La prima volta che varcammo la porta dell'Istituto dei Tumori di Milano, in via Venezian 1, ho sperato che Silvia non leggesse la grande targa con su scritto "Istituto per la cura e la ricerca dei tumori", avevo paura che Silvia potesse rimanere turbata da quella "parolaccia" di cui ancora non le avevo parlato affatto. Non so se lei la lesse, ma non mi fece domande, io pensai solo "Ora comincia il nostro calvario". Non dimenticherò mai la sensazione di angoscia e...di disperazione che provai nel leggere sulla porta di ingresso del reparto, al settimo piano, "Oncologia pediatrica"...Non poteva essere vero! Stava capitando proprio a noi! tutto quello che sembrava poter riguardare solo gli altri adesso era li', ora era anche nostro...ma soprattutto della mia Silvia...Ma in un tale guazzabuglio di emozioni e sensazioni diverse, si fece strada, quasi subito, la grande umanità e serenità che regnava in quell'ambiente dalle pareti bianche. La segretaria del reparto, Gabriella, con il suo caloroso sorriso ci fece strada nel corridoio e ci diede subito la stanza dove sulla porta d'ingresso c'era già appeso il cartoncino colorato con il nome "SILVIA"..Non ci siamo mai sentiti soli o abbandonati; avevamo la sensazione che tutti facessero la cosa giusta e sapevano come rassicurarci.Nel giro di pochissimi mesi, dall'inizio delle cure, quell'ambiente, quel reparto, il SETTIMO PIANO dell'INT, ci divenne familiare tanto che, nei brevi periodi in cui tornavamo a casa, mi prendeva un'ansia che si placava solo quando varcavamo la soglia d'ingresso del reparto. Lì ci sentivamo al sicuro.Quanto dolore in quelle piccole stanze!! Quanti pianti consumati in silenzio, per paura di essere visti dai nostri figli. Quanto dolore nella condivisione delle esperienze di altri genitori, nei confronti dei quali sentivo un senso di colpa quando i loro figli non ce la facevano. E ogni volta mi sentivo fortunata.Ricordo che ci incontravamo spesso in cucina, dove ognuno andava a riscaldare i pasti o addirittura a cucinarli, con la speranza che i nostri adorati, mangiassero qualcosa di loro gradimento, allora ci scambiavamo qualche frase "come stai?", "come sta il tuo bambino?", "ha vomitato?" "ha la febbre?", "domani isolamento...", "ci mandano a casa, in permesso per qualche giorno!", "hai fatto la risonanza?, la scinti?" e cosi via...Quando eravamo liberi dalla terapia, andavamo in giro per Milano o in luoghi più o meno vicini. Al ritorno a casa trovavamo tutti i parenti ed amici per ogni serata che ci separava dal prossimo ciclo di terapia.Questa esperienza ci ha segnati tutti, SIlvia, noi, Edo..., lo capisco ogni qual volta, alla morte di qualcuno mi chiede "mamma, di cosa è morto?", lo capisco da quella sua frenesia di vivere ogni attimo della sua adolescenza, ogni giorno.Vogliamo ringraziare tutti coloro che ci hanno incontrato lungo questo cammino: vogliamo dirgli quanto importanti e determinanti siano stati per la nostra storia personale, vogliamo dirgli GRAZIE per aver reso meno pesante, oserei dire "felice" questa parte della nostra vita.Non vi dimenticheremo mai, perchè le cicatrici del cuore non vanno via, e voi ne fate parte!E'strano, ma la sofferenza unisce, ancor più strano è che quando stiamo bene ci separiamo...è strano come la malattia rafforzi e la buona salute indebolisca...abbiamo vissuto un mondo di contrarietà apparenti, che, si sono rivelate : "il segreto per meglio conoscere ed apprezzare la vita", ma gli insegnanti?l Loro i bambini dell' INT capaci di soffrire e dare coraggio, di affrontare a testa alta le difficoltà senza lamenti...con dignità. Nella società di oggi c'è bisogno di testimoniare queste esperienze, a loro è toccato il sacrificio a noi il compito di non renderglielo vano rimanendo nel silenzio!Grazie figli della Luce che avete illuminato le nostre menti e i nostri cuori!!
