Il gatto in tasca
Quando scrisse
Il gatto in tasca,
Feydeau
aveva solo ventisei anni, ma a quanto
pare il suo obiettivo era già
molto chiaro, e non gli mancavano né l'estro né la perfidia necessari
per conseguirlo: più ancora degli equivoci a catena, ciò che davvero
gli stava a cuore era mettere in ridicolo quella particolare categoria
umana che è costituita dai cretini, e punirli ferocemente per questa
loro condizione. In tal senso il signor Pancarel al centro dell'azione,
un ricco produttore di zucchero per diabetici, e l'amico dottor Obitor,
autore di un trattato sull'autopsia indolore, possono essere
considerati figure esemplari, quasi la quintessenza del cretinismo.Pancarel, per intenderci, ha una figlia, autrice di un Otello
che egli aspirerebbe a vedere in scena all'Opéra di Parigi. Cosa
escogita dunque? Di assoldare un tenore di successo che l'Opéra
vorrebbe aggiudicarsi, per poi avviare una trattativa, e cedere il
cantante in cambio della rappresentazione dell'Otello. Però,
essendo cretino, sbaglia persona, scambia per il divo un ragazzotto di
provincia. Così si espone a indegne figuracce, lo paga una fortuna, gli
fa fare un'audizione durante la quale risulta irrimediabilmente stonato
e senza voce, mentre costui per giunta gli corteggia sfacciatamente la
moglie, e per errore anche la consorte dell'amico.Alla
sua seconda prova come autore, Feydeau in questa pièce mostrava di
essere già in possesso di tutti i trucchi del mestiere: basti
considerare l'emblematica scena in cui Pancarel, incapace di accettare
l'evidenza, sentendo le spiegazioni del presunto tenore - che gli si
presenta raccomandato dal padre, un suo conoscente - lo crede figlio
illegittimo, nato da una relazione adulterina, e più cercano di
capirsi, più si addentrano nei meandri di questa falsa interpretazione.
O l'altra in cui Pancarel e Obitor, informati che il giovanotto è stato
alla Cappella Sistina, lo prendono per un castrato, e ottusamente gli
affidano le rispettive mogli.Certo, l'intreccio è acerbo, non lievita come quelli della Palla al piede o dell'Albergo del libero scambio:
in compenso, grazie anche alla traduzione-rielaborazione firmata
nell'80 da Roberto Lerici, si evidenziano certi allibiti richiami al
teatro dell'assurdo, a un Feydeau che anticipa Ionesco che a sua volta
cita Feydeau: il momento in cui la figlia di Pancarel e il fidanzato,
scoprendo entrambi di non amarsi, si abbracciano con trasporto, è pura Cantatrice calva.
La regia di Francesco Macedonio asseconda con leggerezza questi ambigui
sconfinamenti, mentre fra gli attori spicca soprattutto un esilarante
Antonio Salines.
di
renato palazzi