Se voglio veramente amare, devo rinunciare a me stesso…

Solitario Uomo Che Cammina Su Una Spiaggia - Fotografie stock e altre immagini di Abbandonato - iStock

Prima di iniziare questo argomento, ci tengo a precisare che sia pure sono io, ad apparire come   “l’attore principale”, di fatto non è così, perchè  cerco di sostituirmi alla moltitudine nel tentativo di  interpretare ciò che sta dentro il loro intimo.

Dicevo, dunque, che se voglio veramente amare occorre  che io rinunci a me stesso.

Voglio dire, che se vado  in quel campo di fiori, e  ne colgo alcuni, ovviamente è  perchè di essi ne faccia un mazzo e questo mazzo, naturalmente non è per tenermelo io, ma per donarlo alla persona che amo. E questo a motivo che il destino dei fiori non è quello di essiccarsi fra le mie mani, ma perchè diventino oggetto di gioia per la persona  amata. Ecco, quindi, che perchè io sappia amare devo essere capace di rinunziare a me stesso.

E’ verissimo che amare è un’avventura che deborda di passione ma terribilmente difficile perchè mi reclama il desiderio di dare anzichè di prendere.

Ecco, mi resi conto con mia stessa incredulità, che proprio quando ero convinto di amare ahimè, in realtà amavo me stesso. Indubbiamente  mi sfuggiva la realtà; stavo andando fuori strada, e se veramente in me c’era il desidero di amare autenticamente occorreva che  cambiassi il mio atteggiamento e che dovevo andare in direzione di marcia  diversa.

Dicevo che io mi amavo. Non era sicuramente una cosa male. Il guaio era che mi amavo così tanto, da non potere amare gli altri. Perchè ? Ma perchè era proprio di costoro che mi servivo per concedermi le mie agognate ed egoiste felicità che sempre, avidamente cercavo.

Per le ragazze avevo un debole speciale: le amavo similmente a come il fumatore ama la sigaretta, che accendevo, per poi buttarle appena ridotte in cenere.

Insomma, io desideravo tanto essere amato. Alla ragazza di turno che frequentavo, dicevo:”Ti amo” ma per sentire dalle sue labbra:”Anch’io ti amo!”. Insomma, mi piaceva essere amato.

Il mio corpo  reclamava tenerezza, reclamava piacere e progettava strategie  per catturare il corpo dell’altra, le cui carezze e i cui baci potessero  spegnere l’arsura che avevo dentro pur’anche per un solo momento. E se quel corpo, si offriva proprio a motivo che anch’esso aveva fame ne ero felicissimo di poterlo usare senza dovere combattere, quindi mi alimentavo di quel pasto servito gratuitamente.

In conclusione, ero davvero fuori carreggiata, e dell’amore non avevo capito nulla.

 

 

 

 

 

Se voglio veramente amare, devo rinunciare a me stesso…ultima modifica: 2021-07-18T15:24:54+02:00da un_uomonormale0

13 pensieri riguardo “Se voglio veramente amare, devo rinunciare a me stesso…”

  1. Sono sicura che quelle persone che tu stai rappresentando e che immagino, possano essere anche donne (perché no?) non cambieranno tanto facilmente, anche se la punta massima di simili atteggiamenti penso sia riferibile a periodi di maggiore ardore fisico,per nulla encomiabile, in verità, e non tanto per la passione erotica in sé, quanto per una sorta di usa e getta operata sul corpo delle o dei partners. Con questa mia convinzione, mi è difficile credere che nella mente e nel cuore di costoro, ad un certo punto, si affacci addirittura il poposito francescano di vivere l’amore umano solo come dono all’altro. Al massimo potrei ammettere un amore spirituale, casto, ma sempre condiviso e non come dono che faccia felice solo altri da sé . Questo non riesco assolutamente a concepirlo. Io lo vedrei come un calvario, una rinunzia da eremita, addirittura contro natura, che non sarebbe affatto amore e non piacerebbe neppure a Dio. Ciao, Dott.

    1. Come ho sottolineato, c’è fortemente dentro il “Io mi amavo sopra ogni cosa!”, e da quì tutta la storia, le dinamiche delle mie conquiste non era che la storia di tutte le mie strategiche astuzie finalizzate ad ottenere quello che desideravo. Qualche volta la partner di “turno” acconsentiva, nel senso che lei desiderava me similmente a come io desideravo lei. Quindi, non era che un continuo saccheggiarci a vicenda: due egoismi che per quel breve tratto di tempo, erano legati dalla complicità. E tutto questo lo chiamavamo amore e sfacciatamente lo credevamo. Erano, quindi, quelli miei, degli errori e dicevo a me stesso “come ho potuto fuorviarmi a tal punto ?”. Adesso comprendevo che quei miei desideri erano si belli e sani, nel momento che corpo e cuore si libravano. Epperò, erano pur sempre dei desideri selvaggi, simili a cavalli lasciati liberi e che correvano all’impazzata. Non c’era verso di recuperarli, perchè erano loro a trascinarmi. In definitiva, mia cara, io non avevo capito nulla dell’ amore; insomma, non era questo, era una sorta di porto immerso nella notte. Dovevo necessariamente correre a scoprire il mistero. Ciao cara, belle osservazioni le tue.

