Creato da HansSchnier il 28/10/2009

PEZZI, pezzotti

(le Opinioni tarocche)

 

 

Slivellamento

Post n°239 pubblicato il 10 Giugno 2017 da HansSchnier

C'è qualcuno che ricordi la storia di Mario Amato? Mi sono emozionato leggendola su Wikipedia ieri sera. Le scarpe bucate... la macchina blindata che non si può avere, e allora tanto vale prendere l'autobus... ostriche&champagne per Mambro&Fioravanti... Ecco, la Cassazione, occupandosi dell'ergastolano Totò Riina, si è posta il problema del suo "diritto di morire dignitosamente": ma la morte veramente dignitosa è stata quella di Mario Amato, magistrato antiterrorismo con le scarpe bucate alla fermata dell'autobus. Riina, Mambro, Fioravanti, Moretti sono candidati a un altro tipo di morte. Non è poi così vero che la morte è una livella, mi perdoni quell'altro Totò.

 
 
 

Recensione: L.B., il precario esistenziale.

Post n°229 pubblicato il 16 Febbraio 2015 da HansSchnier
 

Qualche settimana fa vedo delle recensioni a questo libro. Ammazza, dico, questo sì che dev'essere un bel contributo su Bianciardi, altro che Corrias! Qui si fa sul serio: il precario esistenziale, qui ci dev'essere per forza una bella analisi del contenuto e dello stile delle opere, e non solo una carrellata sulla vita dell'autore...

Vado in libreria.

Una cosettina di venti, trenta pagine, di quelle ariose, dai caratteri spaziosi, con errori di stampa meravigliosi (a volte anche due o tre per pagina). Una specie di sermone. Quanti di voi hanno davvero letto Luciano Bianciardi, fratelli? Non l'avete mica letto, fate solo finta di amarlo... Pentitevi, e non sparate cazzate a vanvera come Adriano Celentano. Andate in pace, fratelli, sono sette euro e novanta centesimi, grazie.

Bellissime foto in bianco e nero.

Dopo l'omelia, una miniantologia bianciardiana: è ovvio, è un invito alla lettura. Così le trenta pagine diventano un centinaio.

Miracoli dell'editoria italiana!

 
 
 

Limerick

Post n°228 pubblicato il 15 Settembre 2014 da HansSchnier

C'è un Presidente del Consiglio

che ha le stesse passioni di mio figlio:

quando in cortile gusta il suo gelato

non pensa molto ai conti dello Stato,

quel baby-Presidente del Consiglio.

 
 
 

Poetry, beauty, romance, love...

Post n°226 pubblicato il 12 Agosto 2014 da HansSchnier
Foto di HansSchnier

We don't read and write poetry because it's cute.
We read and write poetry because we are member of the human race.
And the human race is filled with passion.
And medicine, law, business, engineering, these are noble pursuits and necessary to sustain life.
But poetry, beauty, romance, love: these are what we stay alive for.

 
 
 

Eduardo Savarese, Le inutili vergogne (edizioni e/o, 2014)

Post n°221 pubblicato il 15 Giugno 2014 da HansSchnier
 

Se un uomo nato più o meno cento anni fa avesse sfogliato questo libro, probabilmente avrebbe esclamato: "Ma se hai tendenze omosessuali, perché cerchi di nobilitarle con codesta infarinatura di cattolicesimo misticheggiante? Così mi diventi blasfemo!".

Ma siamo nel terzo millennio e un'accusa del genere sarebbe ingenerosa ed eccessiva, nei confronti di un autore che ha senz'altro le doti del coraggio e della franchezza, oltre a quella che suol dirsi "una bella penna".

Se posso esprimere, sommessamente, una valutazione su questi argomenti così delicati, l'anelito religioso di Savarese mi sembra autentico. Proprio per la sua autenticità esso finisce inevitabilmente per interagire con il tumulto dei desideri del protagonista. La sua grande passione - e vogliate scusate la banalità - è la bellezza dei maschi (tra adulti liberi e consenzienti, non c'è problema...) e si sa che la dottrina cattolica maggioritaria non è precisamente "gay friendly".

Certo, nel libro c'è un approccio un po' disinvolto alla religione. Di fronte al Dio cristiano, il buon Savarese non mi pare particolarmente propenso a mettersi in discussione: il suo cattolicesimo paradossale comporta molta autocoscienza ma scarsa attitudine al "rinnegare sé stessi".

C'è tutta una simbologia di "spudorata" matrice cristiana: il calice eucaristico che appare sullo specchio di casa (dinnanzi al quale si dice essere "cosa buona" il coito con il trans Nunziatina!), ma c'è anche la scala di Giacobbe (Gen 28,12); ricorre sovente, nel romanzo, la "compresenza degli angeli"; addirittura, alla fine del libro, c'è un'icona trinitaria, dissimulata in una scena di danza (proprio in quel momento, avvertendo un soffio di vento che lo rianima, uno dei tre personaggi mormora: "Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto").

Secondo Savarese - così mi pare di aver capito, e chiedo scusa se ho frainteso - i corpi sono tendenzialmente santi, gli amori sono santi per definizione, le vergogne sono inutili, anzi, sono paralizzanti, costituendo in definitiva una resa alla "durezza del cuore" tanto deprecata dal Signore Gesù; Dio non ci chiede di soffocarci, ma di obbedire alla voce interiore ovunque essa ci conduca; dopo, semmai, verrà il tempo della purificazione ("bisogna mangiare il frutto e poi metterlo da parte", pag. 140).

