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LE ELEZIONI POLITICHE ITALIANE: ASPETTANDO GODOT NEL DESERTO DEI TARTARI

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I giornalisti ed i vari commentatori dell’ultima consultazione elettorale sono tutti concordi nell’affermare che il suo risultato rappresenta una svolta nella politica italiana e l’avvento della terza repubblica, come qualcuno, riportando le parole di Di Maio, si é affrettato a definirne l’esito.

Sarà perché non sono uso a facili entusiasmi o perché gli anni mi hanno insegnato ad essere più cauto nei giudizi, ma a me il risultato delle votazioni fornito dal “Rosatellum” fa venire alla memoria la famosa opera teatrale di Samuel Beckett “En attendant Godot” in cui i due conclamati vincitori della contesa politica impersonano le parti dei vagabondi Vladimiro ed Estragone e possono  intravvedersi anche le parti del proprietario terriero Pozzo e del servo Lucky.

Certo per il momento si é solo alla fine della prima giornata quando il messaggero di Godot si presenta per scusarlo di non esser potuto venire ed annunciarne la sua presenza per il giorno successivo nel medesimo luogo.

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Al momento non é dato sapere se, come nella commedia, i due protagonisti incotreranno ancora gli interlocutori del primo giorno ed attenderanno invano il misterioso Godot, o distaccandosi dal copione Godot si presenterà dando l’avvio ad una fase ancora non scritta ed imprevedibile del dramma, vale a dire se comunque tutto rimarrà inalterato come il primo giorno od invece ci saranno sviluppi futuri.

Però, uscendo di metafora, se si pensa che i due schieramenti premiati dall’elettorato hanno in comune l’abolizione, o quantomeno la sostanziale modifica, della “legge Fornero” e che l’uno come primo punto del proprio programma propone una forte riduzione delle imposte e l’altro attribuisce la priorità al “reddito di cittadinanza ed, allo stesso tempo, si considerano l’enorme debito pubblico italiano e gli impegni di bilancio che derivano dal vincolo europeo, nonchè l’incognita della politica estera americana e quella dei dazi, temo che tutt’al più al popolo italiano potrebbe capitare di finire come Giovanni Drogo nella “Fortezza Bastiani” de “Il deserto dei tartari” di Dino Buzzati.

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LE ELEZIONI POLITICHE ITALIANE: ASPETTANDO GODOT NEL DESERTO DEI TARTARIultima modifica: 2018-03-26T21:12:04+02:00da Quivisunusdepopulo

12 comments:

    1. Ciao Misty, in realtà secondo me Godot non arriverà perché i vari programmi sono incompatibili ed amalgamarli significherebbe aequare qudrata rotundis: per far ciò occorrerebbero strumenti eccezionali, cioè abbondanti risorse economiche che l’Italia non ha! Saluti

      1. ….hai per caso sbirciato nel fondo preposto da 5* per l’autoriduzione di indennità e benefici vari a quanto ammonta? Sono ancora tanti quelli che possono farlo. E’ solo un esempio di tagli a copertura di impegni, il resto non so, è da vedere. Buona Pasqua Quivi_M

        1. Buonasera M, sono certo che potrebbero essere operati tantissimi tagli di benefici e rendite parassitari o spropositati, sono altresì certo che realizzarli sarebbe difficilissimo senza un governo “autoritario”, cosa che preferisco non augurarmi, anche perché dopo il primo impatto diventerebbe controproducente. Ovviamente le mie sono opinioni passibili di smentita, che con estremo piacere abiurerei se qualcuno riuscisse ad instaurare maggiori equità, giustizia ed umanità, in Italia e nel mondo. Saluti e buona Pasqua.

  1. Il capolavoro di Buzzati è, forse, uno dei romanzi più importanti del Novecento italiano, “Il deserto dei tartari” che rappresenta l’angoscia dell’esistenza, l’attesa per un qualcosa che non arriva mai. Centro del romanzo e suo motivo dominante è la stessa Fortezza Bastiani, davanti alla quale, oltre i confini del regno si estende al Nord un deserto mai esplorato, dal quale sempre si aspetta e sempre si aspetterà di vedere un giorno l’esercito dell’ipotetico nemico, i Tartari. In conclusione, credo che bisogna concorrere a cambiare la società, soprattutto, quella a noi contemporanea, perché è necessario modificare la condizione sociale dell’uomo e la concezione che egli ha di se stesso. L’impegno, la scelta della responsabilità, la non complicità con il male divengono un modo nuovo di essere dell’uomo e dell’intellettuale nel mondo, una risposta alla disperazione esistenziale. Buon pomeriggio.

