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Il vaticano ammette la possibilità dell'esistenza degli extraterrestri


Il Vaticano: possibile credere in Dio e negli extraterrestri il Tirreno — 14 maggio 2008 pagina 06 sezione: ATTUALITÀ ROMA. È «mio fratello». Anche se della esistenza di extraterrestri «finora non abbiamo nessuna prova», «certamente in un universo così grande non si può escludere questa ipotesi». Possiamo quindi ammettere l’esistenza di altri mondi, senza per questo cessare di credere in Dio, nella redenzione, nella incarnazione, e senza tradire la scienza. Parola di astronomo e di gesuita: lo pensa e lo spiega il direttore della Specola vaticana, padre Josè Gabriele Funes, gesuita argentino, 45 anni, dal 2006 capo degli astronomi del Papa nella sede storica nel Palazzo apostolico di Castel Gandolfo. «È possibile credere in Dio e negli extraterrestri», chiarisce l’astronomo in una ampia intervista all’“Osservatore romano”. E «si può ammettere l’esistenza di altri mondi e altre vite, anche più evolute della nostra, senza per questo mettere in discussione la fede nella creazione, nell’incarnazione e nella redenzione». «Come esiste una molteplicità di creature sulla terra, - afferma padre Funes - così potrebbero esserci altri esseri, anche intelligenti, creati da Dio. Questo non contrasta con la nostra fede, perché non possiamo porre limiti alla libertà creatrice di Dio. Per dirla con san Francesco, se consideriamo le creature terrene come “fratello” e “sorella”, perché non potremmo parlare anche di un “fratello extraterrestre”? Farebbe parte comunque della creazione». A proposito dei problemi che altri mondi porrebbero al concetto di redenzione, l’astronomo osserva che «se anche esistessero altri esseri intelligenti, non è detto che essi debbano aver bisogno della redenzione. Potrebbero essere rimasti nell’amicizia piena con il loro Creatore». E se questi extraterrestri fossero peccatori? «Gesù - osserva il gesuita - si è incarnato una volta per tutte. L’incarnazione è un evento unico e irripetibile. Comunque sono sicuro che anche loro, in qualche modo, avrebbero la possibilità di godere della misericordia di Dio, come è stato per noi».da: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/iltirreno/2008/05/14/LA6PO_LA609.html