I No-Vax…o se preferite l’antivaccinismo, non è nato oggi….

Il dottor Jenner, medico inglese, ebbe il coraggio e l’intuizione di sperimentare il primo vaccino contro il Vaiolo. Ma non ha avuto vita facile.
Infatti, ha dovuto fare i conti con qualche suo insuccesso che suscitarono preoccupazioni per la sicurezza del metodo contribuendo a stimolare l’opposizione politica alla vaccinazione, rallentando ulteriormente i progressi della campagna.
Sia in Italia come pure negli Stati Uniti l’antivaccinismo divenne uno dei più grandi movimenti del 19° secolo, e la vaccinazione divenne uno dei più accesi dibattiti di quell’epoca.
Gli oppositori cavalcavano l’onda della resistenza libertaria, ovvero, la libertà di scelta alla presunta usurpazione dei diritti di parte dello Stato, della condanna religiosa della procedura in quanto ritenuta “Innaturale” violazione dell’ordine di Dio attraverso l’inserimento di materiale Bovino dentro un corpo umano, e della latente paura della scienza e del suo pericoloso potenziale. Circolavano disegni satirici che esprimevano tali preoccupazioni. Infatti venivano rappresentati persone appena vaccinate che subivano una metamorfosi bestiale sotto gli occhi di attenti osservatori e di un addetto alle vaccinazioni dall’aria infelice.
A quell’epoca entrò in scena un medico, certo Benjamin Moseley che alimentò al massimo l’isterismo antivaccino suggerendo che il metodo del dottor Jenner avrebbe portato le donne trattate col vaccino dentro, a “vagare per i campi per ricevere l’abbraccio del Toro”. Persino i precedenti “Inoculatori” si unirono a questo movimento preoccupati che la vaccinazione potesse costringerli a chiudere bottega.
Questi movimenti oppositori, alla fine vennero considerati “Irragionevoli” e la visione del dottor Jenner venne riabilitata e a nche grazie all’iniziativa senza precedenti di una campagna a livello globale lanciata nel 1959, la vaccinazione di massa debellò per sempre dalla Terra il Vaiolo. Vi fu un singolo caso nel 1977 in Somalia. L’OMS, dichiarò la vittoria sul vaiolo nel 1980.
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LE MALATTIE AUTOIMMUNI

Malattie reumatiche nelle donne | Auxologico

Credo sia una delle domande più frequenti, sul perchè si sviluppa una malattia autoimmune. La cosa certa è, che non si trova una sola risposta, cioè, che non ci si trova al cospetto di una malattia avente una sola causa; come nel caso del batterio della Polmonite, o di un singolo gene come per la Fibrosi cistica, bensì, sono malattie multifattoriali. Di certo, il degrado genetico, cioè, di una suscettibilità individuale, legata alla storia familiare di geni, ma sicuramente c’è la componente, direi ambientale; cioè a dire, su tutto  ciò che può interferire sul nostro patrimonio genetico. Sembra che sia determinante  il fattore ambientale e lo dimostra la concordanza dei gemelli omozigoti; geneticamente identici, uno solo con la malattia e solo il 50% dei casi l’avrà l’altro. Si ha inoltre un rapporto  di 1 uomo su 9 donne, quindi, la donna a essere colpita. Se si fa caso, entrando in sala attesa dello studio di uno specialista Immunoreumatologo, prevale la presenza di gran parte da donne. Questo ci porta a ipotizzare tutta una serie di meccanismi legati al sesso femminile, che possono favorire l’insorgenza del fenomeno Autoimmune, tra questi gli Ormoni sessuali, in specie quelli della gravidanza, ed è interessante notare che quasi tutte le malattie Autoimmuni, quasi sempre vanno meglio durante la gravidanza, e magari un repentino peggioramento dopo il parto.

L’altro fattore è legato al cromosoma “X” e  sappiamo bene che la donna ne ha  2 e gli uomini solo uno e l’altro “Y”. Sorvolo questo aspetto genetico, per non appesantire la scorrevolezza dell’articolo.

