Guardo il sole dalla tua finestra.

E dalla tua poltrona, vuota da troppi giorni.

Un sole che scalda più del termosifone al quale sono attaccata.

Scalda di luce chiara, che diventerà rossa, arancio, fucsia… Dipingendo il cielo della sera.

Oggi ti cerco più di ogni altra cosa.

Oggi vorrei non avere mai deciso di lasciarti andare. Oggi vorrei avere la tua forza. Oggi vorrei buttare via la mia paura. Vorrei poter davvero mantenere fede alle tue promesse.

Io credo che in cuor tuo, tu sappia tutto. E cred possa essere difficile ammettere anche di aver sbagliato.

Ho paura della morte, non solo tua.

Sogno..

E in un attimo torno bambina, per pochi istanti.

Il tempo di sentire squillare il telefono e di visualizzare da fuori quell’angolo preciso.

Un mobile color noce, dai contorni arzigogolati ma delicati, lisci e morbidi.
Un centrino fatto all’uncinetto dalle tue mani, bianco, rigorosamente bianco,
lungo e rettangolare a tenere perfettamente la misura del mobile.

Un telefono appoggiato, una bimba che arriva di corsa, con i capelli raccolti in due codini, e gli occhi in linea col piano, allunga la mano destra e prende la cornetta:

                                                                       “Pronto?”
                                                                                                         “Pronto!”

Ti riconosco immediatamente, e poi svanisce tutto.

Ci penso.
Forse non ti avevo ancora sognata, sicuramente non ti ho mai sognata di recente.
Singolare che io non ti abbia vista e che tu mi abbia chiamata, da “un altro posto”.
Singolare che di tutto quanto tu potessi dirmi, mi hai solamente detto “Pronto”.

Forse, oggi è pronto davvero.

Con leggerezza…

 

È buio perché ti stai sforzando troppo. […]
Con leggerezza, bimba, con leggerezza.
Impara a fare ogni cosa con leggerezza. […]
Sì, usa la leggerezza nel sentire, anche quando il sentire è profondo.
Con leggerezza lascia che le cose accadano, e con leggerezza affrontale. […]
Dunque getta via il tuo bagaglio e procedi.
Sei circondata ovunque da sabbie mobili, che ti risucchiano i piedi,
che cercano di risucchiarti nella paura, nell’autocommiserazione e nella disperazione.
Ecco perché devi camminare con tale leggerezza. Con leggerezza, tesoro mio.

Aldous Huxley

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