Questa purificazione potrà consistere in un grottesco eccidio di bamboline "Barbie" collezionate fin dall'adolescenza, in un "coming out" che per la verità è piuttosto un "acting out" e in un'abiura del sesso compulsivo cercato in chat (mi pento di non aver procreato, di essermi messo il rossetto e di aver fatto sesso orale con sconosciuti immeritevoli: così parlò Benedetto de Notaris, ginecologo cinquantenne, dopo aver avuto un mezzo infarto in chiesa, al matrimonio della nipote con un bellissimo giovane).

Non mi interessa il "merito" degli orientamenti sessuali e delle vicende personali. Non sono omofobo e non sono un censore. Papa Francesco ha detto: "Chi sono io per giudicare un gay che con sincerità cerca Dio?". Ciò che mi dispiace di questo libro è l'eccesso di profezia. Troppo invadente la pretesa di parlare a nome dell'Altissimo, anche se a profferir parola non è Eduardo Savarese e non è nemmeno Benedetto de Notaris bensì Raffaele-Nunziatina ("il mio cuore è nel cuore di Dio", pag. 150); altre volte provvede zia Gilda (la quale, negli inserti diaristici, veramente pontifica a tutto spiano).

Consapevole, forse, di questa debolezza l'autore sente il bisogno del sostegno di un'autorità spirituale e munisce la sua opera della postfazione di un dottissimo padre gesuita.

Domando: è proprio scritto in Cielo, nel battito delle sante ali degli Angeli, che il mythos debba diventare logos? Non lo si carica, in questo modo, di improprie responsabilità? Oltre tutto, trattasi - nella fattispecie - di un mythos di ottimo livello letterario, ed è peccato, è proprio un peccato, quest'ansia di trasformarlo in parabola esemplare.

 
 
 

Amore, carità, buonismo, ecc.

Post n°220 pubblicato il 31 Maggio 2014 da HansSchnier

Su Libero gli autori più gettonati sono Coelho, la Medeiros di "Muore lentamente chi..." e sicuramente l'Oscar Wilde aforistico. 

Una notevole new entry è Paolo di Tarso. L'inno alla carità (cap. 13 della Prima lettera ai Corinzi) è comparso in qualche profilo.

Non posso e non voglio dire che il cap. 13 di 1 Cor sia una banalità o che sia stucchevole o che sia poco fine: è una bella pagina, non ci piove. Piuttosto, voglio proporvi un'altra pagina dell'epistolario paolino, altrettanto importante, sul medesimo argomento.

L'amore è incompatibile con l'ipocrisia. Aborrite il male, aderite con tutte le forze al bene. Amatevi cordialmente con l'amore di fratelli, prevenitevi vicendevolmente nella stima; siate solleciti e non pigri, ferventi nello spirito, servite il Signore; abbiate gioia nella speranza, siate costanti nelle avversità, assidui nella preghiera; prendete parte alle necessità dei santi, praticate a gara l'ospitalità. Invocate benedizioni su chi vi perseguita, benedizioni e non maledizioni; prendete parte alla gioia di chi gioisce, al pianto di chi piange; abbiate, gli uni per gli altri, gli stessi pensieri e sollecitudini; non aspirate a cose eccelse, ma lasciatevi attrarre dalle cose umili. "Non siate saggi presso voi stessi".

Questo passo è tratto dalla Lettera ai Romani, cap. 12. L'ultimo periodo è tra virgolette perché Paolo cita un versetto dell'Antico Testamento (Proverbi 3, 7). La traduzione che ho trascritto è quella delle Edizioni San Paolo, a cura di padre Ugo Vanni.

L'amore è incompatibile con l'ipocrisia. Altri traducono: la carità sia senza infingimenti, così non si capisce cosa voleva dire Paolo e stiamo a posto come ai tempi della Messa in latino. Che non sia un amore di facciata, che non sia buonismo, che non sia una pia recita, che non sia paraculaggine!

 

 
 
 

giùllemanidallavalorosamelaniamazzuccochenarralafamigliaomogenitoriale!!!

Post n°215 pubblicato il 30 Aprile 2014 da HansSchnier
 

Non so se avete letto Repubblica, ieri. In prima pagina c'era Melania Mazzucco che gridava allo scandalo e si stracciava le ariose vesti perché due professori del liceo Giulio Cesare di Roma sono stati denunciati per aver fatto leggere agli studenti un suo libro, concernente una famiglia omogenitoriale e contenente alcuni passi non proprio adatti alle educande, e per la verità manco agli educandi. La Mazzucco ha nominato quattro volte il suo libro (repetita iuvant specialmente in libreria); ci ha informati di essere "nata, libera" nel 1966 e ha collegato la sua libertaria nascita alla soppressione dell'indice dei libri proibiti, scrivendo testualmente quanto segue:

"[L'indice] è stato abolito perché l'elenco aveva finito per comprendere il meglio della letteratura e del pensiero occidentale, e i libri circolavano impunemente. Chi vuole impedire a un ragazzo di discutere Sei come sei non può impedirgli di informarsi altrove".

Naturalmente Sei come sei è il titolo dell'opera, alla quarta ed ultima ripetizione giovevole. Dal periodare dell'Autrice, mi sembra di cogliere una suggestione, un'analogia, un parallelismo, chiamatelo come volete voi: anche il suo capolavoro meritava di essere messo all'indice, insieme al meglio della letteratura e del pensiero occidentale. Ragazzi, qua lo Strega non basta: per carità, facciamole avere il Nobel, ma di corsa! Togliamo la scorta a Saviano, togliamola anche a Salman Rushdie, facciamo qualcosa per la Mazzucco, prima che sia troppo tardi: dobbiamo difenderla da UN ATTO DI GRAVE INTIMIDAZIONE SQUADRISTA... cioè da un esposto di qualche genitore bigotto contro due professori.

