Tutto in ordine, niente in ordine.

Vento, vento, vento e sole, tanto sole. Precipita la vita, come capita. E le parole sono tutte senza un gran senso. Mi incanto nel rumore della pioggia, e mi dispiace non aver capito prima quanto sia bello, incredibilmente intenso e fragile nello stesso modo, come le cose che adoro. Scivola più o meno lievemente la gente dalla nostra vita. E noi dalla nostra e dalla loro. Vorrei un punto fermo sul fiato, una mano che lo raccolga, lo custodisca, lo accarezzi e mi liberi dal senso ingombrante di me stessa. Quello che mi manca in questo momento della mia vita è un istante di profonda commozione, qualcosa che mi ricongiunga cuore e viscere. E mi leghi, come nodo rosso alla donna che sono. Stretto, capace di lasciare il segno, e di farti sfiorare ancora i sogni con le ciglia. Sentirsi soli è un gran dono e rende capaci di percepire, ma anche di ignorare, di andare oltre, o di spaccare l’anima delle cose, senza distruggerla. Dentro il senso, è la misura che si incuriosisce, ma non ci arriviamo mai, perché il senso cambierebbe ancora, sempre più velocemente e voracemente. E parlo spesso a me stessa nelle notti buie e parlo a volte  all’altra me; e mi ritrovo a raccontarmi e a baciare, parola su parola, la vocina che mi abita e che riaffiora nei momenti più strani. La vera solitudine è quando per alcuni istanti quel filo di anima si cheta, come un batuffolo di vita, in attesa di potersi slentare ancora.

Come neve…

E prendere l’abitudine di tenere da parte alcune parole, come per le grandi occasioni, ed averne particolare cura e rispetto. In una tasca segreta, o in un angolo confortevole. Parole che poi, all’improvviso, sappiano andare oltre la loro forma, oltre il groviglio di lettere che le compone, e siano una scia inversa, capace di condurre altrove, nel buio o nel sole, a seconda di quello che possa servire, e che non siano cantuccio, ma il modo per sentire ancora e sempre di più. Si può…Mi capita di oscillare nell’alternanza e continuo a vivere, oltre la parvenza di una occasione. Mi piace pensare che nelle parole ci siano minuscole possibilità, piccoli contatti, frammenti di un tutto più grande, fatto di respiri e di sguardi, lievi e profondi, perché in fondo la bellezza è nel “come capita“, fatto di aria e terra, oltre ogni più pura utopia, da afferrare con forza, fino a farlo deviare e farlo diventare scelta, oltre le stesse parole, oltre il segno che lasciano nel mondo, oltre questo e tutto il resto, fino ad un senso vero, fino alla autenticità. Perché a volte si comprende solo dopo vari strati di dolore…come se la pelle del cuore dovesse rigenerarsi più e più volte, con l’orgoglio sincero delle sue cicatrici. Perché gli altri sono la migliore occasione che abbiamo di essere migliori o peggiori, e di cambiare ed in fondo  il divenire fosse il senso più o meno sfacciato della esistenza.

Niente…

Si perdeva nei posti, come se le cose si tramutassero in anima, o se la sua volesse accoglierli tutti, e, dopo un profondo respiro, gli facesse spazio, ancora e sempre di più. E di colpo nulla, tutto si svuotava e restava liscio, come una canna. Non era complicato, solo impercettibile, contatto dopo contatto, impronta dopo impronta, pelle dopo pelle. Nessun errore, solo fame di vita e di bellezza, e di verità, dove si annida la forza vera. E nei suoi occhi restavano, per poco, frammenti di tutto quel cielo, di quelle pietre, prima di diventare odore indelebile nella sua mente. Troppo corpo uccide l’anima, troppa anima frammenta il corpo. E l’equilibrio è una utopia fatta di istanti, dopo si resta in bilico.

Non fotografo più i posti che vedo, perché mi dimentico di conservarli dentro, se tento di conservarli nelle cose.

Deve esserci una bellezza diversa fatta di immaterialità e la forza vera è di poterla incontrare e di saperla raccogliere.

Dopo spiegare sarebbe del tutto inutile, forse ridicolo.

 

E poi e poi e poi…

A volte il silenzio rende incredibilmente nudi. Intreccio ad istanti immobili pensieri nuovi e brandelli di nuvole. E qualche grumo di verità. E forse è solo un pensiero mio, ma in quell’attimo mi sembra abbia un peso assurdo, come un fardello del destino. Poi il tempo riuscirà a rendere tutto lieve come piume da soffiare via.

E c’è il sole e cerco di sentirlo più che posso.   A volte sembra difficile, perché è vero la vita sa esserlo davvero tanto, difficile e dura, ma lo è per tutti.

Poi inciampi in un sorriso, in un gesto di tenerezza, in un attimo di gentilezza, o solo nel profumo crudo della primavera e ti sorprendi ad aver accantonato il resto  e a camminare ancora, forse con la voglia di correre; perché il senso è tutto in quei respiri che si rincorrono e ti donano la sensazione che l’aria sia una meravigliosa carezza.

Per lettera, uno dei miei nomi di un passato più o meno vicino, perché tutto è relativo se cambi gli occhi, o solo la angolazione.  Perché gli occhi sono il riflesso della anima, ed ogni battito di ciglia è un suo frammento che si mescola con il mondo.

Domani forse questo pensiero non avrà un gran senso, e forse domani è già ora, ma resta mio, come questa voglia di raccontare, quando capita, pezzetti miei, assolutamente miei. Ed il mio tormento è solo sangue di una donna che si addensa in parole con poca logica ma con la voglia di rigare la carta, quasi la scia che il fiato lascia sul vetro, e la impronta invisibile sulla cose, ad ogni contatto.

Come se da una finestra ci si lasciasse osservare…