firulì firulà

realizzazione del sè


E' da tempo che scrivo sul mio blog cose serie e non disegno più. Chissà se chi passa a leggermi si annoia o no.Il fatto è che ormai tutti i miei pensieri sono rivolti a quelle cose. Ho e sto cercando di eliminare dalla mia vita tutto ciò che è un dispendio di energie inutile, per dedicare le mie energie unicamente a qualcosa per cui vale davvero la pena di vivere e lottare.Sentendo fortemente in me il bisogno di ricercare e trovare la felicità e la realizzazione di me stessa, ho capito anche che la felicità che cerco, che è quella vera e infinita, non dipende da una condizione esteriore che è sempre incerta e caduca, ma dalla coscienza interiore di essere uno spirito che non muore mai, che di Dio è fatto, e che ha già in sè tutto ciò che si potrebbe mai desiderare.La felicità che tutti gli uomini cercano e che si crede dipenda dal fatto che hai un bel lavoro, o che hai una vita matrimoniale soddisfacente, o che sei ricco, o che sei una persona importante ecc. è già dentro ciascuno di noi. Nessuno e niente ce la possono togliere. Ma la nostra attenzione, che è diretta quasi esclusivamente verso l'esterno, non ci permette di percepire in noi quello che siamo e che sentiamo veramente.Con la meditazione invertiamo la direzione della attenzione e la concentriamo nell'interno nostro. Quando, attraverso la meditazione, un uomo riesce a intravedere anche solo una piccola puntina - la cima - dell'iceberg del nostro essere interiore, galleggiante nell'immenso mare dello spirito e dell'esistenza, è travolto da una inesplicabile gioia interna. Questa gioia appena intuita è l'essenza del nostro spirito, la nostra vera identità.Allora perchè dare alle cose materiali l'importanza che non è loro?Non ci vuole molto per vivere. Due pasti al giorno, acqua, aria, sole...Come credete che viva la gente povera in africa e in qualche zona dell'asia e del sud america?Nelle società più ricche si affannano per comprarsi la macchina nuova, il cellulare, il vestito firmato. Perdono tempo con gli incontri mondani e spesso vuoti, le feste, la discoteca, la televisione, i giochi, il cibo buono, il sesso, in balia dei dettami sempre più viziati dei propri sensi fisici. Tutte queste cose vissute con frenesia - perchè è così che ormai si vive - sono come una droga che annebbia la nostra coscienza e ci fa vivere relegandoci in un mondo illusorio, che all'inizio sembra promettere gioia e felicità ma che ben presto delude.Guardate i bambini. Fanno capricci per ottenere un giocattolo. Quando l'ottengono sono felicissimi. Dopo un pò di tempo però si stancano di quel giocattolo che a loro non piace più e ne vogliono uno nuovo. Così sono i nostri sensi e i nostri pensieri male educati, se ci facciamo guidare da questi.Non dico che non bisogna vestirsi nè mangiare e fare una vita monastica. Quello che cerco di scrivere sul mio diario pubblico è che - ora cito una frase del Vangelo - bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. E cioè dare al mondo l'indispensabile che è del mondo e alla nostra anima ciò di cui ha bisogno per vivificare, per evolversi ed essere felice.Bisogna trovare il giusto mezzo. In questo sta anche la saggezza.Nel mio piccolo cerco di fare proprio questo. Cerco la vera felicità, che è ME, la cerco nel mio interno, e poi la trasferisco nel mondo con la mia vita, che è mia manifestazione e anche manifestazione di Dio, con il mio piccolo esempio nelle azioni quotidiane, nelle parole e nei pensieri.