Povera Mazzucco, quanto silenzio intorno a lei, quanta solitudine, quanta viltà da parte dei media! Darle solo la prima pagina di Repubblica? Farle menzionare il titolo del suo novum opus pistorum soltanto quattro volte? E che cacchio, fatti come questi sono il meglio delle breaking news della CNN. Se in Italia ci sono duecentomila famiglie omogenitoriali, quante ce ne saranno in tutto il mondo, che aspettano il verbo di Melania? Forza Einaudi, dài! Aumentiamo le tirature. Questo romanzo del XXI secolo (?!) non è solo utile, è perfino necessario. Ipsa dixit, leggere per credere. Prima che a Campo dei Fiori... vabbè.

 
 
 

Un haiku pezzotto

Post n°214 pubblicato il 17 Aprile 2014 da HansSchnier

Il plenilunio

sovrasta il vecchio noce

che non ha foglie.

 
 
 

Dedicato alla "psi" della mia amica e ad altri bravi professionisti

Post n°212 pubblicato il 26 Marzo 2014 da HansSchnier

"Lei è uno shrink?".

"Sì".

"Allora lasci che le dica una cosa. Non sono mai andato d'accordo con sciamani, stregoni o psichiatri. Della condizione umana hanno capito molto più Shakespeare, Tolstoj e perfino Dickens di chiunque di voi. Siete una banda di ciarlatani sopravvalutata, che si ferma alla grammatica dei problemi umani, mentre gli scrittori che le ho nominato badano all'essenza. E non mi piacciono le etichette vacue che appiccicate alla gente, né le parcelle che chiedete per le consulenze di parte; e non mi piacete in Tribunale, uno per la difesa, l'altro per l'accusa, due cosiddetti esperti, l'un contro l'altro armati, ma entrambi col portafoglio gonfio. Voi giocate con la testa delle persone, e siete inutili, se non dannosi. Inoltre, stando a quanto ho letto di recente, avete abbandonato il lettino per i farmaci [...]. Paranoia? Prenda questo due volte al dì. Schizofrenia? Sciolga questo in bocca prima dei pasti. Io prendo un whisky al malto e un Montecristo per tutto, e le consiglio di fare altrettanto. Fanno duecento dollari, grazie."

Mordecai Richler, La versione di Barney
(trad. Matteo Codignola), Adelphi, p. 459

 
 
 

La grande bellezza

Post n°209 pubblicato il 05 Marzo 2014 da HansSchnier

Paolo Sorrentino è un uomo capace e intelligente. Sono contento che La grande bellezza abbia vinto l'Oscar. Ma avrebbe meritato di vincerlo con Il divo, anziché con questo confuso remake de La dolce vita. Gli americani si sentono in soggezione quando un europeo - con dispendio di risorse - gioca a fare l'esistenzialista, il dissoluto-disperato, il visionario, l'intellettuale. La frase di Céline in epigrafe... Il nome di Proust tirato in ballo tanto per sfottere, e così via. Le belle immagini della città eterna. La morte che troneggia e nobilita il tutto. Un po' di preti e suore, più o meno esenti dal peccato, comunque affascinanti nella loro stranezza. Esotismo della Chiesa cattolica nella città delle feste felliniane! Sono trucchi del mestiere. E così Natalia Aspesi e Curzio Maltese possono scrivere che Sorrentino è un uomo colto, e siamo tutti più felici.

 
 
 

Epicuro

Post n°207 pubblicato il 12 Novembre 2013 da HansSchnier
 
Tag: delirio

In edicola con il Sole 24 Ore, ecco a voi Epicuro, Lettera sulla felicità e altri scritti. Euro 6,90.

Ed ecco a voi alcune perle del grande filosofo:

La morte non è niente per noi. Ciò che si dissolve non ha più sensibilità, e ciò che non ha sensibilità non è niente per noi (Massime capitali, II; pag. 57 della pubblicazione sopra indicata).

Il più terribile dei mali dunque, la morte, non è niente per noi, dal momento che, quando noi ci siamo, la morte non c'è, e quando essa sopravviene noi non siamo più. Essa non ha alcun significato né per i viventi né per i morti, perché per gli uni non è niente, e, quanto agli altri, essi non sono più (Epistola a Meneceo, n. 125; pag. 50).

Non dura ininterrottamente il dolore della carne; il suo culmine dura anzi un tempo brevissimo; e ciò che di esso appena oltrepassa il piacere non si protrae molti giorni nella nostra carne. Le lunghe malattie poi arrecano alla carne più piacere che dolore (Massime capitali, IV; pag. 57).

Io non so se ridere o piangere di fronte a questi scioglilingua insensati, che offendono l'umanità e il suo dolore. Mi astengo dall'ironizzare, ma sarebbe facile farlo.

A queste vetuste insulsaggini che ancora oggi usurpano il nome di filosofia, preferisco l'onesto pessimismo del Qohèlet.

Preferisco, addirittura, la minacciosa tetraggine di santa Teresa d'Avila, con il suo aut pati aut mori.

Preferisco Gesù Cristo, che con la morte fece i conti seriamente, che pianse, e sudò sangue, per la paura e l'angoscia, e che non si sognò mai di dire - né ai discepoli né ai farisei né ai sadducei né ai centurioni romani né alla samaritana né agli indemoniati - simili stolte fandonie.

