E’ Proprio necessario impegnarsi per gli altri ?

Amanda Cley - Cecilia Ferri, Io e gli altri, Kite - Scaffale basso

I  greci  dicevano  che  l’uomo  è  uno  zoon  politikòn.  Insomma,  un  essere  che  vive  in  società .  E’  nel  nostro  essere   che  siamo  sempre  riferiti  agli  altri.  Siamo  dipendenti  gli  uni  dagli  altri  e  senza  il  nostro  prossimo  non  potremmo  esistere,  sin  dalla  nascita.  Ogni  bambino  dipende  dall’attenzione,  dalle  cure  e  dall’amore  che  riceve  dagli  altri.  E  questa  attenzione  e  questa  fiducia   sono  a  loro  volta  il  fondamento  per  l’attenzione  agli  altri.  Viviamo   in  solidarietà  e  in  unione  con  gli  altri. ” Solo  uomini  completi  vivono  l’umano “.  Questa  frase  la  disse  Goethe. 

Vediamo  di  scavare  dentro  a  questa  frase  di  un  cervellone  dell’animo  umano.

Credo  che  Goethe  fa  riferimento  al  legame  di  fondo,  di tutti.  Facciamo  esperienza  di  noi  stessi  come  io  dell’altro,  così  come sono,  ma  solo  nella  relazione  all’altro,  possiamo  diventare  “noi stessi”( virgolettato di  proposito ).  Appunto  per  questo  è  nell’essere umano,  insito,  quel  non  chiudere  gli  occhi  di  fronte  al  bisogno  di  chi  ci  circonda,  ma  intervenire  quando  vediamo  l’altro  o  l’altra  nel  bisogno:  non  importano  i  motivi.  La  parola  bisogno  non  ammette  interpretazioni  arbitrarie  o  di  comodo.

Che  la  relazione  con  gli  altri  non  sia  sempre  armonica  fa  parte  delle  esperienze  originarie.  I  primi  protagonisti  li  vediamo  in  Caino  e  Abele (  lasciamo  stare  se  siano  davvero esistiti o meno. A  me  serve come  esempio ).  Un  Fratricidio  all’inizio  dei  tempi,  e  della  storia  dell’umanità.  Caino  è  invidioso  del  fratello  Abele  e  lo  uccide.  Quando  Dio  gli  chiede  conto e  gli  domanda: “Dov’è Abele, tuo  fratello ?”,  Caino  risponde: ” Non  lo  so.  Sono  forse  io  il  custode di  mio  fratello ?”

Ecco.  Caino  rifiuta   di  assumersi  la  responsabilità   del  proprio  operato.  Ma  questo  lo  porta  a  dover  vagare  per  tutta  la  vita  tormentato  dalla  coscienza sporca.

Emplematica  questa  versione  bibblica  dentro  cui  ci  stiamo  tutti  dentro,  fino ai  giorni  nostri.

Noi,  non  possiamo  chiudere  gli  ochhi di  fronte   agli  altri.  Siamo  in  questa  vita,  e  siamo  stati  creati   come  essere  fatti   per  vivere  in  società e,  quindi,  abbiamo  la  responsabilità  verso  la  “Lei”  o  il “Lui”.  Non  ci  è  consentito,  quindi  comportarci  come  se  gli  altri  non  ci  riguardassero.  Se  chiudiamo  gli  occhi  di  fronte  a  loro,  allora  in  noi  si  desta  la  coscienza  morale.  Non  ci  lascia  in  pace.  Non  possiamo  vivere  nella  pace  interiore,  se  non  ci  occupiamo  anche  degli  altri  intorno  a  noi.  Ovviamente  non  possiamo  aiutare  tutti,  ma  chi  chiude  gli  occhi  di  fronte  agli  altri  non  trova  pace.

E’ Proprio necessario impegnarsi per gli altri ?ultima modifica: 2021-07-22T14:11:22+02:00da un_uomonormale0

4 pensieri riguardo “E’ Proprio necessario impegnarsi per gli altri ?”

  1. HO avuto l’impressione di aver letto, almeno in parte, il contenuto di questo post. In ogni caso, penso che se non siamo obbligati ad occuparci degli altri, tuttavia,prima o poi, qualcosa in noi ci rode, anche a distanza di tempo e quando meno ce lo aspetteremmo. Una vocina interiore che insiste nel ricordarci le pecche del nostro egoistico comportamento e ci apre gli occhi sul come avremmo dovuto agire e come potervi riparare. Un post edificante, dal punto di vista della coscienza morale che, insita in ogni uomo,è un richiamo sempre vigile, anche quando facciamo “orecchi da mercante”. Buona serata, Dott.

    1. Ciao Maria Teresa, non ricordo se in precedenza abbia proposto qualcosa di simile…ma ho la vaga impressione che tu abbia ragione.
      In questo caso, al tuo pensiero mi introduco delicatamente con ciò che ho sempre maturato in me e che di rado mi è stato facile porre in essere. Ci troviamo davanti il mondo e l’umanità e avverto, o avvertiamo la sensazione come se questi ci interrogassero e nello stesso insieme ci procurano preoccupazioni. Vorremmo agguantarli e scoprirli ma il nostro sguardo si rivela molto epidermico, si ferma sulla superficie delle cose e degli altri , con cui ci scontriamo ogni giorno, ma che molto raramente ci incontriamo. Credo che dovremmo chiedere a Dio, gli occhi Suoi in prestito. Ciao cara, buona serata

  2. Ho sempre sentito forte il richiamo della coscienza; nonostante non sempre non avessi voglia di farla un azione di aiuto e solidarietà, la mia coscienza si è rifiutata di assecondarla. Per lei, e per il profondo affetto che mi lega a chi è bisognoso di aiuto, ho sempre pensato prima agli altri- poiché pensando a loro facevo del bene a me stessa. Altrimenti chi chiude occhio la notte!? Mesi fa ne feci un post. https://www.google.com/amp/s/blog.libero.it/scrivoeleggio/amp/15394927.html. buongiorno

    1. Un pensiero, questo che ti onora senz’altro. Posso aggiungere che una società senza amore è decisamente impensabile. Vedi, io sono un cattolico non praticante; diciamo all’acqua di rosa, e tuttavia, da quando ho letto la parabola del “buon samaritano” ho capito molte cose. Un racconto, forse il più piccolo di tutta la letteratura del mondo; appena 11-12 righe in cui sta raccolta la soluzione della storia dell’uomo, il dramma dell’uomo singolo come quello della società: un comando del Cristo:”Ama il prossimo tuo come te stesso!” Quindi, il prossimo, parola difficile, che debbo amare come me stesso. E cosa vuol dire ? Che prima devo cominciare da me stesso : prima io e poi gli altri. E se per gli altri non ne avanza ? Quando mai c’è una fine per l’egoismo ? Se prima viene l’Io e poi il “Tu” è chiaro che a vincere sarà l’egoismo e non l’altruismo. Eppure è scientificamente provato che per l’egoista non vi è mai un “avanzo”. E quì, interviene il Cristo, con le sue provocazioni. Un uomo che stava morente sul ciglio della strada.Passa un sacerdote( ecco la provocazione del Cristo che fa passare per primo proprio un prete. E’ chiaro, se non si mette il prete al salvare l’uomo chi deve esserlo ? Il prete lo vide e passò oltre. Tralascio il levita, e mi fermo proprio in colui che aveva tutti i diritti di “passare oltre”: il samaritano. Questi, si fermò, gli si accostò e lo curò. Ecco, in sintesi. Non so proprio la coscienza del prete e del levita come se la passasse. Grazie, carissima, buon pomeriggio

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