Un altro fattore può essere legato ai meccanismi  della menopausa, evento, questo, tutto fisiologico intorno ai 50 anni, epoca in cui c’è una differenza, non solo ormonale, ma anche Immunologica nella loro funzione. Noi vediamo che la donna, in menopausa ha più incidenza di sviluppare alcune patologie Autoimmuni, rispetto alla donna pre-menopausa. Ci si chiede: “Ma ci sono metodi  per ridurre il rischio di sviluppare una malattia Autoimmune ?” La risposta può darla soltanto, il futuro premio Nobel per la medicina.

In realtà ci sono pochissimi dati; di certo però, si sa che c’è una correlazione col metabolismo e che tutti i medici daranno, cioè, corretto stile di vita, attività fisica, normopeso…tutti questi sono fattori che sicuramente fanno bene al Sistema Immunitario, mantenendolo efficiente anche in età  senile, cioè, in quell’epoca chiamata “Immunosenescenza”.

In realtà, oltre a questi non ci sono dei veri fattori. Sappiamo che alcuni alimenti hanno effetto Trofico sul sistema Immunitario; basta pensare al cacao, il cioccolato vero o il Licopene nel pomodoro, i frutti di bosco che hanno mostrato, sia pure in modelli sperimentali una certa efficacia favorevole sul sistema Immunitario.

L’Endometriosi, influisce sulla fecondità ?

L'endometrio e il suo ruolo nella fertilità - Criagyn - PMA in Campania

Un problema che riguarda tante donne. Le cisti endometriosiche. Come gestirle ?

Ebbene, diciamo che probabilmente oggi, sono migliorati i mezzi diagnostici, per cui si ha più conoscenza sull’endometriosi. Però, è indubbio che, se la causa o le cause principali sono impianti di mucosa uterina che ogni mese vengono mandati nella cavità del peritoneo in seguito a un flusso mestruale, è chiaro che  la donna di oggi, che al massimo  c’ha 1 o massimo 2 gravidanze, rispetto alla bisnonna che di gravidanze ne aveva magari 8-10 e che allattava quindi per 11 anni all’incirca, questa donna di oggi avrà sicuramente  un fattore di 50-100 di più flussi mestruali, quindi più materiale che poi va a impiantarsi. La gestione non è semplice, nel senso che ad esempio, se viene operata una ciste, ma che in ultima analisi non ‘è una evidente certezza scientifica che operando una ciste chissà di quanto  aumenti la fertilità della donna. La ciste viene operata sicuramente perchè permette di andare a vedere altri eventuali problemi che l’Endometriosi ha potuto creare; ad esempio, fenomeni infiammatori che hanno intaccato le Tube, quindi, correggere questi problemi.

Nella sostanza, però, il rapporto tra l’endometriosi e la fertilità ancora oggi è controversa. Prima di tutto perchè su 100 donne con endometriosi, meno della metà ha problemi di sterilità: le altre No. Quindi, non è in assoluto la causa di sterilità, come ad esempio, avere le Tube chiuse o senza spermatozoi. La patologia Endometriosica è relativa o comunque, può aggravare il problema. C’è un aspetto che non di rado mette il medico in un bivio: a) curare il dolore mestruale ( dismenorrea ) oppure la sterilità ?

Le due cose, purtroppo non vanno insieme. Se la paziente con endometriosi profonda, cioè a dire, situata in sede “retto-vaginale”, che dà dolori terribili, ma che  ha una Pelvi sostanzialmente normale, a questo punto  viene fatto l’intervento. Ma ciò che è importante è, che questi interventi vengano effettuati in strutture altamente specializzate per questi problemi; lo dico perchè molto spesso la paziente con endometriosi si fa operare  da chiunque e a motivo di ciò si vedono molti casi di ragazze che hanno fatto più di 2 interventi ripetitivi. Per carità, non è che l’endometriosi non possa ritornare; anzi, in più del 20% dei casi ritorna, appunto perchè si tratta di patologia cronica.

E’ chiaro che se la ragazza ha 25 anni è un conto, ma se ne ha 35-38 di anni la decisione è alquanto difficile da prendere, perchè potrebbe essere più opportuno cominciare una gravidanza e poi curare, tanto più, che la gravidanza in sè ha effetti curativi sull’endometriosi, e questo è legato al quadro ormonale che in qualche modo stabilizza o fa regredire la malattia.