 
 
 

Sto bene (è solo la fine del mondo) - di Ignazio TARANTINO, ed. Longanesi

Post n°204 pubblicato il 19 Luglio 2013 da HansSchnier
 

Romanzo di un esordiente, ex testimone di Geova, attualmente "apostata".

L'autore ha reso straordinariamente bene il senso di soffocamento di una famiglia numerosa (sei figli) racchiusa nei pochi metri quadri di un appartamentino al settimo piano di un malconcio caseggiato. Quando non ci sono i soldini, ci si aggrappa a qualunque cosa, anche a un'interpretazione iperletterale della Bibbia...

Allo scellerato e squattrinato Hans piace darsi un tono, segnalando che le citazioni bibliche incastonate nel romanzo sono desunte (et pour cause) dalla Traduzione del Nuovo Mondo: l'aspide di Isaia 11 diventa un più esotico cobra, e così via. C'è anche il lattante, da quelle parti. Sembra il mercante in fiera. Bellissimo!

Memorabile il personaggio della madre, "baccante" mancata - vedi la scena del dono degli ori ai santi Cosma e Damiano - che ha sublimato nel bigottismo tutte le sue pulsioni, dapprima in chiave cattolica e poi nell'ambiente ipersorvegliato della Sala del Regno. Ma anche il padre è ben tratteggiato, quantunque con scarsissima empatia.

Altri personaggi sono meno riusciti (esempio: la sorella Maria è una macchietta che non fa nemmeno ridere).

Alla fine l'autore si complimenta con sé stesso ("sto bene") e con chi gli ha insegnato a prendere la vita con leggerezza.

Hans non è mai stato nelle grazie dei tdG e non apprezza particolarmente la loro Bibbia (sul tema, si potrà leggere con profitto il documentato saggio di Valerio Polidori, pubblicato un anno fa da EDB), però gli è venuto il magone al pensiero che il giovane Giuliano (l'apostata, appunto!) era un missionario ed è diventato un "uomo nel mondo e del mondo" che come tanti altri si gode una facile libertà e non si pone più il problema di Dio, credendo solo alla scienza al pari di un Odifreddi.

Certo, c'è stato il trauma dell'ostracismo e della perdita dei contatti con la famiglia e con tanti ex correligionari; innegabile il diritto di riprendersi dallo shock. Ma la leggerezza non è questa gran cosa che può sembrare, caro Ignazio-Giuliano. Lo scoprirai anche tu, cammin facendo; nessuno è esonerato da certe scoperte. C'est la vie.

 
 
 

Telefono a gettoni

Post n°203 pubblicato il 02 Giugno 2013 da HansSchnier

Per quali eccentriche ragioni

qualcuno si spinge così oltre,

                              da ridursi a piangere

in morte del telefono a gettoni?

 

Quali saranno state le fascinazioni

dell’oggetto metallico desueto,

quale il segreto delle obsolete telecomunicazioni;

 

quale labirintite dell’anima,

quale insipiente perdita di tempo

è risalire la corrente del tempo

in un tempo che non si àncora a niente…

 

(E tanto meno a un rottame di passato,

a un pezzo insulso di modernariato.)

 
 
 

Capozzi

Post n°202 pubblicato il 22 Maggio 2013 da HansSchnier

Questa piccola storia da libro Cuore è vera, e vorrei raccontarla con semplicità, se ci riesco.

Marco Capozzi era un mio coetaneo. Alle elementari del mio paese eravamo entrambi considerati esemplari: lui era il modello negativo, il disordinato fino alla sciatteria, il piccolo perdente; io ero troppo bravo, parlavo bene l'italiano, la maestra mi esaltava. Preciso che non stavamo nella stessa classe. La cattiva fama di Capozzi era internazionale.

Anche alle scuole medie, non è che facesse grandi progressi, Capozzi, col suo cognome un po' goffo, però era un cognome da grande giurista, l'avesse saputo si sarebbe iscritto a giurisprudenza! Se solo si fosse diplomato.

Lo persi di vista. Passarono gli anni.

Ed eravamo ormai sulla trentina.

Io mi ero ormai sposato, mia madre era ancora viva? Non ricordo, forse sì. Avevo le mie piccole certezze economiche: un ottimo posto di lavoro, non dovevo pagare l'affitto, per giunta quel giorno ero in ferie.

Anzi, quella notte ero in ferie. Mio figlio, il delinquente, era già nato o ancora non delinqueva? Non riesco a ricordare. Quella notte mia moglie stava dormendo e io prendevo un po' d'aria al balcone.

Devo fare una descrizione, non posso proprio farne a meno. Sotto casa mi ritrovo un piazzale dalla forma oblunga, con la pavimentazione antica (i bàsoli di pietra lavica), forse un po' leziosa, bruscamente compensata dal condominio anni '60 in orrido stile funzionale che mi toglie il sole ad est. A monte del piazzale c'è una strada stretta, i SUV riescono a intrufolarvisi con qualche difficoltà. E alla sommità della strettoia c'è una chiesetta, intitolata agli Angeli custodi.

Di solito c'è traffico. E anche di notte passano motorini rombanti, specialmente ad agosto. Quella notte non passava nessuno. Gli Angeli avevano frapposto uno sbarramento invisibile. Dalla strettoia doveva scendere Capozzi, con suo figlio a cavalcioni sulle spalle.

