zilla4ever

Non soffrire più...


Spesso, mi capita al mattino, mi sveglio e, ancora confusa, magari per un infinitesimo di attimo, credo di aver attraversato solo un brutto sogno. E invece è tutto vero. Il dolore, con la solitudine impermeabile che lo riveste, è lì che ti aspetta. Attende di starti addosso per una nuova giornata, da vivere con quella voragine profonda che, prima ancora che nel cuore e nella testa, senti soprattutto in fondo allo stomaco. Da dove viene la forza per cominciare un nuovo giorno che non è più abitato da chi avresti voluto amare per sempre: una figlia? Come si fa ad accettare che muoia prima di te, mentre la vita dovrebbe avere un altro corso? «Devi tirarti sù», dicono gli altri, quelli che si affannano all'inizio e poi non vogliono "disturbare" e forse nemmeno rischiare di rimanere "contagiati" dalla morte. Tutte le parole sono diventate buste vuote e tanti discorsi, anche di chi dovrebbe saper parlare della vita e della speranza, non ti dicono nulla o, peggio, ti fanno male. A meno che... a tenerti la mano ci sia qualcuno speciale, qualcuno che "ci è già passato", che non si nasconde, ma rischia di venirti incontro, che ti conosce anche se non sa nemmeno il tuo nome, perché è in confidenza col dolore, la solitudine e anche la disperazione gelida che provi tu. È allora che quell'assurdo: "Non soffrire più" comincia, a fatica, a poco a poco, a colorarsi di senso.