L’Alto Tirreno cosentino, abbandonato e senza futuro

imagesAbbiamo vissuto un’estate caotica, per finire a Natale e capodanno senza il botto finale. Cosa resta dell’estate passata è solo nei conti bancari dei soliti ricchi, gli altri quelli piccoli, devono accontentarsi delle molliche di pane . Sono una schiera di operatori turistici che vanno dai piccoli stabilimenti balneari, alla piccola ristorazione, ai piccoli bar, e fra questi , i più colpiti,  i piccoli commercianti, oppressi da anni dalla grande catena commerciale imperante su tutto il Tirreno, che con  tutto quello che guadagnano riescono soltanto a sopravvivere, e ripagare i debiti accumulati in inverno con le banche ed i distributori.  Il dato certo è che restano migliaia di disoccupati che sopravvivono solo grazie al reddito di cittadinanza, costretti altrimenti all’emigrazione invernale. E parliamo di un esercito di 30 mila disoccupati su una popolazione di 125 mila abitanti che va da Tortora a Paola. In maggioranza sono giovani che lavorano al nero, anche per non perdere il reddito di cittadinanza,  in tutte le strutture turistiche , con contratti che vanno da 1 a tre mesi massimo e senza alcuna garanzia assicurativa  e previdenziale. I paesi del tirreno arrancano ad andare avanti con sindaci incapaci nella loro maggioranza, senza idee e soprattutto senza un’idea di territorio che  li faccia camminare unitariamente e soprattutto in sinergia. Si punta all’effimero, a ciò che passa e non a ciò che resta.  Si pensa a grandi eventi, che durano massimo una settimana, puntando su idee a carattere nazionale, dimenticando la risorsa più forte che è quella locale, alla memoria storica, a ciò che si è costruito nei vari paesi negli anni passati. E questi paesi oggi vivono nell’abbandono totale,  senza centri di aggregazione giovanili, né biblioteche comunali, né luoghi dove produrre idee, laboratori di pensiero che siano da stimolo per i giovani.

maxresdefault I giovani devono restare al servizio del potente di turno, ascoltare le false promesse, credere e obbedire ma senza combattere. Ogni paese vorrebbe diventare il traino di un altro, essere il capo guida, specie dei paesini dell’interno che ancora più di quelli sul tirreno vivono una crisi ,fonda. Eppure le ricchezze e le risorse in questa striscia della Calabria esistono, ma o non sono valorizzate o addirittura non sono manco conosciute da quel personale politico che ci ritroviamo fatto nella maggioranza da ignoranti e incompetenti.  L’alto tirreno è abbandonato fin da quelle opere, che per detta loro, di questi incompetenti, dovevano servire da traino turistico, guardando al mediterraneo o alle rotte turistiche  europee, parlo dell’aviosuperficie di Scalea , costata oltre venti miliardi di vecchie lire, e del Porto di Diamante costato anche questo fino a 7 milioni di euro.  Queste  sono due grandi opere sulle quali si è scritto parecchio, sulle quali si sono spese parole di politici ma che sono lì ferme da oramai venti anni. Possiamo aggiungere a questa catastrofe anche la grande diga sul fiume Esaro, in quel di sant’Agata, che ricordiamo solo per le ottime castagne, ma non per un’opera costata  milioni di euro e ferma anche questa da venti anni. Il treno delle opere pubbliche è oramai passato da tempo, così come sono passate su altre nazioni i tour turistici importanti, diretti tutti in Grecia, Croazia, Malta. Così come è passato il treno delle fabbriche, questo morto e sepolto. E’ morta la Marlane di Praia a Mare, la Foderauto a Belvedere M.mo, l’Emiliana tessile a Cetraro, la camiceria a Scalea. Con loro è morto l’indotto composto da migliaia di operai e operaie, di quelle fabbriche restano solo grandi capannoni appartenenti all’archeologia industriale. La distruzione di queste fabbriche è stata fatta scientificamente, da parte dei politici e dei sindacati. Non conveniva avere migliaia di operai autonomi e non ricattabili. Meglio svendere e portare tutto in Turchia, Slovacchia, Spagna. Sono saltate finanche le bonifiche del territorio intriso di rifiuti tossici, vedi la Marlane , sulla quale adesso si parla di un progetto milionario che dovrebbe consistere in centri commerciali, alberghi, campeggi ma non si parla delle 30 mila tonnellate di rifiuti tossici sepolti in quei terreni. Non si parla della bonifica della discarica di Scalea a Piano dell’Acqua chiusa una decina di anni fa. Non si parla di ciò che si è scaricato a San sago , che adesso vorrebbero riaprire. Non sia mai poi,  parlare della nave dei veleni Cunsky esistente a 30 miglia al largo di Cetraro. Tuoni e fulmini da parte di tutti se si apre minimamente quest’argomento. E poi lo stato dei servizi, siamo al disastro vero e proprio. Esempi per tutti lo stato degli ospedali. Da quello di Praia praticamente ridotto a piccoli interventi, a quello di Cetraro . ridimensionato,  e con un’intera area completamente abbandonata, a quello di Scalea con un solo piano occupato da uffici e con due piani abbandonati ai topi . Piano piano ogni anno, gli ospedali sono stati smantellati a favore delle cliniche private convenzionate che prosperano.

