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UN EFFICACE MANIFESTO DI DENUNCIA: LA SENTENZA

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Il 19 settembre del corrente anno segnalavo con ammirazione la comparsa tra quelli pubblicitari di un manifesto che con poche ma efficaci parole, nel dare notizia con una perifrasi della morte di una giovane laureata investita da un pirata della strada, segnalava il giorno, poi rinviato, in cui con l’emissione della sentenza a carico del responsabile  sarebbe stato definito in termini di pena il valore della sua vita.

Nei primi giorni di questo mese il processo di primo grado é giunto a termine con la condanna del ventenne investitore alla pena di tre anni e sei mesi di reclusione, non si sa quanto reali.

Secondo le notizie riportate dai mezzi d’informazione i familiari avrebbero accettato il giudizio mostrando acquiescenza per la conclusione del procedimento, tuttavia, poichè so che la sensibilità degli uomini é la più varia ed imprevedibile, lascio a tutti la libertà di formulare il proprio convincimento morale circa l’adeguatezza della pena inflitta al reo di aver determinato la perdita di una vita umana.dahlia-2736169__340

 

UN EFFICACE MANIFESTO DI DENUNCIA: LA SENTENZAultima modifica: 2017-11-07T18:06:20+01:00da Quivisunusdepopulo

20 comments:

  1. Non intervengo sul triste contenuto caro Quivi ti sei espresso benissimo sull’inadeguata pena ..ma sulla tua abilità di penna, la trovo veloce, chiara, sintetica e puntuale, mi ricordi alcuni racconti senza sospensioni di sorpresa, complimenti e buonanotte^

  2. Ciao Misti, sono certamente lusingato per il tuo giudizio sulla mia prosa e te ne ringrazio, tuttavia esso prescinde dall’oggetto del post, rispetto al quale aggiungo che ho omesso di indicare le pene accessorie perché certamente non incideranno sul responsabile diretto, tranne la sospensione della patente. Il fiore che ho messo in foto a conclusione del post costituisce il mio piccolo omaggio al ricordo della vittima. Cordiali saluti.

  3. Caro Amico, buonasera. Poni una domanda alla quale non posso dare una risposta inconfutabile. Mi dispiace moltissimo apprendere la notizia della giovane vita spezzata e soffro per il grave dolore che hanno certamente subito i suoi genitori. Ma quale dovrebbe essere la pena “equa” in tale caso ? Noi, come ben sai, viviamo in un ordinamento giuridico in cui la pena la fissa il legislatore e, poi, il giudice, nel caso concreto la determina. Il giudice può anche sbagliare, è vero, e il processo si svolge sugli atti, Nel caso che riferisci dovrebbe essersi trattato di “omicidio colposo” (suppongo prima della riforma). Ma questo è tecnicismo. Bisognerebbe sapere bene chi è il giovane investitore; la sua storia familiare e personale. Ad ogni buon conto, direi che è una tragedia che vede in scena la vittima, la sua famiglia, ma anche il giovane con la sua famiglia. E alla tragedia forse non siamo del tutto estranei neppure noi che come componenti della Comunità abbiamo il dovere di interrogarci e di agire per impedire o prevenire l’accadimento di tali disgrazie. Credo che sia straniero ormai il rispetto delle vita, sia della propria che quella degli altri, e molti giovani impersonano in pieno il disprezzo della vita. Si può invertire la tendenza ? Non lo so, ma spero tanto di si.

    1. Ciao amico mio, non era mia intenzione porre domande, tanto più che qualsiasi risposta sarebbe assolutamente inutile, ho voluto soltanto porre in evidenza, come ho cercato di fare in altre occasioni, quali tragiche conseguenze possono derivare da un comportamento imprudente o superficiale, nonchè la dignità dei familiari della vittima. Tuttavia debbo precisare che, diversamente da quanto tu supponi, l’incidente in argomento si é verificato in vigenza della recente legge sull’omicidio stradale, circostanza che lascia perplessi, specie in considerazione del comportamento non collaborativo del responsabile.

  4. Buon giorno, Caro Amico. La tua precisazione mi fa pensare che la pensa sia, allora, alquanto blanda. Non conosciamo, però le motivazioni, e sarebbero necessarie per comprendere il “ragionamento” fatto dal giudice per quantificare la sanzione in modo così ridotto. Il problema della “pena giusta”, equa, non è di facile soluzione. Al riguardo si scontrano diversità di vedute dei cittadini. L’antica “legge del taglione” risolveva a modo suo il problema, ma è stata abbandonata dalle civiltà successive perchè, a quanto pare, la società dopo avere dovuto registrare la perdita di un uomo ucciso doveva mettere in conto anche quella dell’uccisore da parte dei familiari della vittima. Sono convinto che ogni crimine costituisca comunque un dramma sociale, ed è sempre una sconfitta politica, per cui nessun cittadino può dichiararsi del tutto estraneo alla tragedia.
    P.s. sto avendo dei problemi di accesso al mio blog. Non ne comprendo le ragioni.