Io guardavo, ero l'unico spettatore. Capozzi all'epoca lavorava in un cantiere edile, credo si fosse sposato anche lui. (Se mi leggesse un parente: mi dispiace per eventuali inesattezze.)

In questo silenzio non dico surreale, ma certamente insolito, Capozzi e il figlio scherzavano tra loro. Doveva essere un ottimo padre. Il bambino annuiva, sorrideva, parlottava. Erano belli, non smettevo di guardarli. Ovviamente stavo zitto. Non guardavano verso i balconi, non mi vedevano. Io non volevo mica che mi vedessero. E mi sentivo libero: Capozzi non era più il perdente, io non ero l'odioso modello positivo, ero solo uno spettatore, in una notte estiva. In un curioso silenzio. Quel genitore e quel bambino si volevano bene visibilmente, perfettamente.

Erano perfetti come un gol di Maradona, ma senza competizione. Erano esemplari, ecco la parola. Esemplari. In un modo completamente diverso dal passato.

Pochi giorni dopo gli Angeli ritennero che Capozzi fosse decisamente troppo bello per stare a questo mondo, e - a costo di dare un dispiacere al figlioletto, ma si vede che la cosa era urgente - se lo pigliarono, con un blocco di lapilcemento dall'altezza giusta, proprio sulla scatola cranica. Mentre stava lavorando. Ciao ciao.

Quando si dice la perfezione.

 

 
 
 

Post rubacchiato da un profilo di Libero...

Post n°199 pubblicato il 07 Maggio 2013 da HansSchnier

Mi permetto di fare il copia&incolla di questo apologo che ho trovato su un profilo di Libero, qualche tempo fa. Non ricordo più il nick e me ne rammarico. (Non mi pare di aver visto, in calce al testo o nei box a margine, i soliti avvisi-diffide del tipo RIPRODUZIONE RISERVATA oppure MATERIALE PROTETTO DA COPYRIGHT.)

«Un anziano nonno indiano disse a suo nipote, giunto da lui arrabbiato con un amico, poiché questo gli aveva fatto un torto: -Lascia che ti racconti una storia. Anch'io, a volte, ho provato un grande odio per coloro che pretendono così tanto, senza preoccuparsi per ciò che fanno. Ma l’odio ti distrugge, e non nuoce al tuo nemico. È come avvelenarsi e desiderare che il tuo nemico muoia. Ho combattuto molte volte contro questi sentimenti. È come se in me ci fossero due lupi; uno è buono, e non fa male a nessuno. Vive in armonia con tutto ciò che c’è intorno a lui e non si offende, quando gli si rivolge un’offesa. Egli combatterà soltanto quando sarà giusto farlo, e nel modo giusto. Risparmia tutte le sue energie per la giusta lotta. Ma l’altro lupo… È pieno di odio. La minima cosa lo fa impazzire. Combatte contro chiunque, ogni momento, per nessun motivo. Non riesce a pensare, perché la sua rabbia e il suo odio sono smisurati. La sua è una rabbia disperata, perché non è in grado di cambiare nulla. A volte è difficile vivere con questi due lupi dentro di me, perché entrambi cercano di dominare il mio spirito.

Il ragazzo guardò intensamente negli occhi suo nonno, e chiese: -Quale dei due vince, nonno? Il nonno sorrise, e disse: -Quello a cui do da mangiare.»

 
 
 

Dialetto torrese

Post n°193 pubblicato il 23 Aprile 2013 da HansSchnier

Ogni tanto un mio amico mi illustra curiosi lemmi del dialetto di Torre Annunziata.

Premetto che Torre Annunziata ha dato i natali a persone importanti: il linguista Tullio De Mauro, il narratore Michele Prisco, il fondatore della dinastia De Laurentiis... Lungi da me ogni accusa di campanilismo. A Torre ci sono persone splendide. Se mi diverto a riferire qualche curiosità dialettale, spero di non essere frainteso: il mio mood è quello del sorriso venato di ammirazione per la creatività popolare.

E insomma: pare che una volta a Torre l'ascensore si chiamasse TRAM A MURO.

Pare che dalla bocca del popolo torrese il mondo abbia appreso il vero nome dell'Ape Piaggio: 'o 3 rrote.

Pare che lo specchio e la fotografia (nel senso di fotogramma) siano stati ivi definiti, rispettivamente, 'o taleqquale e 'a taleqquale (o forse vale anche in napoletano la regoletta che vieta il raddoppiamento della "q"? devo confessare la mia ignoranza).

Ma la vera perla è il vocabolo che designa l'ozioso, il fannullone, l'inconcludente: LISCIAPELUSCIA. Bersani, tu non puoi vantare nessun copyright sulla metafora del pettinare le bambole...

P.S.

A leggere i profili di Libero, sembra che tra gli utenti, e le utenti, di questa community non ci sia nessun lisciapeluscia. Tutti bravi, laboriosi, realizzatori. Uomini che non devono chiedere mai e donne che già sanno benissimo dove abita mr Right (peccato che gli uni e le altre stanno in questo carrozzone, chissà chi li ha costretti ad aprire profili e a perdere tempo qua dentro...). Ciao!

 
 
 

L'Italia di quelli «giusti»

Post n°187 pubblicato il 26 Febbraio 2013 da HansSchnier

Nel lontano 2009, quando i mulini erano bianchi, la Berta filava e Berlusconi sgovernava, Piero Fassino non ammise Beppe Grillo alle primarie del Partito Democratico e gli rivolse questa profetica esortazione: «Ma se Grillo vuol fare politica, perché non crea il suo partito? Perché non si presenta direttamente alle elezioni con una propria lista? Voglio proprio vedere se lo fa».

