Si fa strada in corso di questa incredibile emergenza sanitaria la “preoccupazione per le infezioni nosocomiali”

Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone
Credo che gli attuali uomini di scienza stiano valutando attentamente questo problema; almeno lo spero. Sarebbe davvero un grossissimo errore non tenerlo in vivissima considerazione e che possono coinvolgere quei pazienti già alle prese col Covid-19 negli ospedali, soprattutto i pazienti immunodepressi.
Una eventualità che definirla “invitabile” è quasi riduttivo durante questo evento pandemico e della sua considerevole portata.
I ricoverati sono tantissimi per Covid-19, e l’esposizione a cariche batteriche non può escludersi.
Ma non soltanto il rischio è elevato per i pazienti, ma in eguale misura lo sono anche medici e infermieri.
Una sorta di “incontro-scontro” fra patogeni che quasi competono per avere lo “scettro” di Killer più spietato.
L’attenzione va soprattutto posata su coloro che hanno una età avanzata e con patologie associate pregresse, e che si rivelano più suscettibili.
Nei nosocomi, i patogeni batterici che vanno per la maggiore come “fissa dimora” sono in particolare Klebsiella pneumoniae, l’E.Coli e lo Psudomonas aeruginosa che fanno parte della famiglia “gram negativi” a cui si aggiungono quelli della famiglia “gram positivi” quali, in particolare lo Staphilococcus aureus, che è un batterio facoltativo, cioè, che non abbisognano di ossigeno per la “crescita”,responsabile di ostemioliti, endocarditi, ma anche batteriemie.
La prevenzione verso queste infezioni è di vitale importanza.