Concludo con un chiarimento importante. L’endometriosi molto erroneamente è stata assimilata a un tumore . Niente di più errato. E’ una seria patologia, ma assolutamente benigna.

a proposito dell’Ovaio Policistico( a seguire del precedente )

La sindrome dell'ovaio policistico - Tgyou24.it

Capisco che il 90% di donne che sono di mia conoscenza quest’argomentazione la ignorerà a ragione, purtuttavia, la ritengo di interesse femminile collettivo.

Dicevo, a proposito dell’Ovaio policistico, ci si può chiedere quanto sia importante una diagnosi precoce. Ebbene, è importante, e non è importante, purtroppo, perchè ci sono dei casi in cui si fa la diagnosi precoce, nel senso che viene fatta subito, non necessita fare l’esame ormonale perchè il quadro è tipico, e lo ricordo ancora. La ragazza presenta generalmente peluria in eccesso nelle zone in cui le donne non hanno peli : faccia, addome, le cosce, le braccia e oligomenorrea, cioè, che hanno 4-5 mestruazioni l’anno e alla ecografia hanno un ovaio cosiddetto “policistico” nella sua conformazione. La metà di queste donne-pazienti è peraltro obesa, quindi, ci sono situazioni cliniche in cui tutto dipende da questo Ovaio sul com’è conformato e dai disturbi che provoca, e purtroppo, alcune volte i disturbi sono così forti e gravi che il medico specilista-ginecologo può solo pensare di guarire i sintomi, ma non di fare guarire la paziente. In altri casi un pochino più sfumati si può intervenire con diete educative, attività fisica e anche farmacologica, in termini preventivi, possono in qualche modo migliorare la storia naturale di questa situazione, che comunque, sarà una condizione che accompagnerà la donna per tutta la vita, perchè, essendo una situazione che provoca Anovularietà cronica, cioè, che cronicamente la donna non Ovula, allora sarà un problema per la riproduzione da affrontare. Essendoci obesità è possibile che un domani potrà esserci un problema metabolico, e in più, l’eccesso di peli creeranno una situazione di inestetismo che tocca spesso la sfera psichica e in forma invalidante. Basti pensare una ragazza adolescente che non ha mestruazioni, che ha peli e magari è pure grassa..beh, non è una condizione molto favorevole per la sua vita di relazione, anche perchè, diciamocelo pure, più si è giovani, più si è crudeli e ci si dice le cose in faccia.

La donna e i suoi problemi ginecologici durante le fasi della sua vita.

menarca | Oblò

L’argomento, richiede una certa lunghezza  espositiva, pertanto, ho deciso di “spezzarla” in 1-2 -3 parti.

Bene. Inizio dalla fase adolescenziale; fase che ci induce a preoccuparci qualora vi fosse amenorrea; cioè, assenza di mestruazioni.

Faccio fede ai sacri libri i quali ci dicono che fino all’età di 18 anni si può anche aspettare se il menarca non arriva. In realtà, questo è vero, ma in misura molto parziale, in quanto la Pubertà è scandita da tutta una serie di mutazioni corporei: dai peli pubici al bottone mammario e al suo ingrandimento. Questi sono tutti eventi, che precedono cronologicamente; da 1 a 2 anni la comparsa della 1^  mestruazione; cioè, il Menarca.

Ovviamente, se questi eventi compaiono tardivamente; nel senso che a 16 anni in cui l’avvio della maturità riproduttiva; cioè, l’avvio dell’asse riproduttivo non è neppure cominciato, non ha senso aspettare i 18 anni. D’altra parte, dopo il menarca è anche abbastanza fisiologico avere un momento in cui i cicli non siano regolari. Sappiamo benissimo che il 1° anno di vita ginecologica, cioè, il 1° anno dopo il menarca, l’ovulazione è presente nel 15-20% dei cicli e man mano, in 3-4 anni si arriva al 78-80%. Questo per dire, che le irregolarità  mestruali non sono infrequenti. Però, anche quì, se la irregolarità è un singolo sintomo della situazione si può aspettare. Se invece, è accompagnato da altri segni clinici, allora è  consigliabile  non attendere oltre ed iniziare ad approfondire. Qualora invece la irregolarità si manifesta negli anni successivi, vuol dire che sono intervenute problematiche ormonali, oppure endocrine importanti.

