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Cura di Silentium

Dal silenzio nasce la parola che a esso incessantemente ritorna..

Al silenzio, la pittura sembra indissolubilmente connessa. Il silenzio sembra essere a un tempo il limite e la caratteristica specifica delle arti figurative. Escluse dalla soglia della parola e del suono, esse sono condannate all’insonorità, a una certa “sordità”. Ma basta ricordare un’opera come Il grido (1893) di Munch per testimoniare il rovesciamento degli orientamenti estetici, operato dall’affermarsi dell’estetica sinestica, il ruolo assegnato all’immaginazione nell’invenzione artistica …e dunque “vedere” i suoni, “sentire” i colori, (M.V.Predaval). Disegnare il silenzio.

Silentium

Vi è senza dubbio nel clou di un atto creativo la sparizione volontaria dal mondo, quando si elabora un segno come successiva cifra di comunicazione. Un fermo immagine che divide la riflessione, dall’esposizione in un Aion, tempo dilatato e non misurabile, di concentrazione silenziosa sull’opera in corso. Se uno dei cardini di nobiltà dell’arte è essere il riflesso della vita, della narrazione e della storia, in quelli contemporanei è curare il vissuto, e nei dibattiti odierni sull’esistenza dare cura a questa società dell’apparire così determinante e attraente, ma non priva di insidie; carica di spicciola mobilità, di protagonismo casuale, di spasmodico bisogno di raccontarsi e di eliminare la solitudine. Che ne è dunque della pausa e del silenzio nell’età contemporanea, del tempo della non parola (Un -wort)?

Il silenzio, mostra per differenza il comparire del senso, come la solitudine un limbo di inesistenza solo apparente. È il rafforzamento del segno e del linguaggio, secondo la sua cancellatura, in Emilio Isgrò. La scrittrice Akiko Bush nel saggio How to Disappear esprime un significativo contrarianismo alla visibilità senza sosta,suggerisce come essere soli e intensi,metabolizzando ciò che piace in assoluta intimità. Dei dilemmi e del pathos di relazione, Edwar Hopper trasfonde piuttosto il significato e il peso dell’essere esistenziale dell’uomo immobile e serrato nel silenzio, ma nel suo intimo meno solo con la stessa solitudine, come il rilancio infinito del desiderio e di una ricerca di senso che si oppone al godimento immediato delle cose.

La performer Cindy Sherman rafforza la ricerca dell’essenziale e crea l’unselfie un apparire multiforme che perde i connotati originali, indebolendo gli stessi stereotipi presentati in cui l’estetizzazione è portata all’esasperazione, a seduzioni della forma che arrivano ad impedirci di vedere il contenuto. In tempi di disruption e di paradigmi di valori che rapidamente paiono invertirsi, l’arte, abituata a riflettere, resta la libertà del non essere asserviti ad una opinione uniformata. Silenzio come Liberazione e capacità di riprendersi il proprio tempo, e persino i propri dati, staccando Localizzatori e App in una società iperconnessa. Il silenzio assume un significato positivo, superiore a quello della parola, e si propone come punto d’arrivo, come meta estrema della tensione conoscitiva dell’uomo. Dopo aver espresso con ogni forma di linguaggio, la parola sembra dover cedere il passo al silenzio. Che resta, tuttavia, sempre informazione di una condizione. Difficile dunque prefigurarlo come un nulla assoluto. Senza dimenticare ilsegno di Arpocrate, il gesto della mano o del dito posto davanti alla bocca, a simboleggiare l’invito a mantenere il silenzio e il cosiddetto Segreto Iniziatico. Quel custodire in fondo quella sparizione volontaria nell’arte in cui si intuisce una verità più profonda.

Attribuzione di senso al silenzio è dunque il gioco al rialzo delle tre artiste di Silentium: Alessia Forconi, Cristina Giorgi e Tania de Gregorio.Con tecniche artistiche differenti sperimentano la collaborazione al progetto ideato da Kore (Cristina Giorgi) sull’importanza della “parola circondata dal silenzio, di parole che tra il caos affiorano e si riscattano, di parole scelte con cura e altre donate al silenzio”. “Una esposizione collettiva con linguaggi diversi caratterizzata da una riflessione sull’arte femminile, sulla necessità intima di far emergere tutto ciò che è taciuto per educazione, cultura, percorso personale” (Tania De Gregorio). “Di non specchiarsi troppo nella propria condizione, ma adoperarsi alla sperimentazione di una collettiva di opere molto diverse tra loro per guardare e ricavare l’impressione generale dell’opera, la sensazione stessa dell’atto creativo” (Alessia Forconi).

DanielaZannetti 

 Foto Scuderie Aldobrandini Frascati Credits Ferdinando Gatta Photographer

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ScuderieVirtuale

    KORE      TANIA DE GREGORIO    ALESSIA FORCONI     SCUDERIE E IL VIRTUALE   SILENTIUM! L’ARTE CI MOSTRA

Sitnewsfeel Artisti in Transito

Cura di Silentiumultima modifica: 2020-06-09T13:29:04+02:00da Dizzly

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