Bravo Fassino, una mossa giusta per l'Italia giusta!

 
 
 

Opinione di uno spettatore.

Post n°186 pubblicato il 11 Gennaio 2013 da HansSchnier

Eduardo scrisse Filumena Marturano per sua sorella Titina, che gli aveva chiesto - per una volta - una parte da protagonista.

Ricordo bene la Filumena di Titina De Filippo e anche quella di Pupella Maggio, per averle viste in televisione. Della Filumena Marturano recitata da Titina avevo persino il 33 giri.

Non voglio mancare di rispetto a nessuno, e tanto meno alla grandissima Titina. Però lasciatemelo dire: la Filumena più originale, più febbrile, più sorprendente si chiamava Mariangela Melato.

 
 
 

"Don" Domenico Soriano e don Domenico di Moiano (NA). Un augurio a tutti noi maschi.

Post n°184 pubblicato il 29 Dicembre 2012 da HansSchnier

A) Monologo di Filumena Marturano (Eduardo De Filippo).

Erano 'e tre dopo mezanotte. P' 'a strada cammenavo io sola. D' 'a casa mia già me n'ero iuta 'a sei mise. (Alludendo alla sua prima sensazione di maternità) Era 'a primma vota! E che ffaccio? A chi 'o ddico? Sentevo ncapo a me 'e voce d' 'e ccumpagne meie: «A che aspetti! Ti togli il pensiero! Io cunosco a uno molto bravo..». Senza vulé, cammenanno cammenanno, me truvaie dint' o vico mio, nnanz' all'altarino d' 'a Madonna d' 'e rrose. L'affruntaie accussì (Punta i pugni sui fianchi e solleva lo sguardo verso una immaginaria effige, come per parlare alla Vergine da donna a donna): «C'aggi' 'a fa'? Tu saie tutto... Saie pure pecchè me trovo int' 'o peccato. C'aggi' 'a fa'? » Ma essa zitto, nun rispunneva. (Eccitata) «E accussì ffaie, è ove'? Cchiù nun parle e cchiù 'a gente te crede?... Sto parlanno cu' te! (Con arroganza vibrante) Rispunne!». (Rifacendo macchinalmente il tono di voce di qualcuno a lei sconosciuto che, in quel momento, parlò da ignota provenienza) «'E figlie so' ffiglie!». Me gelaie. Rummanette accussì, ferma. (S'irrigidisce fissando l'effige immaginaria) Forse si m'avutavo avarria visto o capito 'a do' veneva 'a voce: 'a dint' a na casa c' 'o balcone apierto, d' 'o vico appriesso, 'a copp' a na fenesta... Ma penzaie: «E pecchè proprio a chistu mumento? Che ne sape 'a ggente d' 'e fatte mieie? E' stata Essa, allora... È stata 'a Madonna! S'è vista affrontata a tu per tu, e ha vuluto parlà... Ma, allora, 'a Madonna pe' parlà se serve 'e nuie... E quanno m'hanno ditto: "Ti togli il pensiero!", è stata pur'essa ca m' 'ha ditto, pe' me mettere 'a prova!... E nun saccio si fuie io o 'a Madonna d' 'e rrose ca facette c' 'a capa accussì! (Fa un cenno col capo come dire: "Si, hai compreso") 'E figlie so' ffiglie!» E giuraie. Ca perciò so' rimasta tant'anne vicino a te... Pe' lloro aggio suppurtato tutto chello ca m' he fatto e comme m'he trattato! E quanno chillu giovane se nnammuraie 'e me, ca me vuleva spusà, te ricuorde? Stevemo già nzieme 'a cinc'anne: tu, ammogliato, 'a casa toia, e io a San Putito, dint' a chelli tre cammere e cucina... 'a primma casarella ca me mettiste quanno, doppo quatt'anne ca ce cunuscévamo, finalmente, me levaste 'a llà ncoppo! (Allude al lupanare) E mme vuleva spusà, 'o povero giovane...Ma tu faciste 'o geluso. Te tengo dint' 'e rrecchie: «Io so' ammogliato, nun te pozzo spusà. Si chisto te sposa...» E te mettiste a. chiagnere. Pecché saie chiagnere, tu... Tutt' 'o cuntrano 'e me: tu, saie chiagnere! E lo dicette: «Va buo', chisto è 'o destino mio! Dummineco me vo' bbene, cu tutt' 'a bbona voluntà nun me pò spusà; è ammogliato... E ghiammo nnanze a San Putito dint' 'e tre cammere! » Ma, po', doppo duie anne, tua moglie murette. 'O tiempo passava... e io sempre a San Putito. E penzavo: «È giovane, nun se vo' attaccà pe' tutt' 'a vita cu n'ata femmena. Venarrà 'o mumento ca se calma, e cunsidera 'e sacrificie c'aggiu fatto!» E aspettavo. E quann'io, 'e vvote, dicevo: «Dummi', saie chi s'è spusato? ...Chella figliola ca steva 'e rimpetto a me dint' 'e fenestelle... », tu redive, te mettive a ridere, tale e quale comm' a quanno saglive, cull'amice tuoie, ncopp' addò stevo io, primma 'e San Putito. Chella resata ca nun è overa. Chella resata c'accumencia 'a miez' 'e scale... Chella resata ca è sempe 'a stessa, chiunque 'a fa! T'avarria acciso, quanno redive accussì! (Paziente) E aspettammo. E aggio aspettato vinticinc'anne! E aspettammo 'e grazie 'e don Dummineco! Oramaie tene cinquantaduie anne: è viecchio! Addò? Ca pozza iettà 'o sango, chillo se crede sempe nu giuvinuttiello! Corre appriesso 'e nennelle, se nfessisce, porta 'e fazzulette spuorche 'e russetto, m' 'a mette dint' 'a casa! (Minacciosa) Miettammélla mo dint' 'a casa, mo ca te so' mugliera. Te ne caccio a te e a essa. Ce simmo spusate. 'O prèvete ce ha spusate. Chesta è casa mia!