Schematicamente dobbiamo cominciare a distinguere una cosa: primo fra tutto la comparsa del menarca è un fattore importante perchè permette di capire che quella ragazza ha un  Ovaio che funziona, un utero capace di dare mestruazioni, un flusso mestruale che può comparire all’esterno perchè, tutto quello che è sottostante all’utero sta bene. Chi, invece, non ha un menarca, o ce l’ha a 15-16 anni, bisogna, almeno indagare la  presenza delle Ovaie, dell’Utero e della vagina pervia. Detto questo, l’altra cosa è capire se questa disfunzione ha una causa di tipo Ovarico o di tipi superiore; cioè a dire, di tipo “centrale”, cioè, che  interessa gli organi  che sono nel cervello: Corteccia  cerebrale, ma soprattutto l’Ipotalamo e l’Ipofisi, sapendo che questa situazione  quando la causa è “centrale”, nel 90% dei casi è l’Ipotalamo che non funziona. Per capire questo, in realtà ci sono pochi esami da fare; basta fare gli esami delle “gonadotropine” secrete  dall’Ipotalamo e dall’Ipofisi ( FSH-LH ), e se queste sono alte significa che l’Ovaio non risponde allo stimolo, quindi, la causa è “Ovarica “, se invece, FSH e LH sono molto basse, significa  che sostanzialmente sono incapaci di stimolare l’Ovaio, quindi la causa è a livello “Centrale”.

Oltre a questo, ci sono altre cause extra, ma che sono molto più rare, e allora, si deve pensare che ci possono essere delle forme  di Ipotiroidismo clinico, che possono dare amenorrea, come pure ci possono essere forme di aumento dell’Ormone Prolattina, anch’essa secreta dall’Ipofisi, che può  alterato per ragioni anatomiche, quali tumori, o per ragioni funzionali come da farmaci che vengono assunti in modi non appropriati.

Un altro fattore è il peso, sia che esso sia obesità, sia che sia magrezza eccessiva che condizionano la regolarità del ciclo.

Ci sono, poi, patologie associate a disturbi del ciclo; quali diabete, fattori endocrini e poi,  la patologia “Principe” dell’Ovaio Policistico. Questa è la situazione, che poi non richiedono un numero alto di esami, perchè, in sostanza , noi dobbiamo sapere se questa ragazza produce adeguatamente una certa quantità di estrogeni, i quali sono la “salute della donna”. Questo lo si può sapere con degli esami del sangue, ecografie e anche dei test endocrini molto specifici e molto banali, ci possono dire se la ragazza ha o meno degli estrogeni. In genere, una ragazza che ha mestruazioni, anche se irregolari, produce estrogeni, mentre se è in amenorrea, non produce estrogeni, quali FSH – LH ed ESTRADIOLO e PROGESTERONE.

Alla prossima se c’è interesse.

 

Parliamo di donna, e parliamo di Menopausa, ma quella che è l’Andropausa ?

 

Andropausa: i sintomi, i rimedi e cos'è | Ohga!

E già, l’Andropausa. Ma esiste oppure non esiste ?

La prima cosa da dire è che noi, come specie non eravamo stati immaginati, quando abbiamo avuto questo balzo evolutivo, come una specie che dovesse riprodursi intorno ai 20 anni e forse addirittura prima e dovesse arrivare al termine della sua vita attorno ai 40 anni, quindi, n+ la menopausa, nè l’andropausa dovevano avvenire. Il problema della menopausa è ben noto, mentre quello dell’Andropausa è molto meno noto, perchè nell’uomo, non c’è quella interruzione come nella questione mestruazione della donna. Il processo è lo stesso, ma molto più lento, in quanto anzichè “Andropausa” lo dovremmo chiamare “Androdeclino”, nel senso che c’è una lenta e costante  riduzione della produzione ormonale specifica nell’Uomo: Il Testosterone che scende gradualmente fino a scendere sotto i limiti fisiologici, ma dobbiamo accorgercene prima che  è il momento adatto per prendere i provvedimenti per salvaguardare. I sintomi donna-uomo sono pressochè gli stessi. Anche nel caso del maschio sono più graduali  nel loro presentarsi, proprio  perchè, il calo del Testosterone non è improvviso come nella donna  per gli estrogeni, ma è graduale, però, direi, che molto spesso sono devastanti proprio perchè l’uomo, non accorgendosene li trascura e quindi,  si avverte l’aumento di peso legato al rallentato metabolismo, diminuzione della massa ossea e muscolare quindi l’Osteoporosi, la ridotta capacità di memoria e di reazione che sono tipici di questi cosiddetti ormoni gonadici,  (Ovaio e testicolo ), sono altrettanto fastidiosi e pericolosi. Come per la donna, anche per l’uomo c’è la terapia ormonale sostitutiva che è il Testosterone che per anni è stato considerato Ormone pericoloso, mentre, meno male che c’è perchè esso va a intercettare quel calo prima che scenda al disotto dei limiti fisiologici, perchè, solo in questo momento si può ripristinare la normale evoluzione del tempo.