Ricordi indelebili...
La prima volta che varcammo la porta dell'Istituto dei Tumori di Milano, in via Venezian 1, ho sperato che Silvia non leggesse la grande targa con su scritto "Istituto per la cura e la ricerca dei tumori", avevo paura che Silvia potesse rimanere turbata da quella "parolaccia" di cui ancora non le avevo parlato affatto. Non so se lei la lesse, ma non mi fece domande, io pensai solo "Ora comincia il nostro calvario". Non dimenticherò mai la sensazione di angoscia e...di disperazione che provai nel leggere sulla porta di ingresso del reparto, al settimo piano, "Oncologia pediatrica"...Non poteva essere vero! Stava capitando proprio a noi! tutto quello che sembrava poter riguardare solo gli altri adesso era li', ora era anche nostro...ma soprattutto della mia Silvia...Ma in un tale guazzabuglio di emozioni e sensazioni diverse, si fece strada, quasi subito, la grande umanità e serenità che regnava in quell'ambiente dalle pareti bianche. La segretaria del reparto, Gabriella, con il suo caloroso sorriso ci fece strada nel corridoio e ci diede subito la stanza dove sulla porta d'ingresso c'era già appeso il cartoncino colorato con il nome "SILVIA"..Non ci siamo mai sentiti soli o abbandonati; avevamo la sensazione che tutti facessero la cosa giusta e sapevano come rassicurarci.Nel giro di pochissimi mesi, dall'inizio delle cure, quell'ambiente, quel reparto, il SETTIMO PIANO dell'INT, ci divenne familiare tanto che, nei brevi periodi in cui tornavamo a casa, mi prendeva un'ansia che si placava solo quando varcavamo la soglia d'ingresso del reparto. Lì ci sentivamo al sicuro.Quanto dolore in quelle piccole stanze!! Quanti pianti consumati in silenzio, per paura di essere visti dai nostri figli. Quanto dolore nella condivisione delle esperienze di altri genitori, nei confronti dei quali sentivo un senso di colpa quando i loro figli non ce la facevano. E ogni volta mi sentivo fortunata.Ricordo che ci incontravamo spesso in cucina, dove ognuno andava a riscaldare i pasti o addirittura a cucinarli, con la speranza che i nostri adorati, mangiassero qualcosa di loro gradimento, allora ci scambiavamo qualche frase "come stai?", "come sta il tuo bambino?", "ha vomitato?" "ha la febbre?", "domani isolamento...", "ci mandano a casa, in permesso per qualche giorno!", "hai fatto la risonanza?, la scinti?" e cosi via...Quando eravamo liberi dalla terapia, andavamo in giro per Milano o in luoghi più o meno vicini. Al ritorno a casa trovavamo tutti i parenti ed amici per ogni serata che ci separava dal prossimo ciclo di terapia.Questa esperienza ci ha segnati tutti, SIlvia, noi, Edo..., lo capisco ogni qual volta, alla morte di qualcuno mi chiede "mamma, di cosa è morto?", lo capisco da quella sua frenesia di vivere ogni attimo della sua adolescenza, ogni giorno.Vogliamo ringraziare tutti coloro che ci hanno incontrato lungo questo cammino: vogliamo dirgli quanto importanti e determinanti siano stati per la nostra storia personale, vogliamo dirgli GRAZIE per aver reso meno pesante, oserei dire "felice" questa parte della nostra vita.Non vi dimenticheremo mai, perchè le cicatrici del cuore non vanno via, e voi ne fate parte!E'strano, ma la sofferenza unisce, ancor più strano è che quando stiamo bene ci separiamo...è strano come la malattia rafforzi e la buona salute indebolisca...abbiamo vissuto un mondo di contrarietà apparenti, che, si sono rivelate : "il segreto per meglio conoscere ed apprezzare la vita", ma gli insegnanti?l Loro i bambini dell' INT capaci di soffrire e dare coraggio, di affrontare a testa alta le difficoltà senza lamenti...con dignità. Nella società di oggi c'è bisogno di testimoniare queste esperienze, a loro è toccato il sacrificio a noi il compito di non renderglielo vano rimanendo nel silenzio!Grazie figli della Luce che avete illuminato le nostre menti e i nostri cuori!!