Erano le tre dopo mezzanotte. Camminavo da sola per la strada. Ero già andata via da casa da sei mesi. (Alludendo alla sua prima sensazione di maternità) Era la prima volta. E che faccio? A chi chiedo un consiglio? Mi tornavano in mente i consigli delle mie amiche: "Cosa aspetti! Ti togli il pensiero! Io conosco uno molto bravo..." Per combinazione, camminando camminando, mi ritrovai nel mio vicolo, davanti all'altarino della Madonna delle rose. L'affrontai così (Punta i pugni sui fianchi e solleva lo sguardo verso una immaginaria effige, come per parlare alla Vergine da donna a donna): "Cosa devo fare? Tu sai tutto...Sai pure perchè ho peccato. Cosa devo fare?". Ma Lei zitta, non rispondeva. (Eccitata) "Tu fai così, è vero? Più non parli e più la gente ti crede?...Sto parlando con te! (Con arroganza vibrante) Rispondi!". (Rifacendo macchinalmente il tono di voce di qualcuno a lei sconosciuto che, in quel momento, parlò da ignota provenienza) «I figli sono figli!». Mi bloccai. Rimasi così, ferma. (S'irrigidisce fissando l'effige immaginaria) Forse se mi giravo avrei visto o capito da dove veniva la voce: da una casa con un balcone lasciato aperto, dal vicolo vicino, da una finestra...Ma pensai: "E perchè proprio in questo momento? Che ne sa la gente dei miei problemi? E'stata Lei, allora...E'stata la Madonna! Si è vista affrontata faccia a faccia e ha voluto parlare...Ma, allora, la Madonna per parlare si serve di noi...E quando qualcuno mi ha detto: "Ti togli il pensiero!", era sempre lei a parlare, per mettermi alla prova! ...E non so se fui io o la Madonna delle rose a fare così con la testa! (Fa un cenno col capo come dire: "Si, hai compreso") «I figli sono figli!» E giurai solennemente. Ed è per questo che sono rimasta per tanti anni accanto a te... Per loro ho sopportato tutto quello che mi hai fatto e come mi hai trattata! E quando quel giovane si innamorò di me e voleva sposarmi, ricordi? Tu ed io avevamo una storia già da cinque anni: tu, sposato, a casa tua, e io a San Potito, in quell'appartamentino... la prima casetta che mi desti quando, dopo cinque anni che ci conoscevamo, finalmente mi togliesti da quel posto! (Allude al lupanare). Mi voleva sposare, povero ragazzo... Ma tu facesti il geloso. Mi sembra ancora di sentirti: "Io sono ammogliato, non posso sposarti. Se questo qui ti sposa..." E ti mettesti a piangere. Perché sai piangere, tu! Non come me, anzi, proprio il contrario! Tu sai piangere. E io dissi: "Va bene, è questo il mio destino. Domenico mi vuol bene, con tutta la buona volontà non può sposarmi; è ammogliato... Tiriamo avanti qui a San Potito, in queste tre stanzette!". Ma poi, dopo due anni, tua moglie morì. Il tempo passava... e io sempre a San Potito. E pensavo: "Giovane com'è, ancora non gli va di legarsi per tutta la vita con un'altra donna. Verrà il momento in cui si calmerà e vorrà tener conto dei sacrifici che ho fatto!" E aspettavo. E quando mi capitava di dirgli: "Domenico, lo sai chi si è sposata? Quella ragazzina che abitava qui di fronte, al pianterreno...", allora ti mettevi a ridere, sì, ridevi, proprio come quando coi tuoi amici venivi a trovarmi... dove stavo io, prima di trasferirmi a San Potito. Quella risata incredibile. Quella risata che comincia mentre si salgono le scale. Quella risata che è sempre la stessa, chiunque la faccia! Ti avrei ucciso, quando ridevi in quel modo! (Paziente) E aspettiamo. E ho aspettato venticinque anni! E aspettiamo che il signor Domenico si decida a farci la grazia! Ormai ha cinquantadue anni: è vecchio! Macché! Che possa morire ammazzato, lui crede di essere ancora un giovanotto! Corre dietro alle ragazzine, si rincoglionisce, i suoi fazzoletti sono sporchi di rossetto, e me la porta fin dentro casa! (Minacciosa). Falla entrare adesso a casa mia, adesso che sono tua moglie. Vi butto fuori tutti e due. Ci siamo sposati. Il prete ci ha sposati. Questa è casa mia!

