Il giorno del sole è arrivato

Cosa succede quando arriva il momento?
Quando la cosa che hai sempre atteso si realizza?
Quando il motivo per cui ti sei adoperata e hai lottato per anni sta per vedere la luce?
Lavoro lavoro e ancora lavoro. Sudore. Il dire “scusate oggi non posso devo stare a casa”. E rimani sola. Tu  e tu. Sole.
Ecco oggi su noi due si accende una luce. Spero sia un sole.

Questa settimana

Questa settimana la pioggia non accenna a diminuire. Non lascia la tregua neppure il freddo per una come me destinata alle alte temperature e al sole di luglio.

Eppure sono felice perché questa settimana c’è un’importante novità che mi riguarda. Una novità che aspettavo da tempo. E che mi rende fiera.

Questa settimana anche la pioggia mi sembrerà bella. Bello aprire e chiudere l’ombrello, infilare i piedi nelle pozzanghere. E poi tornare a casa zuppa ma felice.

Forse sarete proprio voi a rendermi felice. Perché si è felici quando non si è soli.
Si è felici quando la felicità è una rete per quanto piccola. E noi, spero, da questa settimana saremo in rete.

Cinquanta sfumature di bianco pallido

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Non amo in genere le persone che parlano del nulla.
Non amo quelli che scrivono del nulla.
Sarò presuntuosa ma credo di avere delle cose da dire.
Non sono così presuntuosa da dire che interesseranno altri, molti, tutti.
Ma ho da dire delle cose. E le dico. Provo a dirle.
Talvolta le scrivo. Come qui e come altrove (se avrete pazienza fra un po’ vi faccio leggere qualcosa: ancora qualche giorno ancora per avere la certezza e condivido con voi).
Ma sempre e in ogni caso odio chi lavora sul nulla. Tinteggia il niente. Campeggia il vacuo. Cinquanta sfumature di bianco pallido. Che non ascolterò. Che non leggerò.
A proposito ieri a Roma nevicava.

Io e i selfie prima degli smartphone

 

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Perché non mi faccio più i selfie? E da quando?
Da quando l’orribile ennesimo anglismo “selfie” è stato importato in Italia con tutto il suo carico di significato discutibile. E sembrava che in Italia fosse stato inventato da personaggi che qualcuno definirebbe famosi.

Che ti spiegavano pure come farli per risultare al massimo della tua bellezza. Più magra/o, più alta/o, senza rughe (dipende da come la luce ti colpisce…). In pratica un biglietto da visita per le relazioni. Come se poi l’aspetto reale non contasse. Come se.
E vabbè. La scoperta dell’acqua calda miei cari. Come se in Italia nessuno si fosse mai fatto autoritratti (e che diamine! Chiamiamoli col loro nome) prima di allora.
Io me li facevo nell’ormai lontano 2005. E già. All’epoca non esisteva nemmeno la parola “Smartphone” anche se a Cupertino già tramavano per buttare sul mercato il primo IPhone.
Non c’erano i telefoni intelligenti, dicevo, ma io avevo un Samsung sui generis che mi aveva regalato mio padre. Era un modello d’avanguardia che per l’epoca aveva un’ottima fotocamera. Ma il punto è un altro: l’obiettivo si poteva ruotare! Per cui con un semplice gira la ruota te lo sparavi in faccia. Ed ecco che sullo schermo c’eri tu. Woooowww.
Mi sono fatta foto bellissime che ho perso perché l’obsolescenza tecnologica fa questo. Ha reso anche i nostri ricordi come messaggi di Snapchat. Ho scordato la password del mio smartphone precedente e le foto che erano lì ormai non le posso più recuperare. E sia.
Mi facevo foto bellissime (non c’era oscenità giuro!). Solo voglia di immortalarmi nei miei profili migliori.
Non avevo internet e quindi quelle foto non venivano inviate a nessuno. Me le riguardavo io nei momenti di bassa autostima. Se le guardava il mio ragazzo per prendermi un po’ in giro. All’epoca in effetti era una roba un po’ bizzarra farsi le foto. In assenza di social network (ma anche quelli erano dietro l’angolo) non se ne coglie a lo scopo.
Perché non mi faccio più i selfie?
Perché ormai se li fa pure mi nonna. E va bene così.