L'Osservatore Anonimo

Massimo Giletti difende Corona per...audience


Ieri sera, durante quel programma increscioso chiamato Non è l’arena, Massimo Giletti ha parlato del rientro in carcere di Fabrizio Corona. Comprendo che il trauma provato dal conduttore per aver perso la sua stella polare sia stato doloroso, ma quello che è successo va raccontato. Corona non dovrebbe più accedere a quello che lo ha rovinato: i soldi facili, il circo dello spettacolo, i riflettori della televisione che lui ha usato per dire e fare cose pericolose. Dovrebbe dedicarsi ad altro, magari lavorando nelle miniere, non dovrebbe stare sotto i riflettori con tutti i rischi che corre. Giletti però è convinto di aver aiutato Corona: “Io Fabrizio l’ho aiutato, ha collaborato con me, l’ho mandato nel boschetto della droga a Rogoredo, abbiamo salvato due persone!”. Certo, abbiamo visto come l’ha aiutato. Al boschetto di Rogoredo, Corona ha rischiato di essere ammazzato dagli spacciatori e andò via in ambulanza. La difesa d’ufficio del suo amico di palestra non è riuscita bene. Anche perché, ieri sera, Giletti ha difeso un pluripregiudicato accusato di aggressione a pubblico ufficiale, estorsione, fuga in Portogallo e arresto, banconote false, bancarotta fraudolenta e frode fiscale, corruzione, ricettazione, diffamazione a mezzo stampa, truffa, violazione di domicilio, oltraggio e falsa testimonianza, detenzione d’arma da fuoco, violazione delle misure cautelari. Un corollario di reati che non meriterebbe alcun invito in televisione, ma solo una cura in qualche clinica psichiatrica. Ma per Giletti, Corona è un uomo tutto d'un pezzo, un amico di sua fiducia. Un "amico" che lo stesso Giletti ha contribuito a rovinare invitandolo in trasmissione solo per far salire l'audience di un programma che non segue più nessuno.