    1. Ciao Nina, “Il deserto dei tartari” oltre a rappresentare l’attesa di qualcosa che non arriva mai, mette in evidenza anche l’accettazione da parte del personaggio Giovanni Drogo di una vita quotidiana mediocre schiava delle abitudini, cosa che potrebbe succedere al popolo italiano nell’attesa della realizzazione di tutte le promesse, che non arriverà mai. Per altro verso condivido il tuo pensiero e la tua ansia di rinnovamento, ma con il realismo necessario per capire che ciò sarà possibile solo abbattendo i moltissimi ingiustificati privilegi che caratterizzano la nostra società. Con cordialità.

  2. Personalmente non prevedo nessun cambiamento, almeno non in meglio.
    Sono convintissima che le elezioni sono solo una formalità.
    Che prima di esse si sa già chi vincerà, chi perderà e, con quale percentuale.
    Quanto a Luigi Di Maio e, premetto che non faccio il tifo per nessuno, trovo che sia dotato di abilità politiche, moderato su quasi ogni argomento.
    Di Maio è allo stesso tempo il più giovane e il più vecchio di tutti i principali esponenti del Movimento.
    È un bene per il Paese? Sarà onesto? Disonesto come tutti gli altri?
    Nulla mi importa. Sono anti sistema.
    E, se Di Maio vuole governare col Pd, auguri.
    Ciao Quiv^^

    1. Ciao Lacky, la mia età mi consente di essere uno spettatore distaccato e prudente, non nego tuttavia che, come ho già dichiarato altrove, mi trova assolutamente consenziente l’idea portante dell’eliminazione dei tanti privilegi ora esistenti e, con l’esclusione di tutti i corrotti dalla gestione della cosa pubblica, dell’equa redistribuzione del reddito. Per ottenere questo occorrerebbe un Procuste con letti di varie misure, cosa estremamente difficile! Saluti.

  3. Caro Amico, ben ritrovato dopo la pausa pasquale. La situazione politica in atto non lascia intravvedere facili vie di uscita per la formazione di un governo sorretto da una omogenea maggioranza parlamentare. Tuttavia credo che alla fine qualcosa avverrà, come è sempre avvenuto. Non dirò se bene o male perché questo dipende sempre dai punti di vista. Nessun male è sempre e solo male, così come neppure il bene (cosiddetto) è soltanto tale. Anzi a volte il bene procura proprio il male. Circa l’attesa, o l’inutile attesa, credo che sia soltanto un desiderio innato nell’uomo che avverte l’esigenza del cambiamento sebbene non lo colga nel momento stesso in cui esso si verifica. E che si verifichi è indubitabile; è nelle cose. Noi potremmo anche restare immobili e tuttavia non si arresterebbe il cambiamento. Ci sarebbe comunque la trasformazione dell’esistente. E allora ? Tutto cambia ma nulla cambia, avrebbe detto il principe di Tomaso di Lampedusa, almeno fintanto che la nostra osservazione avrà come oggetto l’essere umano, le cose che dice e che fa.

    1. Ciao amico mio, Eraclito é rimasto famoso per il suo “panta rei” (scusami ma ho inutilmente tentato di usare i caratteri appropiati) e non sarò certo io a contraddirlo, perciò non ci rimane che attendere l’evoluzione degli avvenimenti, certi che un governo si formerà: per fare cosa é assolutamente difficile prevederlo, però é sicuro che sulla scorta dell’attuale situazione finanziaria italiana se vorrà fare qualcosa di buono dovrà necessariamente modificare l’attuale sistema fiscale e noi non possiamo che sperare che sia indirizzata ad eliminare (o quantomeno a ridurre) la massa pletorica dei privilegi. Sarà vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza! Cari saluti.

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