Sono delusa, molto delusa, perchè ancora una volta mi rendo conto che non mi posso fidare mai completamente di nessuno.Le limitatezze umane sono di tutti, è strano che ancora non ho imparato la lezione, che ancora deve capitare di ritirarmi delusa e ferita da uno scontro di parole e di energie provocato principalmente dalle incomprensioni, che possono anche essere superate se ciascuno ha l'umiltà di ammettere a se stesso che non può giudicare l'altro.Non giudicare! Non giudicare mai nessuno, questo almeno lo so, perchè non puoi mai sapere cosa pensa intimamente l'altro, nè puoi mai conoscere il sentimento o la volontà che ha mosso le sue azioni. Eppure io vengo giudicata.E' buffo come sia facile vedersi catalogare in concetti e luoghi comuni, quando qualcuno pretende di aver capito come sei fatta. Come se fossimo tutti tanti pupazzi-giocattolo che escono dalla stessa fabbrica. Tutti col codice a barre impresso su una targhetta. Ecco, quella è una bambola che fa pipì quando beve, quello è un soldatino per i giochi di guerra, quell'altro è un orsacchiotto morbido per i più piccini.E' strano anche questo: io so poco e niente di me. C'è un grande universo dentro di me che ancora non conosco. Nessuno sa niente di se stesso, abbiamo perso il contatto con la nostra vera natura, la nostra natura divina ed immortale. Solo i più evoluti di noi, i santi, gli uomini realizzati, hanno stabilito il contatto col loro spirito.Però possiamo giudicare gli altri. Non sappiamo guardarci allo specchio e pretendiamo di conoscere tutto sulla persona che ci sta di fronte. Non è forse un controsenso questo?Forse la lezione che devo imparare è la prudenza, imparare a parlare meno, devo solo dire il necessario, non di più. Nel Vangelo c'è scritto proprio così. Forse è anche questo che devo imparare. E poi cos'altro? Penso che devo imparare a non aspettarmi niente da nessuno. Yogananda docet. Devo imparare a fare il mio dovere, ad amare, e a farlo in modo incondizionato. Nella Bahagavad Gita c'è scritto che si deve mantenere il distacco da tutto e da tutti. Niente e nessuno ti appartiene. Quando si prova delusione è perchè una nostra aspettativa non è stata esaudita. E spesso dalla delusione si passa alla rabbia e all'odio, altri sentimenti negativi. Questi sentimenti nuocciono prima di tutto a noi stessi. Per liberarsene è necessario mantenere questo distacco, che non vuol dire raggiungere uno stato simile all'atarassia, ma semplicemente compiere il proprio dovere, la missione che Dio ci ha dato, lasciando giudicare a Lui i nostri risultati. Noi dobbiamo solo fare il nostro dovere ed essere felici di averlo compiuto, senza sentirci legati ai risultati raggiunti. Perchè quale uomo è così lungimirante e saggio da intuire l'immenso disegno della creazione? E allora come possiamo noi affermare: se ottengo questo risultato avrò successo, altrimenti avrò fallito? Questo Dio solo lo sa. A noi tocca solo compiere la missione per cui siamo nati.Ad un soldato non è dato conoscere tutti i movimenti del suo esercito e l'andamento della guerra. I suoi più alti di grado possono sapere qualcosa di più. Esiste una gerarchia. Noi siamo le pedine più piccole di questa gerarchia. A noi è dato solo di conoscere, e neanche sempre, la nostra missione. Ed è quella a cui dobbiamo pensare, anche perchè, come in ogni guerra, è il sacrificio di ogni piccolo soldato che fa la differenza.