    1. No, cara, è proprio il contrario che recita questa “storiella”; e cioè, che “IO mi amavo sopra ogni cosa, per cui non fornivo amore agli altri, ovverosia, che quando amavo l’altra, in realtà amavo me stesso. Ciò che tu evidenzi è in ordine al “comando del Cristo” e cioè di amare l’altro come te stesso. In questo caso, egoisti come siamo, quando smetteremmo di amare noi stessi ? Lieta domenica sera

      1. Sono abbastanza d’accordo con surfinia60, amare troppo se stessi è sempre in realtà una mancanza d’amore verso se stessi, non ci si ama abbastanza. Forse non si coglie ad un livello conscio, ma il continuo bisogno di sentirsi dire ”Anch’io ti amo!”, il reclamare continuo tenerezza è proprio il segno che di amore non ne abbiamo abbastanza, il nostro bisogno di essere amati, di sentire che ‘gli altri’ ci amano, è perché ci sentiamo poco amati, anche da noi stessi. Plausibilissimo che questo si converta in una sensazione di amarsi troppo, ovvero di sentirsi il centro dell’universo, di essere egoisti e sfruttare gli altri pur di avere anche un solo momento di felicità che ci appaghi. Chi ama davvero se stesso si rispetta e rispetta “l’altro da sé”, non va in cerca di pozze d’acqua e oasi per soddisfare un bisogno immediato, perché sta già bene. Si riempie di quello che dà, non di quello che toglie. E’ completo. Chi si ama troppo, ovvero non si ama abbastanza, rimane incompleto.

        1. Carissima, nulla da obiettare o da correggere sul tuo pensiero, decisamente esaustivo, se non fosse che è proprio in quell’amarmi troppo, che si articola l’argomento, e che ho inteso io esprimere forse non molto chiaramente. Se io trattengo a me qualcosa o qualcuno, non posso assolutamente dire di amare quel “qualcosa” o quel “qualcuno”, a motivo perchè nell’istante in cui “l’afferro” per tenerlo/a a me e custodirlo/a, pur’anche per un momento, quell’amore che io credevo in me mi muore fra le dita. Ho fatto l’esempio di cogliere dei fiori, che non li colgo per trattenerli fra le mie mani perchè, appunto il fiore è nato per essere donato, per dare gioia, quindi fare nascere il frutto. Quindi, questo sacro verbo, direi sublime, che è “Amare”, può avere un solo significato:”morire” che non vuol dire cessare di vivere, ma di far morire dentro di me quell’esigenza assoluta di essere amato. Vedi, non essere amati è sicuramente molto brutto per la persona, ma è ancora più terribile “non amare”. Lieto prosieguo di giornata a te “ContinuandoLibera”

  2. Insomma, una sorta di “sciupafemmine” pronto sempre a mettersi in gioco ma con egoismo e presunzione mal celate e riconoscibili solo, se ti prendevi la briga di “leggerti” dentro. In amore si da e si prende, molte volte si da solamente. Interrogarsi sempre e non partire mai da se stessi, ma dall’altra persona. La comparazione con il fumatore e la sigaretta è la peggiore che potessi indicare: una consumazione da copione, stabilita a priori e con un finale noto e…consumato. Relazionarsi, confrontarsi e liberarsi dal peso dell’egoismo: così come la poni, la questione si riduce a: “Se voglio veramente amare devo rinunciare a me stesso” e non è giusta secondo me, se vuoi amare devi tener conto di te stesso, ma soprattutto, devi aver rispetto e privilegiare la persona che ami.
    Buona seraDoc.

    1. Non posso discutere il tuo pensiero perchè visto così, non fa una piega, Mi carico della colpa di non essere riuscito a significare la vera sostanza che mi ero prefissato. Epperò, tu, Carlo, mi dai a capire che non hai neppure tentato di leggere fra le righe del mio sgangherato argomento, ma sei rimasto posato sulla dura scorza di ogni rigo. Grazie, buona serata domenicale

  3. Amare….saper amare, in mezzo un abisso. Penso che il saper amare abbia bisogno di “ andare a scuola”, intendo esperienza. Non basta un salto dal platonico della giovane età al sentimento vero per capirne l’essenza perché, comunque, sembra amore vero e profondo. Bisogna viverla, la differenza, per esserne compresi. Dire “ti amo” è facile, amare tutta la vita è un percorso difficile, a volte turbolento. Amare nel dare per ricevere è la pretesa dei due cuori che si incatenano. Amare per donarsi è una corsa in salita, non sempre nel successo delle intenzioni. Io non ce l’ho fatta, mi è scoppiato il cuore. Io non so amare. Buona serata Peppe, ciao

    1. Mia cara, credo tu abbia centrato il nucleo dell’argomento, in verità, per mia colpa reso quasi “insopportabile”. Hai detto bene, necessita andare a scuola, per significare che tutti gli uomini, intesi umani, essendo stati fatti per amare non possono perdersi in quel saccheggio di vicendevole scambio di due egoismi per potere dire:”Ti amo!” Siamo stati fatti per amare, e non per un certo periodo di tempo, ma un amore infinito, direi eterno, e questo vero amore deve necessariamente superare l’egoismo per donarsi totalmente all’altro/all’altra. Non è certamente cosa semplice. Grazie Licia, buona domenica

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