Ricordiamoci, che adesso sopravviviamo 30-40 anni  di più di quanto era previsto.

IL FENOMENO DI RAYNAUD…..

Sindrome di Raynaud: cos'è, cause, sintomi e suggerimenti

Una patologia un pochino complessa, nella sua dinamica. Mi spiego. Le sue caratteristiche sono l’alterata sensibilità, pallore e spesso dolore alle dita delle mani e dei piedi. Generalmente è associata alla Sclerosi sistemica. E questo è una delle ragioni principali, che il paziente venga monitorato presso un centro specializzato per la Sclerodermia, al fine di ottenere la diagnosi differenziale. Va detto, che il soggetto, presenta una particolare caratteristica del fenomeno di Raynaud, che  può essere esente di altra patologia correlata oppure può essere la spia più importante quale la Sclerosi sistemica.

Me soffermo sullo specificco del “fenomeno di Raynaud” che vede come effetto patogeno la vasocostrizione, che è pi, quella che è alla base delle dita fredde, delle estremità fredde, che in realtà è un meccanismo di sopravvivenza; cioè, un modo per conservare il calore del corpo a fronte di temperature fredde esterne; quindi il nostro organismo reagisce vasocostringendo i capillari, quindi evita la dispersione di calore dall’organismo verso l’esterno, il che è un meccanismo molto utile, ma che come tutte le cose utili, quando sono “Esagerate” generano dei  problemi. Molti hanno le stremità  sempre fredde e fredde saranno, ma questo  non vuol dire  patologia: è una caratteristica, e questo fa parte della normalità. Può succedere però, a volte, quando il soggetto ha un cambio di temperatura, cioè a dire, quando passa da un ambiente caldo in uno più freddo, specie se il freddo è umido, manifesta una risposta “Esagerata” a questo cambio di temperatura. Allora, ecco che ci sono quelle persone che hanno  le mani piuttosto che i piedi  rossi, a volte sudate, freddi: condizione che ha come definizione “Acrocianosi” una condizione che genera  preoccupazione molto frequenti in giovane età 15-16 anni che vedono le loro estremità “bianche” che poi diventano rosse e poi diventano bluastre. Ebbene, questo è il Fenomeno di Raynaud. Ma come nasce questo fenomeno? Il soggetto espone le sue mani e i suoi piedi al freddo, per cui avviene il fisiologico  meccanismo vasocostrittivo, solo che, in questo caso è esageratamente prolungato, quindi, patologico per cui il sangue  non arriva  e le dita diventano bianche. Va detto anche che il nostro corpo si cura da solo e ha dei meccanismi  di allarme, così, quando questo periodo di Ischemia, a un certo  punto fa liberare delle sostanze che inducono  una vasodilatazione massiva; da bianche diventano rosse, fino a quando è talmente  vasodilatato, talmente bloccata questa circolazione che assume  il colore cianotico. Questo cosiddetto fenomeno di Raynaud, molto spesso è idiopatico, ma in una certa percentuale di casi è secondaria a un’altra patologia, che ho accennato all’inizio, e che è assai più importante del  fenomeno di Raynaud in sè.

Ma quali sono queste patologie  che generano questo fenomeno ? Spesso sono su base Reumatologico o Autoimmune. Su questo necessita argomentare a parte.

 

TIROIDITE DI HASHIMOTO ( Autoimmune )

Hakaru Hashimoto 橋本 策 • LITFL • Medical Eponym Library

Il  signore  che  vedete  nella  foto  è  il  dottor  Hakaru  Hashimoto,  il  medico  che  descrisse  per  primo  questa  forma  di  tiroidite.  Si  tratta  di  un’affezione   cronica  piuttosto  comune  che  colpisce  la  ghiandola  tiroidea:  forse  la   causa  più  frequente  di  ipotiroidismo  della  persona  adulta.