    1. Ciao amico mio, non conosco le motivazioni della sentenza, tuttavia, prescindendo dalla eventuale giustezza della decisione del magistrato, mi pare certo che sul piano etico tre anni e sei mesi di privazione della libertà (certamente non effettivi) siano un po’ pochi per risarcire per equivalente la perdita di una giovane vita, specie in considerazione della fuga e dell’iniziale dichiarazione di estraneità del responsabile.
      Per il resto non posso che condividere le tue affermazioni. Non so se con le difficoltà che incontri hai avuto modo di leggere sul mio blog “frangar non flectar” un altro caso di eventuale inadeguatezza della legge di cui ivi ho scritto, sul quale sarei contento di leggere la tua opinione Un affettuoso saluto.

  5. Il primo impulso è di condanna verso l’ignobile fuga del giovane che ha travolto la povera ragazza, togliendole la vita. Se si fosse fermato, se l’avsse soccorsa? forse sarebbe stato cmunque tardi, ma si sarebbe dimostrato almeno “umano” Anche su questo punto ci sarebbe da dire, si può fuggire in un momento di paura, un paura che stravolge anche il pensiero, togliendo ad esso ogni facoltà. Dolore non quntificabile, famiglie oppresse e senza più vitalità. La pena… tante cose concorrono alla sentenza ed ai giorni nostri il giudice di turno, è libero di valutare e sentenziare, non sempre a favore della vittima. Comunque vadano le cose, rimane sempre il dolore per una giovane vita distrutta, il resto è sopravvivenza per chi ne è logorato. Buona notte Quivi..licia

    1. Buongiorno gentile licsi35pe, con le tue parole hai toccato esattamente il punto essenziale della triste vicenda: la perdita del senso di umanità e solidarietà, sostituto da uno spaventoso egoismo che non consente di vedere niente altro che proprio interesse. D’altra parte é certo che nessuna pena avrebbe potuto riportare in vita la vittima, perciò la mia ammirazione é tutta per i suoi familiari, i quali hanno accettato la decisione come fine di una vicenda estranea per chiudersi nel ricordo e nel rimpianto della loro cara congiunta. Cordiali saluti.

    2. Caro Amico “quivis”, ho letto solo ora il tuo msg. e rispondo in questa sede per sottoporre a licsi35 il mio pensiero riguardo la frase di Malaparte. Dico subito che “sono un nemico della società”, perchè non riesco a pensare soltanto a me stesso. E non credo di essere l’unico. Io avverto di essere parte degli altri e nel loro dolore mi rifletto e mi immedesimo. Non riesco a dormire sereno la notte quando altri soffrono; se non hanno un tetto; non hanno cibo; non hanno dignità. Io difendo anche questa, perchè difendere la loro dignità equivale a difendere la mia, la propria. Malaparte aveva una sua personale visione della vita, della comunità e del genere umano. Forse non aveva tutti i torti. Ma io non sono Curzio Malaparte: la natura mi ha chiamato ad altri fini, ed è questo il mistero. Dico all’amica licsi35 di essere ciò che è; nessun uomo è guida di nessun altro, ma soltanto la propria coscienza. E’ in questa che alberga quella parte dell’essere, di cui siamo partecipi. Soffrire per gli altri e non per se stessi ? E’ stupido quello che ha affermato Malaparte, e mi dispiace doverlo affermare: chi soffre per gli altri soffre sempre anche per se stesso! E’ questa l’unica verità, che tuttavia si ignora.

      1. Buonasera amico mio, mi dispiace dovertelo dire, ma Licsi35pe non intendeva leggere il tuo pensiero a riguardo della frase di Malaparte da me riportata nel mio profilo, frase che comunque ha il medesimo significato del tuo modo di sentirti integralmente partecipe della comunità umana.
        Essa é rimasta particolarmente turbata dal racconto della sorte di Febo, contenuto nel romanzo autobiografico di Malaparte “LA PELLE” e da me riportato in un post del mio blog “frangar non flectar”, ed ha espresso la curiosità di leggere la tua opinione in proposito avendo avuto occasione di conoscere la tua sensibilità attraverso la nostra corrispondenza virtuale. Con cordialità.

  6. Caro Amico, buongiorno. La tua ammirazione per i familiari ? Apprezzo di più la solidarietà. “L’ammirazione” a mio avviso non si adatta alla circostanza, e te lo dice uno che ha subito una grave tragedia, forse ancor più grave di quella cui hai fatto riferimento. E allora, in virtù di questa mia triste esperienza, che mi accomuna alla famiglia del tuo post, voglio dirti, e dire, che si arriva a un punto in cui non ce la fai più. Ti accorgi di essere solo, mentre prima vivevi con l’illusione di fare parte di una Comunità. E’, perciò, la rassegnazione che prevale di fronte ad un sistema che è tale solo perchè diviso rigidamente in parti in conflitto per la supremazia e l’accaparramento delle risorse. E il giudice e le sue sentenze ? Parti del sistema, che ti opprime anche con l’indifferenza. La “perdita di umanità”, cui si fa riferimento non è vera. L’uomo non è mai stato “umano”. Questo concetto è stato elaborato per dare un senso, un fine, alle azioni dei singoli e delle comunità, associati più o meno volontariamente, ma spesso coartati dal potere gerarchico e politico. Il senso o il fine, però, non basta indicarli, ma occorrono esempi di virtù, che ormai sono solo altri concetti astratti. Credo che in fondo sia ancora irrisolta, in ognuno di noi, la sfida vera della propria coscienza: essere migliori o peggiori di come la natura ci ha fatto ?
    Eppure è tanto bello e puro partecipare al dolore; condividerlo; soffrire con gli altri; e, al tempo stesso, gioire con gli altri, quando la vita te ne dà l’occasione (sporadica, ovviamente). Ma si può fare meglio ? Credo di si, ma non vedo in giro e tra i rappresentanti pubblici la voglia di cominciare.

