente accanto al Signore da dove ci stanno assistendo e pregando per noi.

A tutti loro si potrebbero certamente attribuire le parole di S. Paolo:

Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede…..”

 CHIESA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ritornando agli anni pionieristici del movimento che poi sono gli stessi in cui la parrocchia di Maliseti assunse una sua precisa identità pastorale, ricordo che la Carla ha raccontato sempre con stupore le parole della signorina Rocchi, una  sera durante la missione biblica a Maliseti nell’anno 1978.

La signorina Rocchi, come ormai veniva chiamata da tutti anche se anziana, era una figura particolare che molti in città conoscevano. Piccola di statura, vestita molto modestamente, i denti radi simpatici su di un viso sereno che doveva essere stato molto bello in gioventù, di famiglia di origine benestante, molto colta e insegnante di pianoforte fino a pochi anni prima, si era ridotta in povertà per amore dei poveri.

 

La si poteva vedere tutti giorni, puntuale come un orologio con la “sporta” piena di cose da mangiare che andava dalle famiglie del centro più disagiate e povere, per portare loro un conforto e un aiuto materiale. Inoltre era la responsabile diocesana del settimanale “La Voce” che con grande zelo portava nelle case a più persone possibile. Ecco, quella sera di ritorno a piedi insieme alla Carla, dopo la serata trascorsa in una famiglia ospitante  per la missione biblica, la signorina, notando che Carla era allegra, forse per il buon esito dell’incontro, le disse:

“ma come fai ad essere contenta così, sapendo che ci sono nel mondo tante persone che non conoscono ancora la Parola del Signore…”

 

Questa singolare signorina, come tante altre persone impegnate della diocesi, era accorsa a Maliseti per dare una mano in questa importante Missione Biblica indetta dalla parrocchia, in collaborazione con l’Ufficio diocesano per l’evangelizzazione. Furono coinvolte molte famiglie ospitanti ognuna con il proprio vicinato, dove andavamo a parlare del Vangelo per tre incontri, uno alla settimana. Fu un lavoro intenso e proficuo.

 

L’idea della Missione era scaturita in gran parte dall’entusiasmo, valorizzato sapientemente da don Santino, di coloro che avevano fatto l’esperienza dei primi  Cursillos; esperienza che operò a Maliseti come una novella Pentecoste.

Tantissimi fecero questa esperienza prendendo coscienza del loro Battesimo e in forza di questa consapevolezza, furono incoraggiati a testimoniare e a rendersi responsabili in prima persona, in parrocchia e negli ambienti quotidiani, avendo compreso durante i tre giorni che la chiesa non sono i preti, ma che… “la Chiesa siamo noi”

 

Dopo la Missione cominciammo a formare le CEB, una forma di partecipazione attiva nata in altre città, cioè le Comunità Ecclesiali di Base. La parrocchia fu divisa geograficamente in cinque parti, proprio come è ancora oggi, in ognuna delle quali le persone che erano interessate si ritrovavano una volta alla settimana per lo studio e la meditazione del brano del Vangelo della domenica successiva.

Inoltre questo gruppo che si riuniva intorno alla Parola di Dio, era presente, o almeno si riprometteva di esserlo, nel proprio quartiere in tanti modi. Per comiciare, ogni gruppo aveva la responsabilità di preparare i genitori al battesimo del proprio bambino, perché fossero maggiormente coscienti del suo valore e del suo significato.

 

I componenti della CEB volevano essere presenti nella vita delle famiglie, partecipando con discrezione ai lutti e alle gioie, cercavano di essere al corrente di qualche disagio di povertà o di solitudine presente nelle nostre strade, che spesso viene nascosto per pudore, attivandosi o interessando la Caritas o la San Vincenzo.

Anche le CEB quindi, ormai esistono da più di quarant’anni, ma adesso, stanno comprensibilmente attraversando un periodo di stanca; eppure sono convinto che l’idea originaria contenga in sé ancora delle importanti potenzialità da scoprire e da realizzare.

Sta a noi a svilupparle, affidandoci alla preghiera, alla perseveranza e a un po’ di creatività per rinnovarle.

 

NON SAREBBE IL CASO DI SOTTOLINEARE QUESTO QUARANTESIMO DELLE CEB CON QUALCHE INIZIATIVA DI RILANCIO E RIFLESSIONE?

 

Un abbraccio a tutti,

Luciano Paoli

 

 

Pánta rêi

Questo brano è tratto da un testo teatrale di Pier Luigi Gabbriellini (in dialetto Toscano) regista della compagnia ArtArkè della Parrocchia.