La  presenza  di  anticorpi  ad  alto  titolo  ne  giustifica le cause( Eziopatogenesi). In  breve,  la  si  deve  considerare  una  malattia  dove  il  sistema  immunitario   produce  anticorpi  contro  la  tiroide  stessa,  in  quanto  non  la  riconosce  come  ghiandola  “amica”,  facendo  accorrere  linfociti  che  si  infiltrano  nella  tiroide  provocando  forme  di  Ipo-Tiroidismo,  oppure  anche,  condizioni  di  Iper-Tiroidismo.  Come  dire,   che  nel  campo  autoimmune  niente  è  impossibile.

La  frequente  associazione  con  altre  affezioni  autoimmuni  indicano  una  patogenesi  immunitaria  della  malattia.  E’  comune  in  questa  malattia  il  riscontro  anche  a  titolo  molto  elevato,  di  autoanticorpi  diretti  contro  antigeni  tiroidei,  in  particolare  contro  la  Tireoglobulina(AbTG)   e  la  Perossidasi (AbTPO).  La  Tiroidite  di  Hashimoto;  o  Tiroidite  cronica  autoimmune  fa  parte  di  uno  spettro  di  tireopatie  autoimmuni  che  comprende  il  Morbo  di  Basedow,  l’oftalmopatia,  la  tiroidite  atrofica.  Esiste  una  notevole  familiarità  per  queste  tireopatie  autoimmuni.  L’aspetto  della  Tiroide,  in  questa   circostanza  si  presenta  aumentata  di  volume  con  un  peso  tra  i  50  e  150gr.,  liscia  lobulata  e  dura  di  consistenza,  simmetrica  e,  quindi,  di  forma  conservata.  Solo  occasionalmente  la  malattia  si  presenta  con  un  nodulo  solitario  di  consistenza  aumentata.  La  Tiroidite  di  Hashimoto  tende  ad  evolvere  dalla  fase  cellulare  associata  talora  a  Iper-tiroidismo   a quella  fibrosa  nella  quale  si  ha  Ipo-tiroidismo    e  atrofia  della  ghiandola (tiroidite atrofica).  Un  gozzo  di  modeste  dimensioni  ne  è  la  caratteristica,  non  dolente.  Dal  punto  di  vista  funzionale    la  malattia  è  caratterizzata  da  una  lenta  evoluzione  verso  l’ipotiroidismo.

Il  dato  di  laboratorio  più  probante  è  la  presenza  in  circolo  di  anticorpi  antitireoglobulina  e  antiperossidasi(TPO)  ad  alto  titolo.  Durante  le  fasi  precoci  della  malattia     si  registrano  spiccatamente  aumentati   (AbTG);  mentre,  nelle  fasi  avanzate,  gli (AbTG)  tendono  a  diminuire  e  gli  AbTPO   persistono  in  circolo  per  anni.  I  livelli  delle  frazioni  libere (Ft3-Ft4 )   sono  normali,  ma  ciò  non  esclude  la  diagnosi  di  Tiroidite  cronica  autoimmune.  Secondo  le  fasi  della  malattia,  la  concentrazione  in  circolo  dei  due  ormoni Ft3,  e  Ft4,  può   essere  normale,  aumentata  o  anche  diminuita.  La  misura  ripetuta  del  TSH  circolante  fornisce  una  preziosa  informazione  per  monitorare  l’evoluzione  verso  l’Ipo-Tiroidismo,  il  quale  viene  diagnosticato   quando  all’aumentato  TSH  si  associa  una  riduzione  dell’Ft4.

Ultima  cosa,  l’ago  aspirato  non  è  di  solito  necessario  per  la  diagnosi,  ma  diviene  indispensabile  quando  concomitano  noduli  e/o  siano  presenti  focolai  di  Tiroidite  focale  con  aspetto  ecografico   o  alla  palpazione,  similnodulare.

Sindrome di Cushing …..

 

Se  ne  può  parlare….qualora  lo  desideriate….