 

B) Testamento spirituale di don Domenico (dal bollettino parrocchiale)

Da quel 29 ottobre 2010 sono cambiate tante cose nella mia vita di giovane prete. Sapere di essere malato, vuol dire cominciare a vivere da malato, essere considerato da chi ti sta intorno un malato. [...] Mi sono imbattuto in quel mondo terribile delle cure chemioterapiche. [...] Sono stato un paziente pazientissimo. A distanza di poco più di un anno su consiglio dei dottori ho lasciato le chemio perché portavano solo effetti collaterali importanti senza dare alcun beneficio in termini di guarigione dalla malattia. [...] Sto sperimentando sulla mia pelle ciò che per fede ho sempre saputo. Che non è nelle capacità dell'uomo aggiungere giorni alla propria vita, e questo è vero per tutti, non solo per un ammalato di cancro. Ma posso in tanti modi, e mi sto impegnando a farlo dal primo istante, aggiungere vita ai miei giorni. Posso riempire ogni singolo istante del tempo che trascorro di sentimenti, di giorni e di dolore, di entusiasmo e di compassione. Cerco di affinare i sensi per non perdere neanche una goccia di vita che intorno a me scorre abbondante dalle mani di Dio. Parlare con la gente, preparare un'omelia, cercare i giovani che scappano dallo sguardo del Padre e quindi da quello di Dio, raccogliere lacrime, programmare e sognare un viaggio con gli amici preti... questo e tant'altro perché i giorni che vivo siano pieni di vita. Sono sempre stato un vulcano di entusiasmo e di attività, ma ciò che sto provando in questo periodo è la bellezza di una vita nascosta dietro ogni singolo e semplice giorno. E come è vero che si può vivere una vita intera in un solo istante di amore vissuto a pieno! Oppure, al contrario, si può sprecare una serie sterminata di giorni se si lascia fuori dalla porta della vita l'amore e la passione per tutto ciò che ci sta intorno. Tante delle persone che ho incontrato in questi mesi si sono preoccupate di aggiungere giorni alla mia vita: compito ingrato e fallimentare. Io, forse oggi con un po' di autorevolezza in più, posso suggerire a chi incontro di provare ad aggiungere vita ai giorni... più vita, più vita, più vita, grida la mia anima. Così si può portare anche il peso del cancro senza rinunciare alla gioia e alla bellezza della vita, che generosa trova vie per rivelarsi ai cuori di quanti la cercano. Non mi servono giorni... solo più vita.

L'augurio di Hans per il 2013, a sé stesso e a tutti quelli come lui, è quello di non far aspettare più nessuno e di non sprecare più una serie interminabile di giorni. Un augurio di vita.

 
 
 

Natuzza

Post n°182 pubblicato il 06 Novembre 2012 da HansSchnier

Sabato l'altro - quello prima del ponte dei morti - sono stato giù in Calabria, a pregare sulla tomba di Natuzza Evolo.

Questa ragazzina, cresciuta in un ambiente degradato, che a nove anni supplicava la Madonna e la affrontava quasi con disperazione, per chiederle di essere liberata dalle strettoie della sua situazione familiare.

Questa "pazza" che conobbe il manicomio - un'altra cosa in comune con Alda Merini, oltre all'essere mancate ai vivi il 1° novembre 2009 - e che vedeva i defunti come noi vediamo i vivi. Fino a dover chiedere a uno che era entrato in casa sua: Scusate, ma siete vivo o siete morto? Il che mi fa pensare ad Antonio de Curtis.

Eppure il fatto è serio.

Nuje simme serie, appartenimmo 'a morte (de Curtis).

Natuzza, semianalfabeta, riceveva in casa persone semplici e complicate, istruite e incolte, con o senza appartamenti intestati, con o senza precedenti penali.

Con o senza problemi di tossicodipendenza o di alcolismo, per esempio.

Ed atei.

Che redarguiva con ironica, femminile spietatezza. "Qui c'è tuo nonno, quello di cui ti sei portato la fotografia, lì nella tasca della giacca. Mi sta dicendo che sei nato il 16 aprile 1967, che lui è morto il 9 novembre 1983, che non ti ha mai visto sulla sua tomba, che stai pensando di lasciare la fidanzata ma che non sai cosa vuoi dalla vita, perché l'hai confusa con un divertimento".

Questa "strega" dalla quale scappare a gambe levate, perché davanti al suo candore di persona ignara dell'alta finanza e del diritto romano, della sintassi tedesca e del numero di Avogadro, ci si ritrovava messi a nudo.

O con una corona del Rosario in mano, per poter chiedere perdono.

Natuzza organizzava pellegrinaggi a San Giovanni Rotondo. Giovani calabresi affollavano i suoi pullman e si sfottevano pesantemente, ragazzi e ragazze, con allusioni sessuali.

"Dite pure le fetenzie, io le accetto, ma prima dobbiamo dire il Rosario".

L'amore di Natuzza - a parte il sig. Nicolace e un altro bell'uomo di duemila anni fa, alto quasi due metri, la barba castana, i capelli non troppo lunghi e la tunica bianca inconsutile - erano i giovani sbandati. Per esempio, i drogati.

Ai quali diceva: "Mi fate pena, siete sull'orlo del precipizio, avete buoni sentimenti ma vi fate turlupinare da persone senza scrupoli".

Tutto questo in calabrese stretto!

Io non ho avuto l'umiltà di andare lì, a Paravati, quando Natuzza era tra noi (e fino a qualche anno fa abitavo in Calabria: aggravante specifica). E adesso parlo di lei, così, come se fossi stato pappa e ciccia con lei una vita intera. Pazienza. Devolverò alla sua Fondazione il 5 per mille... Ma è ovvio che non può bastare.

(N.B.: La Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime sta costruendo un'imponente opera assistenziale nel sopra menzionato paesino del vibonese: ospizio per anziani, chiesa grande e bella, sala polifunzionale, comunità di recupero.)

Passate parola.

 
 
 

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