i veleni col vapore uscivano da queste vasche
i veleni col vapore uscivano da queste vasche

Ultimo esempio dell’imperizia dei sindaci è la chiusura delle Terme di Guardia. Una follia dettata solo dagli interessi privati non salvaguardata dall’interesse pubblico.  Ammalarsi qui è una vera e propria condanna, tutti sono costretti a curarsi fuori regione, facendo spendere milioni di euro ogni anno all’Asp della Calabria, contribuendo così al buco nero del bilancio sanitario. E i paesi dell’interno come se la passano ? Servono per qualche Presepe Vivente, qualche sagra delle castagne, qualche festa paesana dedicata a qualche Santo patrono. Poi rientrano nel dimenticatoio, con servizi azzerati, strade dissestate , mezzi pubblici inesistenti, guardie mediche azzerate, centri storici che crollano. Essere soccorsi con un autoambulanza è un terno al lotto, molti preferiscono correre con le proprie auto al più vicino ospedale. Così la raccolta dei rifiuti è un caos completo, senza alcun controllo, con mini discariche che nascono come funghi specie durante l’estate. Sono gli ambientalisti che segnalano alle autorità sovra comunali, le discariche, gli scarichi fognari, quelli abusivi, quelli incontrollati. Ultimi i servizi stradali e ferroviari. La variante ss 18, nata negli anni 70 è diventata oggi un mattatoio vero e proprio, piena di svincoli, rotonde di ogni genere mal progettate, dove servono grandi sono piccole e viceversa, segnaletica anni 60, buche ovunque salvo quando arriva il Giro d’Italia. Treni inesistenti o con orari assurdi che ti portano a rientrare da Cosenza entro le 20 di sera e con decine di stazioni ferroviarie chiuse ed abbandonate ai vandali. Le fermate di treni importanti avvengono solo nel periodo estive e su due soli paesi come Praia Mare e Scalea.    Ma questo è anche il turismo che ci siamo scelti. Quello mordi e fuggi, quello al quale puoi rifilare pesce congelato passato per appena pescato, quello che gli puoi vendere qualsiasi cosa, tanto si è qui solo per farsi il bagno e farsi qualche mangiata e si può quindi alloggiare in appartamenti in venti persone, o acquistare case di 30 mt quadri e viverci in due o tre famiglie. La qualità non è di casa dalle nostre parti, anche perché non viene capita e molto probabilmente non viene nemmeno cercata dal turista sprovveduto  il quale crede di poter essere solo lui a portare soldi nei paesi e non ad essere spennato come un pollo.

la Persefone di Locri nel museo Alte di Berlino
la Persefone di Locri nel museo Alte di Berlino

Eppure se solo avessimo una classe politica adeguata, corretta e soprattutto di un certo livello culturale, non dedita al parassitismo e al godersi i propri lauti stipendi, sia quelli ufficiali che quelli non ufficiali, potremmo tutti vivere di turismo per l’intero anno puntando su un turismo di qualità, su un Altro Tirreno oltre che su un altro tipo di turismo. Questo perchè abbiamo tutto, dai siti archeologici sparsi un po’ ovunque, alla professionalità locale, alla brava gente onesta vogliosa di lavorare, alla bellezza non del solo mare e delle spiagge, ma anche dei fiumi che provengono da paesi stupendi abbarbicati su colline e montagne, a un parco a carattere europeo come quello del Pollino pieno di tante bellezze da far impallidire quelli di altre regioni. Abbiamo ad un paio d’ore di auto, un bellissimo centro cittadino qual è Cosenza, la sua Sila piena di alberi secolari dove è possibile far tutto , dal bob allo sci, alle funivie e seggiovie. Ebbene ancora ci sarebbe da scrivere tantissimo sulle nostre bellezze, ma di fronte alla grande bruttezza che travolge tutto il tirreno cosentino si rimane basiti e sconfortati.

L’Alto Tirreno cosentino, abbandonato e senza futuroultima modifica: 2021-12-28T17:30:40+01:00da sciroccorosso