La  Sindrome  di  Cushing  sarà  quella  che  segue.  E  tuttavia,  mi  limito   ad  esporla  con  brevissimi  cenni  eziopatogenetici.  Sarete  voi,   qualora  desiderate  avere  idee  più  chiare  a  stimolarmi   all’approfondimento,  ovviamente   in  ordine  alle  mie  limitate  conoscenze. 

Inizio  col  dire,  che  trattasi  di   una  sindrome  caratterizzata  da  una  serie  di  manifestazioni  cliniche  causate  dalla  Ipersecrezione  di  Cortisolo   da  parte  della  ghiandola  surrene,  oppure  da  una  stimolazione  del  corticosurrene;  ovverosia,  la  zona  corticale;   quella  esterna,  della  ghiandola  da  parte  dell’ormone  ACTH (  Corticotropo). 

Il  soggetto,  manifesta   segni  clinici  causate ,  indipendentemente  dall’origine  della  malattia,   dalla  cronica   ipersecrezione  del  cortisolo.  Nelle  pazienti  femmine,  si  sovrappongono  talora  segni  clinici  di   iperaldosteronismo:  cos’è   aldosterone ?  E’  un  ormone  prodotto  dallo strato  esterno  della  corteccia  del  surrene.  Molto  attivo  sul  ricambio  minerale  dell’organismo,  e  favorisce  l’eliminazione  del  potassio  e  il  riassorbimento  del  sodio  a  livello  dei  reni.  E  non  solo, ma  ha  parte  attiva  sul  metabolismo  degli  zuccheri,  quindi  nei  processi  patologici  che  provocano  diabete.  Quando  la  ghiandola  surrene  produce  eccesso  di  questo  ormone,   accade  una  eccessiva  deplezione  di  potassio   e  ritenzione  di  sodio   nei  reni,  quindi,   responsabile  di  numerose  malattie.

Bene,  mi fermo  quì,  e  qualora  v’interessa  sono  a  vostra  disposizione.

L’argomento,  data  la  sua  complessità,  non  mi  ha  consentito  di  fornirvi   in  modo  esemplificato   l’intero  quadro.

L’Osteoporosi.

Chi non ha mai sentito questo termine? E tuttavia, va detto, che è un termine generico che sta a significare un’aumentata porosità dell’osso. Questa patologia è caratterizzata da una riduzione della massa ossea per unità di volume, sia pure vi sia un rapporto del tutto normale tra matrice ossea e la fase minerale; ovverosia, il rapporto tra massa minerale dell’osso e la densità minerale dell’osso.

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Si tratta di una comunissima patologia metabolica dell’osso di noi comuni mortali. Si pensi che più del 25% delle donne, ne è affetta, e più del 18% degli uomini al di sopra dei 70 anni. Sia chiaro, si tratta di statistiche, e non di  regole Per onorare lo scopo divulgativo dell’argomento va detto che la massa ossea di noi umani raggiunge il massimo picco tra i 20 e i 35 anni per poi  intraprendere la fase decrescente in maniera graduale ma progressiva. Tale calo è significativo e si calcola che possa raggiungere il 50% a livello delle ossa lunghe(femore, omero, tibia, ulna ecc.) in età compresa tra i 60 e i 70 anni. Si è così  potuto evidenziare che la massa ossea raggiunge valori elevati nei soggetti di razza nera rispetto alla nostra; cosiddetta bianca, e che si manifesta più nel sesso femminile rispetto a quello maschile, oltre naturalmente appare deficitaria negli individui ipogonadici o malnutriti. Alla luce di queste ed altre evidenze la medicina è stata in grado di formulare diverse ipotesi circa le cause dell’osteoporosi. Si da molta importanza all’azione della calcitonina, in quanto i livelli di questo ormone nella donna sono più bassi. Altra ipotesi è quella determinata dagli estrogeni in quanto la terapia con questi ormoni tende a rallentare il riassorbimento osseo nella donna riducendo l’ipercalcemia nel caso dell’ eccessiva secrezione di paratormone; ovvero, Iperparatiroidismo. Nelle donne che sono andate in menopausa precocemente a seguito di isterectomia totale, si apprezza una comparsa precoce di osteoporosi.

Altra causa, va vista a seguito di prolungate terapie con Cortisone

E per ultimo vale la pena ricordare che una dieta eccessivamente ricca di proteine, quindi acida, potrebbe condurre a demineralizzazione dell’osso.