    1. Ciao amico mio, ho sempre avuto il massimo rispetto per le tragedie di tutti, che per la verità non mancano a nessuno accomunandoci ad ogni essere vivente, però nella circostanza non posso non ricordare che secondo Licurgo, mitico lagislatore di Sparta, non vi é nulla di più grave della morte (anche se detto a proposito di tutt’altra fattispecie), come non posso evitare di rammentare che il vocabolo solidarietà, nato come termine giuridico e per estensione usato per significare “il sentirsi moralmente unito e solidale con altri”, presuppone un precedente giudizio positivo di valore, che può essere la pietà come può essere l’ammirazione, cioè quel “sentimento che si prova a sentire o vedere cose belle, eccellenti, straordinarie”. Per il resto concordo perfettamente con te circa l’influenza determinante delle sovrastrutture sociali e la sostanzoale solitudine dell’uomo nella sofferenza, che sembra aumentare man mano che avanza il progresso tecnologico. Un caro saluto.

  7. Devo fare ogni giorno i conti con la mia coscienza, che pulita non è. Secondo me si fa presto a parlare, resta il fatto che molti, in occasione di un incidente, scappano. Credo, conoscendomi, credo proprio che io mi fermerei, terrorizzato dalle conseguenze, ma mi fermerei. Certo che in una società come questa, dove ad esempio i familiari di un certo Riina fanno gli offesi, i punti di riferimento non sono molti. Sarò anche puerile, ma da qualche tempo chiedo perdono ogni giorno al Signore, per tutto il male che ho fatto e per quello che continuo a fare. Come vorrei, voglio, cambiare!!! Quanto vorrei, VOGLIO, che ogni uomo e ogni donna su questo pianeta potesse avere lo stesso sentimento!!! Una pulizia generale, una catarsi, un nuovo inizio, nel nome del Signore ed in nome della Giustizia, in nome dei fiori e dei tramonti puliti, in nome della Luce!!! Quanto vorrei tutto questo, purtroppo però sogno sempre più spesso dei missili che attraversano il cielo. Siamo pazzi e cattivi noi esseri umani.

  8. Caro amico benvenuto, credo proprio che tutti dovremmo quotidianamente fare i conti con la nostra coscienza ed é esattamente questa che dovrebbe indurci ad usare la prudenza ed il corretto senso morale in ogni nostra azione, cosa certamente impossibile perché diversamente saremmo perfetti. Quanto ai tuoi pentimenti, alla volontà di cambiare migliorandoti, alla speranza di una catarsi generale nel nome del Signore e della Giustizia ed alle tue paure posso solo dirti citando una frase di Schopenhauer “c’é un unico errore innato ed é quello di credere che noi esistiamo per essere felici”, però noi abbiamo il dovere di persistere in questo errore! Cordiali saluti.

  9. No, tre anni sono troppo pochi, si tratta di omicidio stradale.
    L’investitore ha stroncato la vita a una ragazza giovane, non oso immaginare il dolore che ha provocato per i suoi familiari.
    20 anni di prigione, andrebbero bene per l’assassino, senza condizionale, riduzione di pena o altro.
    Ciao^^

    1. Ciao Lacky, posso convenire con te che tre anni sono pochi, però non bisogna dimenticare che secondo il principio accolto dal nostro legislatore, in conformità del pensiero del Beccaria, lo scopo della pena é la rieducazione del colpevole e non la vendetta e che proprio per tale motivo lo Stato ha riservato a sé la giustizia penale. Del resto poichè “factum infectum fieri nequit” neppure l’ergastolo potrebbe ridare la vita a quella sfortunata ragazza. Un caro saluto.

  10. Capisco il tuo punto di vedere la cosa ma ci credo poco alla rieducazione statale.
    La vera rieducazione è il carcere.
    L’auto è un’arma potente se non la sai gestire, uccidi e, la vita è una e qualche volta nemmeno quella.
    Ciao Quiv^^

    1. Ciao Lacky, ognuno di noi ha le sue opinioni ed io le rispetto tutte perché, come suol dirsi, la verità in tasca non ce l’ha nessuno: a volte la rieducazione del reo ha successo, a volte no, i fattori che possono influire sono molteplici. Che l’auto sia un’arma potente ce lo hanno dimostrato gli attentati terroristici degli ultimi tempi, purtroppo! Cordiali saluti.

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