Siamo nel corso della prima guerra mondiale, in una trincea Italiana … è un piccolo sipario che si apre su le vicende legate alla guerra, all’orrore che le guerre in generale creano, passate, attuali e …. spero mai più … future.

un campo di soldati Italiani ….alcuni stanno pulendo i fucili, fra loro c’è Nello sporco e polveroso appoggiato ad un muro sgretolato….arrivano da destra Quinto e Cecco ancora in abiti civili … sono le nuove reclute …. Nello li riconosce e gli corre incontro, la guerra lo ha reso quasi pazzo.

 

Nello               (incredulo) Quinto? …. Cecco? Icchè vu ci fate in quest’inferno?

Cecco              Ci hanno richiamato …. siamo partiti tre giorni fa con la tradotta.

Nello               (misterioso, parlando sottovoce e guardandosi in giro trascina i suoi compagni a sinistra in proscenio ) Venite qua …non fatevi sentire ….

Cecco              Icchè c’è di così misterioso Nello?

Nello               (sommesso guardandosi a tratti intorno sospettoso) Scordatevi di quello che vi dissi quando s’era a casa …questa le un’è una guerra …questo gliè l’inferno ….state attenti a come parlate e a come vi muovete, state attenti ai vostri ufficiali …ho visto fucilare ragazzi perché aveano protestato per il rancio scadente, non rifiutatevi  mai di eseguire gli ordini perché v’ammazzano …. qui tutto si pole avere ….tutto si può comprare basta avere ì sordi …. avete voglia di fumare …si paga… avete voglia di una donna … le si paga ….(indicando un soldato a destra)  vedete quello laggiù? Gl’ha sei figlioli …se vi tirano a sorte per delle azioni pericolose, lo pagate e lui si offre volontario al posto vostro …(atterrito) se durante ì giorno si dovesse alzare la nebbia …scappate! Quella le un’è nebbia gliè gas!! Cercate di mettervi le maschere alla svelta perché se un ce la fate siete morti e credetemi quella l’è una morte che non auguro a nessuno, (quasi divertito sorridendo) ci vole una decina di minuti a morire soffocati da ì gasse sapete? ….(con enfasi inchinandosi) quindi ragazzi ….BENVENUTI  ALL’INFERNO

Cecco              Nello!! Tu ci fai paura … ma un tu n’eri te che tu volevi partire volontario?

Nello               Una vorta ….quello gl’era ì tempo della poesia ragazzi …. questa l’è la realtà e l’è una realtà brutta ve lo dico io …(tenebroso) brutta come la morte.

Quinto             (incredulo) Ma gliè veramente così Nello? …Un ci posso credere via.

Nello               (come pazzo) Lo sentite questo frazio? ….Gliè penetrante vero? Sa di putredine, di carne marcia….I primi giorni ti toglie il respiro, poi piano piano ci si fa l’abitudine … sapete icchè gliè? ….(trascinandoli verso il fondo a sinistra) venite vi fo vedere da dove viene …. state giù mi raccomando ….(si avvicinano sdraiandosi per terra) (indicando col braccio a sinistra oltre le trincee) Guardate laggiù ….si chiamavano Piero, Dante o come cavolo vi pare … sono morti tre giorni fa durante l’ennesimo …inutile assalto alle trincee austriache ….gl’hanno lasciati lì come bestie, troppo pericoloso recuperarli …(ancora più intensamente)  vedete quello laggiù più lontano?

Cecco              (disperato) Madonnina benedetta, ma …. gliè senza gambe!

Nello               Gl’aveva vent’anni sapete? …Vent’anni … ci aveva una putea …una ragazza come dicea lui,  si voleano sposare ….. guardate il su viso …

Quinto             (terrificato) Ma … sembra che ci stia guardando…sembra ancora vivo.

Nello                Vero? …ci ha messo un giorno a crepare, noi sentivamo le sue grida, ma non potevamo fare nulla …..i cecchini gl’erano pronti a spararci…(silenzio poi come impazzito) sapete icchè significa sentire per ore e ore quelle urla negli orecchi?(riprendendosi) Poi, per grazia di Dio, verso sera uno di noi s’è fatto avanti, ….s’è leato il fucile dalla spalla….gl’ha preso la mira e poi (urlando e piangendo in un crescendo di pazzia) e poi ….gl’ha sparato…capite? L’ha ammazzato ….e noi eravamo contenti … capite? …contenti di non sentirlo più urlare….. (poi riprendendo il controllo) gl’è rimasto lì, a guardarci, da tre giorni ….come se volesse dirci ….perché?

(poi come pazzo) E i su occhi ….i su occhi e son qui (toccandosi la fronte) qui dentro da  tre giorni … giorno e notte …giorno e notte.

Cecco              (trascinandolo via) Vien via Nello …vien via….