Giampiero Artegiani morto a 63 anni, vinse il Festival di Sanremo con «Perdere l’amore»

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Alla vigilia della sessantanovesima edizione di Sanremo, festival che gli diede da autore di «Perdere l’amore» il successo inutilmente inseguito come cantante, è morto Giampiero Artegiani.

Cantautore, paroliere e discografico nato a Roma il 14 maggio 1955, Artegiani iniziò come tastierista e chitarrista nelle cantine della Roma anni Settanta con la band prog rock dei Semiramis, alla voce Michele Zarrillo, che incise un solo lp, «Dedicato a Frazz». Sciolto il gruppo, si mise prima a studiare e poi a praticare la musicoterapia, trovando anche nuova linfa da compositore, accanto al musicista Marcello Marrocchi. Nel ’78 provò la strada del pop con i Carillon, di cui fu voce solista e chitarrista, ma durò poco e decise di provarci da cantautore, passando per tutti i festival possibili: nel 1983 portò «Il sogno di un buffone» a «Un disco per l’estate», l’anno successivo «Acqua alta in piazza San Marco» a Sanremo, dove tornò nel 1985, piazzandosi terzo con ,«… E le rondini sfioravano il grano», dietro Lena Biolcati e Aleandro Baldi. Ma la carriera non decollava, nonostante album come «Dopo il ponte» (1989), con testi che affrontavano tematiche importanti, dalla pena di morte al ritiro delle truppe sovietiche in Afghanistan.

Preso atto delle difficoltà a mettersi in proprio, Artegiani decise di puntare tutto sul mestiere di produttore e, soprattutto di paroliere, che gli diede ben altre soddisfazioni, permettendogli di firmare pezzi per Franco Califano («La mia libertà», «Ragazzo mio», «Non so vivere a metà»), il vecchio amico Michele Zarrillo («Soltanto amici», «L’ultimo film insieme», «La prima cosa che farò», «Mani nelle mani»), Silvia Salemi («A casa di Luca»), Maria Carta («Le memorie della musica»)….

Ma il vero successo arrivò quando scrisse (insieme a Marcello Marrocchi) «Perdere l’amore», con cui Massimo Ranieri stravinse il Festival di Sanremo del 1988; la canzone è diventata un classico, premiato dal televoto popolare come «La canzone più bella del ‘900» nell’omonima trasmissione televisiva. L’anno precedente il brano era stato proposto al Festival nell’interpretazione di Gianni Nazzaro, ma, scartato dalla commissione selezionatrice con la dicitura: «non idonea». Con l’interprete napoletano nacque un’intesa che gli permise di firmare anche altri pezzi negli album «Perdere l’amore», che però Ranieri impegnato in teatro non promosse con un tour, e il successivo «Un giorno bellissimo» del ’91, proseguendo fino al 1995 quando arrivò un altro caposaldo come «La vestaglia», di ispirazione aznavouriana.

Artegiani compose anche in napoletano: per Peppino di Capri scrisse «Comme è ddoce ‘o mare», che nel 1991 si piazzò settima all’Eurofestival, mentre «Sti canzone» fu incisa anche da Roberto Murolo con Consiglia Licciardi, oltre che da Massimo Ranieri. Nel 1994 mise insieme undici veterani della melodia italiana, come Nilla Pizzi, Mario Merola, Wess, Jimmy Fontana… e creò la Squadra Italiam con cui ritenttò la strada di Sanremo in chiave nostalgica.
Nel 2009 aveva tentato un ritorno da solista, nel 2017 una reunion dei Semiramis.

Giampiero Artegiani morto a 63 anni, vinse il Festival di Sanremo con «Perdere l’amore»ultima modifica: 2019-02-05T18:04:12+01:00da giorgio662015
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