Poi ci sono loro

 

Da ieri alle 14 so che oggi sarei dovuta uscire.
Ho pensato per tutto il resto del giorno a come sarei arrivata a destinazione, se a piedi, se in bici oppure in macchina.

Da due mesi i miei piedi hanno calpestato la strada giusto giusto 500 metri forse, le due spese fatte al volo.
Delle due uscite il ricordo nitido è la pioggia in faccia e le caviglie informicolate.
Se penso a tutti i chilometri fatti e quanti passi in un solo giorno, quasi mi spaventa.
Sento il corpo tutto intirizzito, scrocchia ogni parte, muta nella forma e si adatta al quotidiano di questo tempo.

Come se l’uscita di oggi fosse un regalo.
In macchina, avrei “buttato” via l’occasione, troppo veloce, troppo chiusa.
A piedi non so se ce l’avrei fatta, così visto la bella giornata di sole ho optato per la bici.

In bici difficilmente riesco ad andar piano, non so cosa mi prenda ma così è… fino a oggi, che dopo un chilometro ho sentito la milza urlare e così ho rallentato la corsa e ho alzato gli occhi e ho visto i colori.
Non sono riuscita a immortalare un angolo che prendesse tutto quello che i miei occhi stavano guardando con meraviglia.
Quasi come se i colori, non solo della natura ma anche delle case, dei semafori, delle insegne fossero più accesi, il cielo completamente azzurro con qualche nuvola morbidosa sparsa appena sopra la punta delle Alpi imbiancate.
Il cielo, azzurro, ampio, tutto sopra e attorno a me.
Ode degli uccellini in centro, che nel traffico di tempi “normali” l’unica forma di volatile presente potevi vederla ai cassonetti dell’immondizia e sentirla nel loro gracchiare per nulla armonico, morbido o rilassante.

Poi ci siamo noi.
Fino a “ieri” mi sentivo osservata perché attraversavo la città con la mascherina antismog (forse), nera, “aggressiva”, che cambia fisionomia ed espressione. I pedoni se non altro mi lasciavano passare, quasi intimoriti e i cani mi abbaiavano come se stessi per aggredire i loro padroni.

Oggi sei osservato (male) se non hai la mascherina; qualcuno sfila tronfio e fiero passando magari davanti a file rigorosamente distanziate di gente in attesa di fare la spesa, qualcun’altro invece che sfila veloce e con la testa bassa quasi a voler schivare tutti gli sguardi, che se non ti guardo non mi vedi.

Poi ci siamo noi.

C’è:
quello con la mascherina chirurgica
quello con la mascherina FFP2
quello con la mascherina FFP3
quello con la mascherina altaprotezione testata contro i batteri, ma del virus?!
quello con la mascherina di stoffa
quello con la mascherina auto prodotta lavabile
quello con la mascherina fatta in casa con carta forno che non passa niente, neanche respiri

.

poi c’è:

quello che indossa la mascherina solo sulla bocca
quello che gira senza mascherina ma con i guanti monouso forniti nel reparto del fresco
quello che indossa la mascherina sotto il mento
quello che indossa la mascherina sulla fronte
quello che indossa la mascherinacheamalapenaesconogliocchi
quello che ha la supermascherina con le valvole perfettamente incastrata sul mento

.

e poi ci sono loro:

quelli che si incontrano per strada, si abbassano la mascherina  e si mettono amabilmente a parlare!!!

….

 

 

Poi ci sono loroultima modifica: 2020-04-29T19:47:48+02:00da viaggio_in_passi

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